Queste le recensioni del mitico filmbrutti.com
Cita:
Patrick vive ancora
di Mario Landi (1980)
Autori della recensione: Marchiño
Patrick vive ancora...e gli garba la passera!
Mai un film è stato pretesto così spudorato per mostrare belle donne nella loro più integrale nudità. Il sequel apocrifo del film australiano "Patrick" ha due protagoniste femminili: la bottiglia di J&B e la vulva. Tutto il resto è di contorno.
All'inizio del film vediamo Patrick con suo padre alle prese con la macchina in panne. Passa un furgoncino e qualcuno pensa bene di tirare una bottigliata in faccia a Patrick, il quale, invece di rischiare al massimo la cecità, va direttamente in "istato comatoso", come sentenziato dal chirurgo che lo opera.
Ritroviamo Patrick qualche anno più avanti nella lussuosa clinica del padre, lo sguardo vitreo, il corpo immobile, la testa collegata con degli elettrodi a delle apparecchiature: il padre vuole servirsi dei suoi incredibili poteri psicocinetici per vendicarsi di chi lo ha ridotto in quello stato e a tale scopo è riuscito a far venire alla clinica cinque persone di cui sospetta. Tutte queste persone hanno un passato da nascondere e, quindi, un motivo per bere. J&B naturalmente.
Lo sviluppo del film è costituito da una serie di dialoghi più o meno animati al termine di ognuno dei quali o viene tirata fuori una bottiglia del mitico liquore o una delle fanciulle esibisce il suo prosperoso corpo anche senza una ragione valida. Tutte le donne presenti alla clinica sembrano travolte da insaziabili desideri sessuali ma la più caparbia non è, come ci si può aspettare, la prosperosa Carmen Russo, che comunque non nasconde niente delle sue esplosive forme, ma la sempre sensuale Mariangela Giordano, che tenta senza successo di farsi possedere dai vari personaggi maschili. La poveretta si becca in sequenza di: #@*§, #@*§, bottiglia di whiskey e rifiuto, prima di essere penetrata da un attizzatoio mosso telecineticamente da Patrick, in una scena memorabile che niente ha da invidiare nelle inquadrature ad un film hard. La donna, finita sottosuolo della clinica in preda ad una crisi isterica, vedendo l'attizzatoio fluttuare verso di lei invece di fuggire si siede lentamente sul tavolo in preda al terrore (o ad un disperato bisogno di qualcosa che simuli il membro virile), allarga le gambe e lascia che l'arnese la sfondi letteralmente fino a fuoriuscire dalla bocca: impagabile!
Ma il premio "Miss Patrick" è vinto a mani basse dalla segretaria, la versione ultra lusso di Grecia Colmenares, che sotto l'influsso del potere mentale di patrick si esibisce in una clamorosamente esplicita scena di autoerotismo davanti al letto del povero ragazzo, il quale mostra il suo gradimento strabuzzano gli occhi più del solito.
Oltre alle scene spinte, il film offre fortunatamente anche i canonici omicidi ridicoli, nei quali a farla da padrone è il meraviglioso effetto lisergico che simboleggia il potere mentale di Patrick: la visuale del malcapitato si tinge di verde e due occhi strabici, molto simili a due uova all'occhio di bue, si stagliano minacciosi in mezzo: terribile!
Uno ad uno tutti i sospettati vengono fatti fuori nei modi più disparati, ma alla fine Patrick si lascia prendere la mano e, per salvare la bella segretaria, uccide anche suo padre e le tre cavie usate per amplificare i suoi poteri, che dopo la furia del ragazzo rimangono ovviamente nudi uno sopra all'altro come se avesero partecipato ad un'orgia finita male. L'incomprensibile finale è la degna conclusione di questo scempio: la segretaria si inginocchia a lato del letto, la mano del ragazzo accenna un movimento, la ragazza urla e lo schermo si dipinge di rosso sulla faccia di Patrick con gli occhi-uova che di nuovo emergono al centro.
"Patrick vive ancora" è un filmbrutto doc, da vedere al di là dei facili entusiasmi ormonali maschili!
http://www.filmbrutti.com/reviews.php?ShowReview=254Cita:
Zombie Horror - Le notti del Terrore
di Andrea Bianchi (1980)
Autori della recensione: Il Frusta, Marchiño
Il prode Andrea Bianchi consegna ai posteri uno dei lungometraggi più ripetitivi della storia del cinema low-budget. Per tutta la durata del film assistiamo ai continui assalti di una masnada di scheletri putrescenti, che in un interminabile stillicidio di crudeltà ingiustificata, divoreranno uno ad uno i componenti di una poco plausibile famiglia allargata. I non morti, stranamente appellati come “zombi” o “mostri viventi” dagli sventurati, si comportano come dei perfetti lemmings addestrati ognuno ad una particolare abilità: fra i più dotati spiccano il lanciatore di coltelli, capace di trafiggere la mano della cameriera da notevole distanza, il mietitore, che con una mannaia “miracle blade 3 serie perfetta” mozza il capo di suddetta cameriera con lentezza esasperante, e lo strozzatore, che tenta più volte di soffocare il fotografo stringendone le spalle invece che la carotide. Fra i personaggi principali, che all’inizio si dedicano ad appassionate effusioni porno-soft, spicca senza ombra di dubbio il “vecchio-bambino”: tale sgorbio della natura è un bimbo deforme, con la testa oblunga e gli occhi a palla, che, come se non fosse sufficiente, nutre edipici desideri nei confronti della madre, cui arriva a toccare i genitali ed infine, ormai tramutato in zombi, a staccarne una tetta a morsi. Nonostante la noia generale si lasciano apprezzare però le accurate maschere di cartapesta con cui sono realizzati i “mostri viventi”, raramente così diversificate ed esilaranti in un film a basso costo. Accompagna tutto il film, fino all’inconcludente epilogo, una straziante colonna sonora infarcita di stridenti e fastidiose sonorità psichedeliche che rendono la visione sopportabile solo ai feticisti dei sintetizzatori analogici anni ’80. Ringraziamo doverosamente il nostro amico Munky che ci ha segnalato questa inaccettabile pellicola di genere, consigliata solo agli estremi estimatori dello Zombi Horror di maniera.
http://www.filmbrutti.com/reviews.php?ShowReview=84
(se andate ai link trovate anche alcune immagini dei vari film)