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Aliens - scontro finale di James Cameron (1986)
Di solito i sequel non sono mai all’altezza degli originali, questo è la classica eccezione che conferma la regola. James Cameron, ancora lontano anni luce dal successo(per me inspiegabile) di “Titanic” ma già noto al grande pubblico per “Terminator” dirige a otto anni di distanza il secondo capitolo di una saga che sembrava già conclusa da tempo. Riprende con molto coraggio il capolavoro di Ridley Scott, ma il suo non è affatto un seguito, ma un modo di reinterpretare da capo l’intera vicenda…Scott terrorizzava lo spettatore con punte di vero terrore, Cameron invece usa i suoi amati effetti speciali e le sue amate lotte all’ultimo sangue che si concludono anche questa volta con il trionfo del bene sul male. Tutto è completamente diverso, a partire dalla sceneggiatura, molto più interessante e dettagliata alla presenza di un gruppo eterogeno(il caporale coraggioso e allo stesso tempo umano, la donna androgina, il soldato simpatico, scherzoso e fifone) rispetto alla solitudine della protagonista nel primo capitolo, dalla presenza della bambina, elemento innocente e puro che si deve salvaguardare a costo della vita al robot non più cattivo ma alleato degli esseri umano. Un seguito che definiremmo più umano, basato più sui sentimenti che sull’azione, ma non per questo meno interessante e coinvolgente del precedente. La recitazione della Weaver è notevole, di gran lunga migliorata rispetto al primo capitolo, la colonna sonora ricercata e coinvolgente di Horner accompagna lo spettatore in un crescendo di tensione e di paura fino allo scontro finale(molto hollywoodiano devo dire, ma di grande effetto). Mi è impossibile paragonare le due opere per la loro totale diversità, frutto di due menti totalmente in antitesi tra loro(il film di Scott è claustrofobico, questo di Cameron è tutta adrenalina e azione), ma posso senz’altro affermare che si tratta di uno dei pochi esempi di sequel riusciti che io ricordi. Non amo James Cameron, lo trovo un regista parecchio sopravvalutato, ma ho apprezzato questo suo seguito così personale e ben congegnato, anche se non lo ritengo un capolavoro nel suo genere, quell’aggettivo, se mi è permesso, se lo merita solo il film di Scott.
Rosemary's baby di Roman Polanski (1968) di Roman Polanski.
Un capolavoro d’angoscia e di orrore, uno dei migliori film horror che abbia mai visto. Film che ricorda molto un altro capolavoro di Polanski, “L’inquilino del terzo piano”, stesse tematiche(un quartiere sconosciuto, un nuovo arrivato che fa fatica ad ambientarsi in quel luogo malsano, vicini all’apparenza amorevoli ma che sotto nascondono seconde e oscure intenzioni) e stesso senso di angoscia che ti opprime per tutta la durata del film. Le paure di Rosemary (una meravigliosa Mia Farrow) riescono quasi a commuoverti, le paure di una donna che combatte per amore del figlio contro un mondo che sembra voler fare di tutto per distruggerle quel rapporto unico e prezioso. La tematica del Maligno, che sarà presente anche ne "La Nona Porta", viene affrontata con toni decisamente inquietanti e surreali. Un film angosciante come pochi, un horror atipico, tutto giocato a livello psicologico, senza l’uso di scene a tinte forti. Mi ha letteralmente terrorizzata quel palazzo dei misteri che sembra quasi un’entità dotata di vita propria e pronta a inghiottire chiunque vi entri, mi hanno soffocato tutte quelle continue incursioni da parte dei vicini, premure le loro tanto fastidiose quanto terribili nella loro falsa gentilezza. Una piccola curiosità, nel film il bambino nasce non a caso il 6 Giugno del 1966 ovvero 666, che nella Bibbia identifica il numero della bestia. Come detto meravigliosa Mia Farrow, ma una menzione va anche a Ruth Gordon, che per il ruolo della diabolica e invadente vicina vinse un meritatissimo Oscar come miglior attrice non protagonista. Consiglio anche la lettura del libro di Ira Levin da cui questo film è stato tratto.
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