TORINO - Italia, addio. Per vincere è dovuto emigrare a 2.846 chilometri di distanza da Torino e non si è pentito della scelta fatta. Adesso San Pietroburgo ha un nuovo zar: Alessandro Rosina.
«Non mi manca niente del vostro calcio isterico - dice il fantasista, 8 gol finora in tutte le competizioni da quando, nell'estate del 2009, s'è trasferito allo Zenit -
questo è forse meno cervellotico, ma altrettanto duro. E presto le squadre russe vinceranno anche nelle competizioni internazionali».
Il ragazzo di Belvedere Marittimo, il simbolo del primo Toro di Cairo, ha vinto la coppa di Russia e l’altro giorno ha brindato con due giornate d’anticipo al primo scudetto della carriera.
«Vivo una grande esperienza - l’entusiasmo di Rosinaldo -
mi sto togliendo belle soddisfazioni. Anche in Europa League andiamo bene: siamo già qualificati alla fase successiva.
Spalletti è l’allenatore migliore che abbia incontrato, anche se non mi fa giocare quanto vorrei. E’ normale per un calciatore sognare di essere sempre titolare, ma la concorrenza è agguerrita, siamo sei attaccanti per due posti e il regolamento impone alle squadre di giocare con almeno cinque russi.
Però, non mi lamento: spesso facevo panchina nel Toro, figurarsi se non posso accettarla nello Zenit. Siamo un club in ascesa, quella che ha speso di più dopo Manchester City, Real Madrid e Chelsea».
Rosina, legato dal contratto fino al 2013, non soffre di nostalgia:
«A San Pietroburgo sto da re, con i compagni i rapporti sono ottimi anche fuori dal campo, il tifo mi apprezza.
L’unico desiderio, ripeto, è quello di giocare di più. Se questo accadrà, non farei fatica a restare in Russia a vita. A differenza di altri colleghi, per me l
’esperienza all’estero è la migliore della mia vita».
Il Toro è ancora una ferita aperta: «Però, nessuno ha tradito: fino all’ultimo istante, Cairo non voleva vendermi. Poi è stato deciso diversamente. Sento ancora Bianchi, gli altri sono andati via tutti. Cosa mi dice? Che del Toro è contento, ma non nasconde che a volte si fa fatica a lavorare in un ambiente che non ti permette di dare il cento per cento. Qual è il problema? Secondo me, l’organizzazione. Cairo ha fatto errori e investimenti sbagliati, ma li ha riconosciuti. E ai tempi ha speso parecchio. Ora però il vento è cambiato, il budget è inferiore. Visto da fuori, non mi sembra un Torino da serie A: ci sono squadre più attrezzate. Io gliela auguro, ma la promozione diretta sarebbe un miracolo».
leggo.it
Apperò... Hai capito Rosinaldo... Mi ha fatto piacere leggere questo articolo: se le cose che ha detto le pensa sul serio, io lo confermerei per il prossimo anno e cercherei di concedergli più spazio (perlomeno nella parte finale di questa stagione). L'importante è che sia motivato, non deve deprimersi (questo il suo più grande limite) perchè non gioca o vede raramente il campo.
Magari tra un paio di mesi lascerà Piter, però fa piacere leggere certe frasi da uno che in teoria dovrebbe essere tra i pochi "scontenti" dello spogliatoio (direi insieme all'ungherese Huszti), visto il minutaggio ridotto
