BOLZANO (13 febbraio) - La procura di Bolzano ha aperto una inchiesta su uno stupro subito da una minorenne di 13 anni, che ha poi abortito dopo essere rimasta incinta. «Sarà molto difficile risalire allo stupratore, perché il feto è stato conservato nella formalina e questo rende quasi impossibile l'analisi del Dna» ha detto il procuratore Cuno Tarfusser, confermando una notizia del quotidiano in lingua tedesca Dolomiten.
La ragazzina, che proviene da una famiglia di immigrati, ha dichiarato agli inquirenti, con molte difficoltà linguistiche, di essere stata stuprata alcune settimane fa. Uno sconosciuto l'avrebbe prima trascinata nella sua macchina e poi violentata. Pochi giorni fa, accortasi di essere rimasta incinta, la giovane si è recata in ospedale e ha abortito.
Fonte:
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php ... E_INITALIA
Di giorno la riabilitazione motoria, e nei lunghi pomeriggi la solitudine a farle compagnia, insieme a ricordi e alla paura di ritorsioni conseguenti alla denuncia, sottolineata da porte e finestre sbarrate. Sette mesi fa Marya, 23enne ucraina, era una ragazza piena di vita e di progetti da spendere in Italia, dove sperava di farsi una famiglia. Adesso invece è soltanto una vittima costretta su una carrozzella dalla quale difficilmente si rialzerà. Cerca di dimenticare quello che le hanno fatto il 27 luglio scorso, prima tentando di violentarla, poi buttandola dal sesto piano di un palazzo a Lainate, perché si era opposta allo stupro.
Cosa ti tormenta di più in questa brutta storia?
«Soffro a pensare che dopo quanto accaduto, i responsabili rimangano impuniti come se niente fosse. Mi chiedo cosa stiano aspettando i giudici a intervenire. Forse che quelle stesse persone ripetano ad altre donne quello che hanno fatto a me? Nel vostro Paese a volte sono più tutelati i carnefici che le vittime».
Forse i magistrati stanno aspettando di acquisire prove certe...
«Sono passati sette mesi: di quanto tempo hanno ancora bisogno? La mia famiglia si è rivolta al Consolato e a un legale privato per chiedere una giustizia rapida che tarda però ad arrivare. Non dovrebbe essere automatico che chi commette un reato paghi senza sollecitazioni?».
La tua storia ha però dell’incredibile. Non pensi vada indagata a fondo?
«Sicuramente, e chi doveva farlo ne ha avuto tutto il tempo. Cos’altro aspettano? Che ci siano ancora vittime? Chi mi ha preso di mira è abituato a simili comportamenti, quindi è pericoloso per tutta la società. Quello che però mi fa più male è il fatto che fino a oggi ho trovato difficoltà a farmi credere, a spiegare quanto realmente accaduto in quell’appartamento. E se penso che chi mi ha ridotto su questa carrozzina è ancora libero, come faccio a non credere che la mia parola di donna e di straniera conti poco in questo Paese?».
Fonte:
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=328791
Continuano le indagini dei carabinieri di Salò sulla vicenda della ragazzina di 14 anni stuprata dai compagni di scuola in un paese sulle montagne della Val Sabbia all'inizio di dicembre. Ieri mattina i primi arresti per sequestro di persona e violenza sessuale di gruppo: quattro ragazzi, tutti tra i 14 e i 17 anni, accusati di essere responsabili dell'aggressione ai danni della ragazza. Almeno altre cinque ragazzini risultano coinvolte nello stupro, ma, non avendo ancora compiuto i 14 anni all'epoca dei fatti, non sono perseguibili dalla legge.
La vicenda risale ad un sabato sera di inizio dicembre: la vittima, una 14enne, viene invitata a una festa dai suoi compagni di scuola lungo la statale del Caffaro, sulle montagne della Val Sabbia. La ragazza si fida dei suoi compagni e li segue, ma loro, durante la festa (alla quale era presente una quindicina di ragazzi), l'hanno fatta ubriacare e l'hanno chiusa in una stanza, violentandola per ore, seviziandola con il manico di un badile e immortalando sul telefonino le immagini dello stupro. Le stesse immagini che poi hanno inviato con degli mms sui telefonini di amici e che hanno permesso ai carabinieri di risalire agli aggressori. La ragazza è stata lasciata seminuda sopra un divano ed è stata trovata dalle amiche, che l'hanno svegliata con degli schiaffi.
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http://www.ilmessaggero.it/articolo.php ... E_INITALIA
Accuse alla Pirelli: "Una foto esalta lo stupro"
Un momento di navigazione distratta su Internet, l’approdo «per caso, non ricordo come ci sia arrivata» al sito del calendario Pirelli, immagini glamour che scorrono sullo schermo del computer, e poi «ho visto questa scena, questa scena di violenza e di stupro». Lorella Zanardo, letteralmente, non crede ai propri occhi: «Forse il fotografo voleva dire qualche altra cosa, chissà. Ma quello che arriva a chi guarda è solo lo stupro, l’offesa». Zanardo di mestiere è consulente d’azienda, da tempo s’interessa di tematiche legate alla donna nel lavoro ed è tra le fondatrici di Winconference, un’organizzazione internazionale che si occupa di business women. Insomma, sa come comportarsi. E scrive all’ufficio relazioni esterne della Pirelli: «Sul vostro calendario, nel mese di settembre, appaiono due foto che, se non erro, simulano uno stupro. È così? E se non è così che significato hanno? E se anche l’autore Peter Beard avesse voluto significare altro, siete consapevoli che l’immagine riporta a uno stupro?». Chiede una risposta sollecita, la signora Zanardo, ma la risposta non arriva. Lei si stupisce: «Lo stile delle grandi aziende di solito è diverso. Lo conosco perché ci ho lavorato».
La grande azienda non risponde ma le donne cui Lorella Zanardo ha spedito le immagini sì, eccome. Parte una raffica di e-mail perché ciascuna di loro le manda ad altre persone che le mandano ad altre persone, ogni volta con commenti brucianti. La reazione femminile si riassume bene nei giudizi della sociologa Lorenza Zanuso: «Le trovo immagini rivoltanti. Una spiegazione non la voglio neanche. Io vedo questa cosa e la trovo disgustosa, sì, ma anche interessante: mi colpisce la scollatura tra l’immagine corrente del calendario Pirelli come il top della comunicazione rivolta ai top manager e la volgarità di queste immagini che si rivolgono al branco».
Parole dure anche dall’estero. La belga Marie-Anne Delahault, che cura il progetto «L’immagine della donna in pubblicità» promosso dal Parlamento europeo «per la preparazione di un codice europeo di buona condotta pubblicitaria e di un Premio europeo alla campagna che con più efficacia si discosti dagli stereotipi sessisti», dopo avere visto le foto scrive: «Queste fotografie sono sessite (naturalmente), violente e offensive. Che vergogna! Cosa possiamo fare per proteggere le donne dalla visione che gli uomini e i ragazzi hanno di loro, come semplici oggetti? La Risoluzione 1557 e la Raccomandazione 1799 (2007), “Immagini delle donne nella pubblicità” votata dal Consiglio d’Europa sollecita i governi ad agire…».
Zanardo: «Ho inoltrato queste immagini a organizzazioni che si occupano di tutela dell’immagine femminile. Mi pare giusto. Ma ancora più giusto mi pare in questi giorni, dove è quotidiana la cronaca di stupri. C’è un limite alla separatezza tra mondo reale e mondo fittizio, e qui il limite è stato superato. Il dolore per quello che sta accadendo a tente donne è grande, e immagini come questa non possono essere tollerate. Tutti d’altra parte possiamo sbagliare. Continuo ad aspettare che l’azienda si scusi. Sul piatto c’è la tutela della dignità della persona».
Concorda dalla Norvegia Kristin Engvig, presidente di Winconference: «Quando ho visto gli occhi di quella donna sbarrati dal terrore mi sono chiesta: ma perché Pirelli fa una cosa così? Considerato il numero di stupri crescente Pirelli deve fare molta attenzione, in un certo senso un’immagine come questa allo stupro fa propaganda. Cos’è successo? Sono diventati apatici? Vogliono scioccare? Ma attenzione, può essere molto controproducente, non solo sul piano morale. Perché immagini così vanno contro l’etica ma anche contro il marketing. Le donne sono tante, e tante guadagnano bene, e tante consumano molto. E possono anche decidere di non consumare più i prodotti di chi le offende».
Ci sorprende la chiave di lettura che è stata data a questa foto. Forse nasce da una visione parziale che non tiene conto della sequenza degli scatti che ritraggono un rito boscimano delle popolazioni del deserto del Kalahari, dove le foto sono state scattate. Crediamo sia improprio valutare espressioni artistiche attraverso un frammento, la pagina di un libro non ne rappresenta la storia, il dettaglio di un quadro non ne è l’insieme. Rispettiamo il giudizio di tutti, ci conforta l’opinione dei tanti che invece hanno colto il vero significato del Calendario, tra questi un’agenzia delle Nazioni Unite che ha manifestato apprezzamento per The Cal. Ci dispiace che la sensibilità di alcuni sia stata turbata da una lettura delle immagini estranea al messaggio di Beard».
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSez ... girata.asp