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 Oggetto del messaggio: Re: Rock: facciamo il punto
MessaggioInviato: dom 24 gen 2016, 17:34 
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Peraltro, io ipotizzo di aver intravisto una certa linea in questi anni, e per la verità hanno ipotizzato la cosa critici mille volte più bravi e ferrati: la linea battezzata black-wave.

Una sorta di musica nera totale, che assorbe elementi hip-hop, jazz, fusion, elettronica, funk&dintorni, ovviamente sempre personalizzati e mixati in modi propri. Qualche nome: Kanye West, Kendrick Lamar, Kamasi Washington, Matana Roberts, Erykah Badu, Robert Glasper Experiment etc...


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 Oggetto del messaggio: Rock: facciamo il punto
MessaggioInviato: dom 24 gen 2016, 18:07 
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-La morte del discorso sulla musica
-L'epoca del rock ormai sorpassata
-L'impossibilità di ritorno
-la non-nostalgia

Io sono un po' agli antipodi delle tue posizioni su tutti questi punti. Non credo nel utilità, necessità o possibilità di classifiche, classificazioni, tassonomie varie etc. etc. In questo senso me ne frego totalmente di tutti questi punti. I discorsi sulla musica vanno bene tra chi ha un linguaggio musicale commune - con mio fratello ascolto volentieri un disco e ci scambio delle osservazioni, ci intendiamo in un secondo e quindi vi è un valore comunicativo. Le altre forme di discorso sulla musica per me sono esercizi infantili e vanitosi. Ci ho perso troppo tempo da adolescente. Credo poco ai sorpassi epocali nella musica e quindi quest' impossibilità di tornare indietro la vedo solo in ottica personale e biografica. Che per me è l'orizzonte musicale decisivo. La nostalgia o non-nostalgie di cui tu e quel - a quanto pare celebre critico - parlate si riferisce ad un ottica storica che quasi per definizione non è nostalgica. Sono d'accordo solo sul fatto che c'è tanta bella musica in giro.


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 Oggetto del messaggio: Re: Rock: facciamo il punto
MessaggioInviato: dom 24 gen 2016, 18:54 
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Tu Lud hai questa tendenza a bollare come sbagliata e inutile ogni forma di analisi, di paragone, di confronto. In sostanza, lo studio, il mettersi in gioco, il confrontarsi, il provare a conoscere qualcosa di nuovo.

E' un atteggiamento molto diffuso, quindi ok nei fatti hai vinto, e forse è anche indotto dall'ottusità di una certa critica, che ha fatto di tutto per allontanare il pensiero da queste realtà. Ma trovo che in generale come cosa sia molto facile, per non dire semplicistica, comoda; il ridurre sempre e solo tutto a gusti e voglie personali e bollare tutto il resto come inutilità maschera in realtà l'incapacità di andare oltre questa prospettiva, per me non è sintomatico di autonomia (come un po' vuoi far intendere, senza offesa; ma allora saremmo tutti ultra-autonomi, l'atteggiamento che descrivi è praticamente la cosa più comune che esista), ma dell'esatto contrario, in questo contesto.

Rifiuto e bollo come non interessante ciò che non conosco: l'esatto opposto di ciò che cerco di fare io. Dire "Non lo so, mi informo, magari è interessante, mi incuriosisce, può darmi qualcosa", per me è sempre più interessante. Non per calarsi in dogmi e certezze critiche (dio me ne scampi e liberi caxxo, un pacco mortale), ma proprio per crescita personale.

Cito Brel, con il quale sono totalmente d'accordo

"Sì, bisogna essere come "scolaretti". Credo sia necessario essere umili e dire "io non lo so, vado a vedere". Non lo so, ma ci sono due modi di reagire di fronte a tutto ciò che non si sa: uno è decretare che è un'idiozia e l'altro è andare a vedere, e io preferisco andare a vedere, e confesso di avere un debole per gli uomini che vanno a vedere".


Per me questo è un grosso limite, io naturalmente avrò i miei, ci mancherebbe.


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 Oggetto del messaggio: Re: Rock: facciamo il punto
MessaggioInviato: dom 24 gen 2016, 20:50 
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Francesco82 ha scritto:
Tu Lud hai questa tendenza a bollare come sbagliata e inutile ogni forma di analisi, di paragone, di confronto. In sostanza, lo studio, il mettersi in gioco, il confrontarsi, il provare a conoscere qualcosa di nuovo.

E' un atteggiamento molto diffuso, quindi ok nei fatti hai vinto, e forse è anche indotto dall'ottusità di una certa critica, che ha fatto di tutto per allontanare il pensiero da queste realtà. Ma trovo che in generale come cosa sia molto facile, per non dire semplicistica, comoda; il ridurre sempre e solo tutto a gusti e voglie personali e bollare tutto il resto come inutilità maschera in realtà l'incapacità di andare oltre questa prospettiva, per me non è sintomatico di autonomia (come un po' vuoi far intendere, senza offesa; ma allora saremmo tutti ultra-autonomi, l'atteggiamento che descrivi è praticamente la cosa più comune che esista), ma dell'esatto contrario, in questo contesto.

Rifiuto e bollo come non interessante ciò che non conosco: l'esatto opposto di ciò che cerco di fare io. Dire "Non lo so, mi informo, magari è interessante, mi incuriosisce, può darmi qualcosa", per me è sempre più interessante. Non per calarsi in dogmi e certezze critiche (dio me ne scampi e liberi caxxo, un pacco mortale), ma proprio per crescita personale.

Cito Brel, con il quale sono totalmente d'accordo

"Sì, bisogna essere come "scolaretti". Credo sia necessario essere umili e dire "io non lo so, vado a vedere". Non lo so, ma ci sono due modi di reagire di fronte a tutto ciò che non si sa: uno è decretare che è un'idiozia e l'altro è andare a vedere, e io preferisco andare a vedere, e confesso di avere un debole per gli uomini che vanno a vedere".




Francè, come al solito i tuoi post rispondono sempre solo a se stessi - argomenti fantoccio a gogo e supposizioni. Nulla di ciò che io ho scritto è incompatibile con la voglia "di andare a vedere" o implica che io non vada a vedere. Io di fatti oltre al mio percorso personale sono anche andato a vedere cosa ne dicono Platone, Aristotele, Augustinus, Luther, Descartes, Mattheson, Rousseau, Schubart, Wackenroder, Hoffmann, Schopenhauer, Nietzsche, Mann, Hegel, Schumann, Wagner, Hanslick, Heidegger, Gadamer.... - mi manca Brel :D - ed ho visto che forse c'è poco da vedere e più da ascoltare.

Io non ho nessuna tendenza a rifiutare ogni forma di analisi o di rifiutare ciò che non conosco, al contrario. Ma sono uno che pensa e quindi discerno oggetti analizzabili o che valgono la pena essere "analizzati" da altri che non lo sono. Ed io so cosa significa studiare; solo tu puoi pensare che ascoltare un po' di musica e fare un po' di sistematizzazioni tra riccardoni significhi studiare...


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 Oggetto del messaggio: Re: Rock: facciamo il punto
MessaggioInviato: ven 29 gen 2016, 11:12 
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Eh sì insomma, ti vanti di essere autonomo e poi citi filosofi riconosciuti e roba simile, insomma tutto serio, ufficiale e ufficialmente importante, roba che puzza di accademia da un chilometro di distanza. Quella è l'unica cosa che merita interesse e approfondimento, il resto è il nulla: complimenti.
Il tuo tono stizzito è divertente , oltre che scioccamente offensivo.

Insomma, sei un concentrato di luoghi comuni e di ufficialità: contento tu, contenti tutti. Non venire però a dare lezioni sull'autonomia e sul pensare da sé, però, te lo chiedo come cortesia, perché sei la negazione di questo modo di essere, incarni un po' il male che secondo me esiste nella "cultura".
I Riccardoni piacciono a te, se permetti (e in effetti hai gusti banalissimi, ma non mi ero mai permesso di dirtelo, perché a differenza tua io rispetto i gusti altrui), a me piace la musica.

Che poi tu non sia in grado di riconoscere il suo valore umano, sociale e culturale perché non ci fanno corsi universitari dimostra la gravità dei tuoi limiti, mica che questa non è materia degna di studio.

Vedo comunque che riesco a infastidirti, la cosa mi fa piacere: "Te la meriti, la Svizzera!"


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 Oggetto del messaggio: Rock: facciamo il punto
MessaggioInviato: ven 29 gen 2016, 11:32 
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Ma una volta i "Riccardoni" non erano quelli che andavano cercando il "pelo nell'uovo"..Mo' son diventati banali?


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 Oggetto del messaggio: Re: Rock: facciamo il punto
MessaggioInviato: ven 29 gen 2016, 16:23 
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Francesco82 ha scritto:
Eh sì insomma, ti vanti di essere autonomo e poi citi filosofi riconosciuti e roba simile, insomma tutto serio, ufficiale e ufficialmente importante, roba che puzza di accademia da un chilometro di distanza. Quella è l'unica cosa che merita interesse e approfondimento, il resto è il nulla: complimenti.
Il tuo tono stizzito è divertente , oltre che scioccamente offensivo.

Insomma, sei un concentrato di luoghi comuni e di ufficialità: contento tu, contenti tutti. Non venire però a dare lezioni sull'autonomia e sul pensare da sé, però, te lo chiedo come cortesia, perché sei la negazione di questo modo di essere, incarni un po' il male che secondo me esiste nella "cultura".
I Riccardoni piacciono a te, se permetti (e in effetti hai gusti banalissimi, ma non mi ero mai permesso di dirtelo, perché a differenza tua io rispetto i gusti altrui), a me piace la musica.

Che poi tu non sia in grado di riconoscere il suo valore umano, sociale e culturale perché non ci fanno corsi universitari dimostra la gravità dei tuoi limiti, mica che questa non è materia degna di studio.

Vedo comunque che riesco a infastidirti, la cosa mi fa piacere: "Te la meriti, la Svizzera!"


? !

:D

Io nomino dei filosofi che hanno delle posizioni fondamentali sulla musica come risposta alla tua idea (random e fuori discussione) che io non avrei voglia di "andare a vedere" perché sono - io, autonomamente - agli antipodi delle tue idee.

Questo punto come il resto del mio post - tono (forse non nonchalantissimo ma non offensivo) incluso - è ovviamente una reazione ad un tuo post composto interamente di conclusioni random, supposizioni random e argomenti fantoccio sulla mia persona.

Non rispondo al resto del tuo post, credo parli per se.

Questa è la terza volta che ti vediamo impazzire totalmente per delle sciocchezze e per dei fantasmi. Il quadro sta diventando un filo sconcertante qui, Francè.


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