Riesumo nuovamente il topic per postare un piccolo speciale che ho fatto su Agroppi sperando che vi piaccia. Dopo non lo resuscito più, giuro!
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Mal... lenatori - Aldo Agroppi
Dicevano fosse bello, e probabilmente lo era, anche se a rivedere le foto dell'epoca non posso fare a meno di notare una certa somiglianza con Camillo Milli, il presidente Borlotti della Longobarda. Dicevano avesse successo con le donne, e probabilmente ce l'aveva. Dicevano che passasse il tempo libero a fare bungee jumping senza elastico su Rita Rusic, ma queste sono voci di web e conferme non ce ne sono mai state. Quello che è certo è che la sua Fiorentina, nel 1992/93, andava molto bene e che nessuno avrebbe mai immaginato un esonero in quel momento. Lui era
Gigi Radice, il presidente illuminato
Vittorio Cecchi Gori. Ok, esoneri un allenatore per una sconfitta casalinga con l'Atalanta, con la squadra quarta in campionato e fino a qualche giornata prima seconda. Non sappiamo e non possiamo sapere se alla base di tutto ciò ci fosse un duello rusticano per questioni amorose oppure un semplice ed irrefrenabile masochismo. Una domanda, però, è inevitabile: tra tanti allenatori, perchè proprio
Aldo Agroppi?
Il nome di Agroppi, intendiamoci, fino a qualche stagione prima era abbastanza gettonato. Toscanaccio DOC (nato a Piombino) dopo una buona carriera da calciatore era passato ad allenare. Prima stagione, buona, col
Pescara e e poi il botto: serie A raggiunta col
Pisa, al primo colpo, per giunta con un organico privo di "Saranno Famosi". C'era un ottimo portiere, Mannini. Non c'era più la stellina Odoacre Chierico, passato alla Roma l'anno prima. Non c'era ancora Wim Kieft. Un'impresa.
L'anno dopo, però, Agroppi a sorpresa non è confermato: passa al
Perugia per una stagione mediocre e a
Padova, nel 1983/84, conosce il primo esonero della carriera. Nel 1984/85 risale agli onori della cronaca per il suo Perugia, che sfiora la promozione arrivando quarto e perdendo una sola partita. Come si fa, direte voi? Semplice: ne perdi una, ne vinci undici (meno del Cagliari quasi retrocesso) e ne pareggi ventisei. Sissignori, ventisei! Qualcuno potrebbe ricordare il Perugia 1978/79, imbattuto e secondo in serie A: undici vittorie, diciannove pareggi. Se vediamo i numeri della stagione di Agroppi a Pisa, però, troviamo ben ventitrè volte il segno X e una sola vittoria più del Rimini retrocesso in C/1. Anche qui la domanda sorge spontanea: era il Perugia a soffrire di pareggite oppure Agroppi? Considerando che una squadra cambia a seconda di allenatori, filosofia di gioco e calciatori, ci si potrebbe orientare verso la risposta B. Però anche un allenatore può cambiare, e infatti Agroppi virò bruscamente dal pareggio alla sconfitta.
In mezzo, però, la prima esperienza con la
Fiorentina. Anno 1985/86, quarto posto finale, qualificazione Uefa. Ancora una volta, neanche a dirlo, la Roma arriva seconda con più sconfitte dei viola e il risultato più gettonato è il pareggio. Il "meglio non prenderle", però, in quegli anni poteva anche starci, specie con i due punti per la vittoria. Tuttavia, se di quei tempi nominavi ad un tifoso fiorentino Agroppi, minimo rischiavi un voodoo. Non faceva giocare Antognoni, gli preferiva Onorati. Più o meno come se vai a Roma e metti in discussione Totti. Alcuni #@*§ travestiti da tifosi provano persino ad aggredirlo. A chiudere il suo annus horribilis arriva lo
scandalo calcio-scommesse: Agroppi è coinvolto e becca una squalifica di quattro mesi.
A quel punto la sua carriera svolta: verso il baratro. Torna nel 1987/88, a
Como, e viene esonerato. Si ferma un anno. Lo chiama l'
Ascoli, che arriva ultimo. Si ferma due anni. L'uomo del pareggio non sa neanche più pareggiare. Ora, avete un allenatore in declino, odiato dai tifosi, con un calcio sempre più inadatto al gioco veloce e spumeggiante che si andava affermando all'epoca. Parliamo degli anni in cui il calcio passò da una terza andante a una quinta piena, puntando su tattica e velocità. E tu, Vittorione, richiami Agroppi? Parlavamo, all'inizio della rubrica, del senso del rischio. In questo caso, più che rischio, era incoscienza.
Agroppi si siede in panca e parte con una serie che sembra tratta da un vecchio manageriale di calcio, quelli dove se la squadra prendeva il giro negativo non vinceva una partita neanche se compravi Padre Pio come trequartista. Perde, pareggia, perde, pareggia, pareggia, perde, perde, pareggia, perde. Becca subito quattro gol ad Udine, mettendo in cassaforte un risultato decisivo per la retrocessione, che arriverà per via della classifica avulsa. Riesce a prenderle persino ad Ancona, squadra che terminerà penultima ad undici punti dalla salvezza. La prima vittoria della sua gestione è in casa contro il Pescara, che arriverà ultimo. Pareggia in casa col Brescia, l'altra squadra che terminerà a pari punti coi viola a fine stagione.
La Fiorentina della cura-Agroppi riesce ad essere straziante come un melodramma della peggior specie. In campo? Gente come Batistuta, Baiano, Laudrup. Proprio robetta. Alla trentesima giornata Agroppi viene mandato via: non siederà più su una panchina. Al suo posto, ironia della sorte, un tandem composto da Luciano Chiarugi e Giancarlo Antognoni. Già, proprio Antognoni.
Un degno atto di chiusura di un'opera scadente, quell'anno. Il crollo della Fiorentina è stato il più netto che si sia mai visto in serie A assieme a quello del Foggia di Catuzzi. Quest'ultimo, però, almeno era andato da solo sulle stelle e poi alle stalle. Agroppi, invece, riuscì ad imprimere nella squadra una prodigiosa mentalità perdente. I suoi successori non poterono fare molto per salvare la Fiorentina, e non c'è da biasimarli. Mettiamo che ora vengo a casa vostra, prendo un bellissimo vaso Ming, lo sbatto per terra con forza e poi vi dò un tubetto di colla Uhu e dico: "Incollalo, però in giornata". Se lo facessi sareste autorizzati a violare la mia verginità anale. Visti i precedenti, Agroppi può ritenersi fortunato che a nessuno dei tifosi sia saltata in mente l'idea...
Ora Agroppi di professione fa il Pontefice, nel senso che pontifica dal piccolo schermo intervenendo ogni tanto in varie trasmissioni. Si narra che un giorno un ospite gli abbia chiesto: "Lei che parla tanto, cosa ha vinto?" e che lui abbia risposto "Un campionato di B".
Falso Aldo, falso... finisti secondo dietro il Verona...