Francesco82 ha scritto:
Lud tu pensi sia anche un limite culturale e di approccio? Forse sì...Cioè per noi tutto deve essere inquadrato. I compiti precisi. La componente atletica predominante, perché avere tanta gente grossa e potente che corre sembra un vantaggio fondamentale in quest'ottica. Il modo più razionale per dominare e vincere: solo che i programmi non vanno secondo quanto preventivato...
Il talento naturale è "anarchico" e un'eccezione (anni '90 vedasi), un lusso che ti puoi permettere solo se è risolutivo (il miglior Baggio).
Si tratta di una visione che io, da italiano doc, non condivido proprio.
Un limite culturale in che senso?
Il calcio italiano funziona come l'esercito romano. Fino ad un certo punto ci ha permesso di dominare, di produrre un sacco di grandi giocatori, lanci lunghi, tattica, allenatori in campo, doti ballistiche, giocate di prima, visione di gioco ma appunto in un epoca dove era possibile far emergere un nostro ercole, un guerriero singolo eccezionale, questo non è emerso o troppo poco. Almeno non è emerso nella percezione (perché francamente per me un Baggio vale chiunque tranne forse Messi e Ronaldo (bra)).
In questo senso il mio punto di vista è un po' complesso. È almeno doppio. Io dico a) aspetto storico: razionalizzazione impedisce un gran numero di giocatori individuali eccezionali ad emergere b) tutto ciò accade nel tempo dei miti del calcio e della mitologizzazione dei calciatori. I classici li devi produrre quando è tempo di classici. Quindi forse nonostante questa razionalizzazione i fenomeni gli abbiamo prodotti - ma forse non in quel periodo che per la
nostra "generazione" è quella dei classici. Ma il tempo va avanti. Tra 20 anni i miti saranno Pirlo, Xavi, Scholes...., non Cruijf o Platini, che saranno delle sagome per gli spazzini del archivio (aka esperti di calcio).
E tutto ciò si aggiunge l'aspetto che menzionavo qualche pagina fa: che non abbiamo avvocati.