Outworld22 ha scritto:
L’applicazione del protocollo Var è stata corretta.
La tecnologia non può intervenire nei casi di contatti - effettivamente esistenti ma - di entità lieve, poiché ne mancherebbe un requisito strutturale, ossia il “chiaro ed evidente errore”. Se il contatto esiste, a valutarne l’impatto sull’azione sarà l’arbitro di campo, la cui discrezionalità l’introduzione del Var non ha mai inteso annullare.
Fanno eccezione i casi di contatti meramente veniali, evidentemente non fallosi (es. interventi spalla/spalla, quelli inevitabilmente consequenziali al tocco del pallone), definiti “di gioco”, fattispecie in cui certamente non rientra l’ipotesi in esame.
Il protocollo è corretto poiché stabilire che la tecnologia debba intervenire sempre, in ogni caso di errore:
- aumenterebbe rovinosamente gli intervalli di attesa tra l’episodio asseritamente falloso e la decisione del Var (costringendo, alla lunga, ad introdurre il “Var a chiamata”).
- aumenterebbe la discrezionalità del Varista a dispetto di quella dell’arbitro; atteso che circostanziare i casi d’intervento a quelli di “errore grave è evidente” costituisce fattore riduttivo della discrezionalità: un errore “netto” lo è per tutti (o quasi), mentre un errore “e basta” può essere tale solo per alcuni.
- di conseguenza si degenererebbe in una, ancor più inaccettabile, mancanza di uniformità nei giudizi.
La mancanza di uniformità che si registra ad oggi non deriva dalla fallacia del protocollo, ma dalla inadeguatezza degli arbitri che lo applicano.
E invece per me è il protocollo a essere sbagliato (oltre agli arbitri inadeguati), perché anche se c'è contatto e l'arbitro lo ha valutato da rigore, in realtà può essere stato un contatto non da rigore. E dunque chiaro ed evidente errore.
Anche nei casi di fallo di mano c'è un tipo di contatto (giocatore-pallone), che sebbene visto dall'arbitro può essere rivisto. Perché non fare lo stesso? Poi che cavolo significa chiaro ed evidente, sono sinonimi praticamente...