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11 Novembre 2007 - 11 Novembre 2021
Era il 2003, avevo una relazione con una ragazza di roma.
Come al solito, quando andavo a trovarla mi portava in giro per la sua città, sperando mi inculcarmi che fosse meglio di Napoli. Durante il "tour turistico", incontrammo un suo amico. Era un gran bel ragazzo, con un occhio vispo ed uno sguardo sorridente.
"Piacere Gabriele" "Amo lui è un dj molto conosciuto a roma. Gabry pure il mio ragazzo suona. Siete colleghi!" "Piacere Robert". "Pure tu suoni?" "Si, ma in modo amatoriale" ( non era ancora arrivato il momento in cui decisi di tramutare la mia passione in un lavoro). Incrociammo gli sguardi con aria d'intesa e decidemmo di proseguire la conversazione in maniera più comoda. Ci sedemmo al primo bar.
Parlammo per ore. Passammo dai "milleedue" ai cdj, da David Morales a Buju Banton. Gusti diversi, generi diversi, ma #@*§ se ne capiva di musica. Conosceva tutto. Provai a spiazzarlo cacciando dal cilindro Buon Vecchio Charlie. "Come no? Il primo gruppo di quel folle di Richard Benson"
Inevitabilmente, finimmo pure col disquisire di calcio, delle nostre reciproche fedi, del nostro amore per i gradoni.
Quello che mi stupì di lui però furono i modi. Chi vive di dischi e mixer lo sa, spesso chi suona, soprattutto se lo fa in uno dei locali più in della città, si sente figo e se lo crede. Lui no. Lui era gentile, alla mano, simpatico, una persona semplice che non si era montata la testa per un briciolo di successo. Mi fece un'impressione molto positiva.
Ci salutammo, credo ognuno felice di aver fatto la reciproca conoscenza, o almeno io lo ero. Mi avrebbe fatto piacere rivederlo, ma non accadde mai.
Anni dopo, quando oramai avevo archiviato in un angolo della memoria il fatto, durante il mio esilio a Milano, ascoltai in tv che un ragazzo era stato ucciso da un poliziotto, in autostrada, mentre andava a vedere la Lazio. Ovviamente, rimasi colpito dalla questione. Uno come me, uno che viaggiava per la sua maglia, aveva perso la vita. Mi sentii toccato nel profondo. Non sapevo nemmeno di chi si trattasse, ma era come se a chiudere gli occhi fosse stata una persona a me vicina.
Mentre gironzolavo per casa, confuso, irritato, sgomento, gli organi d'infornazione continuavano a fornire dettagli. Prima si venne a sapere che la forza dell' "ordine" aveva fatto esplodere un colpo che aveva attraversato sei corsie di autostrada, poi che il defunto era stato assassinato mentre dormiva, infine il nome: Gabriele Sandri. Non feci mente locale, non collegai dati anagrafici ed aneddoto, pensai solo che non fosse giusto. Provavo rabbia, tanta rabbia, una di quelle rabbie che ti si piazza alla bocca dello stomaco come un macigno in movimento, che prima ti da nausea e poi ti fa #@*§.
Realizzai che dovevo distrarmi. Stavo vivendo la questione in maniera troppo personale. Era arrivato il momento di fare una passeggiata, di staccare tutto, di camminare e scaricare un po' di quella frustrazione che mi aveva assalito sulla pavimentazione dei marciapiedi lombardi.
Il destino però aveva deciso diversamente. Mi ero orami preparato ed ero pronto per uscire, quando i media mostrarono la foto. A quel punto realizzai. Lo avevo conosciuto. Era l'amico della mia ex. Ebbi come una scossa lungo la schiena. Mi sedetti, appoggiai la testa sulle mani. Pensai a quel giorno di circa cinque anni prima. Mi rivennero in mente la sua genuinità, il suo garbo, il suo sorriso. "Non è possibile" questo era l'unico pensiero di senso compiuto che la mia testa riusciva a partorire in quegli attimi. Invece, purtroppo, era tutto vero.
Oltre ogni colore, oltre ogni rivalità, ciao Gabriele, riposa in pace e continua a tifare la tua Lazio anche da lassù.
RobertNesta80
La Napoli bene
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