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Mie riflessioni dopo un mese di guerra: siamo tutti in un Cul de sac.
Il primo ad esserci entrato è lui, quel simpatico cabarettista di Vladimiro Putin.
Il fenomeno aveva programmato di entrare in Ucraina, fare una passeggiata di salute di un paio di giorni (magari salutato da una folla festante) e arrivare a Kiev, dove avrebbe defenestrato Zelensky per sostituirlo con un suo fantoccio. Successivamente, per non farsi mancare nulla, avrebbe formalmente annesso alla Russia la Crimea e i territori a est.
Questo, almeno, nei suoi sogni bagnati, oltre che in quelli di molti fenomeni che abbiamo in Italia, anche in questo forum, probabilmente alimentati dalle rassicurazioni dei suoi servizi segreti. (E ci facevi pure l'agente del KGB, tacci tua!)
Il risveglio dal sogno del povero Vladimiro, purtroppo per lui, è stato piuttosto brusco. I suoi carri, invece che sfilare tra folle di bambini e mamme con in mano fiori e bandierine russe, l'hanno fatto tra orde di soldati #@*§ neri, oltre che armati fino ai denti con i Javelin e gli NLAW così freschi di fabbrica da odorare come l'interno di una Panda appena uscita dal concessionario. Va da sé che la parata attesa da Vladimiro si sia trasformata, ben presto, in un massacro, con le torrette dei T-72 che hanno iniziato a saltare via come pop corn.
Ora, io non sono certo un fine stratega militare, ma le immagini della colonna russa impantanata lungo la strada in mezzo alle case l'abbiamo vista tutti. Sono ottant'anni che sappiamo che i carri non possono transitare impuniti in luoghi come quello, circondati da nascondigli per i potenziali tiratori nemici. Una simile condotta, manco a dirlo, presuppone dei generali incompetenti. Purtroppo, nel caso di specie, il poveraccio in questione non potrà mai spiegare le sue motivazioni a Vladimiro, in quanto è stato ucciso anche lui nell'evento, insieme a decine di giovani, per molti dei quali l'unica colpa era quella di essere in età di leva.
Oltre che dai lanciamissili spalleggiabili, i carri russi devono guardarsi anche dai droni TB.2, che dall'inizio della guerra hanno massacrato quasi impunemente le colonne di corazzati. (Il quasi è dovuto al fatto che uno di essi risulta abbattuto)
In poche parole, la dottrina sovietica, ovvero il pugno di ferro che si abbatte sull'avversario con la sua forza bruta, ha incontrato sulla sua strada le armi del ventunesimo secolo, uscendone piuttosto malconcia.
Il punto di forza dell'esercito russo, ovvero i suoi carri, è diventato il più delle volte un imbarazzante fardello per la fanteria, che invece di essere protetta da essi è costretta a continue azioni di scorta ai corazzati. Missioni per le quali la maggior parte dei ragazzi che compongono l'esercito non è neanche addestrata. Il risultato di tutto ciò è che, al 15 Marzo, le perdite dei russi ammontavano a circa 1500 mezzi di terra, tra cui 250 MBT più o meno. (Mi sembra 237) dal modico prezzo di 3 milioni cadauno. Non credete alla fandonia secondo la quale Vladimiro si è presentato in Ucraina con materiale obsoleto, nella maggior parte dei casi si parla di T-72B3, T-80BVM e le ultime versioni del T-90, materiale entrato in servizio dopo il 2010.
Se le truppe di terra piangono, di certo i colleghi dell'aria non ridono. La contraerea mobile ucraina si è dimostrata efficace, con gli S-300 per le quote più alte e gli Stinger vicino al suolo. Diversi Su-25, MiG-29, Su-30 e Su-34 (parte di questi ultimi entrati in servizio nel 2014) sono andati a fare compagnia alle margherite; alcuni di essi, purtroppo, in compagnia degli equipaggi. Peggio ancora è andata agli elicotteri, particolarmente vulnerabili agli Stinger. Chi, come me, è appassionato di aviazione, avrà certamente visto i filmati in cui i Mi-28 e i Ka-52 partono alla carica alla massima velocità (in modo tale da aumentare la gittata del tiro), sparano la loro salva di razzi da distanza siderale, per poi ripiegare velocemente al fine di evitare i missili spalleggiabili. Una tecnica che manco in Vietnam, tanto è grossolana e inefficace.
Il disastro logistico e di comunicazione di quella che, un tempo, era la gloriosa armata rossa, è sotto gli occhi di tutti. Addirittura in certe zone gli ufficiali sono costretti a parlare tra loro con i telefonini, roba che starebbe bene su Lercio, se non si stesse parlando di una guerra.
Gli Ucraini, da parte loro, hanno perso un numero assai inferiore di mezzi. Ciò è l'ovvia conseguenza della loro tecnica di guerriglia mordi e fuggi, che grazie alle armi ricevute si sta rivelando in grado di arginare l'avanzata russa. Se avessero affrontato Putin a viso aperto, inutile dirlo, sarebbero stati sconfitti in breve tempo, ma per loro fortuna i generali ucraini si stanno rivelando ben più scaltri dei lori colleghi russi, invece troppo succubi degli umori di Vladimiro. Secondo le stime dell'intelligence USA, i soldati russi uccisi sarebbero 7.000, i feriti tra i 14 e i 21.000. Le perdite ucraine, seppur più difficilmente quantificabili, sono con tutta probabilità di pari grandezza.
In Ucraina ci sono 150.000 soldati russi. Se i morti e i feriti sono tra i 20 e i 30.000, significa una percentuale tra il 15 e il 20% della forza di combattimento iniziale è stata annientata. Perdite enormi, che verrebbero considerate inaccettabili per gli standard dei malvagi occidentali. Inoltre ci sarebbe da parlare anche del bollettino comparso (e poi fatto sparire) sul sito del giornale Komsomolskaya Pravda, che ammetteva quasi 10 mila morti e 16000 feriti.
A titolo di paragone, l'esercito Ucraino ammonta a circa 200.000 soldati, più 250.000 riservisti.
Non è un caso quindi, che Vladimiro stia correndo ai ripari chiamando forze fresche (dei poveri coscritti il più delle volte) e una bella dose di mercenari direttamente dalla Siria e dalla Cecenia, entrambe soluzioni dal dubbio valore militare.
Conseguenze di tutto ciò? Vladimiro ovviamente tiene i suoi carri ben distanti da Kiev, ben memore della mattanza che le sue divisioni corazzate subirono a Grozny. A Mariupol gli ufficiali dicono di poter prendere la città "a breve", ma i separatisti sono già più prudenti e si spingono a dire che la sua conquista comporterà ALMENO un'altra settimana di guerra. Non male come risultato, considerando che sarebbe dovuta cadere quasi subito. Anche se dovesse prenderla, poi, mi chiedo cosa sbandiererà, davanti a un cumulo di macerie? A Kharkiv, invece, i suoi missili hanno ucciso un novantaseienne sopravvissuto ai Lager, complimenti davvero. Kiev, Kharkiv e Mariupol, città che ottant'anni fa si opposero ai carri con la svastica, oggi devono fare lo stesso contro quelli contraddistinti dalla (non meno agghiacciante) Z bianca. A Odessa, invece, il tanto atteso sbarco non è ancora avvenuto, e visti i recenti chiari di luna credo che sia ben lungi dal realizzarsi, giusto l'altro ieri è stata distrutta una fregata russa nel porto. Insomma, Vladimì, anche oggi si sbarca domani.
Putin, quindi, in questo momento è obbligato a seguire l'inerzia delle cose. La sua guerra, quella che aveva programmato all'inizio, l'ha già persa da un pezzo e il tifo da stadio (anche di molti italioti) nei suoi confronti durerà fin quando riuscirà a nascondere la polvere sotto il tappeto...
Ora come ora, non ha mezzi sufficienti per attaccare con forza tutti gli obiettivi, figuriamoci per mantenerli.
Intendiamoci, se volesse a tutti i costi la conquista dell'Ucraina alla fine ci riuscirebbe, ma per lui si trasformerebbe in un inferno in quanto dovrebbe dislocare tutto il suo esercito e subirebbe delle perdite, in termini di vite umane, mezzi e soldi, oltre l'intollerabile anche per i suoi standard. Senza contare che l'Ucraina si trasformerebbe in un nuovo Vietnam. Ipotesi, quindi, irrealizzabile.
Tuttavia, non è certo il tipo che leva le tende senza aver ottenuto prima qualcosa su cui edificare la seppur minima vittoria di Pirro. Non è escluso che possa rimanere lì, a sfinimento, e proseguirà il suo bombardamento con i missili a lungo raggio, inclusi quelli ipersonici che, a quanto pare, vengono lanciati dalla Russia e dalla Bielorussia dai MiG-31 appositamente modificati.
Le forze ucraine sono mobili, sfuggenti, non esistono reali obiettivi "pesanti". E' per questo che l'aviazione sta lavorando ben poco, mentre i predetti missili a lungo raggio vengono utilizzati come armi di rappresaglia, utilizzate per mostrare i muscoli con la scusa di colpire a lontano presunti obiettivi sensibili. Purtroppo, a volte, è difficile conoscere la reale natura del bersaglio colpito, in quanto la propaganda strumentalizza l'accaduto da una parte e dall'altra, con il risultato che spesso non si riesce a percepire la realtà dei fatti. Ma l'ospedale pediatrico di Mariupol, si, quello è stato colpito, come altri. La diplomazia finora ha fatto ben poco, proprio perché Putin non ha ancora la forza di pretendere nulla di più di quanto avesse già ottenuto nel 2014. Forse, fino a pochi giorni fa, sarebbe stato inaccettabile per lui, perché qualsiasi negoziato che non preveda la conquista di qualcosa, oltre alla neutralità dell'Ucraina, sarebbe una tacita, quanto mesta, ammissione di sconfitta.
Con il passare de giorni, forse, qualcosa potrebbe muoversi. Magari Putin riacquista il senno e si dimostra disposto ad andarsene nelle condizioni attuali. Mi sembra strano, ma ovviamente sarebbe l'ipotesi preferibile e la speranza è l'ultima a morire. Dall'altro lato, non si può certo pretendere che gli Ucraini mollino anche un di centimetro, sono loro gli invasi e hanno tutto il diritto di difendere la propria terra.
In tutto ciò, il mondo osserva con il fiato sospeso, nell'attesa che le sanzioni portino a sfinimento la debole economia russa, oppure che l'Ucraina in qualche modo ceda o Putin molli.
Chi ci perde in tutto ciò?
Putin in primis, che quando questa crisi si risolverà (si spera) imboccherà finalmente il viale del crepuscolo, ma perdiamo anche noi (intesi come occidente) in quanto in passato non siamo stati in grado di consentire alla Russia di diventare un paese democratico e moderno, dove un simile dittatore avrebbe avuto poco spazio.
Due pillole.
No fly zone: Sarebbe inutile quanto rischiosa, allo stato attuale pochissimi aerei russi sorvolano l'Ucraina. La maggior parte degli attacchi Vladimiro li porta con armi a lunga gittata, per cui non c'è niente da cacciare. Se poi, disgraziatamente, un aereo NATO dovesse abbattere un caccia russo sarebbe la fine del mondo, LETTERALMENTE.
Aiuti militari: trovo giusto fornire loro le armi, hanno deciso di combattere l'invasore ed è nostro dovere sostenerli. Senza il materiale fornito dall'occidente combatterebbero lo stesso, anche con i bastoni e le fionde, a mani nude se potessero, fino all'ultimo. Sono un popolo invaso che chiede aiuto.
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