Almeno su questo Travaglio la racconta giusta.
Brano di Benedetto Croce sul tema apparso oggi su ilGiornale:
Cita:
Quel giudizio (morale, ndr) di cui si rimprovera a le (la storia, ndr) l'omissione, non è dunque veramente il giudizio che sia tale, l'atto del pensiero, ma solo un'approvazione o una condanna in rapporto a certi fini ideali che si vuol difendere, sostenere, far trionfare, e dinanzi ai quali, come dinanzi ai tribunali, si citano gli uomini del passato affinché rispondano delle loro azioni e ne ottengano il premio o ne vengano segnati dallo stigma che meritano di malvagità, di vizio, di sciocchezza, di inettitudine o altro che sia. in ciò fare nei loro riguardi, non si pon mente alla non piccola differenza che i tribunali nostri (giudici o morali che siano) sono tribunali del presente e per uomini vivi e agenti e pericolosi, e quelli sostennero già i tribunali del loro tempo, e non possono essere assolti o condannati due volte. Non sono essi responsabili dinanzi a nessun nuovo tribunale appunto perché, uomini del passato entrati nella pace del passato, e come tali oggetti solamente di storia, non sopportano altro giudizio che quello che penetra nello spirito dell'opera loro e li comprende. Li comprende non già insieme, come vuole il motto "tout comprendre c'est perdonner", li perdona perché stanno ormai al di là della severità e dell'indulgenza come dal biasimo e dalla lode. Coloro che, assumendo di narrare storie, si affannano a far giustizia, condannando e assolvendo, perché stimano che questo sia l'uffizio della storia, e prendono in senso materiale il suo metaforico tribunale, sono concordemente riconosciuti manchevoli di senso storico; e si chiamino pure Alessandro Manzoni. E di siffatti giudizi si prova un sottile fastidio, sentendone l'incongruità e la vanità, quasi come se si vedesse percuotere a pugni una statua, che però non si muove o cangia volto. - Cesare è colpevole perché privò Roma della libertà: - sentenza di condanna, che, per quanto la si pronunzi con fiero volto austero e la si faccia risuonare alto, non ha forza alcuna su Cesare.