Makanaky ha scritto:
Nelle condizioni in cui Baggio ha potuto giocare mi sembra che difficilmente avrebbe potuto ottenere di più come vittorie.
Ha cominciato la sua carriera nel calcio che conta praticamente già da miracolato. Alla Fiorentina è stato certamente già grande. Era la Fiorentina, arrivarono addirittura in finale di Coppa Uefa..Negli anni della Juve non gli si poteva chiedere di supplire da solo alla grande differenza di collettivo a favore del Milan. Infatti tutti i media parlavano, non a caso, di Juve Baggio-dipendente. Nel 1995 il suo contributo alla vittoria lo ha dato, non bisogna dimenticare che fu fuori 3-4 mesi per un infortunio nella fase centrale della stagione.
Però guarda caso la vittoria è arrivata con una Juve che era un collettivo ben più solido di quello degli anni precedenti.
Non si è preso né con Lippi né con Capello, ha perso due o tre anni buoni.
Ovviamente non poteva vincere titoli giocando a Bologna o a Brescia. Ha fatto più di 200 goal in A pur con tutti gli handicap fisici.
Poi non ho capito se si deve valutare la grandezza calcistica o quella caratteriale. Ognuno ha la propria personalità. Baggio faceva il calciatore, non il generale in guerra, non gli era richiesto per forza di mettere in riga i suoi compagni con le urla. Ma diciamolo pure che Baggio non è stato leader neanche negli USA nel 1994. Sacchi lo mette fuori contro la Norvegia, difficilmente lo stesso trattamento sarebbe stato riservato in analoghe condizioni a Matthaeus o ad un Nedved. E' vero. Oppure atteniamoci scrupolosamente alle risultanze, e consideriamola una sconfitta pure quella..dopo tutto fra uscire agli ottavi di finale e fare ex aequo meno i calci di rigore non c'è molta differenza.
Qui si parlava dei giocatori europei che più hanno fatto la storia, di gente come Cruyff, Platini, Zidane, Beckenbauer, Eusebio, Puskas, Van Basten, giocatori che sono stati leader, guide e/o punti di riferimento di squadre formidabili per anni e anni e che sono stati capaci di guidare queste squadre a successi prestigiosi in serie. Baggio questo non lo ha mai fatto. Tu dici "ma difficilmente avrebbe potuto ottenere di più, giocando in una Juve distanti anni luce dal Milan, poi in un Milan declinante, poi nel Brescia, nel Bologna ecc". Condivisibile. Ma questo cosa cambia? La storia ha detto questo, io non valuto per ciò che poteva essere, ma per ciò che è stato. E in ogni caso, se Baggio non ce l'ha fatta e ha finito per vincere pochissimo in rapporto al talento che aveva, beh secondo me è stato anche per limiti suoi. Penso che difficilmente uno come Baggio avrebbe potuto diventare un leader duraturo e un fuoriclasse continuo in un top team, per i limiti caratterali, di leadership, tattici a cui anche tu sembri far riferimento. Tu parli di grandezza calcistica e caratteriale come due aspetti distinti, ma per me il carattere deve essere uno degli elementi utili per valutare il valore di un giocatore in senso assoluto. Baggio era anarchico tatticamente. Non era un uomo squadra. Non aveva il carattere, la mentalità e forse nemmeno il fisico per poterlo diventare. Baggio era la ciliegina sulla torta, non la torta. E uno con i suoi mezzi tecnici doveva essere la torta intera. Come torta intera, per le loro squadre, sono stati i Cruyff, i Puskas, gli Eusebio e gli altri di quella lista. Non è un caso che i 5 allenatori più vincenti del calcio italiano degli ultimi 20 anni (Ancelotti, Capello, Lippi, Trapattoni e Sacchi) abbiano mal digerito o non sopportato Baggio. Perché sapevano che non si poteva costruire un ciclo di vittorie continuo intorno a lui. Baggio non aveva queste caratteristiche. Ne aveva altre. Era un poeta, un sognatore, uno che poteva far innamorare. Ma non vincere. Forse, da questo punto di vista non è neppure un caso che sia riuscito a fare la differenza in competizioni brevi, dove il talento faceva aggio sulla completezza tattica. E lui di talento ne aveva da vendere, questo non lo nego. Basta guardare cosa è stato capace di fare con la Nazionale, guidandola a un passo dal trionfo mondiale.
Per questo, perché tecnicamente era un semidio, perché era un uomo gol e un uomo assist favoloso, ci può stare di ritenerlo il più grande numero 10 del calcio italiano degli ultimi 30-35 anni, un gradino sopra a Totti, Del Piero, Mancini o chicchessia. Ma da qui a metterlo sullo stesso piano - ripeto - di giocatori che oltre all'arte hanno abbinato le vittorie, la leadership, l'intelligenza tattica, la mentalità vincente, beh... ce ne passa.