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Quando valuto una squadra, sono solito considerare una serie di parametri, quelli che ho elencato prima: il valore della rosa (individualmente e collettivamente), la continuità di risultati, la capacità di saper innovare rispetto ai propri tempi. Faccio un personale confrontro tra la Juve Anni 80 e la Juve di Lippi.
LA QUALITA' DELLA ROSA
Come qualità dell'organico, la Juve di Trapattoni era decisamente superiore e mi pare che pochi qui abbiano dubbi. Quando perse contro l'Amburgo aveva 6 campioni del Mondo più Bettega, Platini e Boniek: a livello individuale era qualcosa di mostruoso, forse meglio anche del Milan sacchiano e in alcuni reparti del Barcellona attuale.
LA CONTINUITA' AI VERTICI
Quella Juve - come scrive bene jek - ha vinto tanto. Dall'80 all'86 fanno 4 scudetti, una Coppa Coppe (che contava parecchio all'epoca), una Coppa Campioni (più un'altra sconfitta in finale), l'Intercontinentale e altre Supercoppe. E' un ciclo più continuo e vincente di quello della Juve di Lippi. E' vero, forse ha vinto meno di quanto il livello della rosa facesse supporre.
Ma vi invito a fare un ragionamento. Partiamo dal fatto che la Juve del Trap ha vinto di più. Ora, se si hanno tante aspettative intorno alla Juve del Trap, vuol dire che a questa squadra si riconoscono un valore e delle potenzialità molto elevate... Se lo stesso non succede con la Juve di Lippi, significa riconoscere che quella squadra ha già fatto il massimo per quelle che erano le sue capacità... Si ammette, quindi, che la Juve del Trap è più forte. O no? Anche del Milan di Sacchi, ad esempio, si diceva che in Italia avesse vinto poco (un solo scudetto). Non lo si dice in termini assoluti (uno scudetto vale pur sempre uno scudetto...), ma in relazione al valore assoluto dell'organico e alle aspettative intorno a quel nucleo di campioni...
Strettamente legato alle vittorie, c'è poi da considerare il periodo storico. Ci sono anni più ricchi di grandi giocatori, grandi squadre, progetti innovativi; in cui c'è quindi una concorrenza maggiore ed è più difficile vincere; e poi ci sono altri momenti in cui la qualità e più bassa e vincere diventa - non dico più facile - ma certamente meno complicato. A mio parere, gli Anni '80, quelli in cui ha giocato la Juve di Trapattoni, erano di più alta qualità (e dunque era più difficile vincere) rispetto agli Anni '90 in cui giocò la Juve di Lippi.
L'INNOVAZIONE
La Juve di Trapattoni non ha inventato nulla nel gioco del calcio. Utilizzava il catenaccio classico, italiano, lo stesso sistema di gioco che rese grande il Milan di Rocco o l'Inter di Herrera. Anche la Juve di Lippi però non ha inventato nulla... il confronto qui è a "reti bianche".
La Juve di Lippi in fase di ripartenza praticava un calcio più aggressivo, con cariche ad alto ritmo (tipiche del calcio inglese o nordico), di conseguenza poteva avere un dominio più costante e duraturo del possesso palla. Questo aspetto - forse - ha fatto credere che giocasse in modo più offensivo di quella di Trapattoni.
In realtà, la Juve di Trapattoni era offensiva almeno quanto quella di Lippi. Solo che in fase di ripartenza - come nella tradizione del Catenaccio italiano - si affidava alla fantasia e all'estro latino, invece che su un dominio fisico-atletico del gioco. Quando era in possesso palla, portava spesso in attacco 5-6 uomini: la punta Rossi, la seconda punta Bettega (o Briaschi o Vignola), un regista offensivo-goleador come Platini, due centrocampisti universali e di inserimento come Boniek e Tardelli, il terzino sinistro Cabrini. Si chiudeva e ripartiva, come una fisarmonica, ma quando lo faceva, sapeva e poteva produrre comunque un gioco spettacolare perché si basava su un valore favoloso degli interpreti.
E' un falso mito quello che il Catenaccio ingabbi l'attacco. Certo, punta in primis al pragmatismo, alla conservazione del risultato, ma non è affatto insensibile alle istanze di un calcio che esalti le doti individuali e la qualità della manovra. L'Inter di Herrera e la Juve del Trap sapevano sviluppare trame di gioco notevoli quando potevano dispiegare le loro bocche da fuoco... Nella Coppa Campioni 82-83, la Juve del Trap giocò un grande calcio fino all'atto conclusivo, non perse una partita, segnò 5 reti in due partite all'Aston Villa campione d'Europa in carica...
Voglio poi fare un'ulteriore considerazione: la mentalità, la cultura e il modo di pensare/giocare di Lippi sono orientati molto più a Trapattoni che a Sacchi. Lippi ha sempre detto di ispirarsi alla scuola italiana, quella che ha prodotto Viani e Rocco, Trapattoni e Capello. La dimostrazione più lampante è il Mondiale 2006, vinto grazie alla difesa, dove Lippi - l'ho scritto più volte - ha copiato in molte cose un'italianista puro come Bearzot. Nella filosofia di gioco (che come detto, è quella italica del "prima mi difendo, poi riparto"), Lippi e Trapattoni stanno sulla stessa barca.
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