arres82 ha scritto:
Alcune domande, che spero non risultino polemiche.
1) A quanto avevo capito (ma magari ho capito male io) il modello svedese consisteva nel "non proibiamo nulla ai cittadini, ma confidiamo nel fatto che rispettino da soli le indicazioni che diamo, anche se non li obblighiamo". Se ho capito bene (e se invece ho capito male quello che scrivo ora non ha alcun senso) questo modello svedese però fa a pugni con il concetto ripetuto anche qui sul forum e cioè "non puoi permettere alla gente di fare una cosa e poi lamentarsi se la fanno". In pratica, si è sostenuto più volte anche in questo forum che se semplicemente "sconsigli" di fare una cosa, ma non la proibisci, poi devi aspettarti che la gente la faccia comunque, e legittimamente. Se ho capito bene il modello svedese (e lo ripeto: "se"), un modello del genere in Italia sarebbe stato destinato al fallimento, visto che la considerazione generale è "se una cosa non è proibita la posso fare". Ho sbagliato qualcosa nel ragionamento?
Allora, ti rispondo per punti.
Nessuna polemica, anzi ogni tanto è bello confrontarsi in maniera più serena, per quanto possibile.
Sul primo punto è vero, è un approccio che hanno avuto soprattutto nella prima ondata (nella seconda ondata qualche misura in più l'hanno presa, si sono avvicinati agli altri Paesi scandinavi) ed è stato l'opposto di ciò che abbiamo fatto noi praticamente. E' ovviamente un approccio criticabile e non si può dire che sia stato un modello senza controindicazioni, tuttavia resta il fatto che il nostro ne ha avute altrettante se non di più di controindicazioni (mi rendo conto che è un confronto molto grezzo, bisogna ovviamente tenere conto delle differenze tra i due Paesi...però bisogna farlo in entrambi i sensi, non si può pretendere di importare il loro modello qua da noi, ma non siamo neanche nella posizione di insegnare ad altri cosa avrebbero dovuto fare).
Diciamo che vedendola in maniera più distaccata e forse un po' cinica il loro resta un "esperimento" interessante da seguire, per capire che conseguenze può avere il Covid se lasciato più libero di circolare (ma con la popolazione informata e quindi in grado di autoregolarsi, cosa che in val Seriana non successe semplicemente perchè a gennaio e febbraio eravamo ignari di tutto o quasi), anche qui tenendo conto del contesto specifico (Paese a bassa densità, ma con città dove la densità è paragonabile a quella delle maggiori città italiane).
arres82 ha scritto:
2) Mortalità. Sul fatto che in Italia abbiamo avuto tanti morti, più che altrove, mi pare che siamo tutti d'accordo. Posto che la differente mortalità dipende anche da fattori non controllabili, anche all'interno della stessa nazione (si parla dell'inquinamento, dell'umidità, della densità della popolazione, in due parole: pianura padana), non è detto che le misure che sono sufficienti in un territorio, lo siano anche in un altro, così come i danni economici causati dalle chiusure: in un territorio in cui si vive solo di turismo i danni sono molto maggiori rispetto a un territorio che campa di altro.
Concordo su tutto.
Ora che è passato quasi un anno dall'inizio della pandemia e conosciamo molto di più sul virus (assolutamente non tutto, ma ne sappiamo molto più che a marzo) non è più ammissibile prendere decisioni completamente improvvisate, mentre bisognerebbe fare analisi costi-benefici, per capire qual è il prezzo da pagare per chiusure, alcune delle quali di dubbia utilità.
Inoltre tutti questi fattori vanno tenuti a mente, e purtroppo tra i bias cognitivi che ci portiamo appresso come specie, c'è anche quello di sottovalutare tantissimo il ruolo del caso o di fattori che non dipendono completamente da noi come quelli che hai citato, e al contempo, nella nostra ricerca spasmodica di rapporti causa-effetto, sopravvalutare il ruolo dell'uomo e del nostro intervento.
Facciamo troppo spesso fatica a distinguere tra rapporti di causalità (causa-effetto) e quelle che vengono chiamate correlazioni spurie.
Un esempio classico è quello del primo lockdown, dove il ruolo svolto dal clima venne molto sottostimato anche da tanti scienziati. Con questo non si dice che misure restrittive siano completamente inutili, anzi, ma non si può dire che i contagi fossero calati
esclusivamente per quelle.
Faccio un altro esempio relativo alle zone rosse.

In questo grafico puoi vedere 3 curve sull'andamento dell'epidemia in Italia da metà settembre in poi. Quella viola rappresenta la variazione percentuale dei contagi sui 7 giorni rispetto ai 7 precedenti, quella rossa è l'indice Rt, quella blu sono i contagi per 100.000 abitanti.
Si può vedere facilmente come le 3 curve siano molto simili come andamento. Quella viola a grandi linee anticipa quella rossa, che a sua volta a grandi linee anticipa quella blu.
Quindi l'indice più predittivo (ancora più dell'Rt) sembra essere la variazione percentuale.
Ora guarda quand'è che la curva viola, cioè quella che anticipa le altre, comincia a calare. Tra la metà e la fine di ottobre, quindi prima delle zone rosse. E rallenta il suo calo a fine novembre, quando diverse zone rosse o arancioni erano ancora attive.
Con questo non dico che le zone rosse siano state inutili, anzi hanno contribuito a consolidare quel trend, che però si poteva intuire già da prima. Di conseguenza non si può dare il merito
solo ed esclusivamente a quelle restrizioni se i contagi sono calati. Ci sono altri fattori che influiscono, anche umani, come il fatto che una buona parte della popolazione (non tutti, chiaro) si autoregola parzialmente, aumenta l'attenzione quando i contagi aumentano e mette in atto alcune semplici precauzioni.
Qui puoi vedere la variazione percentuale per la regione Lombardia. Anche qui puoi vedere quando c'è stato il calo di questa curva, rispetto al momento in cui è cominciata la zona rossa.

Cita:
3) In Italia abbiamo avuto restrizioni più dure della media (non ho verificato, mi pare di aver capito così guardando in giro), e abbiamo avuto più morti. Capisco che la sensazione possa essere che le restrizioni non sono servite a granché, ma non è altrettanto legittima l'ipotesi che se abbiamo avuto così tanti morti nonostante queste restrizioni, se non ci fossero state queste restrizioni avremmo avuto un numero ancora maggiore di morti? Forse sono io che sono fossilizzato, ma finora c'è stato un unico territorio in cui possiamo vedere gli effetti del virus che circolava liberamente senza che ci fosse la minima restrizione ed è la valle Seriana a marzo, e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. In tutte gli altri posti le restrizioni sono arrivate prima che il virus si diffondesse in maniera massiccia tra la popolazione (per fortuna).
In effetti ciò che è successo in val Seriana è clamoroso. Tieni conto che a gennaio, febbraio (e forse pure prima, bisogna capire da quanto era in giro il virus) il virus venne lasciato liberissimo di circolare. Nessuna restrizione, prevenzione, niente di niente.
Già alcune misure preventive molto semplici, che all'epoca per forza di cose non vennero adottate, potevano aiutare molto col senno di poi (mascherina al chiuso, evitare strette di mano, igienizzazione frequente delle mani, ridurre contatti sociali "non necessari"...tutte cose che si possono fare senza bisogno di stravolgere completamente la propria vita e senza bisogno di tapparsi in casa per mesi).
Insomma io sono del parere che possono bastare anche misure semplici,
se prese per tempo, a ridurre molto il rischio.
In questa seconda ondata anche se non sembra il rischio è stato ridotto (abbiamo avuto circa lo stesso numero di morti che nella prima, ma distribuiti in tutta Italia o quasi, il che fa una differenza enorme, non c'è stato un massacro in un determinato luogo come avvenuto a marzo).
Se invece preferisci misure forti ma le prendi tardi a quel punto cambia poco a livello di mortalità (mi riferisco alla tua frase che ho evidenziato..sì magari senza zone rosse avremmo avuto più morti, ma non di tanto a mio parere, non certo il doppio dei morti per capirci), e lo possiamo vedere nella seconda ondata.
Questa è la curva dei decessi Covid (media settimanale dei decessi) in Italia...guarda com'era la curva al 6 novembre, data delle zone rosse.

Lascia stare la rozzezza della freccia che ho disegnato

ma rende l'idea di come la curva stesse già crescendo molto. A quel punto non riesci più a frenarla...ci sarà il calo un po' di tempo dopo il calo dei contagi, ma come ho già fatto vedere per far calare i contagi a quel punto non erano necessarie le zone rosse, tutto lasciava intendere che sarebbero calati ugualmente (più lentamente ma il calo sarebbe avvenuto lo stesso).
Adesso ci troviamo nella situazione in cui "abbiamo abbassato" la curva dei contagi (ma non azzerato come ad aprile, si sta stabilizzando ora) e dovremmo stare attenti ad una eventuale terza ondata. Ma se ancora una volta l'unica soluzione (prima che il vaccino abbia efficacia) che si prospetta è quella di altre zone rosse e lockdown a oltranza siamo messi male.

La morale è che è un casino

e come dici tu ricette magiche non ce ne sono. In quest'ottica bisognerebbe pesare molto i costi di un nuovo lockdown.
Anche fare screening di massa sembra non sembra avere una grande utilità (avrai letto l'articolo del Post a riguardo...ma era successo anche in Lussemburgo se non erro, avevano fatto uno screening di massa di tutto il Paese tra la prima e la seconda ondata, facilitati dal fatto che si tratta di un Paese molto piccolo, eppure ciò non ha evitato la seconda ondata con un certo numero di morti anche in quel caso).
Sulla mortalità/letalità del Covid faccio un post a parte perchè questo è troppo lungo.
