ciccio graziani ha scritto:
Leviathan ha scritto:
Questo era un grande attaccante, purtroppo patì le difese italiane oltremodo.
A sua parziale discolpa finì nella Juve più scarsa del dopoguerra (per me in quanto a scarsità tecnica se la gioca con quella di Delneri) .
Non era un giocatore adatto al calcio italiano, perchè era il classico aruiete britannico che stava in area ad aspettare i rifornimenti dei compagni, tuttavia sono convinto che nella Juve di Platini avrebbe fatto la sua onesta figura....
Sì, ne sono convinto. In un'intervista recente ha proprio dichiarato il suo rimpianto per non essere riuscito a usufruire degli assist del francese:
DUBAI, 31 dicembre 2013 - È stato un cannoniere formidabile: 346 gol complessivi (47 in tutto - 32 in campionato - nella sola stagione 1983-’84 che gli valsero la Scarpa d’Oro) in 660 partite ufficiali con la maglia del Liverpool. Recordman assoluto nella gloriosa storia dei “Reds” di Anfield con cui ha vinto due Coppe dei Campioni, 5 Premier League, 3 Coppe d’Inghilterra, 5 Coppe di Lega e 6 “Charity Shield”. Ancor oggi, a 52 anni d’età, viene fermato per strada dai tifosi di ogni età che ne reclamano l’autografo. Il gallese Ian James Rush dal 2010 ricopre l’incarico di ambasciatore ufficiale del Liverpool. Gira il mondo per sviluppare il “brand” del famoso club inglese che ha per simbolo il leggendario “Liver Bird”, un cormorano che tiene col becco una felce e che nella mitologia medioevale britannica rappresenta una sorta di araba fenice. Nella scintillante notte di Globe Soccer al Madinat Jumeirah Hotel è stato lui a premiare sul palco Antonio Conte con il prestigioso “Award” come migliore allenatore al mondo del 2013. Erano seduti allo stesso tavolo durante la cena di gala e hanno naturalmente discusso delle Juventus, unico grande cruccio dello spietato killer (in fatto di gol... ) nativo di Saint Asaph. Una sola stagione a Torino, nel 1987-’88, poi l’immediato ritorno all’ovile per struggente nostalgia. Alla fine della fantasmagorica “Audi Football Night” Ian ci ha concesso una lunga intervista esclusiva toccando tutti i temi: dall’Heysel al mercato.
Rush, cominciamo dal suo punto debole: quell’anno, il solo, in maglia bianconera...
«Arrivai a Torino animato dai migliori propositi, volevo davvero sfondare all’estero, le proposte di Boniperti e del dottor Giuliano mi avevano convinto sotto tutti i punti di vista: economico e sportivo. Ma non avevo fatto i conti con il profondo rinnovamento della squadra.
Quell’anno la Juve acquistò 7 nuovi giocatori. Platini se n’era appena andato, ah quanto ho sognato e “rimpianto” i suoi possibili assist! Il grande Michel fu sostituito da... Magrin, il che è tutto dire, no? E in panchina c’era un gentleman come Marchesi, che però non aveva per niente il carisma di un leader, di un vero motivatore come per esempio adesso Conte o Brendan Rodgers, il nostro attuale manager a Liverpool.
Non mi adattai né in campo, soprattutto, e neppure fuori. Non ero felice e chi non è felice non può rendere al meglio. In qualsiasi tipo di lavoro, figurarsi in una squadra di calcio per di più per uno straniero che non parla la lingua ed è alla prima esperienza in un mondo completamente nuovo. Il titolo di capocannoniere lo vinse Maradona con appena 15 gol seguito a 13 dal suo compagno Careca. Io chiusi a quota 7, nulla per uno come me ma comunque miglior marcatore della Juve, e mi consolai col rigore decisivo nello spareggio Uefa contro il Torino».
Tornasse indietro rifarebbe la stessa scelta?
«Bella domanda, ma non si può tornare indietro. Facile ragionarci su col senno di poi. La considero comunque un’esperienza utile e proficua pur nella sua complessiva negatività. E non dimenticherò mai l’incontro con l’Avvocato Gianni Agnelli a Villa Frescot, in collina, non lontano da dove vivevo io con mia moglie Tracey. Un uomo dal fascino straordinario e uno squisito intenditore di calcio. Mi raccontò tanti aneddoti sul grande John Charles, il Gigante Buono, il primo gallese alla corte della Juve alla fine degli Anni Cinquanta di cui io avrei dovuto essere il continuatore delle gesta con la maglia numero 9 bianconera».
Fonte: Tuttosport (articolo a firma di Massimo Franchi)