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Tutti commentano entusiasti, leggo votoni ovunque per il mercato dell'Inter. Però posso dire la mia? Chiaramente sì. E colgo l'occasione per gettare acqua sul fuoco.
Innanzitutto, una doverosa precisazione: non parlerò di cifre, perché i soldi sono di Ciccio Thohir. Mi limiterò ad analizzare le scelte di Mancini: perché, in pratica, il mercato lo ha fatto lui.
Perisic, inseguito per un'estate, è potenzialmente inferiore a Shaqiri, e di un'incostanza che ha spinto qualcuno a paragonarlo a Recoba. A differenza dello svizzero, duranto un triste semestre, magari terrà la bocca chiusa e apprezzerà meno la vita milanese: chissà, magari lui riesce a non litigare con Mancini. E su questo punto voglio e posso ricollegarmi a Felipe Melo: due mesi interi a sbavargli dietro, come se un medianaccio con le sue caratteristiche non fosse reperibile altrove, eppure è destinato — mi auguro — a fare panchina. Mancini, che già l'anno scorso è stato preso letteralmente a cazzotti da Osvaldo in spogliatoio è forse interessato a replicare l'esperienza di sparring partner, questa volta col brasiliano? Miranda e Murillo, che in qui sono andati bene anzi benissimo, si sono comunque confrontati con gli attacchi di Atalanta e Carpi. L'impressione è che possano comunque continuare su questi livelli, ma se il brasiliano è stato lasciato andare da Simeone per lasciare spazio a Gimenez dopo un'annata non propriamente esaltante, qualche dubbio su di lui è concesso averlo. Ennesimo brasiliano: Telles. Ad essere sincero, e lo ho già scritto altrove, mi impressionò la prima volta che lo vidi. Ha passo, piede e coraggio. Temo però possa mancargli totalmente la fase difensiva: stiamo a vedere se Mancini è un buon insegnante. Ljajic è la personificazione dell'incostanza. Ma ha 24 anni, sia mai che non metta la testa a posto? Hernanes, ormai oltre la trentina, non abeva più speranze da questo punto di vista. Jovetic, l'altro slavo, in realtà incostante non lo è mai stato: se è in campo, fa la differenza. Peccato che l'ultimo biennio lo abbia passato prevalentemente in infermeria: vediamo se e quanto dura. Io sogno una stagione senza infortuni, ma ci credo poco. Infine Kondogbia, possente negroide chiamato a rivitalizzare il centrocampo, non dovrebbe deludere. Ha esperienza, relativamente alla sua età, gamba e coraggio.
In uscita, posto che ci si è liberati di alcuni esuberi, vorrei sottolineare che con le cessioni di Kovacic, Hernanes e Shaqiri si è scelto di privare totalmente di fantasia il centrocampo. Mancini sa quello che fa: speriamo che i fatti gli diano ragione.
Infine, chiusura con perplessità tattica: qualunque sia il modulo che il mister ha in testa, manca un attaccante sinistro. Jovetic e Ljaijc sono due seconde punte, che amano partire da sinistra ma di certo non dall'ala, e infilare lì Perisic vuol dire riproporre Palacio come punta esterna, una cosa che non fa da quando era al Genoa. E ora ha 33 anni.
La squadra si è indubbiamente rinforzata, anche perché indebolirsi ulteriormente non era possibile. Ma non è certo la corazzata di cui scrive qualcuno. Il terzo posto è comunque possibile, grazie a individualità capaci di fare la differenza in Italia e all'assenza di distrazioni che finiscono con "League".
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