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MessaggioInviato: mar 9 feb 2010, 13:31 
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Si dice spesso, a volte a torto e a volte no, che i giocatori anglosassoni solitamente non riescano ad ambientarsi fuori dall'Inghilterra per tutta una serie di fattori non per forza legati a questioni calcistiche...motivi di abitudini, culture diverse, lingua e probabilmente anche cibo.

Fino a una decina d'anni fa non si poteva effettuare un riscontro analogo verso i sudamericani dato che i club inglesi si sono aperti "in massa" agli stranieri solo nella seconda metà dei '90, anche se ci fu l'eccezione degli argentini Ardilles e Villa che fecero ottime cose nel Tottenham nei primi anni '80.

Però il recente più o meno riconosciuto flop di Robinho, spedito al Santos in prestito dopo una delle mosse di mercato più costose di sempre, mi ha fatto tornare in mente la questione riguardo i problemi dei sudamericani in Inghilterra.

Se guardiamo al recente passato, grandi sudamericani che sono sempre stati protagonisti nel calcio internazionale hanno sempre incontrato grandi difficoltà ad integrarsi nel gioco inglese, con risultati molto al di sotto delle aspettative...da nomi tipo Crespo, Veron e lo stesso Robinho fino a promesse come Kleberson o lo stesso Anderson che si sono, o si stanno rivelando come dei flop inattesi.

Lo stesso Tevez, per iniziare a sfondare veramente nel calcio inglese, ha dovuto modificare di brutto il suo stile di gioco...guardavo alcuni highlights di quando giocava nel Corinthias ed era praticamente un altro giocatore dalla bestia tutto pressing che è diventato ora.

La cosa curiosa è che più un sudamericano è meno "di fantasia" e più riesce ad adattarsi allo stile di gioco della Premier...Mascherano ad esempio, che è però l'esatto contrario delle caratteristiche che di solito sono attribuite ai sudamericani.

Quindi la risposta potrebbe essere: in Inghilterra si privilegia più il gioco fisico che quello creativo, però ci sono gli esempi di tanti fantasisti non sudamericani che in Premier sono stati grandissimi, come Zola, Bergkamp, Cantona, Ginola ecc.

Inizio a pensare che il problema sia solo di uno specifico tipo di giocatori sudamericani che non riesco a bollare come bufale perchè, nel caso ad esempio di Robinho, è innegabile il suo enorme talento.

Allora perchè molti di essi non riescono, o non sono riusciti, ad emergere?


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MessaggioInviato: mar 9 feb 2010, 13:41 
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Post interessante :sisi anche se non sono in grado di dare una valida risposta :asd
La stessa cosa ha sempre incuriosito anche me riguardo però le difficoltà di ambientamento dei giocatori spagnoli in Italia e viceversa (salvo casi di successo come Luisito Suarez).
Mah...


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MessaggioInviato: mar 9 feb 2010, 13:49 
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masferr ha scritto:
Post interessante :sisi anche se non sono in grado di dare una valida risposta :asd
La stessa cosa ha sempre incuriosito anche me riguardo però le difficoltà di ambientamento dei giocatori spagnoli in Italia e viceversa (salvo casi di successo come Luisito Suarez).
Mah...

o ciccio tavano :asd


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MessaggioInviato: mar 9 feb 2010, 15:02 
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Cita:
Inizio a pensare che il problema sia solo di uno specifico tipo di giocatori sudamericani che non riesco a bollare come bufale perchè, nel caso ad esempio di Robinho, è innegabile il suo enorme talento.


Per me robinho avrebbe fallito in qualsiasi campionato europeo di valore, un pò come Adriano.

Li il problema era (è) la testa, non tanto il gioco inglese.

C'è da dire che la maggior parte degli ultimi grandi talenti brasiliani non ha calcato i campi inglesi.

Parlo di Kakà, Ronaldo, Romario, Ronaldinho ecc.

Gente come Anderson non credo che avrebbe avuto più fortuna in italia.


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MessaggioInviato: mar 9 feb 2010, 15:50 
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Nella Liga però Robinho era uno dei protagonisti, e a onor del vero la sua prima stagione nel City non è stata malaccio, ma dopo i primi 3-4 mesi il suo rendimento è crollato. E anche i casi di Veron e Crespo sono abbastanza strani.

Per non parlare dei vari Jo, Elano, Giovanni Dos Santos, Denilson, Lucas Leiva, tutti giocatori che personalmente non considero dei pipponi ma che innegabilmente non hanno avuto un grande impatto in Premiership.


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MessaggioInviato: mar 9 feb 2010, 16:47 
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Reg. il: mar 1 apr 2008,
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Keane, a quanto pare hai una scarsa conoscenza del calcio sudamericano. Non prenderla come un'offesa, è un cosa comprensibile: i compassati ritmi dell'emisfero australe tendono a risultare sgraditi a chi, come te, è esaltato dalla foga agonistica della Premier League e dei campionati affini.

Il problema, a mio modo di vedere, riguarda proprio il modo di giocare. Come hai scritto tu, i pochi che riescono ad ambientarsi in Inghilterra sono o giocatori atipici o individui che, pur di far bene, accettano di snaturare completamente il proprio stile di gioco. E chi, per caratteristiche fisiche soprattutto, non ci riesce può solo fare le valigie e tornarsene a casa propria. Campionato come quello italiano e, soprattutto, spagnolo (il Portogallo va bene per chi è meno dotato sul piano tecnico), sono invece molto più propensi ad accogliere i sudamericani che, tra l'altro, si trovano agevolati dalla lingua.
Lingua e stile di vita, ecco: italiano e spagnolo hanno in comune il ceppo latino, mentre l'inglese può in alcuni casi risultare ostico. La dieta, poi, influisce parecchio: mi ricordo il Tevez a fish&chips dei primi tempi al West Ham - una vera porcheria! -, che infatti iniziò a segnare solo nel finale di stagione, quando comprese che una dieta salutare era fondamentale.


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MessaggioInviato: mar 9 feb 2010, 16:47 
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Reg. il: lun 26 apr 2004
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Cita:
Nella Liga però Robinho era uno dei protagonisti, e a onor del vero la sua prima stagione nel City non è stata malaccio, ma dopo i primi 3-4 mesi il suo rendimento è crollato.


Ripeto, per me non era un "problema" della premier ma di robinho, difatti non ha cambiato campionato, se n'è proprio tornato a casa in brasile. Li è la testa che manca. Avrebbe fatto la stessa fine in qualsiasi altra squadra europea.

Cita:
E anche i casi di Veron e Crespo sono abbastanza strani.


Crespo ha fatto il suo. Nel senso che dopo gli anni con parma e lazio non è più stato un grande goleador.
Veron non ha fatto malissimo, insomma con i Reds ha vinto un campionato no?
In ogni caso non credo che dipendesse dal calcio della premier league. Altrimenti non sarebbe andato al Chelsea dopo l'esperienza di manchester, ti pare?




Cita:
Per non parlare dei vari Jo, Elano, Giovanni Dos Santos, Denilson, Lucas Leiva, tutti giocatori che personalmente non considero dei pipponi ma che innegabilmente non hanno avuto un grande impatto in Premiership.



Bah, stai parlando di flop calcistici, non solo relativi alla premier. Chi di loro è poi esploso in un altro campionato? La verità è che sono tutti giocatori che erano seguiti da grandi aspettative, che poi non sono state confermate e secondo me non dipende dal campionato dove giocavano.
Non a caso Giovanni è stato mandato via dal Barcellona senza troppi patemi.

Di sicuro i fantasisti (ma Jo è un fantasista?) hanno meno difficoltà in campionati dove le difese sono più aperte, come può essere in spagna, ma non credo che in inghilterra siano dei catenacciari.

Al massimo posso pensare che i sudamericani sono molto soggetti alla saudade e trovandosi in un paese molto spesso grigio vengano presi dalla depressione.
Ma anche qui il campionato c'entra poco, è solo questione di testa.


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MessaggioInviato: mar 9 feb 2010, 17:15 
Cita:
Per non parlare dei vari Jo, Elano, Giovanni Dos Santos, Denilson, Lucas Leiva, tutti giocatori che personalmente non considero dei pipponi ma che innegabilmente non hanno avuto un grande impatto in Premiership

:quoto a parte Elano che secondo me non ha fatto cosi male
Forse molti nomi vengono pompati piu del dovuto
Di certo il flop piu grande è stato Veron per me ;)


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MessaggioInviato: mar 9 feb 2010, 18:10 
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Chrisantus9 ha scritto:
Keane, a quanto pare hai una scarsa conoscenza del calcio sudamericano. Non prenderla come un'offesa, è un cosa comprensibile: i compassati ritmi dell'emisfero australe tendono a risultare sgraditi a chi, come te, è esaltato dalla foga agonistica della Premier League e dei campionati affini.

Il problema, a mio modo di vedere, riguarda proprio il modo di giocare. Come hai scritto tu, i pochi che riescono ad ambientarsi in Inghilterra sono o giocatori atipici o individui che, pur di far bene, accettano di snaturare completamente il proprio stile di gioco. E chi, per caratteristiche fisiche soprattutto, non ci riesce può solo fare le valigie e tornarsene a casa propria. Campionato come quello italiano e, soprattutto, spagnolo (il Portogallo va bene per chi è meno dotato sul piano tecnico), sono invece molto più propensi ad accogliere i sudamericani che, tra l'altro, si trovano agevolati dalla lingua.
Lingua e stile di vita, ecco: italiano e spagnolo hanno in comune il ceppo latino, mentre l'inglese può in alcuni casi risultare ostico. La dieta, poi, influisce parecchio: mi ricordo il Tevez a fish&chips dei primi tempi al West Ham - una vera porcheria! -, che infatti iniziò a segnare solo nel finale di stagione, quando comprese che una dieta salutare era fondamentale.


Però, se ci pensi, è inspiegabile che i BRASILIANi - che sono presenti e fanno la differenza in praticamente tutti i campionati del globo, li trovi ovunque - nei paesi anglosassoni fatichino così tanto? E' una cosa inspiegabile, visto che stiamo parlando di una categoria di giocatori che, nonostante la saudade, è mediamente una sorta di usato sicuro, si ambientano ormai dappertutto... com'è possibile trovare diversi brasiliani protagonisti in nazioni come Germania, Russia o addirittura nei paesi scandinavi e non in Premier League?


Il flop in Premier League degli argentini è già più spiegabile, visto che - salvo naturalmente qualche eccezione - la differenza in Europa l'hanno fatta solo in Italia e Spagna...


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MessaggioInviato: mar 9 feb 2010, 19:21 
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Reg. il: gio 24 feb 2005
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Chrisantus9 ha scritto:
Keane, a quanto pare hai una scarsa conoscenza del calcio sudamericano.


Vabbè boh dici che non ci capisco di calcio sudamericano però tutti gli argomenti che hai avanzato

Chrisantus9 ha scritto:
Non prenderla come un'offesa, è un cosa comprensibile: i compassati ritmi dell'emisfero australe tendono a risultare sgraditi a chi, come te, è esaltato dalla foga agonistica della Premier League e dei campionati affini.

Il problema, a mio modo di vedere, riguarda proprio il modo di giocare. Come hai scritto tu, i pochi che riescono ad ambientarsi in Inghilterra sono o giocatori atipici o individui che, pur di far bene, accettano di snaturare completamente il proprio stile di gioco. E chi, per caratteristiche fisiche soprattutto, non ci riesce può solo fare le valigie e tornarsene a casa propria. Campionato come quello italiano e, soprattutto, spagnolo (il Portogallo va bene per chi è meno dotato sul piano tecnico), sono invece molto più propensi ad accogliere i sudamericani che, tra l'altro, si trovano agevolati dalla lingua.
Lingua e stile di vita, ecco: italiano e spagnolo hanno in comune il ceppo latino, mentre l'inglese può in alcuni casi risultare ostico. La dieta, poi, influisce parecchio: mi ricordo il Tevez a fish&chips dei primi tempi al West Ham - una vera porcheria! -, che infatti iniziò a segnare solo nel finale di stagione, quando comprese che una dieta salutare era fondamentale.


li avevo già accennati nel mio primo post applicando i fattori di lingua, abitudini e cibo tra anglosassoni e sudamericani, oltre a fare l'esempio di Tevez. Quindi non capisco che possa c'entrare la mia eventuale scarsa conoscenza in materia.

Poi sulla questione del gioco fisico ho fatto gli esempi di tanti trequartisti/fantasisti/seconde punte di fantasia come i vari Zola, Bergkamp, Cristiano Ronaldo o Arshavin che invece in Inghilterra si sono ambientati senza cambiare di molto il loro modo di giocare snaturando la loro creatività.

Inoltre, anche la questione della lingua o delle abitudini latine è da prendere con le molle: la Spagna è un paese latino a tutti gli effetti direi, eppure non mi sembra che i vari Fabregas, Torres o Xabi Alonso abbiano risentito di un "trauma" da un paese all'altro.

Il discorso, che poi è solo una curiosità, verte principalmente sui giocatori sudamericani che non si possono propriamente definire pippe o sopravvalutati, ma che di sicuro non rendono o non hanno reso come previsto.


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