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Quando nel corso degli eventi umani si presenta un palese tentativo di mistificazione, ed ogni discussione si riduce ad un postribolo in cui trionfano, l'invidia, l'ingiustizia e l'ignoranza, è il caso di intervenire.
Chiariamo subito una cosa, e diciamo a chiare lettere: MARADONA E' UN BUON GIOCATORE ENORMEMENTE SOPRAVVALUTATO.
Per carità, nessuno ha intenzione di dire che Maradona sia scarso tecnicamente, anzi, sicuramente con il pallone ci sapeva fare, aveva un discreto controllo di palla e credo che anche oggi non avrebbe difficoltà alcuna ad imporsi nell'undici titolare di un Lecce o di un Cesena (magari anche nel Cagliari, se Cossu incappa in un periodo storto).
Però è giusto far notare come sia sopravvalutato questo giocatore.
Non mi metto a far confronti impietosi con i migliori giocatori che vediamo, non dico in Europa, ma anche solo in serie A. Anche con tutta la buona volontà del mondo, Maradona rimane un onesto mestierante rispetto ad artisti del pallone quali Del Piero, Totti, Cassano e Snejider (giusto per fare qualche nome). Certo, anche gli imbianchini sanno fare egregiamente il loro lavoro, ma tra dipingere di bianco una parete e dipingere "Guernica" c'è una bella differenza (anche se Malevic tentò di unire le due cose). Se mi consentite di continuare con la metafora, lasciamo Maradona ai rulli e alla vernice che gli competono, e facciamo che la tavolozza dei colori sia maneggiata da gente capace.
Tutte queste considerazioni, naturalmente, valgono esclusivamente per l'utilizzo che l'argentino faceva del suo piede sinistro. Per quanto riguarda il piede destro, è meglio stendere un velo pietoso: è noto che Gigi Riva usava il piede destro "solo per salire sul tram"; ebbene, Maradona nemmeno per quello, vista la sua abitudine di andare in giro con macchine lussuose (sì, il COMUNISTA Maradona, che fa l'amico di Fidel Castro, che ha il tatuaggio del Che va in giro con macchine di lusso, e non mi sorprenderebbe certo vederlo in cachemire a S. Moritz).
Poi bisogna concedergli qualche attenuante: è evidente che dal punto di vista fisico la natura non è stata certamente generosa con lui. Lo sappiamo che sono pochi i giocatori dotati tecnicamente ad aver avuto in dono un fisico imponente (Ibrahimovic e, più in piccolo, Cristiano Doni), ma è evidente che Diego non ha certo potuto colmare il gap tecnico con i migliori del ruolo con una qualche imponenza fisica. Diciamo le cose come stanno: soltanto Messi, Giovinco e Maxi MOralez hanno un fisico più debole di quello di Maradona, ma tutti e tre gli sono superiori - notevolmente, oserei dire - dal punto di vista tecnico.
Non vorrei infierire, e quindi non indugerei sulla vita extracalcistica di Maradona e sui più che noti problemi con la droga, con le tasse e con i figli non riconosciuti se non costretto dal tribunale; insomma, un piccolo uomo sia come statura fisica che come statura morale.
A questo punto so già che i più strenui difensori dell'argentino porteranno come prova della sua presunta magnificenza i titoli conquistati: un mondiale, due campionati, una coppa UEFA ed una pletora di trofei minori (mancano solo il trofeo Tim e il Birra Moretti per completare il quadro).
Ebbene, analizziamoli insieme, con ludicità ed obiettività questi trofei.
Nel mondiale '86 l'Argentina ebbe la meglio nel girone su squadroni come Bulgaria e Corea del Sud. Agli ottavi battè con uno stentato 1-0 l'Uruguay, che sta ai mondiali di calcio un po' come la Pro Vercelli sta alla serie A. Ai quarti la vittoria per 2-1 contro l'Inghilterra: sappiamo tutti come è stato segnato il gol che ha sbloccato la partita e possiamo stabilire senza tema di essere smentiti che questa vittoria dell'Argentina è legittima tanto quanto quella dell'Inghilterra sulla Germania nel '66 e della Juve sull'Inter nel '98: furti clamorosi di fronte ai quali impallidiscono perfino Arsenio Lupin e la Banda Bassotti. In semifinale una vittoria su una nazionale miseranda come il Belgio (qualificata agli ottavi solo perchè ebbe la ventura di trovarsi l'Iraq nel girone). Dobbiamo glorificare una squadra che batte una nazionale di uno stato che non si sa bene se esisterà ancora tra sei mesi? Suvvia.
In effetti, bisogna ammettere che in finale l'Argentina ha incontrato e battuto senza rubare una nazionale di prestigio. Sarebbe disonesto, però, tralasciare che il nome di Maradona è finito sul referto della gara non per aver segnato uno dei tre gol ai tedeschi, ma per un'improvvida ammonizione al 17' del primo tempo.
Riassumendo: nell'unica vittoria onesta dell'Argentina contro una nazionale di livello in una partita a eliminazione diretta non c'è la firma di Maradona.
Rimanendo sempre in ambito mondiali, come non sottolineare l'opaca prestazione a Italia '90? L'unico contributo di un certo rilievo dato a quella manifestazione dal "Pibe de oro" è stato l'invito ai napoletani a tifare per lui anziché per gli azzurri in semifinale. E i partenopei tifarono per la nazionale in cui giocava il giocatore più forte: Roberto Baggio.
In quei mondiali Maradona non segnò nemmeno un gol, e fu Caniggia a portare l'albiceleste in finale, unico argentino ad andare a segno nelle fasi ad eliminazione diretta, per di più contro avversarie blasonate (Brasile e Italia). Maradona? E' vero, ha segnato uno dei rigori contro l'Italia, ma sbagliò quello che sarebbe potuto essere decisivo contro la Jugoslavia, e ringraziamo Brnovic e Hadzibegic se parliamo di Argentina in finale. Finale in cui, come quattro anni prima, Maradona si fa notare soltanto per un cartellino giallo rimediato all'87'.
E come non ricordare USA '94? Mondiale che segna il ritorno di Maradona sul grande palcoscenico dopo lo scandalo cocaina, e in cui lui si fa notare per un gol all'arcigna e impenetrabile difesa greca, che concluse il mondiale con appena dieci gol subiti in tre partite (uno ogni 27 minuti, salvo recuperi). Tutto qui il mondiale di Diego? Non sia mai. Il nostro procura bene di farsi cacciare per un altro scandalo doping, ma gli diamo atto che da grande fantasista qual è non ricade nella cocaina di tre anni prima a Napoli, ma si a beccare per efedrina. Insomma, ci vuole talento a farsi squalificare per una droga di cui i più ignorano l'esistenza!
Concludo l'esame delle prestazioni in Nazionale del nostro con la Coppa America. Coppa che, non solo Diego non ha mai vinto - e a questo punto non c'è nemmeno tanto da stupirsi - ma che l'Argentina ha vinto per ben due edizioni (1991 e 1993) dopo la sua squalifica per doping! Risulta evidente, quindi, come nelle competizioni continentali Maradona non solo non è stato un valore aggiunto, ma addirittura è stato un handicap per la sua squadra.
Passiamo ora alle grandi vittorie di Maradona con i club.
Dopo ottimi anni (è da dire) con l'Argentinos Jrs (in cui comunque non vince niente), nel 1981 Diego vince il Campionato Metropolitano con il Boca Juniors, segnando ben 17 gol.
Passa in Spagna e in due anni al Barcellona vince una Coppa di Spagna e altre due coppette (supercoppa di Spagna e coppa della Liga). Non male, ma nulla di particolarmente trascendentale. Parliamo chiaro: il più grande ricordo che ha lasciato Diego in Catalonga è stata la vendetta-fai-da-te sul Andoni Goikoetxea dell'Athletic Club di Bilbao per un fallo di gioco ricevuto nella partita di andata, il classico gesto da bulletto di periferia, insomma.
Nell'estate del 1984 Diego arriva a Napoli, in una squadra di medio livello che ben si adatta alle sue capacità tecniche. La mediocrità della squadra azzurra si conferma nel piazzamento a metà esatta della classifica, all'ottavo posto su sedici squadre, in un campionato dominato da squadroni temibili come Verona e Torino. L'anno dopo il Napoli, grazie ad alcuni innesti (Renica e Giordano su tutti), riesce ad issarsi al 3° posto.
Lo scudetto arriva l'anno dopo, nella stagione seguente al mondiale messicano di cui abbiamo già parlato. Inutile negarlo, il merito è di Diego che vive un anno di grazia che lo eleva dalla sua carriera altrimenti mediocre, e riesce a portare il titolo a Napoli, con due anni di ritardo rispetto al suo arrivo, ma d'altronde non poteva certo battere la concorrenza di Pierino Fanna e del suo Verona...
Per ripetere questo bis in campionato sarà necessario attendere altri tre anni: prima l'incredibile suicidio sportivo del 1988, poi il dominio dell'Inter trapattoniana, fanno sì che per riportare lo scudetto all'ombra del Vesuvio sia necessario attendere l'arrivo a Napoli di Gianfranco Zola. Complimenti quindi a Maradona per il secondo scudetto? Certo, ma soltanto a patto che li condivida con l'arbitro Lo Bello - che ha fermato il Milan a Verona - e la monetina piovuta in testa ad Alemao a Bergamo, che ha fornito la scusa per una sceneggiata napoletana, nella migliore tradizione di Totò e Peppino.
Sarebbe però ingiusto far passare in cavalleria le vittorie nelle coppe: come dimenticare la splendida Coppa Italia del 1987, ottenuta in finale contro un'Atalanta retrocessa tristemente in serie B? O la vittoria in Coppa UEFA, in cui Maradona segna solo su rigore, soffrendo evidentemente di un blocco psicologico quando esce dai confini nazionali (un po' come quello di Messi quando indossa la camiseta della seleciò).
Su quello che successe dopo il 1990, preferisco non parlare, in quanto sarebbe troppo facile sparare a zero su questo onesto pedatore dedito alla polvere bianca... preferisco astenermi da ogni commento, penso che la Storia parli già da sola in maniera abbastanza eloquente.
In conclusione, che dire... un buon giocatore, con un talento indubbiamente sopra la media, ma assolutamente pompato da stampa e tifosi. Ha fatto solo un anno ad alti livelli, vincendo il mondiale grazie a furti e ladrocini. Per il resto, una buona carriera, paragonabile a quella di un Rui Costa, ma anni luce indietro ad altri grandi campioni come Del Piero o Totti (per non scomodare paragoni impietosi con Pelè, Di Stefano e compagnia).
Spero di aver contribuito a togliere quest'aura di leggenda che circonda - ingiustamente - un buon calciatore, ma nulla più.
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