JC ha scritto:
Il problema è che nella tua ipotesi sarebbe fondata eccome la lamentela.
Non vedo perché si debba passare dal minare la serietà dei giudizi accademici con un razzismo inverso a non assumere i neri nei negozi perché oh Dio che paura un nero!
Ma poi qual è l'azienda che non vuole vendere ai neri rinunciando a degli introiti? e a che scopo? e comunque anche se volessero lasciare intendere che un vestito sta più bene a chi ha la pelle chiara mica possono impedire agli altri di comprarlo.
Non è che siccome certe cose stanno venendo cavalcate a scopo politico con conseguenze folli allora le discriminazioni non esistono.
C'è un progressismo folle e c'è una reazione folle al momento, non va bene nessuno dei due, le ipotesi che hai fatto tu sono razziste perché l'unica discriminante è la razza.
Sono d'accordo anch'io che le discriminanti per le assunzioni nell'esempio dell'abbigliamento abbigliamento, infatti trovo curioso che nei negozi di un noto marchio di un gruppo spagnolo lavorino addette alle vendite siano tendenti all'acido, e una persona normale dovrebbe notare questo ad esempio e non il colore della pelle, però non si può vietare a un'azienda privata assumere il personale secondo criteri arbitrari, l'importante è che non maltratti i clienti che non rientrano nel criterio di selezione delle commesse. D'altronde è anche possibile che le aziende che forniscono il personale di controllo accessi e antitaccheggio a questi grandi marchi dell'abbigliamento assumano solo neri e scartino tutti i caucasici. E' razzismo questo? E' una discriminazione intollerabile? Certo che no, è solo un insindacabile criterio di scelta.
Cita:
Un boiler magari non lo assumi come commessa in un negozio di articoli sportivi, ma in un negozio di detersivi ad esempio perché no? anche in quel caso la lamentela sarebbe infondata senza elementi ulteriori. Inoltre l'obesità è antiestetica, ma soprattutto non salutare e genera problemi oggettivi, e si può cambiare visto che nella maggioranza dei casi dipende dalla condotta della persona.
Cosa c'entra con l'essere nero?
Un altro tipo di minoranza che ha il suo rilievo mediatico con le campagne di orgoglio curvy e marchi che propongono modelle curvy e che mandano al le osservazioni di carattere salutistico.
termopiliano ha scritto:
Appunto ti dico, sono entrambe situazioni preoccupanti e indice di qualcosa che non quadra e non va (poi sul perché possiamo rifletterci quanto ti pare e magari non essere d'accordo sulla conclusione). Però, in generale dico, se poni l'accento solo su una e sminuisci l'altra allora il sospetto che ci sia qualche idea razzista alla base diventa fin troppo evidente.
Assumere una commessa nera solo per "rispetto delle minoranze" o paura di una lamentela della diretta interessata o della "sua parte" è sbagliato e potenzialmente razzista e discriminatorio così quanto lo è non assumere una commesse nera solo perché la clientela se la aspetta bianca. Ma se ci si scandalizza solo per una di queste due cose allora qualcosa appunto non torna.
Volendo fare un esempio banalissimo e magari stupido. Se litigo con un signore nero per una questione stradale non vuol certamente dire che io sia razzista, ma se nel litigarci lo apostrofo con un bel "negro di #@*§" o ritengo che "i neri non sanno guidare" allora capirai che la questione probabilmente cambia.
Non è che mi scandalizzo per una sola questione è solo che metto in risalto l'altra visto che la prima ha tutta la copertura mediatica del caso. Non discuto il principio della necessità di realizzare una riforma culturale che sconfigga il razzismo, sono contrario ai metodi che tanto piacciono all'establishment basati sulla logica colpevolizzazione dell'"uomo bianco colonialista" che dopo decenni di denaro a pioggia sul continente africano ha risolto ben poco e ora si vuole far credere che possa risolvere un problema caratteristico degli USA e che è specifico solo di quel paese dalla breve storia e dalle innumerevoli contraddizioni. Il nostro problema di razzismo è un fenomeno ovviamente diverso e non lo si conduce verso la soluzione mettendolo in relazione con altro e affrontandolo con moralismo politicamente corretto.