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 Oggetto del messaggio: Le seconde Squadre - novità
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Seconde squadre, oggi la riunione della Commissione. I temi su cui si confronteranno i club

Riunione della Commissione riforme della Lega Serie A prevista per la giornata di oggi. Un'assemblea importante per confrontarsi anche con i club di Serie A sulle riforme da portare avanti con le altre Leghe e la Federazione. E, in particolar modo, per ciò che riguarda il tema delle seconde squadre. Tra i temi principali su cui si dibatterà la fee di ingresso, oggi fissata a 1 milione e 200mila euro e ritenuta alta da tutti i club di Serie A interessanti. E poi la possibilità di muovere i giocatori tra la prima e la seconda squadra, così come l'età dei calciatori facenti parte alla seconda squadra: oggi sono gli Under 23, ma si potrebbe abbassare l'età di un anno.

Cosa prevede oggi il regolamento sui giocatori che militano tra la prima e la seconda squadra
Tema caldo, come detto, è dare la possibilità ai club di alternare i giocatori tra la prima e la seconda squadra. Oggi la maglia è abbastanza stretta perché un giocatore con l'età giusta per far parte della seconda squadra dopo 10 presenze di almeno 30' in prima squadra non può più far parte della seconda squadra. "Saranno sempre consentiti - si legge nell'attuale regolamento - i passaggi fra la prima e la seconda squadra, con la precisazione che nell’ipotesi in cui un calciatore raggiungesse le 10 presenze, con almeno 30 minuti giocati per ciascuna presenza, nel campionato disputato dalla prima squadra, non potrà essere utilizzato nel campionato disputato dalla seconda squadra".

La riunione della Commissione riforme della Lega Serie A è propedeutica all'Assemblea di Lega fissata per giovedì: in quella sede, dopo il confronto di oggi tra i club, si porteranno le proposte e le problematiche che emergeranno nelle prossime ore.

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La riforma delle seconde squadre non è più rinviabile: quanto costa, chi si oppone e perché adesso i tempi sono maturi. Gravina ha fissato una data: c'è in gioco anche la sua credibilità
La riforma delle seconde squadre non è più rinviabile: quanto costa, chi si oppone e perché adesso i tempi sono maturi. Gravina ha fissato una data: c'è in gioco anche la sua credibilità


L'ultimo atto di Andrea Agnelli da presidente della Juventus è stato quello di prender parte a una tavola rotonda sul futuro delle seconde squadre. Il giorno prima delle dimissioni il numero uno del club bianconero - come se nulla dovesse accadere poi - ha partecipato alla tavola rotonda a margine della partita della Juventus Next Gen. "Le seconde squadre in Italia e in Europa, modello per il futuro?", il tema su cui s'è dibattuto. Erano presenti Gravina e Ghirelli, c'erano Berta, Longoria e Casini. Confronti e testimonianze. L'ultimo discorso programmatico da presidente della Juventus di Andrea Agnelli, costretto poche ore dopo dal cugino John Elkann a lasciare lo scettro.

La sosta Mondiale che stiamo vivendo da spettatori, l'exploit di Fagioli e Miretti e il limite ai prestiti imposto dalla FIFA che sarà via via sempre più stringente i tre piedi su cui era sorretto il tavolo della discussione, con l'intento di passare dalle parole ai fatti e far entrare il prima possibile la costruzione delle seconde squadre in una fase operativa. Di creare nuovo terreno fertile per far si che quello delle seconde squadre non resti più un caso isolato, di competenza della Juventus, ma si allarghi anche agli altri club di Serie A. Però la Juventus Next Gen adesso può essere principale promotore di questa nuova rivoluzione. Perché noi siamo il popolo di San Tommaso, del vedere per credere, e ora stiamo vedendo che Fagioli e Miretti, ma anche Samuel Iling-Junior e Matias Soulé si ritrovano protagonisti della Juventus di Allegri grazie a quel passaggio intermedio. E che senza sarebbe stato impossibile.

Il problema principale del calcio italiano è la crescita dei nostri giovani. Vinciamo o arriviamo in fondo nei tornei giovanili, poi crolliamo col passare degli anni. Ci manca metodo, non riusciamo a far sbocciare i talenti di 15-16 anni di cui pure siamo in possesso. A nulla serve riservargli spazio solo perché sono giovani e italiani, ma bisogna trovare la via per far sì che i nostri giovani competano presto a certi livelli. Da 20 anni non ci stiamo più riuscendo.
Questo perché mentre la Spagna mette in mostra Gavi grazie a un percorso lineare passato anche per il suo utilizzo nel Barcellona B, i nostri club sono costretti a far girare i ragazzi per tutta una serie di prestiti che chissà dove li porteranno. Nella peggiore delle ipotesi a perdersi, nella migliore a crescere molto più lentamente dei concorrenti europei. Non è possibile costruire un progetto attorno a loro, si è costretti a spedirli in club che spesso e volentieri li ingaggiano solo per incassare premi di valorizzazione. Ma spedendoli in categorie minori - senza poterli monitorare, senza poterli seguire - gli togli anche la possibilità di allenarsi durante la settimana coi campioni della prima squadra. Oltre a non sapere come, quanto e in che ruolo giocheranno. La seconda squadra sarebbe una risposta a questi problemi ma noi preferiamo continuare ad affidarci al caso, alla fortuna, alla forza di volontà del singolo o alla divina provvidenza. Scegliete voi.
Nella settimana di penitenza trascorsa tra Coverciano, Tirana e Vienna anche il presidente della FIGC s'è ritrovato a fare i conti con questo tema. "Bisogna fare incontrare il talento e l'opportunità", il motto di Gabriele Gravina. Che giustamente parla anche di centri federali ma sa che non si può prescindere da lì. Dalle seconde squadre. I giovani vivono i club molto di più delle nazionale e il passaggio dalla Primavera alla prima squadra è troppo grande per chiunque.
A quanto appena scritto bisogna aggiungere poi anche un altro aspetto: la FIFA dalla scorsa Primavera ha imposto un limite ai prestiti, un massimo di 7 dalla prossima stagione. Questo vuol dire che gli slot delle cessioni a titolo temporaneo saranno tutti occupati da esuberi della prima squadra. E che i ragazzi che vuoi far crescere - o che sono ormai troppo grandi per la Primavera - o li vendi o li svincoli.

Ma allora perché nessuno ha seguito l'esempio della Juventus?
Innanzitutto per una questione di costi. C'è il contributo a fondo perduto da un milione e 200mila euro da versare nelle casse della Federazione che è ritenuto eccessivo. Poi la seconda squadra la devi costruire e un Milan piuttosto che una Roma - per fare due esempi a caso - a una squadra composta per 3/4 da Under 21 sanno poi di dover affiancare importanti giocatori di categoria, da Serie C, per evitare figuracce. La spesa non è banale, servono almeno 7-8 milioni di euro l'anno: che non sono pochi, ma che più o meno tutte le big possono mettere sul piatto appena capiscono che quello è un investimento e anche molto conveniente. Non una spesa. E ancora: per la seconda squadra serve uno stadio coi requisiti giusti per partecipare almeno alla Serie C. Problema logistico ma anche altra voce di spesa non banale.
Uno sguardo poi all'altra faccia della medaglia. Se 7-8 club di Serie A puntano sulle seconde squadre e i migliori giovani delle big, di conseguenza, non sono più sul mercato, il bacino dei prestiti per i club di Serie C si riduce drasticamente. Un danno anche dal punto di vista economico per chi punta forte sui premi di valorizzazione. Ma questo è un castello che s'è creato e che non ha prodotto risultati, che va fatto crollare, avendo poi la capacità di soccorrere e aiutare seriamente chi ne resterà ferito. Va poi trovata una soluzione a un altro quesito: in Serie C chi 'libera' lo spazio alle squadre B? E' chiaro che se non si ragiona da sistema, non si arriverà mai a capo del problema.

Una risposta entro il 31 gennaio: Gravina si gioca la sua credibilità
In conclusione, quello delle squadre B non è più soluzione rinviabile. Domenica Gravina ha detto che ora dalle parole bisogna passare ai fatti e che entro il 31 gennaio bisognerà presentare un piano chiaro per far sapere alle squadre di Serie A cosa bisognerà fare per iscrivere seconde squadre dalla prossima stagione. Parole firmate e controfirmate dal presidente della FIGC, che sul tramutare le sue parole in fatti subito (non tra due anni) si gioca la sua credibilità. Se non svoltiamo ora, mentre per la seconda volta consecutiva guardiamo un Mondiale davanti alla tv, allora non abbiamo più speranze.


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VAR, seconde squadre e stadi: la riforma della Serie A


14 Dicembre 2022


La Serie A si prepara a presentare i principali punti della sua riforma. Domani nell’ultima assemblea di Lega, infatti, la massima serie svelerà i contenuti di quella che sarà la proposta che verrà portata al Consiglio Federale di lunedì 19 dicembre.

Tanti i temi sul tavolo di quella che sarà la proposta: si va dalle seconde squadre fino ad aspetti più prettamente sportivi, come il tema VAR e challenge a chiamata. Tra le novità, anche la richiesta della Lega Serie A di contare di più in termini di governance a livello di Consiglio Federale, dove oggi, pur essendo il principale motore del calcio italiano, ha un peso pari al 12%.

Tra i vari punti, i principali elementi della riforma che sarà presentata dalla Lega Serie A riguardano:

-Seconde squadre;
-Settori giovanili;
-Richieste di interventi normativi come quelli riguardanti il betting e i rapporti con gli agenti;
-Alcuni aspetti sportivi come il challenge VAR e una migliore gestione del tempo di gioco;
-Infrastrutture;
-Il peso della Serie A nel Consiglio Federale.

Nel corso dell’assemblea di domani non saranno gli unici temi all’ordine del giorno. I club infatti discuteranno anche del progetto Radio-Tv, oltre che delle offerte arrivate per la Supercoppa italiana.


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Estratti sparsi:

"Seconde squadre entro 60 giorni. Ci pensano Milan, Roma e Monza" scrive Tuttosport oggi in edicola. Nuovi criteri per le seconde squadre, Gravina lancia la sfida e promette: " Entro 60 giorni dobbiamo essere in grado di dire cosa bisogna fare per avere la seconda squadra", con i club che saranno iscritti in sovrannumero in Lega Pro o al posto di chi non verrà iscritto, invece di procedere ai ripescaggi. Al momento solo la Juventus ha una seconda squadra iscritta in Serie C. Il presidente Casini ha parlato di 3-4 club interessati, fra questi ci sarebbero Milan, Roma e Monza.

La Fiorentina è tra i club di Serie A interessati alla riforma che sta studiando la Lega Serie A insieme alle altre Leghe e alla Federazione per aumentare il numero di seconde squadre iscritte al campionato di Serie C. Prevista per oggi una riunione della Commissione della Lega per affrontare temi e problematiche per poi, nell'Assemblea di giovedì, discuterne in maniera ancor più concreta.

Il Torino è tra i club di Serie A interessati alla riforma che sta studiando la Lega Serie A insieme alle altre Leghe e alla Federazione per aumentare il numero di seconde squadre iscritte al campionato di Serie C.

l Sassuolo è tra i club di Serie A interessati alla riforma che sta studiando la Lega Serie A insieme alle altre Leghe e alla Federazione per aumentare il numero di seconde squadre iscritte al campionato di Serie C.

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A quanto pare dopo Juventus e Atalanta (entrambe impegnate nei play-off di C, tra l'altro) il Milan è pronto ad allestire la squadra B/under23. Dovesse esserci qualche squadra di C che salta e quindi spazio per i ripescaggi i rossoneri potrebbero entrare in gioco già dalla prossima stagione.

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Per quel che mi riguarda vanno benissimo le seconde squadre ma porrei dei limiti alla loro "competitività". Cioè non poter essere promosse e non giocare nemmeno i play-off. Dovrebbero giocare da "fuori classifica". Altrimenti invece che strumento di crescita per i giovani diventano l'ennesimo esempio di un calcio elitario.

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Credo che il limite ci sia, e cioè non possono raggiungere la serie occupata dalla prima squadra.

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se il principio è lo stesso che vale pure, ad esempio, nella liga allora le seconde squadre non possono "salire" nella serie dove disputano il campionato le prime e quindi sia real b che barca b non potranno mai essere promosse nella prima divisione spagnola.

e d'altronde credo pure in italia funzioni cosi visto che gia la nextgen della juve e la U23 dell'atalanta, che adesso disputano la serie c, non possano andare oltre la promozione in b.

certo sarebbe curioso capire cosa accadrebbe se dovessero retrocedere nelle serie cadetta le prime squadre di juve ed atalanta e nel contempo le seconde riuscissero a salire anch'esse in serie b ma mi sento di escludere questo scenario abbastanza fantascientifico...

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arres82 ha scritto:
Credo che il limite ci sia, e cioè non possono raggiungere la serie occupata dalla prima squadra.


Si si, quello si (e credo che non possa che essere cosi).

Però secondo me non è giusto nemmeno che competano per la promozione/retrocessione dalla serie in cui giocano. La cosa più logica (secondo me ovviamente) sarebbe da farli giocare regolarmente ma a prescindere dalla posizione di classifica restano fisse in quella categoria (e non fanno né play-out né play-off). Cioè farle giocare da "fuori classifica" (o come si dice).

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termopiliano ha scritto:
arres82 ha scritto:
Credo che il limite ci sia, e cioè non possono raggiungere la serie occupata dalla prima squadra.


Si si, quello si (e credo che non possa che essere cosi).

Però secondo me non è giusto nemmeno che competano per la promozione/retrocessione dalla serie in cui giocano. La cosa più logica (secondo me ovviamente) sarebbe da farli giocare regolarmente ma a prescindere dalla posizione di classifica restano fisse in quella categoria (e non fanno né play-out né play-off). Cioè farle giocare da "fuori classifica" (o come si dice).

Mi immagino le polemiche nel caso in cui queste squadre "fuori classifica" perdano contro squadre più deboli ma con obiettivi da raggiungere.

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esser ha scritto:
se il principio è lo stesso che vale pure, ad esempio, nella liga allora le seconde squadre non possono "salire" nella serie dove disputano il campionato le prime e quindi sia real b che barca b non potranno mai essere promosse nella prima divisione spagnola.

e d'altronde credo pure in italia funzioni cosi visto che gia la nextgen della juve e la U23 dell'atalanta, che adesso disputano la serie c, non possano andare oltre la promozione in b.

certo sarebbe curioso capire cosa accadrebbe se dovessero retrocedere nelle serie cadetta le prime squadre di juve ed atalanta e nel contempo le seconde riuscissero a salire anch'esse in serie b ma mi sento di escludere questo scenario abbastanza fantascientifico...

Era capitato anni fa in Spagna, se non sbaglio, con la retrocessione dell'Atletico, ma non so com'è finita.
Comunque a logica direi che rispediscono in serie C la seconda squadra di turno.

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arres82 ha scritto:
termopiliano ha scritto:
arres82 ha scritto:
Credo che il limite ci sia, e cioè non possono raggiungere la serie occupata dalla prima squadra.


Si si, quello si (e credo che non possa che essere cosi).

Però secondo me non è giusto nemmeno che competano per la promozione/retrocessione dalla serie in cui giocano. La cosa più logica (secondo me ovviamente) sarebbe da farli giocare regolarmente ma a prescindere dalla posizione di classifica restano fisse in quella categoria (e non fanno né play-out né play-off). Cioè farle giocare da "fuori classifica" (o come si dice).

Mi immagino le polemiche nel caso in cui queste squadre "fuori classifica" perdano contro squadre più deboli ma con obiettivi da raggiungere.


Sicuramente ci sarebbero polemiche. Ma (forse) sarebbe comunque il male minore. Il fatto che una seconda squadra di un grande club possa togliere il posto ad un'altra squadra diciamo normale è un brutto segnale (almeno per come lo interpreto io).
Poi sicuramente è un vantaggio per i club che le fanno ma non per il sistema calcio generalmente inteso (o almeno io questo vantaggio non lo vedo).

Tra l'altro la Lega di B si è già detta contraria alla partecipazione delle seconde squadre al campionato cadetto perché (cito testualmente): "minerebbero la competitività del torneo, violandone l'identità di valorizzazione dei territori e dei giovani talenti"
Può sembrare una supercazzola, ma non lo è. Per come la vedo io il progetto delle seconde squadre ha validità nell'ottica del far crescere i giovani ma rappresenta appunto un ulteriore passo verso un calcio sempre più elitario e meno "dei territori".
Poi ovvio che la LegaPro se le tiene strette ed è contenta di averle, basti pensare che pagano una quota di iscrizione doppia rispetto a quella dei normali club di categoria (e portano anche altri vantaggi generali).

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