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Federer troppo forte per Murray.
È lui il re di Melbourne
di Marco Barbonaglia
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31 gennaio 2010
Roger federer - Reuters
Gli inglesi dovranno aspettare ancora un po'. Non bastano, almeno per ora, i 74 anni d'attesa che li separano da quell'ultimo Slam vinto da Fred Perry nel ‘36. E dire che il tennis l'hanno praticamente inventato loro. Ma se l'appuntamento è ancora una volta rimandato, non possono biasimare eccessivamente il loro nuovo campione, Andy Murray. Ci ha provato lo scozzese, per due settimane, giocando un tennis da favola. E ci ha provato anche nella finale, incitato dal pubblico della Rod Laver Arena, con tutto il peso di oltre mezzo secolo di frustrazioni e sconfitte patite dai suoi connazionali. Ma contro sua maestà Roger Federer in stato di grazia, non c'è nulla da fare.
Lo svizzero che proprio qui, a Melbourne, appena un anno fa sembrava un giocatore finito, mentre piangeva a dirotto dopo la batosta ricevuta da Nadal, su questo stesso campo sembra oggi, non solo risorto, ma più forte e imbattibile che mai. Contro un Federer, così, c'è ben poco da fare per chiunque e, al di là delle occasioni sprecate ( e qualcuna di certo l'ha avuta), Murray non può recriminare più di tanto per il risultato di oggi.
Che fosse in forma strepitosa lo aveva fatto vedere, l'elvetico, polverizzando Tsonga in semifinale e dimostrando, ancora una volta, che quando si gioca la seconda settimana di uno Slam, il suo livello sale sempre vertiginosamente. Murray, d'altra parte, aveva disputato un torneo impeccabile, perdendo un solo set nell'inarrestabile marcia verso la finale. Il britannico, inoltre, è uno dei pochi giocatori ad essere in vantaggio nei precedenti con lo svizzero. Le condizioni per una sfida all'ultimo sangue, insomma, c'erano tutte.
Una volta sceso in campo, invece, Federer si è imposto in tre set, per quanto tirati ( soprattutto l'ultimo culminato in un tie-break al fulmicotone). Due ore e 41 minuti di una partita durante la quale Murray non ha certo giocato male. Anzi, è riuscito a mantenere la concentrazione per tutto il tempo, anche mentre un Federer ingiocabile frustrava ogni suo tentativo di rialzare la testa. Nel terzo set, alla prima occasione è, perfino, riuscito a rimettere in discussione un risultato che sembrava ormai scontato. E' vero che ha commesso qualche errore di troppo nei momenti più importanti ma, quando le opportunità che l'avversario ti concede sono pochissime, la pressione diventa altissima.
Tutti si chiedevano quali motivazioni potesse ancora trovare questo Federer, vincitore di quindici Slam, con già tre titoli australiani nel palmarès. Forse, per prima cosa, il re del tennis voleva cancellare il ricordo delle lacrime versate 12 mesi fa su questo stesso campo. Ad ogni modo, il fuoriclasse di Basilea, gli stimoli deve averli trovati per giocare questo tennis stellare davanti al pubblico australiano.
Partito fortissimo, Roger volava infatti subito sul 2/0 strappando il servizio all'avversario. La reazione dello scozzese, però, non si faceva attendere: contro-break e 2/2. A quel punto Andy riusciva, addirittura, a guadagnarsi tre palle per portarsi sul 3/2 e servizio. Niente da fare, Federer non concedeva nulla e , sul 4/3 per lui, toglieva nuovamente la battuta a Murray, chiudendo poco dopo per 6/3.
Nella seconda frazione, dopo il tentativo di fuga dell'elvetico, che si conquistava due palle per andare sul 4/1, arrivava la reazione del britannico tenacemente attaccato ad un match che gli stava scappando di mano. Si rifaceva sotto, infatti, il caparbio Andy, fino al 5/4 ma non riusciva ad impedire a Roger di vincere per 6/4.
Nel terzo set arrivava, perfino, il break che lo portava a condurre per 4/2 ma un determinatissimo Federer rimetteva subito le cose a posto. Si arrampicava, allora, il buon Murray, fino ad un tie-break che avrebbe giocato con tanta testardaggine e poca concretezza, arrivando a fallire ben cinque occasioni per prendersi il set e riaprire la partita. Se alcune occasioni gli venivano negate dalla straordinaria classe di Roger, in altre gli errori erano tutti suoi.
Il tie-break sarebbe finito 13 a 11, al terzo matchpoint per Federer, dopo aver regalato non poche emozioni al pubblico che affollava la Rod Laver Arena.
Se qualche appunto si può fare ad un Andy Murray, sicuro candidato a qualche Slam se continuerà a giocare come in queste due settimane, è forse l'atteggiamento tattico un po' poco aggressivo, per lo meno per i primi due set. D'altra parte, anche la pressione si è fatta sentire. Certo, con un pizzico di coraggio in più, con qualche discesa a rete ogni tanto, forse avrebbe potuto ingaggiare una lotta più serrata.
Su questo Roger Federer, che a fine partita dichiara di sentirsi "sulla luna", invece, c'è poco da aggiungere. Sedici titoli dello Slam, numero uno del mondo per 268 settimane a partire da domani, trionfatore del primo major da papà. Quattro Australian Open, sei Wimbledon, cinque Us Open, un Roland Garros. Nessuno ha mai vinto tanto nella storia del tennis. Può anche darsi che adesso si senta sulla luna, di sicuro lo svizzero viene da un altro pianeta.
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