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27DONI72 ha scritto:
Premettendo che per ovvi motivi non ho mai visto giocare Stanley Matthews e le mie conoscenze su di lui sono limitate a quanto letto su siti internet, libri, riviste, ecc, molti esperti lo mettono nelle discutibili classifiche all time nonostante nella sua carriera di club non abbia vinto praticamente niente e in nazionale soprattutto a causa della guerra non ha potuto incidere più di tanto, preso atto della sua longevità da record e del suo dribbling probabilmente tra i migliori di sempre,
mi viene spontanea una domanda per gli esperti:
non pensate che venga troppo considerato? ok era una grande ala, ma vedendo i risultati non mi pare abbia inciso così tanto nella storia del calcio da essere incluso in quasi tutte le discutibili le classifiche all time anche in posizioni molto avanzate.


In generale i calciatori inglesi li ritengo abbastanza sopravvalutati. Però su Matthews non sono d'accordo. Nel 1953 vinse una FA Cup (che allora valeva più di un campionato) praticamente da solo sfornando tre assist decisivi al compagno Mortensen dopo che la sua squadra era finita sotto 2 a 0. Nella partita giocata contro l'Italia a Torino nel 1948, molti giocatori italiani di quel periodo (Parola, Eliani, che lo aveva in marcatura) sostennero a postreriori che l'Inghilterra vinse grazie a Matthwes. Lui infatti partiva sempre da posizione più arretrata risucchiando così il povero Eliani e garantendo superiorità nuemrica agli inglesi sulla fascia destra. Se noti i primi due gol presi dall'Italia sono nati dalla fascia di destra dove c'era Matthews....Lo stesso Pelé dichiarerà in avanti che Matthews è stato il più grande calciatore di tutti i tempi, forse ha esagerato, ma comunque Sir Stan è stato unod ei pochi calciatori ignlesid egnid ella propria etichetta.


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Mad ha scritto:
Marco Bode ha scritto:
Finney l'ho visto giocare un paio di volte in partite d'archivio anni fa e non mi ha esaltato, Mad. Secondo me, i giocatori inglesi sono stato tanto soprastimati nel corso della storia, forse per il fascino che il calcio inglese ha nel mondo, forse perché hanno inventato il calcio moderno... Ma di calciatori inglesi davvero etichetabili come fuoriclasse ne conto pochi.


Su Finney sono piuttosto convinto Marco. E' indubbio che i giocatori inglesi abbiano un'aura tutta loro, dovuta al fatto che non si siano mai effettivamente confrontati concretamente col calcio Mondiale fino agli anni '50, ma è anche innegabile che l'Europa li abbia dovuti raggiungere negli anni. Non di certo negli anni '50, già ben prima (ho sempre considerato Uruguay, Italia e Argentina superiori alle rispettive formazioni inglesi degli anni '30, e pari o superiori nel caso dell'Uruguay, a quelle degli anni '20), ma partivano sicuramente da un gradino diverso rispetto agli altri.

Wright era un grande giocatore, e non lo è meno per la rumba presa da Puskas, che sarebbe come dire che un calciatore affermato venisse rivalutato per aver sfigurato con Maradona, Ronaldo o Messi. Quando Beckenbauer ha preso quel famoso tunnel da Pelé non si è pensato "ah, allora Beckenbauer è sopravvalutato" ;)


No, ma questo sicuramente Mad: di Wright ho solo scritto che si sarà ricordato di Puskas tutta la carriera dopo l'infarinatura subita a Wembley, non mettevo in dubbio il suo valore, fino ai primi Anni 50 era probabilmente il miglior mediocentro sistemista d'Europa. Le giornate no capitano a tutti, anche ai grandissimi e di conseguenza anche a giocatori forti, ma non grandissimi, come Wright.
Su Finney, io mi sono limitato a dare un mio giudizio dopo averlo visto all'opera un paio di volte... Il mio era comunque un discorso più generale su un'eccessiva mitizzazione del calcio inglese negli anni, pur se importantissimo per alcuni sviluppi tattici (il Chapman System il 4-4-2 di Ramsey, gli accorgimenti tattici e nell'alimentazione degli atleti di Shankly al Liverpool che in parte sono ancora la base del calcio inglese moderno). I risultati però dicono che a livello di nazionale hanno vinto un solo Mondiale (rubacchiato) in casa, per il resto tante figure barbine già a partire dal secondo dopoguerra. Oltretutto, io aggiungerei che, essendo furbi e sapendo i loro limiti, hanno sempre preferito giocare le amichevoli contro le migliori nazionali dell'anteguerra in periodi a loro favorevoli e in casa loro (a quei tempi le differenze climatiche erano più evidenti e i terreni di gioco inglesi erano completamente diversi da quelli europei come manto e struttura, dunque favorevoli a chi sapeva già giocarci...). Gli inglesi sono fatti così, a mio avviso: sono una nazione “intelligente” da questo punto di vista, scaltra. Sono consapevoli dei loro limiti, ma sono anche troppo orgogliosi per ammettere di essere inferiori a qualcuno: per questo, preferiscono affrontare qualcuno anche se superiore sul loro terreno preferito, oppure scelgono di starsene per conto loro, piuttosto che farsi battere, sottomettere o comandare. E' stato così nel calcio dell'anteguerra, quando evitarono di affrontare gli uruguayani, è stato così fino all'immediato dopoguerra, fino a quando non poterono più rifiutarsi di giocare ai Mondiali. E' così oggi - se guardi bene - nel mondo economico-politico: non potranno mai entrare in un'Europa “dominata” dai tedeschi e dalla loro politica di rigore, loro che sono tra i padri fondatori della finanza creativa. Così scelgono di starne fuori, isolati da tutto il resto. ;)


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MessaggioInviato: sab 12 gen 2013, 19:51 
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ciccio graziani ha scritto:
27DONI72 ha scritto:
Premettendo che per ovvi motivi non ho mai visto giocare Stanley Matthews e le mie conoscenze su di lui sono limitate a quanto letto su siti internet, libri, riviste, ecc, molti esperti lo mettono nelle discutibili classifiche all time nonostante nella sua carriera di club non abbia vinto praticamente niente e in nazionale soprattutto a causa della guerra non ha potuto incidere più di tanto, preso atto della sua longevità da record e del suo dribbling probabilmente tra i migliori di sempre,
mi viene spontanea una domanda per gli esperti:
non pensate che venga troppo considerato? ok era una grande ala, ma vedendo i risultati non mi pare abbia inciso così tanto nella storia del calcio da essere incluso in quasi tutte le discutibili le classifiche all time anche in posizioni molto avanzate.


In generale i calciatori inglesi li ritengo abbastanza sopravvalutati. Però su Matthews non sono d'accordo. Nel 1953 vinse una FA Cup (che allora valeva più di un campionato) praticamente da solo sfornando tre assist decisivi al compagno Mortensen dopo che la sua squadra era finita sotto 2 a 0. Nella partita giocata contro l'Italia a Torino nel 1948, molti giocatori italiani di quel periodo (Parola, Eliani, che lo aveva in marcatura) sostennero a postreriori che l'Inghilterra vinse grazie a Matthwes. Lui infatti partiva sempre da posizione più arretrata risucchiando così il povero Eliani e garantendo superiorità nuemrica agli inglesi sulla fascia destra. Se noti i primi due gol presi dall'Italia sono nati dalla fascia di destra dove c'era Matthews....Lo stesso Pelé dichiarerà in avanti che Matthews è stato il più grande calciatore di tutti i tempi, forse ha esagerato, ma comunque Sir Stan è stato unod ei pochi calciatori ignlesid egnid ella propria etichetta.


Su Matthews sono d'accordo con ciccio. E' stato un grandissimo. Ha avuto la sfortuna di giocare con compagni di squadra forse non così eccezionali. Ma nelle partite Anni 50 che ho visto dell'Inghilterra, lui a mio avviso si è sempre distinto come il migliore.


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MessaggioInviato: sab 12 gen 2013, 20:22 
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Marco Bode ha scritto:
Mad ha scritto:
Marco Bode ha scritto:
Finney l'ho visto giocare un paio di volte in partite d'archivio anni fa e non mi ha esaltato, Mad. Secondo me, i giocatori inglesi sono stato tanto soprastimati nel corso della storia, forse per il fascino che il calcio inglese ha nel mondo, forse perché hanno inventato il calcio moderno... Ma di calciatori inglesi davvero etichetabili come fuoriclasse ne conto pochi.


Su Finney sono piuttosto convinto Marco. E' indubbio che i giocatori inglesi abbiano un'aura tutta loro, dovuta al fatto che non si siano mai effettivamente confrontati concretamente col calcio Mondiale fino agli anni '50, ma è anche innegabile che l'Europa li abbia dovuti raggiungere negli anni. Non di certo negli anni '50, già ben prima (ho sempre considerato Uruguay, Italia e Argentina superiori alle rispettive formazioni inglesi degli anni '30, e pari o superiori nel caso dell'Uruguay, a quelle degli anni '20), ma partivano sicuramente da un gradino diverso rispetto agli altri.

Wright era un grande giocatore, e non lo è meno per la rumba presa da Puskas, che sarebbe come dire che un calciatore affermato venisse rivalutato per aver sfigurato con Maradona, Ronaldo o Messi. Quando Beckenbauer ha preso quel famoso tunnel da Pelé non si è pensato "ah, allora Beckenbauer è sopravvalutato" ;)


No, ma questo sicuramente Mad: di Wright ho solo scritto che si sarà ricordato di Puskas tutta la carriera dopo l'infarinatura subita a Wembley, non mettevo in dubbio il suo valore, fino ai primi Anni 50 era probabilmente il miglior mediocentro sistemista d'Europa. Le giornate no capitano a tutti, anche ai grandissimi e di conseguenza anche a giocatori forti, ma non grandissimi, come Wright.
Su Finney, io mi sono limitato a dare un mio giudizio dopo averlo visto all'opera un paio di volte... Il mio era comunque un discorso più generale su un'eccessiva mitizzazione del calcio inglese negli anni, pur se importantissimo per alcuni sviluppi tattici (il Chapman System il 4-4-2 di Ramsey, gli accorgimenti tattici e nell'alimentazione degli atleti di Shankly al Liverpool che in parte sono ancora la base del calcio inglese moderno). I risultati però dicono che a livello di nazionale hanno vinto un solo Mondiale (rubacchiato) in casa, per il resto tante figure barbine già a partire dal secondo dopoguerra. Oltretutto, io aggiungerei che, essendo furbi e sapendo i loro limiti, hanno sempre preferito giocare le amichevoli contro le migliori nazionali dell'anteguerra in periodi a loro favorevoli e in casa loro (a quei tempi le differenze climatiche erano più evidenti e i terreni di gioco inglesi erano completamente diversi da quelli europei come manto e struttura, dunque favorevoli a chi sapeva già giocarci...). Gli inglesi sono fatti così, a mio avviso: sono una nazione “intelligente” da questo punto di vista, scaltra. Sono consapevoli dei loro limiti, ma sono anche troppo orgogliosi per ammettere di essere inferiori a qualcuno: per questo, preferiscono affrontare qualcuno anche se superiore sul loro terreno preferito, oppure scelgono di starsene per conto loro, piuttosto che farsi battere, sottomettere o comandare. E' stato così nel calcio dell'anteguerra, quando evitarono di affrontare gli uruguayani, è stato così fino all'immediato dopoguerra, fino a quando non poterono più rifiutarsi di giocare ai Mondiali. E' così oggi - se guardi bene - nel mondo economico-politico: non potranno mai entrare in un'Europa “dominata” dai tedeschi e dalla loro politica di rigore, loro che sono tra i padri fondatori della finanza creativa. Così scelgono di starne fuori, isolati da tutto il resto. ;)


Ma su questo sono perfettamente d'accordo, sono il primo a voler mettere le cose in chiaro quando sento, per esempio, le versioni inglesi della Battaglia di Highbury. Indubbio che loro in queste cose siano fatti così, guarda il loro adagiarsi sugli allori di una "sicurezza" tattica, senza sperimentare, vedi con la Piramide prima, con il Sistema poi, con il post Ramsey dopo, modi ed atteggiamenti di gioco che hanno portato avanti per decenni, sordi nel non voler sentire altro, prima di prendere qualche bella doccia fredda (1953 su tutte), tanti sostengono che la vittoria del Mondiale del '66 sia stata la peggiore sciagura che sia capitata al calcio inglese nel dopoguerra, per ciò che ha portato, o meglio, non portato, in termini di sviluppo del gioco.

Ma non vorrei che tutto questo comunque sminuisca il valore di certi ottimi giocatori che hanno avuto. Figure a volte anche un po' mitizzate, non lo nego, ma allo stesso tempo tanto conosciute lì quanto poco conosciute "nel continente".


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 Oggetto del messaggio: Re: Gli Anni '40
MessaggioInviato: mar 16 gen 2024, 21:17 
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Reg. il: sab 9 feb 2019,
Alle ore: 12:28
Messaggi: 6453
Località: Milano Centro Storico
Comincio a pensare che, Grande Torino a parte, fu un decennio piuttosto sopravvalutato per il calcio italiano. Lo si può evincere da queste due testimonianze di Adolfo Baloncieri e Luisito Monti, non due quaquaraquà qualsiasi, ma ex campioni della Nazionale.

Il 19 novembre 1949, Baloncieri viene intervistato dal brasiliano O Jornal e afferma: «Attualmente in Italia si gioca un calcio troppo rude. I campionati sono troppo lunghi e le squadre sono spesso esposte a infortuni. Questa è la ragione ahimè per cui difficilmente si vede un calciatore italiano resistere fin oltre i 30 anni. Ci sono valide eccezioni come Piola, Rava e Biavati, che hanno 30 anni suonati e sono ancora in attività, ma di norma la violenza del calcio italiano pregiudica molto il rendimento dei giocatori in età avanzata».

Ancora più drastico Luisito Monti, che nel 1947, al Corriere dello Sport, dice che il Grande Torino vinceva perché era l'unica squadra di A contro 19 di B. Secondo lui infatti il calcio di fine anni '40 era nettamente inferiore rispetto a quello del decennio precedente. Sostiene infatti che il Grande Torino opposto alla Juventus di Orsi e Cesarini o al Bologna di Fedullo non avrebbe vinto nemmeno una partita su cinque. Inoltre considera deleterio il Sistema: «Mettete degli attaccanti velocissimi di fronte al blocco sistemista e vedrete!».


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