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 Oggetto del messaggio: Zinedine Zidane
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Dedicato all'ultimo fenomeno del panorama calcistico Mondiale

http://www.youtube.com/watch?v=vT5BZsyYKAE

Qui la mitica partita Brasile Francia , Zidane ha giocato in un modo favoloso , per quanto mi riguarda solo a Maradona ho visto giocare cosi' , soprattutto nella competizione piu' importante del Mondo contro il Brasile, non una squadra qualsiasi , Grazie Zizou

http://www.youtube.com/watch?v=SvYlvkWpPy4

Inseriro 'articoli video e tutto di piu' ....

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ecco, ce l’ha Maradona. Lo marcano in due . Schiacca la palla Maradona. Parte sulla destra il genio del calcio Mondiale . Puo’ passarla a .Burruchaga .sempre Maradona.. genio, genio, genio c’e, c’e’, c’e’ . Gooooooool .. voglio piangere Dio Santo, viva il calcio…Golaaaaaazo….Diegooool…Maradona…C’e’ da piangere, scusatemiMaradona in una corsa memorabile , nella miglior giocata di tutti i tempi ….aquilone cosmico……da che pianeta sei venuto…..per lasciare lungo il cammino cosi’ tanti inglesi?....


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Mondiali 1998 , finale , un solo protagonista : Zidane


Francia in cielo spinta da Zidane



Francia in cielo spinta da Zidane I padroni di casa vincono con merito il loro primo titolo tenendo sempra^J Francia in cielo spinta da Zidane L'uno-due di testa stordisce un Brasile senza attacco PARIGI DAL NOSTRO INVIATO Un marsigliese di origine algerina consegna alla Francia la sua prima Coppa del Mondo. Zinedine Zidane è il Robespierre del calcio. Cade il Brasile al potere da quattro anni e ancora convinto, almeno fino a quest'ultima sfida, di poter laurearsi pentacampione. Era scritto nelle profezie di Platini che dovesse decidere Zizou. E' stata la sua notte. Una doppietta, entrambi i gol segnati di testa. Lui che, da Bordeaux in poi, due volte addirittura con la Juve, aveva perduto tre eurocoppe consecutive. Sugli scudi, con Zizou, una squadra capace di far gioco come nessun'altra compagine di questo Mondiale. Unico neo la mancanza di uno stoccatore. Prima che decidesse il fantasista avevano portato fin qui i «blu» i gol dei difensori Blanc e Thuram. Al contrario, non ha brillato la stella di Ronaldo. Il petalo più profumato della rosa di Zagallo è avvizzito di colpo, sua l'occasione per riaprire la partita consegnata alle sapienti braccia di super Barthez. Con Ronaldo sono crollati Bebeto e Dunga, Leonardo e Aldair, Cafu e Taffarel, tutti reduci dal mezzogiorno di gloria di Pasadena con gli azzurri di Sacchi. I gol di testa segnati da Zidane, la paura per Ronaldo che, non al meglio della condizione, si scontra con Barthez dopo una lunga fuga a contatto con Thuram. La finale libera la fantasia francese verso la strenua ricerca del potere e sprigiona scampoli di veementi reazioni brasiliane attorno alla mezz'ora. I primi minuti trascorrono tra i lampi senza tuono di Guivarc'h e i vellutati pallonetti di Roberto Carlos e Ronaldo. La Francia aggredisce con Djorkaeff a sinistra. Zidane fa il pendolo tra centrocampo e attacco svariando spesso a destra. Danza Zizou, per il piacere di Platini, in tributfà con la maglia dei «galletti» di Francia sotto la giacca scura. Bebeto tenta di «lavorare» anche per Ronaldo, timoroso di allungare il passo. II lavoro ai fianchi dei francesi prevede le incursioni di Lizarazu, le discese perentorie di Thuram, gli scatti di Karembeu. Deschamps e Petit sorvegliano le mosse di Leonardo e Dunga. Tocca in prevalenza a Cesar Sampaio «seguire», per quanto serva in questa serata, lo scatenato Zidane. Il Brasile ripete il solito giochino di questi Mondiali. Fa «girare» palla sperando che la Francia si scopra. Invece la nazionale di Jacquet tiene in canna i colpi segreti. Il primo squillo avviene da destra. Corner di Petit, contestato da Roberto Carlos, stacco vincente di Zidane che salta più alto di Leonardo (27'). Dopo la volata di Ronaldo fermata da Barthez con un'uscita a valanga (31') il Brasile si disunisce. La voglia di rimediare si scontra con una innaturale lentezza di movimenti. Dunga entra in ritardo su Deschamps, l'arbitro lo grazia persino del cartellino giallo. La Francia cresce. Junior Baiano devia un tocco ravvicinato di Petit destinato alla rete (41'). Ora il Brasile è in balia dei «blu». Thuram pesca Guivarc'h con un lancio di quaranta metri che tradisce Aldair: il centravanti permette a Taffarel di rimediare in corner. Il secondo squillo dei francesi viene dalla bandierina di sinistra. Calcia Djorkaeff e Zidane, ancora lui, di testa, beffa Roberto Carlos e il portiere. Applaude il presidente Chirac in tribuna e mostra la famosa maglia numero 23. Più composto ma non meno febee il primo ministro Jospin. Mastica amaro il brasiliano Joao Havelange in poche settimane detronizzato dalla Fifa (siede al suo fianco il neo eletto Blatter) e solo vice campione del Mondo. La risposta tecnica di Zagallo al «crollo» della Selecao sta nel cambio Leonardo-Denilson. Il 21 enne paulista sfugge a Karembeu (poi avvicendato con Boghossian) e si guadagna una punizione. Roberto Carlos centra e Ronaldo scaraventa, da pochi passi, addosso al piazzatissimo Barthez. Bebeto fa tremare a sua volta la difesa francese. Jacquet richiama Guivarc'h per Dugarry. Desailly, già ammonito, si merita un secondo cartellino dall'ottimo arbitro Belqola e la Francia rimane in dieci a metà ripresa. Zagallo sguinzaglia Edmundo, fuori Cesar Sampaio. Jacquet risponde con Vieira, in panchina Djorkaeff. Dugarry non assesta, in contropiede, il colpo del ko a un Brasile proiettato in avanti. Denilson si rende pericoloso scheggiando la traversa. E, a tempo scaduto, Petit coglie il terzo gol, un punto personale molto meritato da questo eclettico centrocampista. E' festa, piangono di gioia i francesi prima della premiazione. Sono lacrime di delusione quelle dei brasiliani. Franco Badolato COUPfc OU MONDE Zizou guida l'assalto e segna due volte Desailly viene espulso mala difesa regge Ronaldo non riesce a rendersi pericoloso e nel finale entra pure Edmundo invano! A sinistra, Djorkaeff guida il giro trionfale dei transalpini che sorreggono una grande bandiera francese dopo aver conquistato il titolo; sotto Zinedine Zidane, l'indiscusso protagonista della finale, solleva la coppa d'oro

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Finale di campions vinta dal Real grazie a un capolavoro di Zinedine


Con un sinistro Zidane ha stregato il mondo


Con un sinistro Zidane ha stregato il mondo LA PRODEZZA DEL FUORICLASSE PRANCESE CONTRO IL BAYER HA CONSEGNATO AL REAL LA CHAMPiONS LEAGUE Con un sinistro Zidane ha stregato il mondo «Certi gol non si pensano: si fanno e basta. Mi è andata bene. Ho gioito per lo scudetto della Juve e i miei ex compagni mi hanno chiamato prima della finale di Coppa. Però non tornerò, a Intere Milan dico: no, grazie» personaggio Roberto Beccantinì inviato a GtASGOW AVEVANO scritto: Rui Costa ne vale due. Avevano detto: )iù divertente che utile. Avevano buffato: ha 31 anni (ne compie 30 il 23 giugno). Nel paese dei perdenti di successo, Zinedine Zidane era diventato il «vincente di insuccesso»: campione del Mondo, sì, ma come? segnando due gol «soltanto» nella finale. Soltanto nella finale, capito? Campione d'Europa a Rotterdam contro di noi, uffa, ma chi aveva ragione, Berlusconi a dare a Zoff del dilettante allo sbaraglio per non averlo fatto marcare da Gattuso, o Zoff a dimettersi di fronte a cotanta accusa? Zoff, Zoff... E quanto agli scudetti vinti con la Juve, due in cinque stagioni, sarà mica stata un'impresa... Se mai, le due finali di Champions perse: quelle sì che ancora gridano vendetta: e lui c'era. Per paradossale che sia, il gioiello balistico di Glasgow non sposta niente. Zidane è, oggi, quello che era mercoledì sera fino al momento dell'impatto del suo sinistro con il cross di Roberto Carlos: non Maradona (per carità!), non Platini, ma il migliore al mondo nel suo ruolo. Un artista con il fisico da stopper. «Non mi sento im eroe», ha dichiarato al «Sun», «È stata la vittoria del Real, non di Zidane». Ne ha viste troppe, quando era piccolo e pove¬ ro nel quartiere La Castellane, il Bronx di Marsiglia, per ergersi a primo della classe o trascurare le imboscate che la vita e la carriera hanno sempre in serbo. La sua conferenza nelle viscere di Hampden, a champagne ancora gocciolante dalla chierica, è stata di ima sobrietà unica: «Il mio gol? Sono cose che non si pensano: si fanno. Mi è andata bene». «Lo scudetto della Juve mi ha riempito di gioia. Ci siamo telefonati spesso, prima e dopo, io a complimentarmi, loro, i miei ex compagni, a farmi gli auguri per Glasgow». «Con il Real, ho firmato per quattro anni. Nei miei piani non è contemplato un ritomo in Italia. Inter, Milan: no, grazie». Non ha mai rinnegato la Juve, alla quale deve l'ultimo, decisivo, salto di qualità. La Juve, in compenso, gli deve il record assoluto di trasferimenti, 150 miliardi delle vecchie lirette. Su quel divorzio si è scritto tutto e il contrario di tutto. Alla fine hanno brindato entrambi: la Juve in Italia, Zidane in Europa. Zizou, da noi, non è mai stato amato. La gente del Real, viceversa, lo ha adorato sin dal primo giorno di scuola, 9 luglio 2001. Erano così forti, le pressioni, che Zinedine meditò di andarsene. Il peso del prezzo, la zavorra delle coccole: meglio Torino, quasi quasi... E poi il ruolo, l'intesa con Figo, la necessità di integrarsi in una squadra ostaggio e retaggio dei suoi sohsti (e dei loro egoismi). Ha tenuto duro, ha preso possesso della nuova orchestra, ha scoperto la felicità di un calcio «più tecnico, meno tattico». Magic Johnson, ex stella dei Los Angeles Lakers, ebbe la fortuna di vederlo all'opera in campionato contro il Deportivo La Coruna. Segnò un gol superbo, «Zidane è un fenomeno - disse - è bravo come me e Michael Jordan messi insieme». Nella Juve era tutto: per necessità, non certo per ingordigia. Nel Real è diventato il n. 1. La finale persa in coppa del Re e il 3" posto in campionato stavano per consegnarlo al solito rango di genio sin troppo «compreso», bravo ma non bravissimo, deciso ma non decisivo. Il gol che apre il Barcellona nella semifinale d'andata, il gol che «chiude» l'ordalia di Glasgow: è stato lui a trattare il risarcimento con gli dei, alla faccia di tutti coloro che lo consideravano un luccicante optional da cruscotto. E come sempre succede, il gol fatto ha oscurato i gol non fatti fare da Iker Casillas, il portiere del Real, tre-prodigi-tre agli sgoccioli del recupero. Zidane se n'è ricordato al momento di celebrarsi, «ha vinto il gruppo», perché il suo calcio è stato sempre per gli altri, e dagli altri non sempre apprezzato. «El Zid» ha ripagato il Real dell'azzardo mercantile come meglio non avrebbe potuto. Voce di popolo: fin li aveva combinato poco. Mettiamoci d'accordo: se gioca ma non segna, sai che lagna; se segna ma non gioca, sai che fortuna. Controllo il suo albo d'oro e lo trovo debordante. Trap una moghe ce l'ha già: ma se Zizou fosse di Cinisello Balsamo? Zinedine Zidane con la Champions League sfuggita due volte ai tempi della Juve. Per il Marca (in alto a destra) è El Zid

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Il più grande calciatore del dopo-Maradona, a mio avviso.
Che non sia sui livelli di Platini, non sono d'accordo. La carriera di Zidane in nazionale è stata anche superiore a quella di Platini.

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«...ricorda che se anche i nostri dirigenti ci danno per spacciati e dicono che sarebbero contenti anche se perdessimo 4-0, a me non interessa. Io oggi scendo in campo per vincere e voglio che quelli che scendono con me oggi abbiano lo stesso obiettivo. Se vedo qualcuno che non combatte questa battaglia, alla fine della partita dovrà vedersela con me. Fatti forza Ruben, quei duecentomila là fuori non giocano, guardano solamente».

Il capitano Obdulio Varela al giovane Ruben Moran prima della finale del Mondiale 50, Brasile 1 Uruguay 2


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Il problema di Zidane è che con la Juve ha vinto troppo poco per il giocatore che era.

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Esatto. Due campionati che per una manciata di punti non sono diventati 4. Però nullo o quasi in coppa. Peccato.

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Vincere non è importante, è l'unica cosa che conta


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Beh Zidane ha portato la juve a due finali consecutive di champions.


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Sono d'accordo con epico. Zidane anche nella Juve ha fatto grandi cose. Forse non era così continuo, ma quando il momento diventava importante, faceva vedere di che pasta era fatto.

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«...ricorda che se anche i nostri dirigenti ci danno per spacciati e dicono che sarebbero contenti anche se perdessimo 4-0, a me non interessa. Io oggi scendo in campo per vincere e voglio che quelli che scendono con me oggi abbiano lo stesso obiettivo. Se vedo qualcuno che non combatte questa battaglia, alla fine della partita dovrà vedersela con me. Fatti forza Ruben, quei duecentomila là fuori non giocano, guardano solamente».

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Rammento una sua semifinale mostruosa contro l'ajax , comunque concordo che il meglio lo ha dato nella nazionale francese , dove evidentemente aveva piu' stimoli e dove doveva essere il leader assoluto.


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Sì, ovvio. Intendevo negli anni di Ancelotti.

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