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Ora io vi chiedo: se quel somaro di Higuain, in finale, avesse segnato invece di calciare la palla sui cartelloni pubblicitari e l'Argentina avesse vinto, ad oggi, con una Coppa del Mondo in bacheca, Messi sarebbe come Maradona? (Notare come la prestazione puramente calcistica di Messi non sarebbe cambiata di una virgola in questo caso, l'unica differenza sarebbe stata la vittoria dell'Argentina invece della sconfitta).
Non sarebbe come Maradona.
Non è tanto il palmares, a mio avviso, che fa la differenza, ma quanto incidi nel palmares. La finale e le partite decisive del Mondiale Messi le avrebbe comunque giocate male.
Certo, sarebbe cambiato il suo impatto storico, se il suo diagonale fosse finito in rete e quel gol avrebbe permesso all'Argentina di vincere il Mondiale. Suo e di nessun altro però.
Sarebbe cambiato comunque in caso di giocata o assist decisivo di Messi.
La forza tecnica, la forza del giocatore, le sue qualità e caratteristiche non sarebbero cambiate, è e sarebbe sempre rimasto Messi.
Ma la sua grandezza sarebbe cambiata (ripeto, non in caso di gol di Higuain, ma di giocata decisiva di Messi, questo sì).
Se Maradona non avesse inciso e dominato a quel modo nel Mondiale 86, nessuno oserebbe paragonarlo a Pelè. Ed è giusto sia così. Se Pelè non avesse vinto due Mondiali a quel modo, sarebbe diventato il simbolo del calcio? Se Di Stefano avesse vinto una Coppa Campioni invece che 5 con 5 gol in finale tutti determinanti, sarebbe considerato come Di Stefano? No. E ripeto, giusto che sia così. La storia si fa con e nei momenti decisivi.
Lo stesso vale per le squadre. Solo due squadre, a memoria, sono diventate Leggenda con la L maiuscola pur non vincendo il Mondiale, l'Ungheria 54 e l'Olanda 74. Però attenzione: anche qui, non è che non fossero vincenti. Sono comunque arrivate in finale dopo un Mondiale strepitoso, dopo aver giocato il miglior calcio di quel Mondiale, infilando spettacoli strepitosi uno dopo l'altro. E poi l'Ungheria nei 6 anni precedenti ha incantato e vinto ovunque in Europa, conseguendo imprese memorabili (dal 6-3 agli inglesi all'oro olimpico, dalle 140 reti messe a segno in 30 partite e rotte al 7-1 rifilato agli inglesi nel 54), mentre l'Olanda, grazie a Feyenoord e soprattutto Ajax ha messo insieme 4 Coppe Campioni di fila (non bazzecole) cambiando il calcio.
Segnare 5 gol all'Empoli o all'Avellino mi frega relativamente se poi nel momento topico, nella finale, nel match più importante di una stagione o un torneo con gli occhi del mondo addosso, si stecca clamorosamente.
Ribadisco, un conto sono le doti tecniche. Un altro - e secondo me, alla fine, più vincolante ancora in ambito storico - è la grandezza che occorre dimostrare nei momenti decisivi.
Le cronache del tempo dipingono Valentino Mazzola come un giocatore totale, probabilmente il più completo calciatore mai apparso in Italia. Ha avuto la sfortuna di giocare di fatto 12 partite internazionali. Meazza, probabilmente meno completo e dominante di lui (comunque si parla di un genio anche in questo caso, sia chiaro) ha vinto 2 Mondiali da leader dell'Italia nel periodo aureo del nostro calcio. Chiaro che sul piano storico, un esperto di calcio italiano tenda a mettere Meazza davanti, anche se Mazzola - ribadisco - forse era più forte.
Gli argentini considerano Moreno non meno forte di Maradona e molti in Brasile dicono che Zizinho fosse sul livello di Pelè.
Vero o no, sta di fatto che Moreno (anche qui non per colpe sue, c'era la guerra) un Mondiale non lo ha mai giocato. Maradona invece lo ha vinto. Da solo.
Zizinho nel 50 ha perso. Pelè ha vinto nel 58, a 17 anni, alla guida dell'unica nazionale sudamericana che ha vinto in Europa.
Non sono io che ho deciso questo metro di giudizio (che si può ammettere/seguire o meno, ognuno è libero). Ma è la storia che ha detto questo.
E' chiaro - evidenzio alla fine per evitare risposte del tipo (“eh ma allora se si ragiona così Schillaci diventa più forte di Van Basten etc”) che la base deve essere sempre rappresentata dalle qualità tecniche e dalla continuità messa in mostra anche in partite normali. Ma se uno vuole davvero attingere le «algide vette» citando Epico, allora secondo me diventa fondamentale che nel momento in cui la Storia del Calcio si scrive, il fuoriclasse di turno prenda per primo - lui e non altri - la penna in mano...
(spero di aver spiegato come la penso, concetti che ho già evidenziato più e più volte, specie in splendidi topic con il mitico Banana Joe, che ha una visione, legittimamente, dissimile dalla mia ma aveva sempre dimostrato competenza e rispetto).