wop82 ha scritto:
Atteggiamento tipico di chi non concepisce altro che la contemporaneità!
Beh, dato che si sta parlando di arte
contemporanea, non vedo di cosa dovrei parlare

wop82 ha scritto:
L'arte che inizia a rispondere soprattutto e/o solo e soltanto alle logiche di mercato non è più arte, bensì un prodotto come tanti altri, esattamente come la confezione di acqua Rocchetta presente negli scaffali dei supermercati, ma anche nelle teche delle mostre!
L'arte (?) contemporanea è quindi come una commodity, vale a dire un bene che è offerto senza differenze qualitative sul mercato ed è fungibile, cioè è sempre #@*§ d'artista indipendentemente da chi la produce.
Accettare tutto ciò significa abiurare all'emotività, all'estetica e all'essenza stessa dell'arte.
Trovo questo commento oltremodo fazioso.
Intanto come ho detto prima non tutta l'arte vi risponde, come sostieni, ma solo una parte. In secondo luogo questa risposta alle logiche di mercato ha attraversato tutta la nostra società, l'arte pertanto dovrebbe essere esclusa da questo processo, ma le motivazioni che hai proposto affinchè si arrivi questa esclusione sono totalmente aleatorie. Valutiamo pecuniariamente ogni aspetto della nostra società (o quasi), si premiano in molti campi la capacità di avere successo economico, ma nell'arte, a quanto dici, ciò è intollerabile: gli artisti devono morire ignomignosamente di fame sotto i ponti, perchè quello dell'artista ovviamente non è un lavoro, al massimo un hobby

ma per piacere. Per qualcuno potrà essere (anche) una passione, ma non mi sembra credibile questo snobismo verso un lavoro perchè il prodotto non piace: se l'arte moderna/contemporanea non piace, nessuno ci obbliga a comprarla o ad interessarcene, ovviamente ci sono opere che colpiscono il nostro gusto, come ce ne sono altre che ci lasciano indifferenti o, addirittura, ci disgustano. Il mercato artistico, a vedere lo stesso documentario pluricitato, pare avere chi è disposto ad investirvi, non sta mica scritto da nessuna parte che si debba appartenere per forza ad un movimento artistico nella propria vita, nè che si debba sostenere l'arte che non ci piace. Ciò però non sminuisce la produzione stessa.
wop82 ha scritto:
Meno male che riconosci da solo quanto siano assurde, prive di logica e di senso le similitudini che tu stesso scrivi, al pari delle opere d'arte (?) contemporanee.
Continuare a replicare in questo modo non ti aiuta di certo a confutare la mia distinzione tra arti visive e letterarie, poichè è inequivocabilmente apodittica!
Ma io non ho proprio detto che siano assurde le mie similitudini, è assurdo il ragionamento per cui la difficile interpretazione delle opere d'arte moderna è un difetto inumano, perchè
i bambini non la capiscono, è assolutamente risibile. Il paragone mi pare proprio che regga, se poi vuoi usarlo per far sfoggio di paroloni per impressionare i lettori fai pure, ma almeno non mettermi in bocca parole che non ho detto

wop82 ha scritto:
Evidentemente ignori completamente cosa sia l'analfabetismo funzionale, senza considerare che essere comprensibile non significa necessariamente avere anche una funzione istruttiva di qualche tipo.
Inoltre le opere d'arte (?) contemporanea sono spesso incomprensibili ai più e, come è stato evidenziato dal video di Pif, guai a chiedere la spiegazione!!! Non si fa!!!
D'altra parte cosa vuoi che ci sia da dire su 4 ombrelli sgangherati incastrati insieme?
L'analfabetismo funzionale ha inerenza piuttosto ridotta in questo contesto: dovremmo porci rimedio facendo quadri semplici che anche chi non è in grado di comprendere un semplice testo (nonostante un sistema scolastico che impiega oltre dieci anni a formare le conoscenze dell'individuo) possa capire? A che scopo? Questa sparata sull'analfabetismo funzionale non vedo come giovi al dibattito tra la possibilità o meno di includere quella contemporanea nella produzione artistica dell'umanità. E poi ancora parzialismo, basando l'impanto argomentativo su un documentario di un'ora: questo perchè ovviamente ad essere apodittica (tiè!) non è la tua versione, ma la reale appartenenza dell'arte moderna alla continuità storica dell'arte nella storia dell'uomo, se si vanno ad indagare le cose nel dettaglio e senza superficialità.
wop82 ha scritto:
L'arte in precedenza era un'espressione originale (vedi Cappella Sistina da te citata) derivante da un sistema formale (natura, regnanti, chiesa, borghesia, ecc.), mentre nell'ultimo secolo è diventata un'espressione identica frutto di un sistema teoricamente eterogeneo e libero.
Il conformismo attuale dell'arte (?) contemporanea si basa quindi su altri elementi e più precisamente:
- sul criptocitazionismo di comodo, affinché il piacere non derivi dalla contemplazione dall'opera in sé, ma dall'autocompiacimento dell'io una volta che si scopre il riferimento;
- sulla tattica del colpo di scena, come nel caso delle grandi installazioni, delle varie provocazioni, dell'architettura destrutturata, delle opere disseminate a caso in giro per le città, ecc., però tutto inizia e finisce nell'effimero effetto di stupore iniziale;
- sulla banalità dell'eventuale messaggio da veicolare, che tra l'altro è sempre in ritardo rispetto alla società stessa, poiché ciò a cui si riferisce o è già avvenuto o è già ampiamente noto.
Questo purtroppo è lo stato dell'attuale (non-)arte.
Visto che parli di arte dell'ultimo secolo, addirittura, quando io pensavo mettessi in dubbio quella degli ultimi 40-50 anni (che pure è assurdo, ma raggiunge il limite della stupidità se si cerca di estendere questo periodo), aggiungo un paio di opere pieni di citazionismo e banalità dell'ultimo secolo:
Invece, molto meglio l'eccezionale, libera e fuori dalle logiche di mercato arte medievale:
Adesso si che mi sono rifatto gli occhi !.
wop82 ha scritto:
Se ti chiedessi sull'arte probabilmente mi citeresti tutti i libri di arte mai scritti..: Michelangelo. Sai tante cose su di lui: le sue opere, le aspirazioni politiche, lui e il papa, le sue tendenze sessuali, tutto quanto vero? Ma scommetto che non sai dirmi che odore c'è nella Cappella Sistina. Non sei mai stato lì con la testa rivolta verso quel bellissimo soffitto... (Cit.)

wop82 ha scritto:
altri elementi e più precisamente:
- sul criptocitazionismo di comodo, affinché il piacere non derivi dalla contemplazione dall'opera in sé, ma dall'autocompiacimento dell'io una volta che si scopre il riferimento;
- sulla tattica del colpo di scena, come nel caso delle grandi installazioni, delle varie provocazioni, dell'architettura destrutturata, delle opere disseminate a caso in giro per le città, ecc., però tutto inizia e finisce nell'effimero effetto di stupore iniziale;
- sulla banalità dell'eventuale messaggio da veicolare, che tra l'altro è sempre in ritardo rispetto alla società stessa, poiché ciò a cui si riferisce o è già avvenuto o è già ampiamente noto.
Forse in questo punto volevi riferirti al contenuto dei tuoi post

wop82 ha scritto:
Non tutti gli artisti del passato avevano una bottega, solo in alcuni periodi storici, molti comunque hanno vissuto di stenti e sono morti poveri, quindi è sbagliato generalizzare.
In ogni caso le botteghe svolgevano anche una funzione educativa e formativa nei confronti degli allievi, oggi invece l'artista (?) moderno incassa e basta, non arricchisce professionalmente gli altri, non tramanda alcunché, non ha nulla da insegnare...forse perchè la sua semplicemente non è arte!
Gli stessi artisti (?) contemporanei mettono tranquillamente in risalto come ormai sia solo una questioni di soldi e nient'altro
Quindi è sbagliato generalizzare, ma invece erigere a verità assoluta un documentario di MTV di un'ora è più che corretto

Riguardo al non trasmettere le proprie conoscenze, ci sono poi molti artisti che in verità curano anche l'aspetto didattico, ovviamente la bottega come era concepita una volta non esiste più, ma ciò non significa che nella nostra società si sia perduto, esistono molte forme "moderne" di andare a bottega: stage, apprendistati ecc. che possono essere eseguiti anche al giorno d'oggi, come in tutto il resto del confronto
generalizzi il comportamento di una parte per stigmatizzare l'intero
corpus di opere e di artisti moderni.
wop82 ha scritto:
Le opere odierne non sono degne di essere tramandate perchè non hanno quasi mai alcun un valore intrinseco e inoltre sono fatte su dei supporti non adeguati per trascendere il tempo.
Senza considerare i casi in cui sono dei rifiuti e giustamente vengono scambiate per tali :
Cita:
Museion di Bolzano, l’addetta alle pulizie scambia l’opera d’arte per sporcizia. E la butta. Episodi simili accaduti altrove anche in passato
“Ma che disordine!”. Questo deve aver pensato l’addetta delle pulizie del Museion di Bolzano quando, domenica mattina, si è apprestata a pulire le sale del museo come ogni settimana. In terra c’era una distesa di bottiglie vuote di champagne, bicchieri, ghirlande e coriandoli: “Saranno i resti di una festa…”. E via, tutto pulito con i “resti” posti in un sacco nero dell’immondizia. Invece no. Quelle bottiglie e quei bicchieri erano invece i componenti di una installazione di arte contemporanea, un’opera intitolata “Dove andiamo a ballare questa sera?” firmata dalle artiste Goldschmied Chiari. “I precedenti illustri ci sono tutti, dalla vasca di Joseph Beuys alla porta di Duchamp”, ironizzano gli organizzatori del Museion su Facebook. L’opera, finita nella raccolta differenziata, verrà riallestita al più presto, promette il museo. (Foto Facebook/Museion di Bolzano)
http://www.corriere.it/foto-gallery/cul ... 55d1.shtml
L'estemporaneità che colpisce la contemporaneità anche in ambito artistico è impossibile da tramandare, è lapalissiano, non feticismo per il passato!
Cosa intendi con valore intrinseco? La questione è tutt'altro che chiara, ed aggiunge confusione al poco senso dei tuoi precedenti post. Riguardo all'impossibilità di conservare le opere, mi sono già espresso ampiamente prima, e trovo di dubbia utilità il tuo insistere su tale punto: puntare il dito sull'eventualità del collasso digitale, quando le evidenze vanno in tutt'altra direzione mi pare protocomplottista e di poca utilità al dibattito. Sullo slogan a fine post manco mi esprimo

wop82 ha scritto:
Nessuno era ed è obbligato a fare l'artista, inoltre il problema non è tanto la libertà di pensiero o meno, bensì la qualità della produzione artistica.
Come ho scritto in precedenza si è passati dall'opera alla commodity, quindi significa che i fattori di partenza non sono i medesimi, poiché cercare un committente, intento a glorificare se stesso o la propria famiglia/dinastia/istituzione/ecc., non è come cercare qualcuno che ha dei contatti con qualche speculatore disposto a vendere qualsiasi #@*§ d'artista pur di guadagnare. E' chiara la differenza o no?
Nell'arte pre-contemporanea le mele marce venivano giustamente lasciate marcire, a volte insieme anche a qualcuna buona, ma non venivano di certo valorizzate ed esaltate come accade oggi, anche perchè quale persona dotata di buon senso si vanterebbe di avere in casa qualcosa del genere?
La qualità della produzione artistica non è una questione inerente al dibattito. Intanto perchè la percezione del "bello" varia col passare del tempo. Magari fra 300 anni quella della banconota sarà vista come una geniale provocazione, e l'arte del 1500 come una bambocciata. Dal momento che l'argomento su cui stiamo discutendo è però l'ascrivibilità della produzione moderna/contemporanea e della sua continuità con la produzione artistica precedente, i pareri sul bello e sul brutto penso non debbano essere considerati. Così come è assurdo utilizzare come argomentazione il
buon senso, che può avere interpretazioni ed implicazioni diversissime, se non opposte, anche solo in base al background culturale del singolo individuo.
wop82 ha scritto:
Ho utilizzato la #@*§ d'artista, ma anche la banconota di prima, per dimostrare l'auto-referenzialità dell'arte contemporanea.
Quando si inizia a fare dell'arte (?) che ha come oggetto l'arte (?) stessa, allora significa che si è arrivati alla frutta, intesa ovviamente non come natura morta.
E dunque perchè non approfittarne?
Mi adeguo alla contemporaneità del ready-made!
Beh, ma questa critica è assurda: in moltissimi campi dell'ingegno umano si sono utilizzate tecniche analoghe: Shakespeare ha utilizzato il metateatro 400 anni fa, eppure non mi pare che la produzione teatrale ne abbia particolarmente risentito, così come esistono espedienti analoghi in letteratura. Negare questa possibilità alle arti grafiche arbitrariamente è assurdo e senza senso.
Per tutte le risposte fin qui date e per altri motivi non possiamo dunque che inserire l'arte moderna e contemporanea nel novero della produzione artistica umana, soltanto una grave miopia intellettuale potrebbe decretare altrimenti: non sovvengono infatti reali ragioni per cui si possa eliminare in toto quanto avvenuto fino ad oggi, se non bieco passatismo e critiche riconducibili ad una minima percentuali degli artisti.