O Futeboleiro ha scritto:
Quindi Salvini condivide il fatto che Putin bombarda gli edifici civili, le scuole e gli ospedali? Salvini faccio presente che è stato tra i pochi a definire Putin criminale di guerra. Quanti altri politici l'hanno fatto...?
Il patto d'acciaio tra Putin e Salvini non è fiction: è in un contratto. Eccolo
Il testo dell’accordo di cooperazione siglato nel 2017 fra Lega e Russia unita. E tacitamente rinnovato lo scorso marzo
Il 6 marzo del 2017, Matteo Salvini, leader della Lega, ha firmato a Mosca un accordo per così dire ambizioso: un patto di cooperazione tra Lega e Russia Unita, il partito di Vladimir Putin. Quell’accordo scadeva il 6 marzo 2022 e a ridosso di quella data la Lega aveva due scelte. Primo: cancellarlo, comunicando ai vertici del partito di Putin la propria decisione di recedere dal contratto. Secondo: fare finta di nulla e rinnovare automaticamente il patto. La Lega ha scelto di seguire la seconda strada. E questo è ciò che è previsto nell’accordo con Russia Unita. Validità del patto: fino al 2027. Buona lettura.
Il partito politico nazionale russo Russia Unita rappresentato dal vicsegretario generale del consiglio per le Relazioni internazionali S.V. Zhelezniak che agisce a titolo dello Statuto del partito e della deliberazione del presidium del Consiglio generale del partito del 28 novembre 2016 da una parte, e dall’altra parte il partito politico Lega nord, nella persona di presidente del partito Matteo Salvini di seguito denominate “parti”.
Basandosi su un partenariato paritario e confidenziale tra la Federazione russa e la Repubblica italiana; esprimendo la volontà di facilitare l’espansione e l’approfondimento della cooperazione multilaterale e la collaborazione tra la Federazione russa e la Repubblica italiana; tenendo conto che i rapporti tra i partiti sono una parte importante delle relazioni russo-italiane e sono finalizzate al loro pieno sviluppo; sulla base dei princìpi di sovranità statale, rispetto reciproco, non interferenza reciproca negli affari interni di ciascuno, partenariato paritario, affidabile e reciprocamente vantaggioso.
Hanno concordato quanto segue:
1. Le parti si consulteranno e si scambieranno informazioni su temi di attualità della situazione nella Federazione russa e nella Repubblica italiana, sulle relazioni bilaterali e internazionali, sullo scambio di esperienze nella sfera della struttura del partito, del lavoro organizzato, delle politiche per i giovani, dello sviluppo economico, così come in altri campi di interesse reciproco.
2. Le parti si scambieranno regolarmente delegazioni di partito a vari livelli, per organizzare riunioni di esperti, così come condurre altre attività bilaterali.
3. Le parti promuovono attivamente le relazioni tra i partiti e i contatti a livello regionale.
4. Le parti promuovono la creazione di relazioni tra i deputati della Duma di stato dell’Assemblea federale della Federazione russa e l’organo legislativo della Repubblica italiana, eletti dal partito politico nazionale russo “Russia unita” e il partito politico Lega nord, e anche organizzano lo scambio di esperienze in attività legislative.
5. Le parti organizzeranno sotto gli auspici di seminari bilaterali e multilaterali, convegni, “tavole rotonde” sui temi più attuali delle relazioni russo-italiane, invitando una vasta gamma di professionisti e rappresentanti della società civile.
6. Le parti promuovono attivamente lo sviluppo di una cooperazione reciprocamente vantaggiosa e la collaborazione di organizzazioni giovanili, femminili, culturali, umanitarie, ecc. al fine di rafforzare l’amicizia, la formazione giovanile nello spirito di patriottismo e di operosità.
7. Le parti promuovono la cooperazione nei settori dell’economia, del commercio e degli investimenti tra i due paesi.
8. Il presente accordo entra in vigore all’atto della firma dei rappresentanti autorizzati delle parti e ha una validità di 5 anni. L’accordo è automaticamente prorogato per successivi periodi di 5 anni, a meno che una delle parti notifichi all’altra parte entro e non oltre 6 mesi prima della scadenza dell’accordo la sua intenzione alla cessazione dello stesso.
9. L’accordo è concluso a Mosca il 6 marzo 2017, ed è redatto in due copie, in due esemplari autentici, in lingua russa e italiana.
10. Il presente accordo non è legalmente vincolante ed è solo una manifestazione di interesse delle parti nella interazione e cooperazione.
Mosca, 6 marzo 2017
Il partito politico Lega nord
Salvini
Il partito politico nazionale russo Russia Unita
Zheleznyak
https://www.ilfoglio.it/politica/2022/0 ... o-4279598/I migliori elogi di Salvini a Putin invecchiati proprio male
Nella mattinata del 24 febbraio l’esercito russo ha dato il via all’aggressione militare contro l’Ucraina, segnando così l’inizio di un conflitto di cui si discuteva ormai da settimane. La politica italiana nei giorni precedenti all’esplosione del conflitto ha reagito in modo ambiguo all’inasprimento delle tensioni. Nel centrodestra in particolare l’“osservato speciale” era il leader della Lega Matteo Salvini, che in passato non aveva mai nascosto le proprie simpatie per il presidente russo Vladimir Putin.
Fin dal 2014 Salvini ha infatti sostenuto convintamente le politiche russe su diversi temi considerati controversi dalla comunità internazionale. Dall’annessione della Crimea alla guerra in Siria, passando per le sanzioni europee e gli stretti legami tra Lega e “Russia Unita” (il partito di Putin), l’ex ministro dell’Interno ha fatto spesso dichiarazioni di supporto per il Cremlino che, alla luce degli ultimi sviluppi in Ucraina, gli vengono rinfacciate da avversari politici, giornalisti e non solo.
2014: il supporto all’annessione della Crimea
Nel 2014, quando era segretario federale della Lega ed europarlamentare, Salvini è stato tra i pochi politici europei a sostenere apertamente l’annessione russa della Crimea, avvenuta tra febbraio e marzo di quell’anno. In sintesi, subito dopo la Rivoluzione ucrainache aveva cacciato il presidente filo-russo Viktor Yanukovich, le truppe del Cremlino hanno occupato la penisola della Crimea e indetto un referendum in cui il 97 per cento degli abitanti ha votato a favore dell’annessione con la Russia.
Il voto è stato contestato e ritenuto non valido dalla maggior parte degli organismi internazionali, dalle Nazioni Unite all’Unione europea. Quest’ultima ha risposto, tra l’altro, imponendo una serie di sanzioni economiche contro Mosca, valide ancora oggi.
In questo contesto, Salvini aveva invece difeso la validità del referendum organizzato quando la Crimea era di fatto occupata dalle truppe russe. L’8 maggio 2014 per esempio, in un’intervista al think tank Il nodo di gordio, Salvini aveva dichiarato che in Crimea «il popolo ha voluto democraticamente abbandonare un territorio, quello ucraino» e si è detto «sempre favorevole al principio di autodeterminazione dei popoli».Pochi mesi dopo, in ottobre, in occasione di un viaggio in Russia il segretario leghista ha ribadito su Twitter: «Oggi da Mosca mi sposto in Crimea, dove il 90 per cento dei cittadini ha scelto con [un] referendum di aderire alla Federazione Russa».
La legittimità dell’intervento russo in Crimea è stata difesa da Salvini anche anni dopo, nel 2018, quando era ministro dell’Interno con il primo governo Conte. «C’è stato un referendum» ha ricordato durante un’intervista con il Washington Post, e quando la giornalista Lally Weymotuh gli ha fatto notare che il voto era stato compromesso Salvini ha risposto: «Questo è il suo punto di vista…». L’ex capo del Viminale ha poi affermato che in Crimea erano presenti «alcune zone storicamente russe, con cultura e tradizioni russe» che quindi «appartengono legittimamente» al Cremlino. Questa tesi si pone in aperto contrasto con la Carta delle Nazioni Unite e, se applicata a livello globale, stravolgerebbe la geografia di molti Stati.
2015: due Mattarella per mezzo Putin
Salvini ha spesso affermato di preferire la leadership di Putin rispetto a quella di molti politici europei. Il 25 novembre 2015, per esempio, ha partecipato a una seduta del Parlamento europeo a cui era ospite il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. In quell’occasione Salvini – che indossava una maglietta con il volto di Putin – ha criticato l’operato del presidente riguardo ai flussi migratori, scrivendo su Facebook: «Cedo due Mattarella in cambio di mezzo Putin!».
La stessa dichiarazione è stata riferita anche ad altri politici europei e internazionali, da Matteo Renzi («Sostituirei Renzi con Putin domani mattina!») e Barack Obama, sempre nel 2015, ad Angela Merkel, nel 2017 («Se devo scegliere tra Putin e la Merkel… vi lascio la Merkel, mi tengo Putin!»).
In generale, Salvini ha spesso elogiato pubblicamente Putin anche a livello personale, pubblicando sui propri canali social diverse foto insieme. Nel 2017 per esempio ha scritto su Twitter: «Secondo me Renzi non vale neanche un mignolo del presidente russo» e l’anno successivo, quando si sono svolte le ultime elezioni politiche in Russia, ha auspicato la vittoria di Putin definendolo «uno dei migliori uomini politici della nostra epoca».
2016: senza Putin «avremmo l’Isis in casa»
Nel 2016, nel pieno del conflitto in Siria, Salvini ha più volte applaudito sui social l’intervento militare russo nel Paese, iniziato l’anno precedente a sostegno del regime di Assad, all’epoca in difficoltà. Il 29 marzo, per esempio, ospite a DiMartedì su La7, Salvini ha affermato che «Putin è colui che si è mosso in maniera più intelligente in Siria» e a dicembre ha poi sostenuto a Otto e mezzo: «Se non ci fosse stato Putin ad oggi avremmo l’Isis in casa».
Al di là delle legittime opinioni di Salvini su una questione complessa come la guerra in Siria, il leader della Lega ha sfruttato l’intervento russo nel Paese anche per riportare a galla il tema delle sanzioni europee imposte contro la Russia dopo l’annessione della Crimea, una mossa che la Lega ha sempre criticato. Il 22 marzo 2016, per esempio, il leader leghista ha detto durante la trasmissione Ballarò: «Togliamo le sanzioni alla Russia, Putin è l’unico che finora l’Isis l’ha combattuto».
2017: il gemellaggio tra Lega e “Russia unita”
Il 2017 è l’anno in cui Salvini si è legato ancora di più a Putin. Il 6 marzo il leader della Lega è stato in visita a Mosca, dove ha incontrato il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov. Su Facebook, Salvini ha celebrato l’occasione postando una foto di sé nella «splendida metropolitana di Mosca» e ha poi annunciato la firma di uno «storico accordo» fra la Lega e “Russia unita”, il partito del presidente Putin. Come spiegato proprio dal leader della Lega, l’accordo si fondava su «lotta all’immigrazione clandestina e pacificazione della Libia, lotta al terrorismo islamico e fine delle sanzioni contro la Russia».
Nel corso dei mesi successivi l’accordo tra Russia unita e Lega si è rivelato un gemellaggio a tutti gli effetti. Il 13 luglio 2017, Salvini ha confermato le informazioni contenute in un articolo de Il Giornale, che rivelava i dettagli di un accordo, della durata di cinque anni, tra il suo partito e quello di Putin mirato a favorire lo scambio di informazioni su temi di attualità e rafforzare le relazioni tra i delegati del Parlamento russo e di quello italiano.
2018: la strana storia di Savoini
Un anno dopo, il 19 luglio 2018, Salvini ha confermato lo stretto legame tra la Lega e “Russia unita” nella già citata intervista al Washington Post, affermando però di non aver mai ricevuto fondi per il suo partito da parte della Russia. A febbraio 2019, poi, un’inchiesta del settimanale L’Espresso ha fatto scoppiare il cosiddetto “caso Savoini”.
Gianluca Savoini, presidente dell’associazione culturale Lombardia-Russia e collaboratore di Salvini, è accusato di essere il regista di una trattativa – avvenuta il 18 ottobre 2018 – per la vendita di petrolio dalla quale, secondo gli accordi, sarebbero risultati dei fondi neri per il finanziamento della campagna elettorale della Lega in vista delle elezioni europee del 2019. La rivelazione de L’Espresso ha poi dato luogo a un’inchiesta da parte della procura di Milano, le cui indagini sono ancora in corso.
https://pagellapolitica.it/articoli/i-m ... oprio-maleSalvini imbarazza il governo: “Putin? Il popolo ha sempre ragione”. Tajani lo smentisce e Meloni minimizza: “Maggioranza coesa”
“Quando un popolo vota ha sempre sempre ragione”: parola di Matteo Salvini, che ha commentato così la vittoria schiacciante di Vladimir Putin alle presidenziali russe. Elezioni che, come sottolineato dai più importanti paesi europei, non sono state né libere né democratiche per via della repressione e del controllo totale del Cremlino sulle urne. Non è così per il leader del Carroccio, che evidentemente è convinto che in Russia ci sia la possibilità per i cittadini di esprimere un voto democratico e senza condizionamenti. Salvini, tra l’altro, è l’unico leader Ue a utilizzare parole che assomigliano tantissimo a quelle di Lukashenko, Xi Jinping e Raisi, padri padroni di Bielorussia, Cina e Iran, che si sono complimentati con Putin per il trionfo. Insomma, la Lega sta col blocco filo-Mosca e anche questa non è una novità. Come non è una novità il fatto che anche all’interno del centrodestra italiano quella del Carroccio sia una posizione isolata e criticata dagli alleati.
Tajani smentisce Salvini e Meloni minimizza – La conferma arriva quasi immediata dalle parole del segretario di Forza Italia Antonio Tajani: “Le elezioni sono state caratterizzate da pressioni forti e anche violente – ha detto il ministro degli Esteri – Navalny è stato escluso da queste elezioni con un omicidio, abbiamo visto le immagini dei soldati nelle urne, non mi sembra che sia un’elezione che rispetta i criteri che rispettiamo noi”. Ma queste considerazione a Matteo Salvini non sembrano interessare. La nota ufficiale della Lega, del resto, non è distante dalle parole del leader, anzi: “In Russia hanno votato, non diamo un giudizio positivo o negativo del risultato, ne prendiamo atto e lavoriamo (spero tutti insieme) per la fine della guerra ed il ritorno alla pace. Con una guerra in corso non c’è niente da festeggiare”. La presidente del Consiglio in serata minimizza: “La posizione del governo è molto chiara, il centrodestra è una maggioranza molto coesa“, commenta Giorgia Meloni in un’intervista ad Agorà che andrà in onda martedì. Per la premier questo è dimostrato dalla “velocità di attuazione e nella chiarezza di attuazione della linea di un governo. Quello che noi abbiamo fatto in questo anno e mezzo con la velocità con cui lo abbiamo fatto, e la chiarezza che abbiamo dimostrato in politica estera, tutto questo racconta di una maggioranza coesa”, taglia corto Meloni senza entrare nel merito delle parole di Salvini.
Le parole del leader della Lega – Ma cosa ha detto di preciso il ministro dei Trasporti? A margine di un convegno sul trasporto pubblico locale a Milano, il segretario nazionale della Lega, dopo aver ripetuto la manfrina del popolo che ha sempre ragione quando va a votare, ha sottolineato: “Le elezioni fanno sempre bene sia quando uno le vince sia quando uno le perde. Io quando le perdo – ha continuato – cerco di capire dove ho sbagliato e come fare meglio la prossima volta. Ci sono state delle elezioni, prendiamo atto del voto dei cittadini russi, sperando che il 2024 sia l’anno della pace”. Quindi Salvini prende atto del voto dei cittadini russi, ma non delle condizioni in cui sono stati costretti a esprimersi. Il leghista, poi, ha attaccato Macron: “Mi preoccupa che qualche leader europeo parli – come se fosse naturale – di esercito, di guerre, di militari da mandare a combattere perché la terza guerra mondiale è l’ultima cosa che voglio lasciare in eredità ai miei figli, mi riferisco evidentemente a Macron”.
Le opposizioni: “La Russia è una dittatura e le elezioni sono una farsa” – Parole che creano insofferenza all’interno della maggioranza di governo. “La politica estera la fa il ministro degli Esteri”, replica Antonio Tajani – da Bruxelles a margine del Consiglio Affari Esteri – a chi gli chiede se le dichiarazioni di Salvini possano dare l’immagine di un governo poco unito. Intanto dalle opposizioni piovono critiche al leader della Lega. “Alle continue coccole e alle parole d’amore di Salvini nei confronti di Putin siamo purtroppo abituati. Sorprende il silenzio della premier Meloni: non prendere le distanze dalle parole di Salvini è una mancanza di rispetto per chi ogni giorno subisce le discriminazioni del regime di Putin”, dichiara in una nota Matteo Hallissey, Segretario Radicali Italiani. Un riconoscimento alla rielezione di Putin che Mara Carfagna, presidente di Azione, definisce “sconcertante” mentre Carlo Calenda suggerisce a Salvini di “ripassare le basi”: “La Russia è una dittatura e le elezioni sono una farsa“, dichiara il leader di Azione. “Va bene quindi votare con le urne trasparenti e i militari che controllano il voto nei seggi?”, chiede a Salvini il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia affermando di essere “curioso di conoscere la sua risposta e di sapere se i suoi alleati di governo la pensano alla stessa maniera”. A Giorgia Meloni si rivolge anche il segretario di Più Europa, Riccardo Magi: “È davvero ancora convinta che avere un vicepremier filorusso, che siede in consiglio dei ministri e determina la politica anche estera del governo non rappresenti un problema di sicurezza nazionale? Io mi porrei delle domande”, commenta Magi.
Schmit: “Salvini sbaglia” – Critiche al leader della Lega arrivano anche dal commissario europeo per il Lavoro, Nicolas Schmit: “Salvini non ha ragione” perché le elezioni in Russia “non sono state libere e corrette. Si è trattato di un’elezione in cui all’opposizione non è stato permesso di partecipare e che arriva dopo l’arresto di uno dei politici dell’opposizione, Alexei Navalny“, ha Schmit, candidato di punta dei Socialisti Ue alle Europee, a margine del vertice Ue delle Regioni e delle Città a Mons, in Belgio. Le dichiarazioni di Salvini sul voto in Russia “dimostrano ancora una volta che l’estrema destra in Europa è amica di Putin e di coloro che vogliono distruggere l’Europa”, ha aggiunto Schmit.
Chi parla come Salvini? Lukashenko, Xi Jinping, Raisi – Oltre che da quello bielorusso, Alexander Lukashenko, Vladimir Putin, ha ricevuto telefonate di congratulazioni per la sua rielezione dai presidenti di altre ex repubbliche sovietiche, in particolare il Kazakhstan, l’Azerbaigian e il Tagikistan, e messaggi da quelli di Kirghizistan e Uzbekistan. Non è dato sapere, invece, se il leader del Cremlino abbia ricevuto la telefonata del presidente cinese Xi Jinping, che però ha pubblicamente lodato lo zar per il trionfo alle urne che “riflette pienamente il sostegno del popolo russo“. E ancora: “Negli ultimi anni, il popolo russo si è unito per superare le sfide – ha detto Xi Jinping nel messaggio inviato al Cremlino – Credo che sotto la sua guida la Russia sarà in grado di raggiungere maggiori risultati nello sviluppo e nella costruzione nazionale”. Ha telefonato, invece, il presidente iraniano Ebrahim Raisi, che si è congratulato con Vladimir Putin per la “decisiva” vittoria alle elezioni presidenziali: “Il presidente della Repubblica islamica dell’Iran si è sinceramente congratulato per la sua solida vittoria e la sua rielezione a presidente della Federazione russa”, ha riferito l’agenzia di stampa ufficiale Irna.
Germania, Inghilterra e Francia contro Putin – Il ministro della Difesa britannico Grant Shapps ha affermato che il presidente Vladimir Putin si sta comportando come uno “Stalin dei giorni nostri” riferendosi alla sua rielezione dopo il voto in Russia. “In modo impressionante, alla fine del suo prossimo mandato sarà al potere quasi quanto il dittatore Iosif Stalin“, ha sottolineato Shapps, secondo cui Putin è “un tiranno a cui l’Occidente deve resistere”. Più diplomatica, ma non meno dura la presa di posizione della Germania. Il governo tedesco non ha riconosciuto il risultato delle elezioni in Russia e quindi il cancelliere Olaf Scholz non si è congratulato (né lo farà) con Putin. Stessa identica cosa farà il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier: “Non ci sarà nessuna lettera a Putin”, ha dichiarato ieri sera la portavoce presidenziale tedesca, Cerstin Gammelin, come riporta l’agenzia Dpa. “Oggi penso alle persone che in Russia lottano per la libertà e la democrazia e che vivono in costante pericolo a causa del regime di Putin. Non dimenticheremo queste persone coraggiose”, ha scritto su X il presidente tedesco. Con una nota il ministero francese degli Esteri “ha preso atto” della vittoria di Putin ma, nello stesso tempo, ha affermato che “ancora una volta non sono state soddisfatte le condizioni per un’elezione libera, pluralista e democratica”. Il Quai d’Orsay ha elogiato invece “il coraggio di numerosi cittadini russi che hanno manifestato pacificamente la loro opposizione a questo attacco ai loro diritti politici fondamentali”. Il ministero francese ha poi ricordato che il principale avversario di Putin, Alexei Navalny, “è morto poche settimane prima di queste elezioni, in particolare in seguito all’inasprimento delle sue condizioni di detenzione da parte delle autorità russe”. Nello stesso tempo, ha aggiunto il Quai d’Orsay, “i candidati contrari alla continuazione della guerra in Ucraina non hanno potuto partecipare alle elezioni, riducendone notevolmente il carattere pluralistico”. Il Cremlino, a sua volta, ha risposto alle accuse arrivate dall’Europa, bollando come “assurdi” i giudizi dei Paesi occidentali che hanno definito “illegittime” le presidenziali in Russia. “Chi parla di illegittimità parla di illegittimità di quell’87% di voti dati dalla popolazione al presidente Putin, e questo è assurdo”: le parole sono del portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, ma sembrano quelle di Matteo Salvini.
https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/0 ... e/7482922/“A me piace Putin mediatore”, la geopolitica alternativa di Salvini
Dopo la fuga in avanti con Vance e il viaggio non concordato a Tel Aviv, il leghista ci ricasca L’attacco del leader di Azione Calenda: «Parole in libertà, è come uno al bar dopo tre grappe»
Francesco Malfetano
17 Giugno 2025 alle 01:00
https://www.lastampa.it/politica/2025/0 ... -15194727/