Ripeto che secondo me l'Unicef,e la Fao in primis non fanno abbastanza, dato che hanno la bellezza 57 e 58 anni di esperienza in questo settore, e ancora piu' colpevole e' l'Onu, tutto quello sopra citato sicuramente va elogiato e incoraggiato, ma non sono veramente sicuro che tutto cio' sia effettivamente accaduto, comunque ti prego di leggere queste frasi scritte da JACKY MAMOU Pediatra, presidente ad honorem di Médecins du Monde:"Albert Samuel era particolarmente fiero di essere stato prescelto per la cerimonia ufficiale di smobilitazione della Renamo (Resistenza Nazionale Mozambicana): buon soldato, fisico prestante - ma ha solo sedici anni. Sa leggere e scrivere, e dato che si esprime bene in portoghese ha potuto precisare che combatteva nella guerriglia da otto anni. La Renamo aveva sempre negato, contro ogni evidenza, di utilizzare come soldati nei propri ranghi molti bambini .
Per un bambino, fare il soldato è una strategia di sopravvivenza a breve termine. Sono in 300.000. A volte rapiti per essere sottoposti a riti iniziatici ove l'assassinio e la tortura sono moneta corrente.
Se superano con successo questa prova di crudeltà ricevono un'arma, grazie alla quale possono procurarsi da mangiare e hanno accesso al bottino di guerra e alle donne. Un cambiamento di status sociale che trasforma la personalità di questi ragazzi: «Sono nato un'altra volta sul campo. Non sarò mai più quello di prima ...». Il consumo di alcool e di allucinogeni, in un ambiente in cui gli elementi magici e religiosi rivestono un ruolo essenziale, spiegano in parte l'adesione a un tipo di vita così aberrante a quell'età .
Come è noto, la Convenzione dei diritti del bambino del 1989 vieta esplicitamente di arruolare in formazioni belliche minori di età inferiore ai quindici anni. Qualche movimento di guerriglia ha cercato di conquistarsi una rispettabilità accettando di sciogliere alcuni contingenti di piccoli combattenti. L'esercito popolare di liberazione del Sudan del Sud (Spla) ne ha smobilitati, con grande clamore, circa 3.500.
Con la loro proposta di «scambiare il fucile con una stilografica», l'Unicef e le organizzazioni non governative hanno dimostrato di non sottovalutare l'importanza del reinserimento di questi ragazzi in seno alla famiglia allargata, e la necessità di aiuti alimentari, assistenza sanitaria e psicologica e scolarizzazione. Ma le circostanze che hanno spinto questi bambini ad arruolarsi restano immutate e le difficoltà del reinserimento non si possono passare sotto silenzio.
Uno dei ragazzi smobilitati dallo Spla ha ammesso per esempio di aver venduto il materiale scolastico che gli era stato appena consegnato «per fare un po' di soldi». E lo stesso Spla ammette di avere tuttora nei suoi ranghi circa 10.000 bambini...
Le guerre non hanno mai cessato di imperversare. Nel decennio 1986-1996 due milioni di bambini sono stati uccisi nel corso di scontri armati; sei milioni i piccoli feriti o rimasti invalidi, soprattutto a causa delle mine antiuomo; più di un milione hanno perduto i genitori, e 22 milioni sono profughi o rifugiati a causa della violenza. Le stesse sanzioni imposte dalle Nazioni Unite hanno finito per diventare, come in Iraq, un motivo di sofferenza per i bambini. Senza contare i problemi dell'organizzazione scolastica, e quelli della malnutrizione dovuta alla distruzione dei raccolti. La situazione è talmente grave che il segretario generale dell'Onu è stato indotto a designare un rappresentante speciale, nella persona di Olara A. Otunnu, con l'incarico di studiare l'impatto dei conflitti armati sull'infanzia.
Queste situazioni di violenza rappresentano un terreno particolarmente favorevole alla diffusione delle epidemie, e in particolare dell'Aids.
Donne e bambini sono vittime di stupri, a volte sistematici. Questi atti di violenza sessuale sono stati recentemente qualificati come crimini contro l'umanità dal Tribunale Penale Internazionale per l'ex Jugoslavia. Quando le popolazioni sono costrette alla fuga, le famiglie e le comunità si frantumano, e si creano situazioni che favoriscono questi atti di violenza. Nei campi profughi, l'indigenza e l'isolamento inducono alla prostituzione come mezzo di sussistenza.
Ed è ormai noto che i bambini utilizzati per trasportare armi e fiancheggiare i combattenti sono grandi consumatori di droghe, anche del tipo iniettabile.
È indispensabile l'assegnazione di maggiori fondi per la lotta contro l'Aids, nell'ambito di programmi di cura e di prevenzione in favore dei bambini coinvolti nei conflitti armati. L'ultimo Vertice del G8 ha annunciato che una somma di 1,3 miliardi di dollari sarà messa a disposizione per un Fondo destinato alla lotta contro il paludismo, l'Aids e la tubercolosi. Ma questo importo copre solo in piccola parte lo sforzo finanziario considerato necessario dagli esperti.
E non vorremmo che per finanziare il gesto del G8 si ricorra in larga misura ai fondi d'assistenza già esistenti... Nessuno potrebbe uscire indenne dalla sofferenza psichica indotta da una situazione di guerra. Una sofferenza che lascia «ferite invisibili», sempre molto profonde. Nel bambino - un essere in divenire - è la costruzione stessa della personalità a rimanere colpita, con conseguenze che durano nel tempo: pianto incessante o al contrario mutismo completo, incubi ricorrenti, depressione o anoressia testimoniano delle ferite dell'anima. Ecco perché questi disturbi psicosomatici vanno affrontati precocemente, caso per caso, con la consapevolezza che una guarigione stabile non può prescindere da una riparazione collettiva, e quindi da un atto, anche solo simbolico, di giustizia.
Per spiegare il pesante tributo pagato dai bambini si deve tener conto del carattere interno di questi conflitti, che a volte sono finalizzati all'eliminazione di un'intera popolazione. In Ruanda sono stati massacrati in poche settimane 250.000 bambini. Spesso i civili vengono utilizzati anche come strumento di guerra. Nella loro fuga verso lo Zaire, le Forze armate ruandesi (Far) non hanno esitato a prendere in ostaggio la popolazione del loro stesso paese.
In Somalia o in Sudan, i signori della guerra affamano spesso donne e bambini per impossessarsi degli aiuti umanitari. In molti casi, il fine ultimo della violenza è l'accesso alle ricchezze minerarie e petrolifere o all'oppio. Come in Sierra Leone, dove la guerra dei diamanti ha portato all'orrore delle amputazioni di massa di adulti, bambini e neonati.
L'intervento dell'Onu a Timor est, che può considerarsi riuscito, non basta a far dimenticare gli insuccessi di fronte al genocidio in Ruanda, alla tragedia di Srebrenica o alla cattura dei 500 caschi blu presi in ostaggio in Sierra Leone. Il rapporto sull'impegno dei caschi blu, apparso nel 2000 a cura di Lakhdar Brahimi, pone in luce non poche responsabilità . Queste formazioni vanno addestrate ed equipaggiate adeguatamente, e devono potersi muovere in base a un mandato coerente.
Lakhdar Brahimi ha constatato con amarezza che il termine di «mantenimento della pace» non è più applicabile alle attività dell'Onu.
Più di cento stati producono materiale bellico; e le armi leggere, poco costose e maneggevoli anche da mani infantili rappresentano lo strumento ideale per l'uso dei bambini in guerra. Ma chi le fabbrica, chi le vende, chi le trasporta? La Conferenza del luglio 2001 sul commercio illecito delle armi leggere si è risolta in un fallimento totale. Le Ong avevano insistito per imporre la generalizzazione di un marchio utile per seguire i percorsi di queste armi, e per vietarne la vendita a chiunque violi il diritto umanitario internazionale.
Tutti gli osservatori sono colpiti dalla proliferazione delle leggi e raccomandazioni internazionali per la tutela dell'infanzia, che ovviamente è già contemplata dalla Convenzione di Ginevra e dai suoi protocolli aggiuntivi. Già in questi testi si prevede un regime di protezione speciale per i minori, anche quando sono coinvolti nelle ostilità . Il loro contenuto è rafforzato dalla Convenzione per i diritti del bambino, che in un suo Protocollo facoltativo eleva a 18 anni l'età minima per l'arruolamento. Questo documento dovrebbe essere massicciamente ratificato dagli stati in occasione della sessione straordinaria dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite dedicata all'infanzia, che si terrà a New York dal 19 al 21 settembre 2001, alla presenza di numerosi capi di stato.
Peraltro, in base allo Statuto del Tribunale penale internazionale in via di ratifica, l'uso di minori sotto i 15 anni di età in operazioni di guerra è un crimine di guerra. Recentemente sono state prese disposizioni per favorire l'intervento di bambini in qualità di testimoni davanti a questa giurisdizione.
Porre l'accento sulla tutela dell'infanzia non significa certo voler distinguere tra i civili una data categoria di esseri umani. Ma un'attenzione particolare deve pur essere dedicata a questa fascia d'età particolarmente vulnerabile, con esigenze specifiche, che necessita di aiuti mirati in termini di protezione giuridica, di prevenzione e di cure. Evidentemente, è più facile raggiungere il consenso quando è in gioco una causa sacra come quella dell'infanzia. Ed è certo il caso di accogliere favorevolmente ogni progresso di portata universale in campo normativo.
Dobbiamo salutare gli sforzi compiuti dalle Nazioni Unite per conferire al problema dei bambini coinvolti nelle guerre una priorità internazionale, e la tenacia con cui si cerca di integrare la tutela dell'infanzia nel processo di pace. Tuttavia manca da parte degli stati più potenti una vera volontà politica per tutto ciò che attiene alla protezione dei civili.
E un impegno etico da parte delle grandi compagnie che estraggono le ricchezze del sottosuolo. Quanto ai leader dell'opinione pubblica, non sembrano aver preso coscienza del prezzo pagato dai più giovani per una violenza che spesso tendono a valorizzare. C'è bisogno della determinazione di tutti i cittadini, anche perché, come dice lo scrittore Ahmadou Kourouma in una sua bella formulazione dedicata ai soldati-bambini: «Allah non ha l'obbligo di essere giusto in ogni cosa quaggiù».
La beneficenza e l'assistenzialismo com'e' stato applicato da 50 anni e' totalmente errato, secondo me, l'Africa deve essere liberata dalle guerre civili,e dai loro signori , che governano armi, droga, e minerali preziosi, purtroppo gli interessi sono esorbitanti, di cosenguenza nessuno e dico nessuno aiutera' l'Africa, ad uscire dal vortice della fame e della morte. I pochi aiuti che arrivano effettivamente ai bambini e a coloro che ne hanno bisogno sono una goccia d'acqua in un oceano.
Come mai i mass-media non evidenziano il problema a livello mondiale? non programmano interventi militari nelle regioni dove i signori della guerra producono morte e devastazione?
Perche' devono offendere i nostri sentimenti mostrandoci la fame dei bambini? quando sanno perfettamente chi e' produce tutto cio'? Hanno fatto le carte da gioco per i dittatori iracheni, perche' non le fanno per i signori della guerra? chi sono i loro finanziatori? chi gli consengna le armi? domande domande domande che non avranno risposta.....
