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Chi sarà CAMPIONE DEL MONDO?
ITALIA 52%  52%  [ 23 ]
ITALIA 14%  14%  [ 6 ]
ITALIA 16%  16%  [ 7 ]
ITALIA 18%  18%  [ 8 ]
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MessaggioInviato: sab 8 lug 2006, 0:39 
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Tifoso
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Reg. il: mer 5 apr 2006,
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Enri ha scritto:
Ecco un piccolo documentario... :asd
Il Castoro - il nostro simbolo


Chi è il nostro castoro?

Il castoro, così come si trova in natura, è il più grande roditore d’Europa – raggiunge fino 1,30 m di lunghezza e circa 30 chili di peso. Dai suoi parenti – la nutria e il topo muschiato - si distingue non solo per le dimensioni, ma anche nella coda più lunga – diritta e piatta – che gli serve come timone.
Vive sui corsi dei fiumi e in prossimità dei laghi e si scava l’entrata della sua tana sotto il livello dell’acqua. Dalla conca della sua tana in cui esso, in modo simile agli esseri umani, accatasta cose, si dirama un tubo di collegamento trasversale, verso l’alto. Se oggi è possibile vederlo ancora in Germania, e in altri paesi europei, dobbiamo ringraziare l'azione di molte associazioni dedicate alla protezione delle specie animali in pericolo che ne hanno salvaguardato l'esistenza. Oltre 100 anni fa, sul fiume Elba in Germania c’erano ancora numerose famiglie di castori. Altrove, come è consuetudine per l’uomo, erano stati sterminati con avidità per la carne, la pelle e per una loro proprietà segreta che avrebbe dovuto avere effetti terapeutici per l’uomo. Quelli che sfuggivano alla caccia erano derubati del loro spazio vitale con il livellamento dei corsi d’acqua e il disboscamento incontrollato.
Da alcuni anni è di nuovo presente lungo i corsi d'acqua tedeschi.La protezione-animali se ne rallegra, i costruttori e i sindaci si lamentano, perché dove opera "Meister Bockert", così è chiamato nel linguaggio popolare, crollano gli alberi. Vive infatti di piante, e d’inverno si nutre volentieri di cortecce d’albero. Si costruisce tana e argini con i rami e, a causa di ciò, disturba alcune persone che vivono e lavorano in prossimità dei fiumi. Tuttavia, quando l’uomo usa il cervello, come dimostra di sapere fare l’associazione a tutela dell’ambiente in Baviera, allora si possono trovare i modi per la giusta convivenza: convivenza tra castoro e uomo. L'Amministrazione bavarese recinta aree boscose, scelte appositamente, con filo metallico, lasciando delle aree protette ai castori e, in caso di danno, garantisce persino rimborsi ai danneggiati. Sono stati anche acquistati appezzamenti di terreno affinché la natura e i castori possano rigenerarsi indisturbati. I castori sono protetti. Non devono essere uccisi. E se si riproducono eccessivamente, sono trasferiti insieme alla famiglia laddove non ci sono ancora. Questo è un piccolo ma importante esempio di coabitazione tra una specie animale un tempo in pericolo e gli uomini, coabitazione che può essere possibile se ci si ferma a pensare quanto sia importante la salvaguardia della fauna e della flora originarie di ogni Paese. Questo piace anche al Castoro OBI che augura ai suoi simili, una crescita prosperosa nel proprio ambiente naturale.
obiitalia.it :asdrulez


:asdrulez


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MessaggioInviato: sab 8 lug 2006, 1:15 
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Reg. il: ven 28 mag 2004
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ultras_tirona ha scritto:
Genteeeeee ora ke abbiamo finito con i wrustel prepariamo i baguette per i nostri amici della Fròns :grin :grin

FORZA AZZURRIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII
:rofl


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MessaggioInviato: sab 8 lug 2006, 11:05 
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Tifoso
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Reg. il: mer 5 lug 2006,
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che schifo il tempo a Berlino promette male, ma se Iaquinta gioca con la pioggia, farà almeno 1 gool. Chi ha memoria Iaquinta segnò il 1° gol in serie A la prima giornata di campionato proprio con la pioggia, anzì diluviò allo stadio Friuli, contro il Brescia di Roby Baggio!

Dai Iaquinta sarà la tua partita in caso di diluvio. :P


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MessaggioInviato: sab 8 lug 2006, 12:11 
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Pallone d'Oro
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Reg. il: lun 5 giu 2006,
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Davvero un peccato che uno come Pippo Inzaghi sia considerato l'ultimo tra gli attaccanti azzurri..anzi direi quasi una bestemmia..
Spero che in finale possa giocare almeno uno spezzone.
Forse Lippi ne ha portati troppi di attaccanti..


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MessaggioInviato: sab 8 lug 2006, 15:47 
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Tifoso
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Reg. il: mer 5 apr 2006,
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Località: Aix en Provence
Platini: "L'Italia ? Battera' la Francia solo nel 2030. Grosso ? Non so chi sia. Perrotta ? Non so dove gioca."

Bene bene ...


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MessaggioInviato: sab 8 lug 2006, 15:50 
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Tifoso
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Reg. il: mer 5 lug 2006,
Alle ore: 13:32
Messaggi: 147
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pura nebbia, platini, pletini, managgia!!!


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MessaggioInviato: sab 8 lug 2006, 17:59 
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Leggenda del Calcio
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Reg. il: mer 28 lug 2004
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Lippi e l'italia in 3 mosse

dal nostro inviato

ROBERTO RENGA

DUISBURG - Nell’ottantadue solo Bearzot e Zoff parlavano con i giornalisti, che, annoiati, finivano per confondere parole e musica. Faceva caldo quel giorno a Madrid e in giro c’erano migliaia di italiani, che si svegliano se c’è una finale di mezzo. L’Italia sconfisse la Germania in una partita senza storia. Dodici anni dopo, vigilia mondiale a Los Angeles. Si parlava di Baggio e Baresi. Vinse il Brasile ai rigori e si giocò nel deserto, a Pasadena. Oggi si va a Berlino e in ballo c’è un altro titolo, avversaria la Francia che ultimamente, più per caso che altro, ce le ha suonate. Scriviamolo nel diario.
Per la terza volta in ventiquattro anni l’Italia allunga le mani verso la corona mondiale. Non male per un paese che compra solo stranieri, che butta i soldi e corrompe gli arbitri, che si trova sotto le ceneri dello scandalo più grave che si ricordi. I giocatori sono la parte sana. Questi ragazzi italiani, undici in campo e dodici in panchina, hanno la faccia pulita e solare dei nostri ventenni, che si avvicinano al mondo, senza colpe e senza passato. Hanno stretto un patto nel venire qui. Volevano vincere il mondiale. Per loro, che sono al limite dell’addio, per gli italiani di qui, di cui troppo spesso ci dimentichiamo, per amore nei confronti del lavoro che svolgono. Possono farcela. In ogni caso meriteranno il rispetto che si deve a chi, da solo, sfida il mondo.
Il calcio italiano non è finito. Ha dentro di sè la forza per rinascere. Ma ricordiamoci un giorno di questi giocatori. Di Buffon, di Cannavaro, di Zambrotta, di Pirlo, di Totti che sta qui e non dovrebbe, dell’incredibile Grosso, che ci vede poco e così i gol che fa, prima li sogna. E ricordiamoci di chi, non giocando, ha comunque fornito un contributo decisivo, Oddo e Inzaghi su tutti, perché meritavano quella maglia, che hanno sempre indossato altri.
Italia e Francia partono alla pari. Stesso modo di giocare, stesso numero di campioni, stessa voglia di vincere. Però diciamo Italia. L’abbiamo vista crescere minuto dopo minuto. Prima sbilanciata e fragile per via della cattiva condizione di alcuni. Poi equilibrata, intelligente, fredda. Ora stanno tutti come mai sono stati. Si sentono e sono forti. Guardano Buffon, guardano i difensori che hanno subito una sola rete. Guardano Gattuso e Pirlo, i due milanisti rinati. Guardano Totti e Toni, cui spetta il compito di infastidire Bhartez. Perrotta non ha ancora segnato, come Cannavaro. Sarebbe bello se fossero loro i goleador della finale.
Lippi starà preparando quello che, ci e gli auguriamo, potrebbe risultare il suo capolavoro: come dare scacco matto alla Francia in tre mosse. La prima: non dare spazio a Henry, Zidane, Vieira e Ribery, che avanzeranno in palleggio stretto per poi cercare il corridoio buono. Lippi potrebbe rispondere tenendo stretti i quattro difensori, aiutati da cinque centrocampisti, pronti ad accorciare la squadra. Tra i cinque consideriamo Totti.
Seconda mossa: tenere Totti basso, perno di un triangolo le cui basi saranno Pirlo e Gattuso. Se sarà uno tra Makelele o Vieira a occuparsi del romanista, Pirlo rimarrà libero. Sarà allora il milanista a lanciare Toni, o Perrotta a sinistra, o Camoranesi a destra. Se Totti verrà preso da un difensore, poniamo Thuram, allora avremo Toni contro il solo Gallas e la palla bisognerà darla sempre e direttamente ai due attaccanti per l’uno contro uno.
Terza mossa: giocare, quando la Francia darà segni di stanchezza e quindi in avvio di ripresa, la carta dei due terzini. Zambrotta e Grosso potrebbero attaccare, alternandosi. Affondi mocidiali e decisivi. Zambrotta ha segnato un gol e centrato una traversa, mentre Grosso ha fatto una rete e conquistato un rigore.
Basterà? Potrebbe. Gattuso bene o male uno sguardo a Zidane finirà per darlo. Manca l’uomo per Vieira. Sulle palle ferme potrebbe andarci Materazzi. Altri lunghi per i giganti francesi: Toni e Grosso. La Francia, se non ha bluffato, contro il Portogallo è parsa stanca. Alla lunga l’Italia potrebbe sfruttare il tabellone più facile.

il messagero


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MessaggioInviato: sab 8 lug 2006, 18:00 
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Reg. il: mer 28 lug 2004
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L’ex juventino, inglese d’adozione, si diverte a fare battute
L’astrologo Henry «Italia scorpione»



dal nostro inviato

VINCENZO CERRACCHIO

HAMELN - «L’Italia somiglia a uno scorpione, ti insonnolisce e poi ti punge». “Titì” Henry ha sempre quell’espressione sorniona, di chi parla quando ha qualcosa da dire. Di uno che ha fatto le scelte giuste, tipo 191.000 euro di stipendio a settimana fino al 2010 elargiti dall’Arsenal nel timore che se ne andasse al Barcellona. Tipo cambiare sponsor, lasciare la potente Nike per la Reebok, appena acquisita dall’Adidas: contratto quinquennale, compenso non quantificato ma roba da star bene per generazioni. O tipo sposare una modella, l’inglese Nicole Merry. Tipo diventare un londinese con la tuba a tutti gli effetti, quartiere di Hampstead, Nord facoltoso. Tipo sorridere volentieri, con la figlia Tea o sommerso dai fans. Tipo ripetere, senza neanche prendersi troppo sul serio, “Voglio lasciare un segno nella storia del pallone”.
C’è già riuscito, ma vorrebbe completare l’opera. Lui nel ’98 aveva vent’anni e la finale contro Ronaldo se la guardò dalla panchina, nonostante avesse segnato già tre gol in quel torneo e fosse il capocannoniere dei blues. «Ma io ero già contento così. Ho imparato proprio in quell’occasione, allo Stade de France, che non era importante diventare eroi ma ottenere il massimo con la forza del gruppo, le riserve strette ai titolari». Tutti qui parlano di Zidane, scommettono su come sarà la sua partita d’addìo. Dopo Abidal, anche Sagnol ieri ha voluto ripetere davanti ai taccuini: «Il nostro vantaggio è che abbiamo Zizou e loro no». Eppure è da King Henry che bisognerebbe guardarsi anche di più, non foss’altro per i 214 gol segnati in 342 partite con l’Arsenal, capocannoniere di Premier anche quest’anno, e per i 35 in 84 presenze in nazionale, ultimo quello che ha rimandato a casa il Brasile.
Questa dell’Italia-scorpione più che una battuta è una considerazione tattica. Non un’offesa. Anche se a Henry potrebbe scappare da ridere nel ripensare a quale gallina dalle uova d’oro (lui) si fece sfuggire il vecchio Moggi: nella passerella bianconera di domani, ex compresi, Titì sarà l’antijuventino per eccellenza. «Gli azzurri sono un po’ come noi - chiarisce - Che siamo diventati meno offensivi del ’98 ma abbiamo imparato a difendere, tener palla, amministrare, comè è successo contro il Portogallo, quando abbiamo rischiato solo una volta d’incassare il pareggio. Sta accadendo come in Champions League: dell’Arsenal hanno sempre parlato come macchina da gol, ma in realtà a portarci in finale è stata proprio la forza della nostra difesa». Generoso per un attaccante. Ma Thierry è fatto così, “mi applico per diventare cattivo” disse da giovane. Lo è diventato sotto il profilo tattico, con quelle sue progressioni squassanti, l’istinto che lo porta a leggere l’azione una frazione prima del difensore, l’elasticità naturale della caviglia che pare sia il suo marchio di fabbrica negli spazi stretti, come ha confermato l’inevitabile fallo da rigore commesso da Ricardo Carvalho per frenarlo.
E’ certo che Henry, originario della Guadalupa ma parigino della banlieu, porterà dalla sua anche i tifosi inglesi. Lo adorano, non solo quelli dei Gunners, che piansero al suo pallonetto vincente che chiuse il 7 maggio la storia del mitico Highbury, trasformato in stadio degli Emirati. Dieci giorni più tardi, nella finale Champions col Barcellona, uscì sconfitto dal campo dopo un match giocato a lungo dall’Arsenal in dieci contro undici (per l’espulsione del portiere Lehmann), ma con giudizi più alti di quello di Ronaldinho. Averlo eliminato da questo mondiale è stata un’ulteriore rivincita, che potrebbe avvicinarlo, specie in caso di vittoria contro l’Italia, all’agognato Pallone d’oro. Se su Zidane hanno girato un avvincente documentario, il regista Spike Lee scrisse una parte per lui nel film “Inside Man”, senza che se ne facesse nulla per ragioni di tempo e di disponibilità. Ma al “ciak” di domenica sera, vedrete, Henry pretenderà una parte da attore protagonista. Scorpioni d’Italia unitevi.




Domenech non cambia la Francia



dal nostro inviato

HAMELN - Anche la Francia cambia programma: l’ultimo allenamento lo svolgerà oggi alle 18 a Lichterfeld, periferia di Berlino, invece che all’Olympiastadion. In mattinata lascerà Hameln, il paese del pifferaio magico, quello che incantava topi e bambini. E la palestra Rattenfanger (cacciatore di topi, appunto), fornita di defibrillatore a parete (roba che da noi neanche all’Olimpico...) dove invano siamo rimasti in attesa di una parola di Zidane, una traccia di sfida alla vecchia Italia. E invece, in perfetto sberleffo mediatico, sono stati spediti in avanscoperta il terzino Sagnol e il “ripescato” Govou. Che hanno fatto del loro meglio per non cadere in troppe banalità.
«Il miglior giocatore dell’Italia? E’ il gruppo - ha detto Sagnol, detto Willy il Coyote - Ma certo gente come Buffon, Cannavaro, Totti e Toni possono sempre fare la differenza. La Francia è una squadra altrettanto compatta, meno offensiva di quella che vinse nel ’98, ma ugualmente fiera. E poi noi abbiamo Zidane. Che come Henry ha messo al primo posto il sacrificio. E’ vero che il nostro motto è “vivere e morire tutti insieme”». Quanto a Govou, convocato in extremis al posto dell’infortunato Cissé, i giornalisti francesi si chiedono se abbia definitivamente superato Trezeguet come prima alternativa in attacco: «Io sono pronto in caso serva un po’ di freschezza. I miei compagni hanno dato molto, ci aiutiamo in campo e tutti partecipano alla fase difensiva. Grazie a questo spirito e a questa concentrazione siamo arrivati in finale. E il sogno continua». Domenech difficilmente cambierà formazione: l’unico in dubbio è l’esterno sinistro Malouda, che proprio Govou potrebbe avvicendare nel corso del match.
V.Cerr.


il messagero


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Diciamo che vincere domani mi farebbe godere oltre che per essere campione del mondo per quella mmerda di platini che non rispetta mai l'Italia


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