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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
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oligaraca ha scritto:
fu Boris Johnson a convincere Zelensky a non dare a Putin pure le fette di #@*§ nella primavera/estate del 2022.


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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
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fuzz77 ha scritto:
oligaraca ha scritto:
fu Boris Johnson a convincere Zelensky a non dare a Putin pure le fette di #@*§ nella primavera/estate del 2022.


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Intanto quello sarebbe stato un accordo 100 volte migliore rispetto a quello che uscirà fuori nei prossimi mesi, e tutto ciò risparmiando la vita a centinaia di migliaia di persone.


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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
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fu Boris Johnson a convincere Zelensky a non dare a Putin pure le fette di #@*§ nella primavera/estate del 2022.


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Intanto quello sarebbe stato un accordo 100 volte migliore rispetto a quello che uscirà fuori nei prossimi mesi, e tutto ciò risparmiando la vita a centinaia di migliaia di persone.



Mica tanto, al tempo Putin occupava una porzione di territorio ben maggiore rispetto all'attuale.
L'Ucraina, infatti, liberò quasi la metà del suolo occupato nella successiva controffensiva di settembre /ottobre 2022.
Ergo, Putin avrebbe preteso ben di più in questi termini.

Ma poi basta con questa retorica del "basta che sia pace", sostenuta da filorussi come Travaglio e Orsini.

Un accordo, chiamiamolo così, come quello del 2022, con la Russia ancora in forze e non mezza collassata come oggi, sarebbe stato solo il preludio a una successiva invasione, che probabilmente sarebbe stata quella decisiva.


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fu Boris Johnson a convincere Zelensky a non dare a Putin pure le fette di #@*§ nella primavera/estate del 2022.


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Intanto quello sarebbe stato un accordo 100 volte migliore rispetto a quello che uscirà fuori nei prossimi mesi, e tutto ciò risparmiando la vita a centinaia di migliaia di persone.



Mica tanto, al tempo Putin occupava una porzione di territorio ben maggiore rispetto all'attuale.
L'Ucraina, infatti, liberò quasi la metà del suolo occupato nella successiva controffensiva di settembre /ottobre 2022.
Ergo, Putin avrebbe preteso ben di più in questi termini.

Ma poi basta con questa retorica del "basta che sia pace", sostenuta da filorussi come Travaglio e Orsini.

Un accordo, chiamiamolo così, come quello del 2022, con la Russia ancora in forze e non mezza collassata come oggi, sarebbe stato solo il preludio a una successiva invasione, che probabilmente sarebbe stata quella decisiva.

Il probabile accordo di allora non avrebbe previsto nessuna cessione territoriale ma solamente una forte autonomia alle regioni del Donbass e la neutralità dell'Ucraina. Oggi, nelle negoziazioni che verranno, quasi sicuramente la Russia annetterà le 4 regioni e pretenderà una forte smilitazzazione dell'Ucraina, oltre che alla sua neutralità. A me sembrano condizioni peggiori rispetto a quelle proposte ne l 2022. La Russia dal punta vista militare era molto più in difficoltà allora vista lo scarso impiego di personale al fronte e con una resistenza ucraina maggiormente agguerrita. Oggi l'Ucraina si sogna di fare le offensive che era riuscita a fare a fine 2022 principalmente per poco personale ma anche perché la Russia ha preso le misure agli ucraini e avanza, seppur lentamente ma inesorabilmente, praticamente in ogni parte del fronte. Quindi la Russia non è assolutamente mezza collassata anzi, è molto più organizzata adesso che allora.


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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
MessaggioInviato: gio 20 mar 2025, 12:23 
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Parere del colonnello Stirpe, che condivido in toto, secondo il quale non c'è nessuna trattativa vera in corso.

Cita:
TANTO TUONO’ CHE PIOVVE…

Ricevo diverse richieste di commento sugli esiti delle trattative diplomatiche fra Trump e Putin. Come ho già avuto modo di scrivere in passato, quando non c’è niente da commentare io in genere non commento; e infatti qui c’è poco da commentare. Siamo di fronte ad una sorta di spettacolo teatrale in cui due attori molto in voga salgono sul palco per farsi applaudire, ma non hanno nemmeno uno straccio di sceneggiatura da seguire: sono lì solo per prendere gli applausi che ritengono di meritarsi e per ricordare al pubblico che loro sono i più grandi, perché altrimenti lo stesso pubblico potrebbe accorgersi che in realtà hanno perso da tempo il loro smalto.

Cominciamo da Trump: a lui della guerra in Ucraina non importa niente. È una contingenza fastidiosa, dove lui non è protagonista e che ha promesso di affrontare in maniera decisiva senza avere la più pallida idea di come farlo. Però ha una fede messianica nelle proprie capacità negoziali e nella posizione di potenza degli Stati Uniti, e quindi ritiene che il solo fatto di porsi come mediatore gli consentirà di mediare un “accordo”: un accordo qualunque. Sa che per gran parte dei suoi elettori qualsiasi accordo sarà visto come un successo esaltante che confermerà le sue doti di grande mediatore (i suoi ministri continuano a ripetere pubblicamente la loro ammirazione quasi canina per queste sue presunte doti) e che magari aiuterà anche a coprire il fatto che la politica dei dazi non stia dando esattamente i risultati promessi. I contenuti dell’accordo non sono importanti: l’importante è che l’accordo ci sia e che i media ne parlino il più diffusamente possibile. Che le basi per una tregua – e men che meno per la “Pace” – non esistano, per lui è irrilevante.
Ormai questo è evidente tanto a Zelensky che ai vari leaders europei: a vario titolo si erano tutti convinti inizialmente che Trump facesse sul serio e che avesse davvero delle buone carte in mano (per usare l’eufemismo che a lui piace tanto), ma ormai si sono resi conto che in realtà sta bluffando alla grande e purtroppo fra i leaders mondiali l’unico a credere veramente al suo bluff è proprio lui. In realtà il Presidente ha carte tali da fare male tanto all’Ucraina che alla Russia, ma non abbastanza da costringerle a fare quello che vuole. Il problema è sempre lo stesso: quello in corso in Ucraina non è il solito conflitto limitato come quelli visti negli ultimi cinquant’anni, ma è una guerra totale fra due Nazioni avanzate: a causa dei continui rilanci, ormai la posta in gioco è troppo alta per entrambi i contendenti perché questi si possano accontentare non solo di un armistizio senza vincitori né vinti, ma neppure di una “vittoria mutilata”. Questo perché entrambi ritengono che se lo facessero l’instabilità interna che ne seguirebbe – politica, economica, e soprattutto sociale – sarebbe tale da mettere a rischio le istituzioni (e nel caso di Putin il suo Regime). Siccome poi la situazione militare, al contrario di quanto appare attraverso la lente “cinematografica” dei media, è di stallo dinamico, nessuno dei contendenti ha un vero incentivo a ricercare anche solo una tregua, perché questa potrebbe avvantaggiare soprattutto l’avversario.
Il fatto che tanti nell’opinione pubblica occidentale anelino ad un accordo qualsiasi che ponga fine ai combattimenti non cambia di un millimetro la situazione, che è tale da non offrire alcuno spiraglio diplomatico: non a caso NESSUNO a parte Trump si è mai offerto quale mediatore diplomatico, benché una mediazione di successo avrebbe offerto opportunità politiche illimitate. Neppure il Papa, l’ONU, l’India o la Cina si sono mai offerti per un ruolo così prestigioso: nessuno si vuole “bruciare” per un fallimento che è ovvio a chiunque ragioni con la sua testa e non soltanto con il cuore.
Ma allora perché Trump si è esposto? Perché, come detto sopra, lui dispone di una posizione MEDIATICA tale per cui qualsiasi risultato riesca a offrire al suo pubblico verrà in ogni caso accolto come un trionfo: anche se il risultato consiste solo in uno scambio di un centinaio di prigionieri (del tipo di cui ce ne sono stati dozzine dall’inizio della guerra) e nella mera dichiarazione di principio di essere disponibili a proseguire le trattative in vista di una semplice tregua di trenta giorni limitata ai bombardamenti di centrali energetiche.

Ma se in sostanza è tutta “fuffa”, perché i belligeranti si sono prestati alla sceneggiata?
Come detto, Trump non ha la forza di costringere nessuno a fare quello che lui vuole, anche se magari crede di averla; però ha effettivamente la forza di far loro del male. Ora, probabilmente a Putin questo è ormai quasi indifferente visto il livello di sofferenza che ha già impunemente imposto al suo popolo; ma a Zelensky preme evitare la perdita del sostegno strategico americano (soprattutto in termini di intelligence e di munizioni). A fronte di questo, dopo una comprensibile confusione iniziale in cui credeva di avere a che fare con un normale Presidente americano, ha accolto i suggerimenti dei suoi più accorti sostenitori europei, e in particolare britannici, che gli hanno semplicemente suggerito: “tu digli di sì!”… Che è poi quello che in genere conviene dire quando si ha a che fare con uno come Trump. In fondo, dirsi disposti a una tregua che si sa essere puramente ipotetica, è ben poca cosa a fronte di mantenere la disponibilità della ricognizione satellitare americana. Quanto agli accordi economici, all’Ucraina occorrerà tutto il sostegno possibile nel dopoguerra: assicurarsi legalmente da subito quello americano è assolutamente ragionevole, le clausole economiche sono state riviste in maniera altrettanto ragionevole con la consulenza europea, e soprattutto ancora non sono state finalizzate… Gli annunci di Trump sono una cosa, la firma dei documenti esecutivi spesso è cosa diversa; come i dazi al Canada dimostrano chiaramente.
Quanto a Putin, quello che la guerra l’ha iniziata e non intende porvi fine senza aver ottenuto “tutti i risultati dichiarati all’inizio”, a lui preme una cosa sola: uscire dall’isolamento diplomatico impostogli dalle sanzioni occidentali e dall’incriminazione da parte della Corte Penale Internazionale, e tornare ad essere pubblicamente la controparte diretta del Presidente degli Stati Uniti; riassumere cioè la posizione mondiale che secondo lui gli spetta di diritto. Naturalmente anche lui preferisce che Trump non gli “faccia male” (e cioè non cominci per stizza a mandare in Ucraina tutto il materiale che volendo potrebbe mandare, e che altererebbe in maniera sostanziale l’equilibrio militare sul campo), e quindi si mostra disponibile e conciliante. Non dice “no”, si limita a dire “sì, ma…”: in fondo ha in comune con Trump l’interesse a rimanere sul palco il più a lungo possibile. Insomma: sia per Trump che per Putin, la trattativa è un fine in sé stessa, non un mezzo per addivenire a un risultato. Questo è l’unico motivo per cui la trattativa stessa non terminerà: che ci sia, conviene a tutti; che porti a qualcosa, non interessa veramente a nessuno… A nessuno che conti.
La guerra, purtroppo, continua…




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Intanto quello sarebbe stato un accordo 100 volte migliore rispetto a quello che uscirà fuori nei prossimi mesi, e tutto ciò risparmiando la vita a centinaia di migliaia di persone.



Mica tanto, al tempo Putin occupava una porzione di territorio ben maggiore rispetto all'attuale.
L'Ucraina, infatti, liberò quasi la metà del suolo occupato nella successiva controffensiva di settembre /ottobre 2022.
Ergo, Putin avrebbe preteso ben di più in questi termini.

Ma poi basta con questa retorica del "basta che sia pace", sostenuta da filorussi come Travaglio e Orsini.

Un accordo, chiamiamolo così, come quello del 2022, con la Russia ancora in forze e non mezza collassata come oggi, sarebbe stato solo il preludio a una successiva invasione, che probabilmente sarebbe stata quella decisiva.

Il probabile accordo di allora non avrebbe previsto nessuna cessione territoriale ma solamente una forte autonomia alle regioni del Donbass e la neutralità dell'Ucraina. Oggi, nelle negoziazioni che verranno, quasi sicuramente la Russia annetterà le 4 regioni e pretenderà una forte smilitazzazione dell'Ucraina, oltre che alla sua neutralità. A me sembrano condizioni peggiori rispetto a quelle proposte ne l 2022. La Russia dal punta vista militare era molto più in difficoltà allora vista lo scarso impiego di personale al fronte e con una resistenza ucraina maggiormente agguerrita. Oggi l'Ucraina si sogna di fare le offensive che era riuscita a fare a fine 2022 principalmente per poco personale ma anche perché la Russia ha preso le misure agli ucraini e avanza, seppur lentamente ma inesorabilmente, praticamente in ogni parte del fronte. Quindi la Russia non è assolutamente mezza collassata anzi, è molto più organizzata adesso che allora.


Se ti informi da Travaglio però diventa difficile parlare seriamente.

Al ritmo attuale la Russia il Donbass lo conquista nel 2030, altro che "inesorabilmente".

La situazione è di stallo e attrito.

Sono ormai mesi che, nel rateo di perdite russe, i carri armati hanno ceduto il posto a mezzi più leggeri ed economici, segno che ormai i depositi non riescono più a rifornire il fronte come prima.

Me lo immagino proprio Putin ritirarsi da territori occupati e tornare, di fatto, a una situazione pre 24 febbraio 2022.

Soprattutto, me lo immagino proprio come avrebbe rispettato i patti di non aggressione. :asd


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Mica tanto, al tempo Putin occupava una porzione di territorio ben maggiore rispetto all'attuale.
L'Ucraina, infatti, liberò quasi la metà del suolo occupato nella successiva controffensiva di settembre /ottobre 2022.
Ergo, Putin avrebbe preteso ben di più in questi termini.

Ma poi basta con questa retorica del "basta che sia pace", sostenuta da filorussi come Travaglio e Orsini.

Un accordo, chiamiamolo così, come quello del 2022, con la Russia ancora in forze e non mezza collassata come oggi, sarebbe stato solo il preludio a una successiva invasione, che probabilmente sarebbe stata quella decisiva.

Il probabile accordo di allora non avrebbe previsto nessuna cessione territoriale ma solamente una forte autonomia alle regioni del Donbass e la neutralità dell'Ucraina. Oggi, nelle negoziazioni che verranno, quasi sicuramente la Russia annetterà le 4 regioni e pretenderà una forte smilitazzazione dell'Ucraina, oltre che alla sua neutralità. A me sembrano condizioni peggiori rispetto a quelle proposte ne l 2022. La Russia dal punta vista militare era molto più in difficoltà allora vista lo scarso impiego di personale al fronte e con una resistenza ucraina maggiormente agguerrita. Oggi l'Ucraina si sogna di fare le offensive che era riuscita a fare a fine 2022 principalmente per poco personale ma anche perché la Russia ha preso le misure agli ucraini e avanza, seppur lentamente ma inesorabilmente, praticamente in ogni parte del fronte. Quindi la Russia non è assolutamente mezza collassata anzi, è molto più organizzata adesso che allora.


Se ti informi da Travaglio però diventa difficile parlare seriamente.

Al ritmo attuale la Russia il Donbass lo conquista nel 2030, altro che "inesorabilmente".

La situazione è di stallo e attrito.

Sono ormai mesi che, nel rateo di perdite russe, i carri armati hanno ceduto il posto a mezzi più leggeri ed economici, segno che ormai i depositi non riescono più a rifornire il fronte come prima.

Me lo immagino proprio Putin ritirarsi da territori occupati e tornare, di fatto, a una situazione pre 24 febbraio 2022.

Soprattutto, me lo immagino proprio come avrebbe rispettato i patti di non aggressione. :asd

Conoscere le perdite d'ambo gli schieramenti del fronte è praticamente impossibile, c'è troppa propaganda da entrambe le parti. Gli Ucraini dicono di aver eliminato non so quante centinaia di migliaia di russi, cifra fuori dal mondo ci sarebbe stato un collasso dell'esercito se veramente ci fossero state quelle perdite, e la stessa cosa dicono i russi adducendo perdite enormi agli ucraini con numeri che non stanno in piedi. I veri numeri delle perdite di entrambi gli schieramenti si sapranno solamente dopo molti anni per adesso si può guardare solamente a quello che succede sul fronte, con i russi che avanzano lentamente ma ogni mese che passa sempre più velocemente rispetto al precedente e gli ucraini sulla difensiva, e questo è un qualcosa di incontestabile perché si parla di matematica. Poi la storia dei carri armati te la sarai inventata tu, tutte le fonti serie dicono che sostanzialmente da inizio conflitto non c'è stata una grande variazione dei mezzi utilizzati dai russi nel conflitto, al massimo nei periodi autunno/vernini c'è stata un minor utilizzo dei mezzi pesanti perché le condizioni del suolo e quelle climatiche non consentirebbero l'utilizzo di mezzi pesanti.


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Mark Rutte: "L'industria militare della Russia produce in tre mesi ciò che la Nato produce in un anno"
Credo che questa non sia proprio una fonte filorussa


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oligaraca ha scritto:
Mark Rutte: "L'industria militare della Russia produce in tre mesi ciò che la Nato produce in un anno"
Credo che questa non sia proprio una fonte filorussa


Ovvio, loro sono in economia di guerra e devono sostenere il prorio sforzo.L'occidente, invece, produce poco e invia in Ucraina mezzi già presenti in inventario, soprattutto in riserva.

Dovrà ricominciare a produrre quando queste scorte inizieranno a scarseggiare, da qui il programma di riarmo, vista soprattutto la linea politica dell'attuale amministrazione USA.

Rutte è un politico come gli altri, ricorda.


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arres82 ha scritto:
termopiliano ha scritto:
Scusa la domanda ma sta convenzione di Elon Musk salvatore del mondo contro le lobby "brutte, sporche e cattive" da dove nasce?


Probabilmente dalla stessa narrativa che vede Trump come uno del popolo che lotta contro le elite.


Con un'amministrazione Trump / Musk in Ucraina non ci sarebbe stata nessuna guerra.


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