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 Oggetto del messaggio: Re: Ucraina - vogliamo parlarne?
MessaggioInviato: mar 1 mar 2022, 12:59 
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redguerrier ha scritto:
Propongo di sguinzagliare decine di migliaia di soldati russi per combattere la mafia, e poi sguizagliare decine di migliaia di Marines americani per combattere i soldati russi, e poi decine di migliaia di soldati cinesi per combattere i marines americani, e poi nuclearizzare l'Italia per risolvere il problema delle decine di migliaia di soldati cinesi.


mi ricorda una puntata dei simpson sugli animali e come sbarazzarsene


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 Oggetto del messaggio: Re: Ucraina - vogliamo parlarne?
MessaggioInviato: mar 1 mar 2022, 14:22 
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Putin sta mandando ragazzini di 20 anni al macello.
Farà molti danni questo pezzo di #@*§, prima di andare all'inferno.


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 Oggetto del messaggio: Re: Ucraina - vogliamo parlarne?
MessaggioInviato: mar 1 mar 2022, 16:26 
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Reg. il: dom 28 lug 2013
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Con l’Ucraina Putin gioca alla roulette russa

Fonti d’intelligence interna riferiscono che, solamente nella giornata del 28 febbraio, dalla Lombardia sono partiti per la guerra 200 cittadini ucraini residenti nel nostro Paese. Molti sono lì sin dall’inizio, altri ne partiranno domani, dopodomani e il giorno dopo ancora, finché non cesseranno i combattimenti. Finché la Russia non sarà ricacciata indietro.

Sono il vicino di casa, il collega, il commesso, il manager. La guerra entra nelle nostre vite togliendoci un pezzetto di quotidianità alla volta. Chissà se torneranno, chissà cosa racconterebbero. Chissà che non duri anni e che non fossimo costretti a scoprirlo noi stessi cosa vuol dire fare la guerra. Perché è questo che ha fatto la Russia di Vladimir Putin: nel 2022, dopo tre ondate di Covid, dopo Sanremo, ha scatenato la guerra.

Alt. Rileggiamo la penultima riga: “La Russia di Vladimir Putin”. Come se la Russia fosse sua. E un po’, in effetti, lui si comporta così. Come se fosse sua.

Al 27 febbraio, come riportato dal sito russo indipendente sui diritti umani Ovd-Infogruppo, gli arresti totali in 51 città della Russia – Mosca in testa – dove si sono tenute manifestazioni popolari contro la guerra, ammontano a circa 6mila. Stando a quanto riferito da diverse fonti, gli uomini non vogliono andare a combattere e tra non molto potrebbe porsi il problema di un sommovimento interno ingestibile, se non altro per motivi logistici. Se il “tuo” popolo si ribella, lo mandi tutto in Siberia?

Se quei generali e boiardi di Stato che Putin ha considerato “suoi” smettessero di chinare la testa di fronte ai suoi occhi di ghiaccio? Se per caso un centinaio – ma forse sono anche troppi, facciamo una dozzina – di “fanta-miliardari”, di quegli oligarchi di cui tanto si parla in questi giorni, mettessero in piedi una diplomazia parallela e cominciassero a trattare una sorta di pace separata? Che cosa accadrebbe se un simile scenario si materializzasse (apparentemente) all’improvviso? Proviamo a immaginare.


Personaggi fino a una settimana fa conosciuti solo da una ristretta cerchia della popolazione mondiale, oggi si ritrovano pericolosamente sotto i riflettori. I loro soldi vengono presi di mira, le loro maxi ville in giro per il mondo, gli yacht a Porto Cervo, le imprese di costruzione, il loro mondo dorato è in serio, serissimo rischio. È credibile che siano rimasti con le mani in mano fino a questo momento? È immaginabile che non abbiano nel cilindro una exit strategy per salvare baracca e burattini?

Che per Putin le cose non siano andate come dovevano andare, è ormai chiaro. Ma quei mezzi corazzati senza benzina sulle sterminate strade dell’Ucraina, questa Europa che si sta scoprendo di giorno in giorno più volenterosa nel non fargliela passare poi troppo liscia, questa informazione internazionale allineata sullo stesso fronte di fuoco a dipingerlo come un tiranno, un folle, un assassino – beh -, non hanno il sapore, se non di un complotto interno, di un raffinatissimo gioco di prestigio? Mettiamo le mani avanti e ripetiamo: è immaginazione, ma con dei “fanta-miliardi” a disposizione, l’immaginazione può diventare reale. Se non l’immaginazione, la diplomazia e la cooperazione sicuramente.

Una pace separata guidata da un pool di oligarchi spianerebbe la strada a un cambio di rotta di 180°. Un nuovo presidente – magari gradito a qualche Paese amico -; una pace tutto sommato onorevole; la coscienza mediamente pulita per aver fermato la guerra. E via di nuovo con lo shopping a via del Corso, con la villa a Parigi, con lo yacht alla Maddalena. A pensare ai morti c’è sempre tempo.


Chiaramente uno scenario del genere – assolutamente auspicabile, benché surreale – comporterebbe l’uscita di scena di Putin. Certo, la vera vittoria della democrazia sarebbe vederlo arrestato. Immagini drammatiche: il suo sguardo incredulo, magari un tentativo fisico di opposizione spenta da energumeni più in forma di lui. Ma per quanto sconvolgente, uno scenario incruento. Di morti ce ne sono stati fin troppi e anche un “suicidio” (le virgolette sono d’obbligo) getterebbe un’ombra indelebile e oscura sul difficile percorso di pace che si profila all’orizzonte.

Dopo tutto – per tornare a essere realistici – Putin è un sovrano sull’orlo dell’abisso. Galvanizzato da decenni di potere assoluto, blandito dagli abilissimi giocatori d’azzardo di cui si è circondato, con l’invasione dell’Ucraina ha gettato il cuore oltre l’ostacolo e forse adesso, solo adesso, gli sta venendo il dubbio che si sia trattato di un bluff. Se così fosse, quale momento migliore per giocare a carte scoperte?


https://it.insideover.com/politica/con-lucraina-putin-gioca-alla-roulette-russa.html

Visione forse un po' troppo ottimistica della situazione. Ma chissà, staremo a vedere.
Intanto però si parla anche di un assedio alla capitale ucraina (con una carovana di mezzi militari russi in procinto di raggiungere Kiev)...


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 Oggetto del messaggio: Re: Ucraina - vogliamo parlarne?
MessaggioInviato: mar 1 mar 2022, 16:34 
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Reg. il: dom 28 lug 2013
Alle ore: 9:23
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Erdogan equilibrista? La Turchia nella crisi russo-ucraina

Il precipitare della crisi tra Russia e Ucraina in una vera e propria guerra mette la Turchia, che intrattiene buone relazioni con entrambi i paesi, in una posizione difficile. Il rapporto con Mosca si è sviluppato negli anni seguendo il doppio binario della cooperazione e della competizione, in quella che alcuni analisti definiscono una interdipendenza asimmetrica a favore di Mosca. Oltre alla relazione personale tra il presidente turco Erdoğan e il suo omologo russo Putin, la cooperazione tra Turchia e Russia si è sviluppata in diversi ambiti. Il primo, e più importante, è costituito dall’energia, e in particolare dal gas naturale. Con oltre il 33% degli approvvigionamenti di gas, la Russia è il primo fornitore della Turchia, nonostante negli anni la quota russa si sia progressivamente ridotta (era oltre il 60% nel 2011) come conseguenza della politica di diversificazione energetica perseguita da Ankara e all’arrivo sul mercato turco del gas dall’Azerbaigian. Il gas russo, che giunge in territorio turco attraverso due gasdotti sottomarini nel Mar Nero (il Blue Stream, inaugurato nel 2003, e il TurkStream, messo in funzione nel 2020), garantisce dei flussi costanti che non si sono interrotti neanche nelle fasi più critiche delle relazioni bilaterali, come quella seguita all’abbattimento di un jet russo in Siria da parte delle forze turche nell’ottobre del 2015. Al di là del gas, la cooperazione energetica si è estesa anche al nucleare, con la società russa Rosatom che sta sviluppando la prima centrale nucleare turca nell’Anatolia meridionale, centrale che dovrebbe produrre circa il 10% del fabbisogno di elettricità del paese a partire dal 2025.

Va da sé che le forniture energetiche costituiscono la parte più consistente dell’interscambio tra Turchia e Russia. La Russia è il terzo partner commerciale della Turchia, dopo Germania e Cina, con un interscambio di 34,7 miliardi di dollari nel 2021, e il secondo fornitore dopo la Cina con importazioni turche dal paese che sfiorano i 29 miliardi di dollari, mentre le esportazioni turche sono poco meno di 6 miliardi di dollari. È dunque evidente lo squilibrio in termini commerciali a favore di Mosca, sebbene negli anni l’export turco – principalmente macchinari, prodotti alimentari e tessile – sia cresciuto considerevolmente. Oltre ai flussi di gas, dalla Russia provengono consistenti flussi di visitatori che rappresentano una considerevole fetta del settore turistico in Turchia. Nel 2019, prima che la pandemia contraesse il comparto a livello mondiale, i russi sono stati i turisti più numerosi in Turchia con 7 milioni di presenze, cioè circa il 18% del totale. Ma i turisti russi sono stati anche i primi a ritornare quando l’allentamento delle restrizioni ai viaggi imposte dalla pandemia lo hanno consentito. Si stima che nel 2021 i turisti russi nel paese sarebbero stati tra i 4 e i 4,5 milioni. Più di recente alla cooperazione energetica ed economica si aggiunto un nuovo, e più problematico, settore, quello della difesa. Nel 2019 Ankara ha infatti acquistato il sistema di difesa missilistico russo S-400, che però è valso alla Turchia, membro della Nato, l’espulsione dal programma di sviluppo degli F-35 oltre a sanzioni statunitensi.

Tuttavia, alla cooperazione tra Turchia e Russia fa da contraltare una accesa competizione in diversi teatri di crisi, in particolare in Siria e Libia dove i due paesi si trovano su fronti contrapposti, e dove entrambe cercano di consolidare le rispettive posizioni e influenza, evitando allo stesso tempo qualsiasi scontro diretto. Se la compartimentalizzazione degli interessi rimane la caratteristica principale di questa complessa relazione, Ankara, per voce del suo ministro degli Esteri Mevlüt Çavuşoğlu, non ha tardato a definire inaccettabile tanto la decisione della Russia di riconoscere come indipendenti due repubbliche separatiste del Donbass, nell’Ucraina orientale, quanto l’invasione avvenuta due giorni dopo. Mentre il presidente Erdoğan tiene aperti i canali di dialogo sia con Mosca che con Kiev, i suoi tentativi di svolgere una mediazione tra i due fronti non hanno finora trovato riscontro. Per la Turchia, che ha molto da perdere dal conflitto tra Kiev e Mosca, è in gioco la sicurezza del suo vicinato settentrionale e l’equilibrio di forze nel Mar Nero, area particolarmente sensibile nella storia delle relazioni turco-russe. Su questo sfondo, da una prospettiva turca, l’Ucraina costituisce un argine all’influenza e alla pressione russa nella regione del Mar Nero. In quest’ottica, non sorprende che la Turchia non abbia riconosciuto l’annessione russa della Crimea nel 2014. Proprio a partire da questo periodo le relazioni tra Ankara e Kiev si sono consolidate tanto in ambito economico quanto nel settore della difesa. L’interscambio tra i due paesi ha raggiunto i 7,4 miliardi di dollari nel 2021, e l’obiettivo è quello di portarlo a 10 miliardi dopo la firma dell’accordo di libero scambio in occasione della visita di Erdoğan a Kiev a inizio febbraio nel pieno della crisi. Ma gli sviluppi più interessanti hanno riguardato soprattutto il settore della difesa. L’accordo di cooperazione, firmato anch’esso a febbraio, per la produzione di droni in Ucraina aggiunge un ulteriore tassello a una partnership che si è intensificata negli anni. Dal 2014 società turche hanno giocato un ruolo rilevante nella modernizzazione del comparto militare ucraino, mentre droni da combattimento turchi, Bayraktar, sono stati utilizzati da Kiev nell’ottobre del 2021 proprio contro forze russe nel Donbass, suscitando dure reazioni da parte di Mosca.

Sebbene non abbia mancato di manifestare il proprio sostegno all’Ucraina, la Turchia si guarda bene dal compiere mosse che possano compromettere i suoi interessi e la relazione con Mosca. Tuttavia, dopo avere riconosciuto la situazione sul campo come una vera e propria guerra, il governo turco si è appellato alla piena applicazione della Convenzione di Montreux che dal 1936 regolamenta il regime degli stretti. In base alla Convenzione, quindi, le navi militari degli stati belligeranti non possono passare attraverso il Bosforo e i Dardanelli in tempo di guerra, fermo restando il loro diritto di transito per ritornare alle basi nel Mar Nero. Una mossa dovuta quella di Ankara, che si trova costretta a un difficile esercizio di bilanciamento tra interessi e partner diversi, inclusi quelli della Nato. Come in passato, anche in questo caso sembra altamente improbabile un’adesione turca alle sanzioni statunitensi ed europee, sulla cui efficacia Ankara non ha mancato di esprimere dubbi.


https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/erdogan-equilibrista-la-turchia-nella-crisi-russo-ucraina-33687

Interessante capire il ruolo della Turchia, ma anche quello di altri paesi...

Con o contro Putin? L'America Latina divisa sulla guerra in Ucraina

Mentre nei paesi dell’Unione Europea (più la Gran Bretagna) si registra una posizione unanime nel condannare l’invasione militare russa in Ucraina, in altre parti del mondo le posizioni sono più eterogenee. Succede così in Asia, ad iniziare dalla Cina, in Africa e soprattutto in America Latina, regione dove Mosca ha aumentato negli ultimi anni la sua presenza in termini di interscambi commerciali, interessi politici e collaborazione militare.

Tra i paesi schierati apertamente con Vladimir Putin c’è il Venezuela di Nicolas Maduro, il Nicaragua di Daniel Ortega e Cuba, storico alleato di Mosca sin dai tempi dell’Unione Sovietica. Da Caracas c’è stato il primo riconoscimento delle repubbliche indipendenti filorusse, sia Maduro che il suo braccio destro Diosdado Cabello, eminenza grigia del potere militare, hanno lodato l’azione di Putin, definito un bastione nella lotta globale contro l’imperialismo nordamericano ed europeo. “La Nato, gli Stati Uniti e l’Unione Europa – ha detto Maduro - vogliono distruggere la Russia e, con essa, questo mondo multipolare che si è formato grazie allo sforzo di un grande leader come Vladimir Putin. Noi siamo al suo fianco, ora e sempre!”. Il Venezuela ha ottenuto negli ultimi anni delle importanti linee di credito internazionali dalla Russia, oltre che una partnership militare con l’invio di uomini e mezzi russi per le esercitazioni e gli addestramenti delle forze armate bolivariane. Stesso scenario a Managua, con il presidente autoritario Daniel Ortega che si è definito un “hermano de lucha” (fratello di lotta) del suo collego russo. Cuba non ha certo bisogno di ricordare la fedeltà a Mosca, rimasta pressoché intatta da mezzo secolo, anche se oggi gli aiuti scarseggiano.

Sul fronte opposto ci sono i governi che si sono schierati apertamente contro l’attacco russo unendosi al coro di condanne visto in Europa e negli Stati Uniti. La Colombia del presidente Ivan Duque, partner strategico (per molti ormai l’unico) di Washington in Sudamerica, l’Uruguay del conservatore Luis Lacalle e anche il Cile, con posizioni sostanzialmente simili da parte del presidente uscente Sebastian Piñera e dal suo successore Gabriel Boric, che si insedierà il prossimo 11 marzo. “La Russia – ha scritto Boric - ha scelto la via della guerra per risolvere un conflitto, la nostra solidarietà va alle vittime innocenti”.

Il quadro è meno lineare, con posizioni al limite dell’ambiguità, quando si passa a tre paesi rilevanti della regione come l’Argentina, il Messico e il Brasile. “La nostra posizione – ha detto il presidente messicano Andrés Manuel Lopez Obrador – è di condanna all’aggressione militare e all’invasione russa, ma voglio lasciare in chiaro che faremmo lo stesso per qualsiasi altra invasione, anche se si trattasse, ad esempio, della Cina o degli Stati Uniti”. Parole che non hanno convinto la comunità ucraina in Messico, che avrebbe voluto una posizione più forte e “dedicata” sull’azione di Putin. Il Messico, va detto, ha poi comunque votato a favore della risoluzione di condanna a Mosca da parte del Consiglio di sicurezza ONU di cui è membro non permanente. La stessa cosa ha fatto il Brasile, anche se a Brasilia le posizioni a livello ufficiale sono state molto divergenti. Il primo giorno dell’attacco il vicepresidente Hamilton Mourao, che è un ex generale dell’esercito, ha condannato con forza l’azione russa affermando anche che la via delle sanzioni non è quella giusta per fermarla. “Le sanzioni non servono a nulla, di fronte ad un’azione del genere si deve rispondere a livello militare”. Dichiarazioni che hanno fatto scattare l’immediata risposta del suo “capo”, il presidente Jair Bolsonaro, che pochi giorni prima (il 16 febbraio) aveva incontrato Putin al Cremlino. Si è trattato di un meeting non centrato sull’Ucraina, ma sulle relazioni commerciali fra i due paesi, con la Russia principale fornitore di fertilizzanti per l’importante settore dell’agro business brasiliano. “Il presidente della repubblica sono io – ha detto Bolsonaro zittendo di fatto il suo vice - e sono l’unico autorizzato a parlare in queste situazioni. Il Brasile è contro la guerra in ogni caso, ma noi vogliamo essere neutrali perché crediamo che solo così si aiuta a raggiungere la pace”. Bolsonaro ha ricevuto pesanti critiche per la sua visita a Putin anche da parte della Casa Bianca, che si è espressa con un comunicato della segreteria di Stato. “Visitando il leader russo mentre questo Paese sta preparando un’aggressione militare, il Brasile mette a rischio gli sforzi globali per evitare un conflitto. Una postura che contraddice la sua enfasi storica a favore de progresso e della pace”.

Curiosamente, la posizione di Bolsonaro è simile a quella dell’ex presidente e suo principale avversario politico Lula da Silva. “Trovo inconcepibile – ha detto Lula - che nel 2022 si arrivi ancora a delle guerre di questo tipo. Condanno questa invasione, che è simile a tante altre viste da parte degli Stati Uniti e di altre potenze coloniali europee. Dovete negoziare e trovare la pace”. Il suo partito dei lavoratori (PT) si è spinto oltre. Nel primo giorno di conflitto, quando i carrarmati russi entravano in territorio ucraino, i senatori del PT hanno diffuso una lettera di ripudio all’aggressione degli Stati Uniti e della Nato, considerandola come la ragione principale della guerra in corso. “Gli USA non vogliono una Russia forte militarmente e una Cina potente economicamente”. La lettera è stata tolta poco dopo dal sito del partito, ma è stata ripresa da buona parte della sinistra brasiliana e di altri paesi della regione. La tesi che Putin sia stato costretto ad agire per impedire l’ennesimo colpo di mano dell’imperialismo americano fa capolino in diversi giornali e site.

Contraddizioni evidenti segnano anche la posizione dell’Argentina. Buenos Aires ha chiesto la fine del conflitto, ma in sede di Organizzazione degli Stati americani non ha voluto condannare apertamente l’invasione russa. Il presidente peronista Alberto Fernandez è stato fortemente criticato per la sua visita di Stato a Mosca ad inizio febbraio, quando ha definito Putin un amico dell’Argentina e un alleato fondamentale nella vertenza aperta per il debito ancora da pagare al Fondo Monetario Internazionale. Un amico che oggi appare scomodo, ma che non è possibile scaricare da un momento all’altro.


https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/con-o-contro-putin-lamerica-latina-divisa-sulla-guerra-ucraina-33870


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 Oggetto del messaggio: Re: Ucraina - vogliamo parlarne?
MessaggioInviato: mar 1 mar 2022, 16:42 
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Mosca: "Forze separatiste si sono ricongiunte con esercito russo"

Le forze delle due autoproclamate repubbliche separatiste ucraine di Lugansk e Donetsk sono avanzate per diverse decine di chilometri, congiungendosi con le forze russe presenti sul territorio ucraino. Lo afferma il ministero della Difesa di Mosca


Mosca: "Cittadini di Kiev vicino a ripetitori lascino le case"

L'esercito russo ha invitato tutti i cittadini della regione di Kiev che abitano vicino a ripetitori di telecomunicazioni a lasciare le loro case.


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 Oggetto del messaggio: Re: Ucraina - vogliamo parlarne?
MessaggioInviato: mar 1 mar 2022, 17:12 
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Boris Johnson è in Polonia e pochi minuti fa ha rifiutato la richiesta di una «no-fly-zone» sull’Ucraina a seguito di un commovente e disperato appello di una giornalista ucraina,*Daria Kaleniuk. Quest’ultima, durante una conferenza stampa a Varsavia, in Polonia, ha con fatica trattenuto le lacrime dichiarando al primo ministro che l’Occidente ha paura di agire: «le donne ucraine e i bambini ucraini sono in uno stato di profonda paura a causa delle bombe e dei missili che volano dal cielo». Daria Kaleniuk ha continuato affermando: «gli ucraini chiedono disperatamente i diritti per proteggere il nostro cielo, noi chiediamo una no-fly zone.*Qual è l’alternativa alla no-fly zone?».

Secondo la giornalista, la Nato non sarebbe disposta ad agire perché nutre il timore di una terza guerra mondiale, ma questa, purtroppo,*«è già iniziata e sono i bambini ucraini a subire il colpo».*Il primo ministro, rispondendole, dichiara che non potrebbe sostenere la*«no-fly-zone» poiché tale decisione porterebbe Regno Unito e Nato ad «abbattere aerei russi», una soluzione che, a parere degli esperti, provocherebbe una temibile reazione da parte di Vladimir Putin che altro non porterebbe se non alla terza guerra mondiale.*Daria Kaleniuk, che è originaria di Kiev ma ha varcato il confine con la Polonia, parla a Johnson della «profonda paura» che donne e bambini ucraini stanno provando dal momento che bombe e missili piovono dal cielo.*Johnson le risponde in modo provocatorio : «vieni in Polonia, non verrai a Kiev… perché hai paura».


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 Oggetto del messaggio: Re: Ucraina - vogliamo parlarne?
MessaggioInviato: mar 1 mar 2022, 17:18 
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Capisco che gli ucraini spingano per la terza guerra mondiale secondo la logica del "mal comune mezzo gaudio"... ma nessuno è così folle e già cominciano le marce indietro sulle spedizioni di armi.


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 Oggetto del messaggio: Re: Ucraina - vogliamo parlarne?
MessaggioInviato: mer 2 mar 2022, 1:19 
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Reg. il: mar 20 mag 2014
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https://mobile.twitter.com/fdragoni/sta ... 0720302080

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In questo tweet che traduce la nota del ministero degli esteri russo (sotto spoiler) si esprimono le stesse preoccupazioni e perplessità che sto esprimendo io in questi giorni e finché le esprimo io chissenefotte del resto io temevo la terza guerra mondiale già nel 2014, il problema è quando queste cose le pensa anche il nemico che può annichilirti. L'UE non ci ha pensato due volte ad inviare armamenti al tutt'altro che irreprensibile regime di Kiev contravvenendo ai propri principi e regolamenti e questa è solo una delle mille offensive scatenate alla Russia, ed invece dov'era negli ultimi 7 anni nel mentre che questi aggredivano cittadini di etnia russa sfoggiando orgogliosamente simboli nazisti? Ripeto: fino a quando queste domande me le faccio io non importa ma se queste domande le fa una Nazione sovrana più potente e che si sente aggredita siamo nella #@*§.
Dove stiamo andando con questo "atto di forza"? Era davvero inevitabile? Dico anche una volta arrivati a questa situazione lasciamo perdere il prima. L'occidente ha sempre voluto questo conflitto, e lo riconferma in pieno ora che questo conflitto è scoppiato. Chi parla di pace, chi parla di conciliazione? Capisco che la diplomazia possa essere complicata ma con questa guerra totale e con questa caccia alle streghe come finirà? La Russia fermerà o frenerà la sua aggressione militare reiterando gli stessi atteggiamenti che l'hanno scatenata moltiplicati x100? E poi non venitemi a dire che coi russi non si può ragionare, perché questa cosa si può dire quando c'hai provato a farlo, non così. Perché se la Russia sta sbagliando, anche senza uscire fuori le armi nucleari può combinare robe cento volte peggio di quelle combinate sin qui, eppure noi già abbiamo mandato in pensione i diplomatici ed uscito fuori le armi. Dico per carità i diplomatici dovevano lavorare prima, ma ora che la Russia sta flettendo i muscoli e sta facendo valere le sue ragioni con la forza, si possono ancora adoperare invece noi la invitiamo a tirare cazzotti.

Si è agiti per l'aggressione all'aggressore, ed ora siamo nella #@*§. Non si poteva fare altrimenti? La stessa ipostatizzazione assistita col Covid, in quel caso c'hanno convinti che vi era solo una e soltanto una soluzione al problema, e chi non si allineava a quella soluzione è stato condannato ed isolato. Ed ora di nuovo, ora siamo di nuovo chiamati schierarci, contro la Russia o morte, e così non capirai mai un #@*§ perché il reale è sempre più complesso di queste dicotomie che ci impogono e su cui cadiamo con tutte le scarpe.
E noi ci siamo schierati, ed andremo a morire, con o senza guerra militare, l'Europa si avvia ad essere un Continente di rincalzo come non è più da 3000 anni, la culla della dominante e trainante cultura Occidentale è pronta a vivere anche lei il suo periodo subalterno, i tempi sono maturi, troppi limiti zavoranno l'Europa e se nel 22° secolo l'Africa ci starà davanti non mi stupirebbe per nulla.

Oggi il ministro degli esteri cinesi ha dichiarato "faremo di tutto per risolvere la situazione con la diplomazia", che sia una paraculata o meno vorrei che anche qualcuno dei nostri leader parlasse in questi termini, invece è solo guerra aperta arrivando anche alla russofobia ai margini della segregazione razziale, si parla solo di colpire Putin e la Russia nessuno parla di pace nessuno si adopera per questa a nessuno frega un #@*§ di chi muore e di chi potrà morire, siamo davvero nelle mani di Russia ed Ucraina e della loro ragionevolezza o possiamo sperare in un accerchiamento di Kiev "rapido ed indolore" che costrenga gli ucraini alla resa, questa al momento è l'ipotesi migliore (e relativamente probabile), perché le sirene dall'Occidente sono tutto fuorché che per la pace.

Non mi interessa avere ragione ma solo offrire la prospettiva della Russia, e disgraziatamente ci riguarda, e disgraziatamente non ci riguarda dato che non possiamo far altro che assistere allo scorrere degli eventi e pregare.


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 Oggetto del messaggio: Re: Ucraina - vogliamo parlarne?
MessaggioInviato: mer 2 mar 2022, 12:18 
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Reg. il: sab 9 feb 2019,
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A mio parere ci sono stati altri due casi che hanno portato a questa reazione da parte della Russia, che, va ribadito ancora una volta, è una barbarie e va condannata.

Uno è il cosiddetto "Russiagate". Praticamente qual era la tesi del Russiagate? Che milioni di americani nel 2016 avessero votato Donald Trump non perché decisero loro democraticamente con la loro testa, bensì perché furono "influenzati dai media russi". In pratica a milioni di americani in cabina elettorale a un certo punto sarebbe apparsa la visione di Vladimir Putin che avrebbe detto loro di votare per Donald Trump e non per Hillary Clinton.

Son cose che veramente uno se ci riflette sembrano barzellette, solo che le barzellette almeno fanno ridere; qui la cosa è molto più seria, eppure tanta gente ha creduto e crede a queste menzogne.


Secondo caso: sono anni che la Russia nelle manifestazioni sportive è costretta a non presentarsi con la propria bandiera e con il proprio Inno nazionale perché in pratica è ritenuta una Nazione che ha promosso il doping di Stato. Questo potrebbe essere anche vero. Ma chi può mettere la mano sul fuoco che altre Nazioni negli ultimi decenni abbiano raggiunto determinati exploit sportivi andando solo "a pane e acqua"? Eppure anche lì, sempre e solo la Russia è ritenuta l'"Impero del Male".

Ovviamente tutto ciò non giustifica la reazione da parte di Vladimir Putin, che va detto per l'ennesima volta: è un'ingiustificata barbarie e va condannata. Il problema è che non si doveva tirare troppo la corda con la Russia e arrivare a questo punto.


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 Oggetto del messaggio: Re: Ucraina - vogliamo parlarne?
MessaggioInviato: mer 2 mar 2022, 12:36 
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Reg. il: lun 27 ago 2007
Alle ore: 23:51
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Fute, e quello che tu dici sarebbero delle attenuanti per l'invasione dell'Ucraina?
O delle giustificazioni?
O roba che invece non c'entra nulla perché le motivazioni che hanno portato Putin all'invasione (che giustamente condanni) sono invece dei motivi un po' più seri di questa roba qui?
Dai, suvvia.


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