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Considerato che la Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica con due distinti ricorsi hanno sollevato conflitto di attribuzione nei confronti dell'Autorità giudiziaria, deducendo che la sentenza n. 21748 del 2007 della Corte di cassazione ed il decreto 25 giugno 2008 della Corte di appello di Milano avrebbero usurpato, e comunque menomato, le attribuzioni legislative del Parlamento;

che, in particolare, tali provvedimenti, venendo a stabilire termini e condizioni affinché possa cessare il trattamento di alimentazione ed idratazione artificiale cui è sottoposto un paziente in stato vegetativo permanente, avrebbero utilizzato la funzione giurisdizionale per modificare in realtà il sistema legislativo vigente, così invadendo l'area riservata al legislatore;

che i ricorsi meritano di essere riuniti, riferendosi alla medesima vicenda;

che in questa fase del giudizio, a norma dell'art. 37, terzo e quarto comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, questa Corte è chiamata a delibare, senza contraddittorio tra le parti, esclusivamente se il ricorso sia ammissibile, valutando se sussistano i requisiti soggettivo ed oggettivo di un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato;

che non è dubbia la legittimazione attiva di ciascun ramo del Parlamento a difendere le attribuzioni costituzionali che gli spettino, quand'anche esercitate congiuntamente;

che spetta parimenti alla Corte di cassazione ed alla Corte di appello di Milano la legittimazione passiva al conflitto, in quanto organi competenti a dichiarare in via definitiva, in relazione al procedimento di cui sono investiti, la volontà del potere cui appartengono (ex plurimis, ordinanza n. 44 del 2005);

che la Corte di cassazione, con la sentenza oggetto dei conflitti, ha enunciato, nel corso di un procedimento di volontaria giurisdizione, il principio di diritto cui deve attenersi il giudice di rinvio nella fattispecie sottoposta al suo giudizio e che la Corte di appello di Milano ha applicato questo principio al caso concreto, avendo previamente ritenuto manifestamente infondati gli ipotetici dubbi di legittimità costituzionale;

che, per costante giurisprudenza di questa Corte, l'ammissibilità di un conflitto avente ad oggetto atti giurisdizionali sussiste «solo quando sia contestata la riconducibilità della decisione o di statuizioni in essa contenute alla funzione giurisdizionale, o si lamenti il superamento dei limiti, diversi dal generale vincolo del giudice alla legge, anche costituzionale, che essa incontra nell'ordinamento a garanzia di altre attribuzioni costituzionali» (ordinanza n. 359 del 1999; nello stesso senso, tra le più recenti, sentenze n. 290, n. 222, n. 150, n. 2 del 2007);

che la medesima giurisprudenza afferma che un conflitto di attribuzione nei confronti di un atto giurisdizionale non può ridursi alla prospettazione di un percorso logico-giuridico alternativo rispetto a quello censurato, giacché il conflitto di attribuzione «non può essere trasformato in un atipico mezzo di gravame avverso le pronunce dei giudici» (ordinanza n. 359 del 1999; si veda altresì la sentenza n. 290 del 2007);

che, peraltro, questa Corte non rileva la sussistenza nella specie di indici atti a dimostrare che i giudici abbiano utilizzato i provvedimenti censurati – aventi tutte le caratteristiche di atti giurisdizionali loro proprie e, pertanto, spieganti efficacia solo per il caso di specie – come meri schermi formali per esercitare, invece, funzioni di produzione normativa o per menomare l'esercizio del potere legislativo da parte del Parlamento, che ne è sempre e comunque il titolare;

che entrambe le parti ricorrenti, pur escludendo di voler sindacare errores in iudicando, in realtà avanzano molteplici critiche al modo in cui la Cassazione ha selezionato ed utilizzato il materiale normativo rilevante per la decisione o a come lo ha interpretato;

che la vicenda processuale che ha originato il presente giudizio non appare ancora esaurita, e che, d'altra parte, il Parlamento può in qualsiasi momento adottare una specifica normativa della materia, fondata su adeguati punti di equilibrio fra i fondamentali beni costituzionali coinvolti;

che, pertanto, non sussiste il requisito oggettivo per l'instaurazione dei conflitti sollevati.


Ultima modifica di Janacek il gio 18 dic 2008, 15:41, modificato 1 volta in totale.

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MessaggioInviato: gio 18 dic 2008, 15:39 
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Traxxer^ ha scritto:

Cito testualmente: "questa Corte non rileva la sussistenza nella specie di indici atti a dimostrare che i giudici abbiano utilizzato i provvedimenti censurati - aventi tutte le caratteristiche di atti giurisdizionali loro proprie e, pertanto, spieganti efficacia solo per il caso di specie - come meri schermi formali per esercitare, invece, funzioni di produzione normativa o per menomare l'esercizio del potere legislativo da parte del Parlamento, che ne è sempre e comunque il titolare".


vabbene,allora è entrata nel merito,sei contento adesso?riscriviamo anche il codice costituzionale.perchè quella non è una sentenza di merito.



Cita:
Vale quella qualche rigo più su... quella della Corte Costituzionale...


corte che ha semplicemente detto che lei non è competente a decidere.



Cita:
"Quell'omino"... "cercando di uccidere sua figlia"... ma stai dicendo seriamente? :O_O

Ma hai contato fino a dieci prima di dire quelle parole? Ma ti rendi conto minimamente di quello che scrivi? Ma hai provato mai a pensare alla situazione di Beppino Englaro? No, tu non ti rendi proprio conto... non ti rendi conto proprio... hai scritto una delle cose più becere che abbia mai letto su questo forum, letteralmente incommentabile. Davvero non ho parole... io non dico mai "Sono indignato" perchè è un termine perbenista e come tale non fa parte del mio vocabolario. Ma che sono nauseato dalle tue parole sul padre di Eluana sì, quello posso dirtelo.

E poi fai la morale sui talebani... tu sì che non sei per niente integralista. :roll


ma fai benissimo ad essere nauseato dalle mie parole,ma allo stesso tempo io lo sono dal padre di eluana.


Cita:
Tranquillo, puoi anche risparmiartela: tutti i maggiori costituzionalisti hanno detto che il ministro ha pisciato fuori dal vaso. Mi bastano, anche perchè ho l'impressione che tu non andresti a verificare la situazione ma semplicemente a cercare un cavillo interpretativo per giustificare l'azione di Sacconi.


Io riporto ed affermo quello che studio,le mie convinzioni personali non influiscono neanche un secondo su tuttò ciò che riguarda il diritto.

edit : detto ciò vi saluto.


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Cita:
Io riporto ed affermo quello che studio,le mie convinzioni personali non influiscono neanche un secondo su tuttò ciò che riguarda il diritto.


francamente non sembra

anzi.....


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MessaggioInviato: gio 18 dic 2008, 16:12 
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effino ha scritto:
vabbene,allora è entrata nel merito,sei contento adesso?riscriviamo anche il codice costituzionale.perchè quella non è una sentenza di merito.


Ma se ho scritto dall'inizio che ha dichiarato l'inammissibilità, ma chi ha mai sostenuto che fosse una sentenza di merito! Però è entrata nel merito, ha parlato di quel benedetto argomento dicendo che, in sostanza, il giudice per loro con quella sentenza non voleva legiferare.

Peraltro è inutile che la metti sul tecnico, perchè tanto non cambia niente: quella sentenza è pienamente legittima, che ti piaccia o no.

effino ha scritto:
corte che ha semplicemente detto che lei non è competente a decidere.


Non ha detto solo quello... ad ogni modo: mi dici cosa rende non valida da un punto di vista legislativo quella sentenza? Niente, assolutamente niente. E' valida e va applicata, punto.

effino ha scritto:
ma fai benissimo ad essere nauseato dalle mie parole,ma allo stesso tempo io lo sono dal padre di eluana.


Ovvero da un padre che porta da anni avanti questa battaglia per rispettare la volontà espressa dalla figlia quando poteva semplicemente lasciarla in clinica? Cosa avrebbe fatto di male?

Questa parte l'ho editata perchè fare polemica al riguardo sarebbe OT, ma proprio non riesco a capirti.


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MessaggioInviato: gio 18 dic 2008, 16:40 
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Il sostituto pg Matera chiarisce che la direttiva del ministro non può fermare la famiglia
Il trasferimento della paziente nella clinica di Udine forse avverrà oggi
Eluana, Cassazione contro Sacconi
"Non può vanificare la sentenza"

Eluana, Cassazione contro Sacconi "Non può vanificare la sentenza"

Beppino Englaro con le foto di Eluana
ROMA - Nel braccio di ferro tra magistratura e governo sulla sorte di Eluana Englaro interviene oggi anche la Corte di Cassazione. "L'atto di indirizzo emanato dal ministro del Welfare Sacconi - precisa il sostituto procuratore generale della Suprema Corte Marcello Matera - è destinato solo alle strutture amministrative degli ospedali pubblici e privati e non può vanificare, in nessun modo, gli effetti di una sentenza esecutiva come quella con la quale la Corte d'appello di Milano ha autorizzato il distacco del sondino che alimenta Eluana Englaro".

"Non c'è alcun dubbio - aggiunge il magistrato - il
provvedimento del ministro non può interferire sulla esecutività della sentenza: adesso dipende dalle decisioni delle strutture cliniche dare ospitalità, o meno, alla famiglia Englaro. Il personale sanitario deciderà in base alla propria coscienza e al senso di responsabilità". Matera non esclude neppure la possibilità di una forzatura estrema nel caso in cui, dopo le minacce di "conseguenze immaginabili" ribadite anche ieri dal ministro, nessuna struttura voglia accogliere Eluana. "E' teoricamente possibile - rileva il sostituto - il ricorso alla forza pubblica per ottenere l'esecuzione della sentenza, ma un passo del genere è affidato alla valutazione dei legali della famiglia Englaro".

Il trasferimento di Eluana, da 17 anni in stato vegetativo permanente, dalla clinica di Lecco a Udine potrebbe avvenire in giornata. La notizia, non smentita dalla casa di cura 'Città di Udine', è circolata in città. "Da noi tutto è pronto e non è cambiato nulla rispetto a ieri - commenta Roberta Zavagno, portavoce della struttura privata udinese - L'attività questa mattina nei nostri laboratori è assolutamente normale". Eluana sarà assistita nel protocollo di distacco dell'alimentazione artificiale da una equipe di 20-25 tra medici e infermieri, tutti esterni alla clinica e tutti volontari.

(18 dicembre 2008)


repubblica.it


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provvedano il più presto possibile a staccare la spina a quella povera ragazza...


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Eluana, la clinica di Udine denuncia
«intimidazioni dal ministro Sacconi»
«Non ci sono parole per commentare un simile fatto. Credo debba comportarsi in maniera diversa»
UDINE - «Abbiamo ricevuto intimidazioni da un Ministro della Repubblica». Queste le parole di Claudio Riccobon, amministratore delegato della clinica "Città di Udine", che ha ribadito la disponibilità ad ospitare Eluana Englaro durante il protocollo di distacco dall'alimentazione forzata, e ha risposto in questo modo alle parole di Maurizio Sacconi, ministro per il Welfare, che aveva parlato di «conseguenze immaginabili» per la struttura se avesse disobbedito all'atto di indirizzo emanato dal dicastero.

«L'ITALIA E' UN PAESE STRANO» - Riccobon parla dunque di «intimidazioni che hanno cercato di colpire l'azienda nel suo interesse vitale, arrivando a minacciare la sospensione dell'attività in accreditamento con il Servizio sanitario nazionale». E aggiunge: «L'Italia è veramente un Paese strano o alla deriva. Una struttura sanitaria, su base volontaria ed in forma gratuita - ha aggiunto - si rende disponibile a dare applicazione ad un decreto di Corte d'Appello, ratificato dalla Corte di Cassazione, ormai inoppugnabile e definitivo, ed un Ministro della Repubblica cosa fa? Lancia intimidazioni. Non ci sono parole per commentare un simile fatto - ha spiegato -. Credo che un Ministro debba comportarsi in maniera diversa, più adeguata al ruolo che gli è stato affidato da un Governo».

da corriere.it
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MessaggioInviato: ven 16 gen 2009, 21:59 
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'O patoffo
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Reg. il: ven 5 nov 2004,
Alle ore: 10:15
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La clinica di Udine dice no a Eluana "Rischiamo ritorsioni dal ministero"

UDINE - La clinica Citta di Udine si è tirata indietro. la notizia, anticipata da Repubblica, è stata confermata da un comunicato ufficiale della struttura sanitaria.

Il consiglio d'amministrazione ha votato non all'unanimità, ci sono state delle divisioni, ma intanto la linea della porta chiusa ha prevalso. Oltre al comunicato non ci sarà nessun'altro contatto con la stampa. E quindi, niente domande e niente spiegazioni, oltre quelle che saranno messe nero su bianco, sul perché questo Policlinico privato, convenzionato con una Regione che si è staccata dal servizio sanitario nazionale ed è del tutto autonoma, abbia fatto la brusca marcia indietro, esattamente un mese dopo la partenza dell'autoambulanza che stava per prelevare Eluana dalla clinica delle suore Misericordine di Lecco.

Il comunicato del Cda è chiaro: "Nel caso si desse attuazione all'ospitalità della signora Englaro per il protocollo previsto, il ministro potrebbe assumere provvedimenti che metterebbero a repentaglio l'operatività della struttura, e quindi il posto di lavoro di più di 300 persone, oltre che di quelli delle società controllate, ed i servizi complessivamente erogati alla comunità". Ovvero, dopo l'atto di indirizzo di Sacconi e le ritorsioni minacciate non possiamo rischiare.

Dunque, Eluana, in stato vegetativo da diciassette anni, resta nello stesso letto dove giace, senza il minimo collegamento con il mondo circostante, dopo che le rianimazioni e le terapie riabilitative erano naufragate. E si smobilita la camera al terzo piano della clinica udinese, dove uno staff di volontari era pronto ad accudire questa ragazza diventata una donna di 38 anni senza dare mai un cenno di "presenza" mentale o emotiva.

Ora la famiglia Englaro avrebbe solo due strade: il ricorso al Tar Lombardo, per obbligare una struttura sanitaria a rispettare la sentenza della magistratura; oppure la richiesta di ospitalità presso la struttura di un'altra Regione, come l'Emilia Romagna, che per bocca del suo presidente Vasco Errani si era dichiarara disponibile ad accompagnare Eluana nei suoi ultimi giorni e a rispettare tribunali e Cassazione, oltre che la volontà di una paziente.

Sono ore in cui la famiglia, nonostante l'amarezza, non molla di un centimetro la posizione. Per i genitori rispettare il volere della figlia è una "conditio sine qua non" e per questo lo staff degli avvocati è già stato interpellato.

(16 gennaio 2009)

Fonte: Repubblica

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Per me con questa è morto lo stato italiano. Io la chiamo istigazione a delinquere: ognuno faccia quello che gli pare alla faccia di giustizie e sentenze.

Mi auguro che l'Emilia Romagna abbia le palle per ricacciare in gola a Sacconi la sua circolare.


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L'italia è una repubblica fondata sulla corruzione,ricordatevelo


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Località: Vicenza
Che vergogna.

Byez


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