ciccio graziani ha scritto:
Non so se nessuno ha mai fatto caso ma il Milan di fine anni Cinquanta è stata un'incredibile fucina di grandi allenatori: Liedholm, Osvaldo Bagnoli, Gigi Radice, Cesare Maldini, Giovanni Trapattoni e Pippo Marchioro... Coincidenza o no?
Anche il Milan degli anni '60 e '70 ha prodotto diversi allenatori di serie A: Ottavio Bianchi, Nevio Scala, Alberto Bigon, e forse ne dimentico qualcuno.
Ho letto diversi articoli su questo fenomeno, che a mio avviso si spiega con la tradizione del Milan, basata sul gioco prima ancora che sulle individualità.
Franco Rossi diceva che il Milan storicamente mette l'accento sul gioco, l'Inter sui giocatori (e sulla concretezza).
In effetti, fin dagli anni '50 il Milan ha dato più importanza all'estetica, alla qualità del gioco, e anche all'innovazione, rispetto alle altre squadre italiane.
L'Inter è rimasta fedele a una certa idea di calcio per 40 anni, dal catenaccio di Foni al calcio italianista del Trap.
(E questa non è una critica, intendiamoci.)
Invece il Milan ha cambiato di più, dal Gre-No-Li a Rocco, dalla zona di Marchioro e Liedholm al calcio più tradizionale di Castagner, poi ancora Liddas e infine Sacchi.
Perfino nell'ultimo decennio, le due milanesi hanno proseguito questa tradizione.
Il Milan di Ancelotti tutto incentrato sulla tecnica, sui giocatori di qualità e di inventiva, anche a costo di non avere poi concretezza, dinamismo e fisicità a sufficienza.
L'Inter di Mourinho che era invece tutta concretezza, grinta e cattiveria agonistica, e giocava di rimessa nel solco della tradizione italianista.