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Reg. il: dom 10 apr 2005
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Visto che dei giocatori dagli Anni '50 in poi si conosce tutto, vorrei qui aprire un topic dedicato ai grandi giocatori dei primi 50 anni del secolo. Chiunque voglia offrire il suo contributo, attraverso racconti, video, testimonianze, è il benvenuto :-)

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«...ricorda che se anche i nostri dirigenti ci danno per spacciati e dicono che sarebbero contenti anche se perdessimo 4-0, a me non interessa. Io oggi scendo in campo per vincere e voglio che quelli che scendono con me oggi abbiano lo stesso obiettivo. Se vedo qualcuno che non combatte questa battaglia, alla fine della partita dovrà vedersela con me. Fatti forza Ruben, quei duecentomila là fuori non giocano, guardano solamente».

Il capitano Obdulio Varela al giovane Ruben Moran prima della finale del Mondiale 50, Brasile 1 Uruguay 2


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MessaggioInviato: ven 23 dic 2011, 2:02 
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Reg. il: dom 10 apr 2005
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Cominciamo da un giocatore che non so quanti utenti conoscano qui dentro: l'attaccante paraguayano Arsenio Erico, considerato il più grande giocatore di tutti i tempi del suo Paese.

Arsenio Erico nasce ad Asuncion il 30 marzo 1915. Inizia la sua carriera nel Club Nacional, dove svolge tutta la trafila nel settore giovanili. Nel 1932, il Paraguay è in guerra con la Bolivia: la Croce Rossa organizza una partita di calcio a Buenos Aires per raccogliere fondi.

Erico, giovane portento delle selezioni giovanili paraguyane, fa mirabilie in campo e strega gli osservatori del club argentino dell'Independiente di Avellaneda. C'è un problema: il ragazzo è minorenne. L'Independiente però insiste e alla fine, versando 12mila pesos al Club Nacional, riesce ad ingaggiarlo. Dopo una prima stagione di apprendimento, in cui realizza comunque 12 reti, Erico inizia a timbrare con una continuità spaventosa, diventando l'idolo dei tifosi di casa e uno dei massimi centravanti del campionato.

Nel 1936-37 arriva alla stratosferica cifra di 47 reti in 37 partite (!). La stagione seguente, nel '37-'38 i suoi 43 gol in 32 gare (!) consentono all'Independiente di laurearsi campione nazionale. Impresa ripetuta nel '38-'39 quando ancora una volta Erico vanta più reti (40) che presenze (32). Sono queste le tre stagioni migliori della sua carriera.

Nel 1941 scappa in Paraguay, vuole giocare con la nazionale maggiore a tutti i costi: i dirigenti dell'Independiente protestano, lo raggiungono e lo convincono a tornare, facendogli firmare un lauto contratto. Sembra l'inizio di un nuovo fortunato matrimonio, ma la malasorte è in agguato: nel corso di una partita di campionato, si rompe il menisco. Oggi l'infortunio verrebbe curato con un intervento chirurgico e consentirebbe comunque allo sventurato di turno di rientrare in tempi ragionevoli. All'epoca però un incidente del genere metteva a repentaglio un'intera carriera.

Erico prova a recuperare, rientra, torna a segnare con buon profitto, ma le sue medie si normalizzano, lontano anni luce da quelle spaventose di fine Anni 30. Dopo 13 stagioni, Erico chiude la sua carriera nell'Independiente, con il bottino di 293 gol in 332 partite, miglior marcatore nella storia del massimo campionato argentino (sotto di lui a 292, c'è "El Feo" Miguel Angel Labruna). Passa all'Huracan, chiude nel suo Nacional e non riuscirà mai a giocare una sola partita con la nazionale del Paraguay, atroce oltraggio al miglior calciatore paraguyano di ogni epoca. Muore il 23 luglio 1977.

Attaccante rapido, tecnico, completo, bravissimo con entrambi i piedi, è stato un vero artista del gol, capace di segnare in tutti i modi e da ogni posizione. Alfredo Di Stefano disse che era l'attaccante più forte che avesse mai visto. Di sicuro, è stato uno dei migliori giocatori sudamericani della storia.

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MessaggioInviato: ven 23 dic 2011, 9:19 
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Reg. il: lun 28 nov 2005
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Ottimo, grande Marco Bode. Conoscevo Arsenio Erico, centroattacco maestoso circondato da un'aura mitologica. Tra le sue straordinaria qualità aggiungo forse quella più famosa: il colpo di testa. Aveva infatti uno stacco da terra micidiale, oltre che un colpo di testa estremamente potente e preciso. Non so quale storico lo cita come tra i migliori colpitori di testa dell'anteguerra insieme a Dixie Dean, altro grande centrattacco.

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Il mio sito Definitivo sui giocatori passati.
http://www.classicfootballdb.com

Aggiornato costantemente, avrete la possibilità di consultare le skill di giocatori famosi, possibilità di ricerche avanzate di ogni genere, confronti, etc.


Ultima modifica di Deus84 il ven 23 dic 2011, 9:48, modificato 1 volta in totale.

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Reg. il: mar 1 apr 2008,
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Quest'estate ho curato una minirubrica (4 puntate appena) chiamata All'alba del calcio: http://calciodangolo.blogspot.com/searc ... l%20calcio

Protagonisti, Sindelar, James, Scarone e Friedenreich.


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Reg. il: sab 18 ago 2007
Alle ore: 10:55
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Ringrazio Mr. Bode per questa perla e attendo speranzoso ulteriori aggiornamenti :grin

Cita:
Friedenreich.


Bell'articolo Chris


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MessaggioInviato: ven 23 dic 2011, 10:42 
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Pulcino
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Reg. il: dom 5 apr 2009,
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Pensa che Erico aveva pure origini italiane :P

E riguardo al colpo di testa, era soprannominato "Il Saltatore Rosso", "El Saltarín Rojo".

Giocatore indimenticato in Sudamerica, e molto considerato, lo stadio del Club Nacional porta il suo nome, e quando si parla di record vari il suo nome sbuca sempre fuori.

Pare che quei 293 gol fossero in realtà 295 (nel solo Independiente), secondo ricerche più approfondite. Le 43 reti del '37-'38 hanno anche un significato nascosto: Erico aveva raggiunto quella quota già due giornate prima della fine del campionato, ma all'inizio dello stesso una nota azienda di sigarette aveva messo in palio un premio in denaro al calciatore che eventualmente avesse segnato 43 gol, 43 perchè il nome dell'azienda era "Cigarrillos 43", in interviste successive Erico ammise che nelle ultime due partite sbagliò di proposito alcuni gol per poter ottenere quel premio.

Tra le altre cose è uno dei primi giocatori per i quali, nei racconti, si descrive il famoso "colpo dello scorpione" (quello reso noto da Higuita per capirci).

Ultima cosa: in realtà in nazionale ci ha giocato, e neanche pochissimo, però erano tutte partite non ufficiali; per i Mondiali del '38 in Francia l'Argentina gli fece una proposta economica per prendere la cittadinanza e giocare con l'albiceleste, ma rifiutò.


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Reg. il: dom 10 apr 2005
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Chrisantus9 ha scritto:
Quest'estate ho curato una minirubrica (4 puntate appena) chiamata All'alba del calcio: http://calciodangolo.blogspot.com/searc ... l%20calcio

Protagonisti, Sindelar, James, Scarone e Friedenreich.


Splendidi articoli, Chris. Li avevo già letti tutti quest'estate ;)
Complimenti anche agli altri interventi, pregevole in particolare quello di Mad.

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MessaggioInviato: mar 27 dic 2011, 3:28 
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Pulcino
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Reg. il: dom 5 apr 2009,
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Stephen Bloomer, ai più noto come Steve Bloomer. Come sempre quando si parla di giocatori pre-anni '50 i nomi iniziano ad essere vaghi nella nostra mente, Valentino Mazzola anni '40, "ma sì il padre di quello dell'Inter, quello che si tirava su le maniche e vinceva le partite manco fosse Braccio di Ferro con gli spinaci"; Giuseppe Meazza anni '30, "quello che ha costruito lo stadio! - Ehm, no, non l'ha costruito, gli è stato intitolato - ma sì, quello della pasta dai - che pasta? - la pasta Balilla! - va be' lasciam perdere (e comunque è con la r)..."; Hector Scarone anni '20, "Chi??? - ma sì, quello di cui parla sempre Marco Bode - aaaah"; bene, Bloomer viene prima di tutti questi, parecchio prima dato che nel '14 smette di giocare.

"Steve Bloomer" è un nome che difficilmente qui in Italia è conosciuto, un po' perchè giocava nel paleolitico, come dice il buon ACM, un po' perchè inglese. Eppure non so quanti giocatori potrebbero dire di avere una statua a loro dedicata davanti all'ingresso di uno stadio, nemmeno lui a dire il vero dato che è morto che manco la Seconda Guerra Mondiale era scoppiata, però se fosse vivo potrebbe dirlo, il suo busto è posto nei pressi del Pride Park Stadium, arena del Derby County, di cui fu simbolo e bomber indiscusso.

Su di lui anche una canzone...

http://www.youtube.com/watch?v=-4IgB3oauj8

Insomma, avrà giocato più di un secolo fa, ma, almeno in Inghilterra, il suo nome ha un peso, qualche motivo deve esserci no? per questo ne parlo, perchè una persona che ne ispira così tante altre, anche se magari giocava un calcio ben diverso da quello che oggi conosciamo, per me, è meritevole di qualche riga, giusto per non strabuzzare gli occhi quando si legge il suo nome vicino alla parola "calciatore".

Partiamo dicendo che è nato nel 1874, quindi sarebbe potuto essere il padre di Scarone. A proposito di padri, quello di Bloomer, Philip, aveva giocato per il Derby County, destino quindi. Entra nei Rams nel 1892, dopo essere stato notato in una partita nel Derbyshire, nella quale segnò quattordici reti. Al suo debutto assoluto con il Derby County segna quattro gol.

Attaccante, questo ancora non ve l'avevo detto, si dice dal tiro forte, ambidestro, e dalla capacità di pensiero veloce e intelligente, che cercava il tiro non appena possibile e da ogni angolazione possibile, e che, a quanto pare, aveva un grande temperamento, più difficile era la partita, meglio giocava.

Resta nel Derby County fino al 1906, anno in cui passa al Middlesbrough (750£ il prezzo del suo trasferimento), cinque anni con il Boro, e quindi ritorno nei Rams per gli ultimi quattro (contribuendo alla risalita in Prima Divisione).

In carriera realizza 352 reti in 598 partite coi clubs, addirittura 28 gol in 23 partite in Nazionale. 5 volte capocannoniere in Prima Divisione, miglior realizzatore della storia del Derby County, e secondo miglior marcatore della storia della Prima Divisione inglese, superato di cinque reti dal solo Jimmy Greaves. In Nazionale segna consecutivamente per le sue prime 10 partite, e vince 8 volte la British Cup (torneo per le nazionali britanniche).

Tra le curiosità il fatto che giocasse a discreti livelli anche a cricket, e ad ottimi livelli a baseball.

Secondo molti, uno dei migliori, se non il miglior, giocatore di fine '800.

Dopo il ritiro da calciatore intraprende la carriera da allenatore in Germania, Olanda e Spagna. In Germania, nel 1914 ha la sfortuna di finire in un campo di detenzione della Prima Guerra Mondiale, così come altri ex-giocatori. Singolare è la storia che vuole che lui ed altri organizzarono un torneo interno al campo che divenne piuttosto seguito, tanto che quando nel 1918 lasciò il campo, venne organizzata una partita d'addio in suo onore.

Da allenatore del Real Union, in Spagna, riesce a condurre la squadra alla vittoria della Coppa del Re 1924, con tanto di 6 a 1 al Barcellona di Samitier e Paulino Alcantara in semifinale e di 1 a 0 al Real Madrid in finale.

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Prima ancora di tutti quei remoti giocatori che vincevano i primi Mondiali e le prime Coppe America, prima ancora della Prima Guerra Mondiale, una delle prime stelle del calcio era lui: Steve Bloomer.


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Splendido Mad, splendido. Conosco bene Bloomer, un vero portento dell'era pionieristica. Un grande attaccante inglese al pari di Dean (forse il più grande centravanti britannico di sempre) e Vivian Woodward. ;)

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In attesa della definitiva consacrazione di Leo Messi, gli esperti di calcio argentini considerano Josè Manuel Moreno come il più grande giocatore albiceleste della storia accanto alle due icone Alfredo Di Stefano e Diego Armando Maradona. Racconterò qui alcuni cenni della sua vita, sarà solo un piccolo assaggio, dato che sulle imprese - in campo e non - di “El Charro” (il Sombrero) non basterebbe un libro.

Nato a Buenos Aires il 3 agosto 1916, Moreno fin da piccolissimo è un portento. Il Boca - club di cui lui è tifoso, visto che è nato nel quartiere della Bombobera - lo manda a seguire e, non appena si presenta l'occasione, lo scrittura per un provino. Incredibilmente, i dirigenti gialloblu lo bocciano, non capendo che di fronte hanno un vero asso. I rivali-cugini del River Plate non si lasciano invece sfuggire l'opportunità e lo mettono sotto contratto.

Nelle giovanili, Moreno incanta e nel 1935 debutta in prima squadra, nel massimo campionato argentino, e presto diventa titolare inamovibile. In coppia con l'attaccante Pedernera, fa faville, porta il River a vincere due titoli consecutivi e diventa l'idolo dei tifosi. Si accorge di lui anche la nazionale, che lo fa esordire già nel 1936 a soli 18 anni: intorno alla nuova coppia di fenomeni Moreno-Pedernera, che nel corso degli Anni 40 sarà arricchirrà da altri meravigliosi giocatori quali Labruna e Lostau (sarà la famigerata e temutissima Maquina), la federazione ha tutta l'intenzione di costruire il futuro dell'albiceleste, con l'obiettivo di portare finalmente a casa l'alloro iridato - solo sfiorato nel 1930 - nel 1942. Ma il destino ha altri progetti: la follia omicida di Hitler getta il Mondo nel baratro e due edizioni dei Campionati del Mondo di calcio vengono così cancellati. L'Argentina deve "accontentarsi" di dominare sul suolo continentale, conquistando ben 5 edizioni di Coppa America su 7 (Moreno sarà il protagonista in 2 di queste).

Oltre alle meraviglie in campo, il 20enne Moreno è un incallito bevitore ed amante della vita lussuriosa di Buenos Aires: anche in questo probabilmente è un Maradona ante-litteram. Dopo una delle tante bravate, la dirigenza del River nel 1939 decide di multarlo e metterlo fuori rosa. I compagni però protestano e la società è costretta a tornare sui suoi passi. Moreno - idolo e divo - ha una squadra e una nazione ai suoi piedi. Trascina il River ad altri due titoli nel 1941 e 1942 e guida la nazionale al trionfo in Coppa America nel 1941 a Santiago del Cile. Nel 1942 non gli riesce il bis, battuto dall'Uruguay, ma si scopre campionissimo a tutto campo: non solo assist e giocate sublimi, ma anche gol. Ne segna 7 diventando capo-cannoniere della manifestazione. Nel '42 Moreno è all'apice della forza, il miglior calciatore del pianeta per distacco: se quell'anno si fosse giocato il Mondiale, sarebbe stato la stella assoluta.

Nel 1944 si trasferisce in Messico, nell'Espanà, e vince il quinto titolo nazionale della sua carriera nel 1945. L'anno dopo ritorna al River e i tifosi, in occasione del suo nuovo debutto in maglia biancorossa contro il Ferrocaril, invadono il terreno di gioco, portandolo in trionfo. Moreno guida i compagni al titolo del 1947 e nello stesso anno è ancora il leader della nazionale che a Guayaquil si laurea nuovamente campione del Sud America: quella squadra con in campo, al fianco di Moreno, altri assi quali Loustau, Boyè, Mendez e un giovanissimo ma già fenomenale Di Stefano (fu escluso Pedernera) è forse la più forte nazionale argentina della storia.

Lo sciopero del 1948 porta Moreno in Cile, all'Universidad Catolica, dove conquista il titolo del 1949. Rientra nel 1950 in Argentina, per una breve parentesi con gli arci-rivali del Boca Juniors, poi - da incallito giramondo - rieccolo in Cile e da lì, in Uruguay, nel Defensor Montevideo. Negli Anni '50 fa ancora la spola tra Argentina e Cile, poi nel '54 - a 36 anni - sceglie la Colombia. Nell'Independiente di Medellin vince due campionati colombiani (55 e 57) stabilendo l'invidiabile record di laurearsi campione nazionale per 9 volte e in 4 Paesi diversi.

Nel 1961 dà l'addio ufficiale al calcio. Di tutto rispetto le sue cifre: 20 reti in 33 partite con la nazionale; 187 gol in 359 presenze nel massimo campionato argentino. Diventa allenatore, continuando a girovagare per tutto il Sud America, arriva persino alla guida della nazionale. Il tutto, senza mai abbandonare l'alcol e la sigaretta, sue grandi passioni. Come tutti i geni maledetti. Il 26 agosto 1978, a soli 62 anni, muore in seguito a una malattia al fegato (non a caso, vista la vita alquanto dissoluta).

Ma il suo ricordo in Argentina resta più vivo che mai. Mezzala offensiva completa (destro e sinistro per lui pari erano), geniale negli assist, leader per vocazione, regista dal tocco sublime e dalla visione di gioco eccelsa, micidiale nelle incursioni a rete, è stato penalizzato solo dalla mancanza del Mondiale. Ma chi l'ha visto giocare, sa che - 40 anni prima dell'avvento di Maradona - l'Argentina aveva avuto un altro immaginifico e inarrivabile genio.

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