Mondiale in Italia, ma nessuno lo sa
Tra un mese inizia la rassegna iridata. Prevendite ok a Milano
e Trieste, male invece a Torino.
Gli azzurri: «Non se ne parla»
Un mese al Mondiale di volley, che torna in Italia dopo 32 anni. Ventiquattro squadre, 78 partite in 10 città: l’evento è grande almeno quanto l’occasione per un movimento che, dopo un decennio abbondante d’oro, ha bisogno di rilanciarsi. È in flessione evidente, la nostra pallavolo maschile. Sorpassata da quella femminile, per numeri e qualità, in crisi di ricambi e con sempre meno spazio sui media, anche per colpa di una Nazionale che non vince più dall’Europeo casalingo del 2005. Gli azzurri sono reduci dal loro peggior Europeo (decimi 11 mesi fa) ma tra giugno e luglio sono parsi in ripresa, tornando dopo 7 anni a qualificarsi sul campo per le finali di World League e proponendo qualche nome nuovo e affidabile.
«Vogliamo il podio», proclama Andrea Anastasi, ct da fine 2007. Impresa difficile, non impossibile. Come dimostrano le più recenti grandi rassegne vinte da outsider: Spagna (proprio con Anastasi in panchina) e Polonia negli ultimi Europei, Usa campioni olimpici in carica. Sotto rete, insomma, chi è favorito perde. E l’Italia, nonostante il fattore-campo a favore, partirà a fari spenti. Ma con un’autostrada verso le semifinali, creata da un sorteggio del tabellone quantomeno benevolo. Inevitabilmente, dai successi azzurri dipenderà anche una buona fetta della riuscita del Mondiale trasmesso dalla Rai, affare intrigante ma costoso. La crisi economica generale ha già fatto scendere il budget dai 36 milioni di euro originali a quota 30 (9 di contributi governativi). Il Coni, memore di altri recenti flop organizzativi, resta preoccupato ma la Federvolley continua a mandare messaggi tranquillizzanti: nel suo bilancio ordinario vicino ai 40 milioni, ne ha accantonati 3 per fronteggiare possibili imprevisti. E gli impianti, utili anche per il Mondiale femminile in arrivo nel 2014, non hanno richiesto investimenti. A differenza, ad esempio, del Mondiale di nuoto 2009, poi finito nelle aule di giustizia.
«Sarà un evento indimenticabile», garantisce da un bel po’ di tempo Carlo Magri, 70 anni, presidente federale da 15. Considerata l’eccellenza che contraddistingue gli eventi «made in Italy», non v’è motivo di dubitarne. Come minimo, però, la partenza sarà in salita. Perché i ritardi della macchina organizzativa sono chiari. Il primo errore è stato fatto all’origine: 10 città sedi di gara. Troppe, tant’è che nel 2014, per le donne, verranno ridotte a 6 con finale a Milano. S’è voluto portare il grande volley un po’ dappertutto, con lodevoli intenti promozionali, ma si sono aumentati i costi e moltiplicati i problemi di coordinamento fra centro e periferia. Poi, s’è perso troppo tempo. Nel far partire la vendita dei biglietti, che ha avuto guai nell’avviamento, e nell’assegnare soltanto nello scorso settembre a Infront, azienda leader nel settore, immagine e comunicazione, ricerca degli sponsor e merchandising. Il risultato, a un mese dal via, è un handicap che non sarà agevole colmare. I dati sui biglietti venduti per la 1ª fase sono confortanti soltanto per Trieste (massicce prenotazioni dei «vicini» serbi e polacchi) e per Milano, che dal 25 al 27 settembre ospiterà gli azzurri (5000 tagliandi già piazzati per il debutto contro il Giappone). Il resto sta sotto le aspettative, a partire dai 1100 posti totali venduti per le 6 partite di Torino. Finite le ferie, la speranza è di recuperare in fretta.
Dove invece c’è meno tempo per rimediare è sulla comunicazione. Finora di questo Mondiale s’è detto poco o nulla. Se ne lamenta anche il ct Anastasi: «Ne parliamo solo noi dell’ambiente: sono molto perplesso». Colpa grave di organizzatori e federazione. Mancanza di coordinamento e di chiarezza anche tra Infront e comitati locali, con questi ultimi che hanno scoperto soltanto da pochi giorni che sarebbe toccato a loro predisporre e pagare un’eventuale campagna di affissione e di comunicazione sul territorio dopo aver avuto fin dall’inizio garanzie su una copertura centralizzata che, con i minori introiti delle sponsorizzazioni, è venuta meno. Quasi fuori tempo massimo.
lastampa.it
In effetti anch'io l'ho scoperto appena una settimana fà...
Mi piace l'idea di "spalmare" la competizione in quasi tutta Italia. E' una buona occasione per pubblicizzare ancora di più questo sport nel nostro paese.
Ho provato oggi a prendere i biglietti per gli incontri in programma a Trieste.
Brutta sorpresa... si possono acquistare i ticket da internet soltanto con l'annessa spedizione. Il che comporta una spesa aggiuntiva di 12€.
Proverò domani nelle rivendite LisTicket.