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MessaggioInviato: sab 2 apr 2016, 20:30 
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Giusto per essere chiari: l'attenzione su aspetti atletici è solo una parte del fenomeno che intendo io. Ovvero: la razionalizzazione anticipata del calcio italiano - presumo. Questa non ha solo l'aspetto che menzioni anche tu ma anche l'ossessione per la vittoria, l'orientamento al gol, il tatticismo, il difensivismo, il minimalismo, il monitoraggio anche mediatico, pragmatismo, la specializzazione (!)...

Tutto ciò per spiegare che questo movimento ha stroncato (o minimato drasticamente) la creazione di fenomeni considerati dai storici (cioè dai esperti di opinioni di altri esperti) come fenomeni assoluti (tipo Cruijf) in un tempo dove anche grazie all' assenza di questa sistematizzaione all livello globale sarebbe stato più facile emergere rispetto al calcio odierno, ultra technicizzato, ultra-razionalizzato e quindi in un certo senso italianizzato.


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MessaggioInviato: sab 2 apr 2016, 20:37 
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Sono d'accordo, ma il problema è appunto che l'ossessione per il risultato (e ciò che ne consegue) vale dalla terza categoria alle giovanili. La Primavera è inutile perché punta a vincere, non a giocare, a creare giocatori.


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MessaggioInviato: sab 2 apr 2016, 20:40 
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Su questo siamo in sintonia totale. Anni fa suggerivo qui sul forum che dovrebbero inventare un giuoco da affiancare al calcio giovanile dove si guoca a calcio senza le porte.


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MessaggioInviato: sab 2 apr 2016, 20:40 
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Cioè per me organizzazione, razionalizzazione e programmazione non vanno contro il talento individuale in linea di principio: Ajax, Barcellona e oggi Bayern-Germania dicono questo. Noi però non siamo riusciti a combinare questi elementi, e neppure i brasiliani a dire il vero, a oggi.

Lud tu pensi sia anche un limite culturale e di approccio? Forse sì...Cioè per noi tutto deve essere inquadrato. I compiti precisi. La componente atletica predominante, perché avere tanta gente grossa e potente che corre sembra un vantaggio fondamentale in quest'ottica. Il modo più razionale per dominare e vincere: solo che i programmi non vanno secondo quanto preventivato...
Il talento naturale è "anarchico" e un'eccezione (anni '90 vedasi), un lusso che ti puoi permettere solo se è risolutivo (il miglior Baggio).

Si tratta di una visione che io, da italiano doc, non condivido proprio.


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MessaggioInviato: sab 2 apr 2016, 20:52 
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Francesco82 ha scritto:
Cioè per me organizzazione, razionalizzazione e programmazione non vanno contro il talento individuale in linea di principio: Ajax, Barcellona e oggi Bayern-Germania dicono questo. Noi però non siamo riusciti a combinare questi elementi, e neppure i brasiliani a dire il vero, a oggi.


Questo è chiarissimo. Ci sono programmi e programmi. La mia è una riflessione storica. Le razionaliazzazioni - credo un po' in tutti gli ambiti - iniziano come ottimizzazioni sul piano quantitativo. E noi, essendo stati i primi abbiamo appunto tentato di sfruttare al massimo ciò che questa razionalizzazione poteva offrire. E in quel momento storico poteva offrire ed ha offerto molto. Oggi tutti sono sui livelli del italia o in alcuni aspetti anche di più come programmazione, (considerando anche le morfologie più adeguate per certi programmi; noi per morfologia dovremmo produrre trequartisti e centrocampisti a raffica eh!) preparazione etc etc. solo che loro imparando da noi e da loro stessi non hanno mai dimenticato l'attenzione per "il talento". Noi dovremmo fare una svolta simile a quella dei tedeschi, visto che partiamo da un punto simile.


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MessaggioInviato: sab 2 apr 2016, 20:57 
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E' vero, forse si è mosso qualcosa, ma ancora poco.

Dovremmo produrre trequartisti e centrocampisti, ma forse li trasformiamo in punte, proprio perché per noi il centrocampista è un giocatore di quantità, che deve fare legna ed essere prestante. Un centrocampo di creativi per noi sarebbe inconcepibile.
Ma questo da sempre: basti pensare alla celebre staffetta Rivera-Mazzola.


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MessaggioInviato: sab 2 apr 2016, 21:13 
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Francesco82 ha scritto:
Lud tu pensi sia anche un limite culturale e di approccio? Forse sì...Cioè per noi tutto deve essere inquadrato. I compiti precisi. La componente atletica predominante, perché avere tanta gente grossa e potente che corre sembra un vantaggio fondamentale in quest'ottica. Il modo più razionale per dominare e vincere: solo che i programmi non vanno secondo quanto preventivato...
Il talento naturale è "anarchico" e un'eccezione (anni '90 vedasi), un lusso che ti puoi permettere solo se è risolutivo (il miglior Baggio).

Si tratta di una visione che io, da italiano doc, non condivido proprio.


Un limite culturale in che senso?

Il calcio italiano funziona come l'esercito romano. Fino ad un certo punto ci ha permesso di dominare, di produrre un sacco di grandi giocatori, lanci lunghi, tattica, allenatori in campo, doti ballistiche, giocate di prima, visione di gioco ma appunto in un epoca dove era possibile far emergere un nostro ercole, un guerriero singolo eccezionale, questo non è emerso o troppo poco. Almeno non è emerso nella percezione (perché francamente per me un Baggio vale chiunque tranne forse Messi e Ronaldo (bra)).

In questo senso il mio punto di vista è un po' complesso. È almeno doppio. Io dico a) aspetto storico: razionalizzazione impedisce un gran numero di giocatori individuali eccezionali ad emergere b) tutto ciò accade nel tempo dei miti del calcio e della mitologizzazione dei calciatori. I classici li devi produrre quando è tempo di classici. Quindi forse nonostante questa razionalizzazione i fenomeni gli abbiamo prodotti - ma forse non in quel periodo che per la nostra "generazione" è quella dei classici. Ma il tempo va avanti. Tra 20 anni i miti saranno Pirlo, Xavi, Scholes...., non Cruijf o Platini, che saranno delle sagome per gli spazzini del archivio (aka esperti di calcio).

E tutto ciò si aggiunge l'aspetto che menzionavo qualche pagina fa: che non abbiamo avvocati.


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MessaggioInviato: sab 2 apr 2016, 21:25 
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Culturale nel senso che indichi ;)

Oltre che nel ritenere incompatibili gli aspetti razionali e creativi del calcio. La magia di Cruijff fu anche questa: se Garrincha era istinto puro, se il Brasile del 1970 era fondato quasi solo sulla convivenza impossibile e inconcepibile di 5 numeri 10 o punte atipiche, l'Olanda seppe portare quella valorizzazione del talento individuale dentro una cornica più europea e organizzata.

Noi eravamo forti sulla specializzazione dei ruoli e per il carattere: difesa che difende e randella, centrocampo che fa filtro e rilancia, davanti il singolo risolutore che inventa la giocata, cui puoi perdonare altre lacune per questo talento. Ognuno fa il suo: sistema vincente e unico nella storia, che però con il tempo si è evoluto verso ciò che indichi.

C'è dell'altro: per noi il talento non si educa, si costruisce invece il fisico, la prestanza atletica. Indi punti su quella.

Altro errore di prospettiva: il talento non lo inventi ma lo educhi, lo migliori.

L'approccio sbagliato emerge anche nel concetto di bambagia, che noi fatichiamo a spiegare proprio perché lontano dal nostro modo di vedere il calcio: dici "non c'è un solo risolutore, un singolo "genio", indi non ci piace, è un "sistema".
In realtà sono più geni che si aiutano e si migliorano fra loro, o se non geni comunque giocatori di talento e di valore individuale importante.


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MessaggioInviato: sab 2 apr 2016, 21:29 
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Platini Cruijff e Pelé saranno comunque sempre "miti", e anzi lo sono più oggi che 20 anni fa, dato che è più facile vederli.

Ovviamente anche i fuoriclasse di oggi saranno a loro volta - e giustamente - miti, forse li reputeranno e li reputeremo ancora più forti di come sono stati, perché ricorderemo solo il meglio. Ma questo è un altro discorso.

Il caso di Baggio che citi è emblematico: lasciando da parte certi aspetti caratteriali particolari, come puro "talento" vale tutti i migliori degli ultimi decenni, forse solo Messi è davanti. Ma non ha vinto nulla, nella sostanza, e ha passato metà carriera in squadre di seconda fascia (io lo ringrazierò sempre per questo, peraltro, essendo bresciano).

Come mai? Perché dai noi il talento è troppo spesso l'anarchico che non inserisci a dovere nella squadra, che non fai giocare per la squadra. Secondo la nostra concezione uno così è un lusso, non appena cala un minimo atleticamente e come prestanza. Poi nel suo caso ci sono appunto questioni caratteriali, ma è un esempio chiaro. Come lui, su un piano un pochino inferiore, lo Zola che emigra in Inghilterra.


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MessaggioInviato: dom 3 apr 2016, 0:35 
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Discorso interessante e anche condivisibile in alcuni punti, ma leggere che tra 20 anni Cruijff e Platini finiranno come nel dimenticatoio è una follia pura. Resteranno miti come lo sono oggi, esattamente come un italiano che sa di calcio sa che Meazza, che pure giocava 80 anni fa, rimane un mito del nostro calcio e anche del calcio internazionale.


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