Ponte sullo Stretto, Procura apre inchiesta per corruzione: “Indagati volevano condizionare Corte Conti”
La Procura di Roma indaga per corruzione e rivelazione del segreto di ufficio nell’ambito del progetto per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina: tre indagati hanno tentato di condizionare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sull’approvazione del progetto definitivo per la realizzazione dell’opera.
La Procura di Roma ha aperto un'inchiesta per corruzione e rivelazione del segreto di ufficio nell'ambito del progetto per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina.
In base a quanto emerge da una nota diffusa dall'ufficio giudiziario, l'ufficio ha delegato i carabinieri del Ros all'esecuzione di un decreto di perquisizione a carico di tre persone, tra cui un ex presidente aggiunto dalla Corte di Conti (in quiescenza dal febbraio scorso), un avvocato 71enne già Consigliere di amministrazione della società "Stretto di Messina Spa" e un imprenditore reggino 65enne, residente a Roma. Le indagini hanno documentato le condotte dei tre indagati tese a condizionare l'esame di legittimità della Corte dei Conti sull'approvazione del progetto definitivo per la realizzazione dell'opera pubblica.
Come sappiamo lo scorso autunno la Corte dei Conti aveva bocciato il progetto, di fatto bloccando l'iter. E il governo è al lavoro per cercare di superare gli ostacoli che hanno portato allo stop: a questo proposito l'ad Ciucci prevede di completare l'iter approvativo del progetto entro la fine dell'estate 2026, per aprire la fase realizzativa "nell'ultimo trimestre dell'anno". E solo pochi giorni fa, dal bilancio della Società è emerso che a causa dei ritardi accumulati la Stretto di Messina è costretta a restituire 12 milioni di euro già incassati dall'Europa, ottenuti dall'Italia grazie a comunicazioni errate e imprecise sui tempi di realizzazione dell'opera.
L’indagine, coordinata dagli inquirenti della Capitale e affidata ai carabinieri del Ros, ha portato oggi all’esecuzione di perquisizioni tra Roma, la provincia di Reggio Calabria e quella di Frosinone. Nel corso delle attività investigative sono stati sequestrati dispositivi elettronici e documentazione che verranno ora analizzati per verificare la consistenza probatoria delle accuse formulate dagli inquirenti.
Chi sono i tre indagati
Secondo quando si apprende i tre indagati dalla Procura di Roma saprebbero Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti ed ex numero uno della sezione giurisdizionale del Lazio; mentre gli altri due sarebbero Giacomo Francesco Saccomanno, componente del Cda della società Stretto di Messina Spa fino a tre settimane fa ed ex commissario regionale della Lega in Calabria – che in passato ha anche collaborato direttamente con Matteo Salvini al ministero dei Trasporti come consulente esperto – e Vincenzo Virgiglio, responsabile delle relazioni esterne dell'associazione ‘Accademia Calabria'.
Le indagini della Procura e l'ipotesi corruzione
I reati per i quali si indaga sono corruzione per l'esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio e rivelazione di segreto d'ufficio. Secondo quanto riferito dalla Procura della Capitale, guidata da Francesco Lo Voi, i tre indagati, l'ex presidente aggiunto della Corte dei Conti in pensione dal febbraio scorso, l'avvocato calabrese e l'imprenditore reggino, avrebbero agito in concorso per influenzare l’esame di legittimità della Corte dei Conti relativo all’approvazione del progetto definitivo del Ponte sullo Stretto. L’avvocato e l’imprenditore, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbero avvicinato il magistrato contabile promettendogli sostegno per partecipazioni ad eventi e future nomine in enti pubblici dopo il pensionamento, in cambio di informazioni e di un intervento favorevole sulla procedura riguardante l’opera.
Gli investigatori contestano inoltre tentativi di contatto con altri magistrati ritenuti utili agli interessi del gruppo e la diffusione a terzi di informazioni riservate coperte dal segreto d’ufficio.
Il giudice della Corte dei Conti avrebbe infatti fornito aggiornamenti sull’andamento della procedura, dando informazioni sugli orientamenti interni dei colleghi e dettagli sulle discussioni in Camera di Consiglio. Nell'ordinanza della Procura si fa riferimento anche alla decisione sfavorevole adottata il 29 ottobre 2025 dalla magistratura contabile. Dopo quel pronunciamento, il magistrato indagato si sarebbe impegnato a predisporre una memoria tecnica nell’interesse della società Stretto di Messina Spa, manifestando al tempo stesso l’aspirazione a ottenere incarichi di vertice. Gli accertamenti proseguiranno nelle prossime settimane anche attraverso l’analisi del materiale sequestrato.
Secondo quanto emerge dalla nota diffusa dalla Procura capitolina l"avvocato e l'imprenditore indagati "al fine di condizionare il citato esame della Corte dei Conti in favore della società ‘Stretto di Messina Spa', avrebbero avvicinato il giudice contabile promettendogli il loro appoggio per ricoprire cariche in enti di diritto pubblico dopo il suo pensionamento, subordinandolo alla sua fattiva azione per il concretizzarsi dell'esigenza citata".
Secondo l'impianto accusatorio i "due avrebbero anche tentato di avvicinare altri magistrati ritenuti utili agli interessi del gruppo per la realizzazione dell'opera infrastrutturale e rivelato, a soggetti terzi, notizie coperte da segreto, acquisite dal giudice della Corte dei Conti indagato. Quest'ultimo, dal canto suo, avrebbe offerto – si legge nella nota – la propria disponibilità, fornendo costanti aggiornamenti sull'andamento della procedura condotta dalla Corte Contabile, rivelando informazioni riservate sugli orientamenti dei colleghi magistrati contabili e sullo sviluppo della relativa Camera di Consiglio in adunanza plenaria della Corte stessa".
Inoltre il magistrato contabile, si legge ancora, "avrebbe esaminato la decisione sfavorevole del 29 ottobre del 2025, impegnandosi a predisporre, nell'interesse della ‘Stretto di Messina Spa', una memoria sulla vicenda da consegnare al commercialista della società manifestando, in cambio, l'interesse a diventare Presidente dell'Antitrust o di una società partecipata".
Miele intercettato: "Situazione critica ma stiamo sul pezzo"
"Ehh… però è una situazione come dicevo… critica!". È quanto afferma l'ex aggiunto della Corte dei Conti, Tommaso Miele in una intercettazione ambientale citata nelle carte della Procura di Roma.
Per i pm la conversazione "lascia intendere all'interlocutore di avere visionato la documentazione della istruttoria relativa al progetto Ponte". Miele avrebbe definito la situazione "in salita", pur non ritenendosi preoccupato dall'ultimo rigetto della Corte del 17 novembre, considerato "logica conseguenza del rigetto del 29 ottobre", aggiungendo: "Il problema da risolvere è sempre quello…cioè, non cambia una virgola, però se ci scriviamo, ci parliamo, ci vediamo".
Gli inquirenti riportano anche il riferimento a un report riservato predisposto sulla vicenda da consegnare ai privati coinvolti: "l'importante che tu dai comunque il report…. che io sto sul pezzo… noi stiamo sul pezzo". Dagli atti emerge il rapporto tra Miele e l'imprenditore Vincenzo Virgiglio. Secondo l'accusa, il magistrato si sarebbe rivolto all'imprenditore anche per individuare architetti di fiducia per lavori nelle abitazioni dei figli.
Sempre secondo l'accusa Miele, prossimo alla pensione arrivata nel febbraio 2026, era interessato a ottenere "cariche apicali in organismi di diritto pubblico successivamente al pensionamento". In un'altra conversazione Miele avrebbe parlato delle proprie prospettive future: "Quando andrò in pensione ora l'anno nuovo, io dovrei fare il Presidente di non so che ancora… però mi hanno chiesto la disponibilità… io ho sparato alto…c'ho l'imbarazzo della scelta e ti dico la verità… se gli arriva un bell'endorsment… certo che va bene". E ancora: "Avrò avuto una decina di incarichi ma grossi.. uno più grosso dell'altro", con ruoli in Poste e anche in Regione Abruzzo tra gli altri. A questi, Saccomanno avrebbe offerto di aggiungere un incarico nel distretto siciliano del Rotary club.
Saccomanno si difende: "Inchiesta aberrante per colpire Salvini"
"Dal mio punto di vista è tutto aberrante, basta leggere quanto mi contesta la Procura e si vede che sono fatti che non stanno assieme, fuori da ogni logica giuridica e razionale". Si giustifica così all'AdnKronos, Giacomo Francesco Saccomanno. "Non mi risulta di aver mai parlato con Miele del parere della Corte dei Conti, non ho avuto alcun rapporto di questo tipo – dice l'ex commissario della Lega in Calabria – se poi tra amici, come siamo io e Tommaso, commentiamo quanto accaduto e condividiamo i timori di una decisione politica dalla Corte dei conti, – quale è poi stata – non ci vedo alcun problema".
"Tra l'altro – sottolinea – non so se lui ha partecipato all'udienza che ha deciso le scelte finite al centro dell'indagine". Quindi attacca: "Quella messa in campo dagli inquirenti è una ricostruzione ‘politica', vogliono colpire Salvini, il Ponte e anche il povero dottor Miele".
"Non ho sentito il leader della Lega – aggiunge – ma posso capire la sua amarezza, vogliono impedire la realizzazione di un'opera straordinaria, fondamentale per la crescita del sud. Questo va detto, sono queste le scelte politiche che fa la sinistra e gli stessi magistrati".
"Ora bisogna fare chiarezza, io sono certo di dimostrare la correttezza della mia condotta, sono pronto a chiarire tutto, ma poi pensi se uno che ha combattuto la mafia, i criminali, si fa intimorire da quanto sta succedendo. Certo si deve subito fare la legge per la responsabilità civile dei pm che sbagliano".
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