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Kerzhakov91 ha scritto:
Chrisantus9 ha scritto:
Keane, a quanto pare hai una scarsa conoscenza del calcio sudamericano. Non prenderla come un'offesa, è un cosa comprensibile: i compassati ritmi dell'emisfero australe tendono a risultare sgraditi a chi, come te, è esaltato dalla foga agonistica della Premier League e dei campionati affini.

Il problema, a mio modo di vedere, riguarda proprio il modo di giocare. Come hai scritto tu, i pochi che riescono ad ambientarsi in Inghilterra sono o giocatori atipici o individui che, pur di far bene, accettano di snaturare completamente il proprio stile di gioco. E chi, per caratteristiche fisiche soprattutto, non ci riesce può solo fare le valigie e tornarsene a casa propria. Campionato come quello italiano e, soprattutto, spagnolo (il Portogallo va bene per chi è meno dotato sul piano tecnico), sono invece molto più propensi ad accogliere i sudamericani che, tra l'altro, si trovano agevolati dalla lingua.
Lingua e stile di vita, ecco: italiano e spagnolo hanno in comune il ceppo latino, mentre l'inglese può in alcuni casi risultare ostico. La dieta, poi, influisce parecchio: mi ricordo il Tevez a fish&chips dei primi tempi al West Ham - una vera porcheria! -, che infatti iniziò a segnare solo nel finale di stagione, quando comprese che una dieta salutare era fondamentale.


Però, se ci pensi, è inspiegabile che i BRASILIANi - che sono presenti e fanno la differenza in praticamente tutti i campionati del globo, li trovi ovunque - nei paesi anglosassoni fatichino così tanto? E' una cosa inspiegabile, visto che stiamo parlando di una categoria di giocatori che, nonostante la saudade, è mediamente una sorta di usato sicuro, si ambientano ormai dappertutto... com'è possibile trovare diversi brasiliani protagonisti in nazioni come Germania, Russia o addirittura nei paesi scandinavi e non in Premier League?

Tu la metti sul piano dell'adattamento, che per me è secondario. Perché un giocatore potrà anche non trovarsi esattamente a proprio agio, ma di certo non vive sotto i ponti mangiando saltuariamente.
Il campo, come al solito, è il giudice massimo. Ed io penso che le difficoltà dei brasiliani (ma dei sudamericani in genere) siano legate proprio agli elevatissimi ritmi della Premier League, perché in questo caso non basta la pura tecnica a ridurre il gap atletico.


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MessaggioInviato: mar 9 feb 2010, 19:46 
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Keane ha scritto:
Chrisantus9 ha scritto:
Keane, a quanto pare hai una scarsa conoscenza del calcio sudamericano.


Vabbè boh dici che non ci capisco di calcio sudamericano però tutti gli argomenti che hai avanzato

Chrisantus9 ha scritto:
Non prenderla come un'offesa, è un cosa comprensibile: i compassati ritmi dell'emisfero australe tendono a risultare sgraditi a chi, come te, è esaltato dalla foga agonistica della Premier League e dei campionati affini.

Il problema, a mio modo di vedere, riguarda proprio il modo di giocare. Come hai scritto tu, i pochi che riescono ad ambientarsi in Inghilterra sono o giocatori atipici o individui che, pur di far bene, accettano di snaturare completamente il proprio stile di gioco. E chi, per caratteristiche fisiche soprattutto, non ci riesce può solo fare le valigie e tornarsene a casa propria. Campionato come quello italiano e, soprattutto, spagnolo (il Portogallo va bene per chi è meno dotato sul piano tecnico), sono invece molto più propensi ad accogliere i sudamericani che, tra l'altro, si trovano agevolati dalla lingua.
Lingua e stile di vita, ecco: italiano e spagnolo hanno in comune il ceppo latino, mentre l'inglese può in alcuni casi risultare ostico. La dieta, poi, influisce parecchio: mi ricordo il Tevez a fish&chips dei primi tempi al West Ham - una vera porcheria! -, che infatti iniziò a segnare solo nel finale di stagione, quando comprese che una dieta salutare era fondamentale.


li avevo già accennati nel mio primo post applicando i fattori di lingua, abitudini e cibo tra anglosassoni e sudamericani, oltre a fare l'esempio di Tevez. Quindi non capisco che possa c'entrare la mia eventuale scarsa conoscenza in materia.

Poi sulla questione del gioco fisico ho fatto gli esempi di tanti trequartisti/fantasisti/seconde punte di fantasia come i vari Zola, Bergkamp, Cristiano Ronaldo o Arshavin che invece in Inghilterra si sono ambientati senza cambiare di molto il loro modo di giocare snaturando la loro creatività.

Keane, devi evidentemente avermi frainteso. Io intendevo dire che, probabilmente, hai una scarsa conoscenza del calcio sudamericano visto che dubito fortemente - visti i tuoi gusti British - tu abbia avuto il fegato (spesso occorre, ed anche in buona quantità) di seguire qualche partita degli Estaduais o del Brasileirão o di altre manifestazioni calcistiche sudamericane, dati i ritmi estremamente compassati di tali competizioni.
Se è così, allora è chiaro che le tue supposizioni risultano viziate in partenza dalla scarsa conoscenza dell'ambiente di provenienza dei flop. Ma sono supposizioni anche le mie in merito alla tua conoscenza di calcio sudamericano.

Gli esempi da te fatti, poi, riguardano giocatori cresciuti in ambienti assai diversi da quelli brasiliani, in cui il ritmo è una costante e non un'optional.


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MessaggioInviato: mer 10 feb 2010, 18:24 
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Continuo a non vedere cosa possa centrare il non seguire la serie B brasiliana o cose del genere con il fatto che molti sudamericani non riescano ad ambientarsi nella Premier come negli altri campionati, se non per il fatto di ridurre il tutto a una questione di ritmo e di velocità di gioco, il che può anche essere un argomento di discussione, ma mi sembra che non spieghi interamente il problema.

Anche nella Liga i ritmi sono più lenti rispetto alla Premiership, ma in ogni caso diversi giocatori europei che sono approdati da quel campionato a quello inglese non hanno avuto in generale problemi di adattamento, a parte Deco che era una moviola già per il gioco spagnolo....per trovare un sudamericano che sia veramente riuscito a sfondare in Inghilterra bisogna risalire a Juninho del Middlesbrough 10 anni fa, che comunque faceva la differenza solo nei bassi standard della lotta salvezza.

Veron non si può definire certo un disastro, dato che ebbe i suoi momenti di gloria, ma quando lo United lo acquistò nel 2001 era considerato uno dei più forti, se non il più forte, centrocampista del mondo e tirando le somme il suo rendimento non fu proporzionato nè alla sua fama e nè al costo del suo ingaggio...e non era certo un pippone o un sopravvalutato.


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Cita:
e non era certo un pippone o un sopravvalutato.

Il più forte di sempre dopo Maradona (Cit.)

:rofl :rofl :rofl


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Ogni campionato ha le proprie caratteristiche, e ogni giocatore ha le proprie caratteristiche, evidentemente i sudamericani in genere hanno caratteristiche tali da andare bene per altri campionati... per quanto mi riguarda ciò che differenzia i grandi campionati europei sono soprattutto 2 cose: il livello di interruzioni (un conto è giocare in un campionato dove vengono fischiati 45 falli a partita, un altro in un campionato dove vengono fischiati 20 falli a partita) e la velocità di gioco.

Riguardo Veron, beh è stato un ottimo giocatore, per altro ricordo Roy Keane difenderlo nella sua autobiografia (se non ricordo male scrisse una roba tipo "chi lo critica non capisce un #@*§, nel casino del calcio inglese uno con la sua classe può fare la differenza")... ma evidentemente non bastano solo le caratteristiche tecniche, ci vogliono anche quelle atletiche, fisiche e mentali... e in base a come sono composte queste caratteristiche, ognuno ha un posto più giusto dove poterle esprimere al meglio.


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Non credo bisogna fare di tutta un'erba un fascio, credo si debba distinguere tra giocatori e giocatori.. mi sarebbe piaciuto vedere se gente come Simeone, Batistuta o Cafù avrebbero fallito in Inghilterra ad esempio.


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MessaggioInviato: mer 10 feb 2010, 20:28 
Sono il primo a dire che Veron era un grandissimo ma nelle sue 2 avventure inglesi non fece vedere niente rispetto a quello che fece da noi ;)


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wonderwall ha scritto:
Non credo bisogna fare di tutta un'erba un fascio, credo si debba distinguere tra giocatori e giocatori.. mi sarebbe piaciuto vedere se gente come Simeone, Batistuta o Cafù avrebbero fallito in Inghilterra ad esempio.


Ma infatti io ho parlato di caratteristiche dei singoli giocatori.. solo che ho ampliato il discorso dicendo che il punto sta proprio nel fatto che è facile riscontrare le stesse caratteristiche tra gli appartenenti ad uno stesso movimento.


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MessaggioInviato: mer 10 feb 2010, 21:34 
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Keane ha scritto:
Continuo a non vedere cosa possa centrare il non seguire la serie B brasiliana o cose del genere con il fatto che molti sudamericani non riescano ad ambientarsi nella Premier come negli altri campionati, se non per il fatto di ridurre il tutto a una questione di ritmo e di velocità di gioco, il che può anche essere un argomento di discussione, ma mi sembra che non spieghi interamente il problema.

Giungo alla massima sintetizzazione del discorso per evitare fraintendimenti di ogni sorta: sai bene che in Brasile i ritmi sono bassi, ma se non conosci a sufficienza quel tipo di calcio non hai di idea di quanto siano basso. In alcune partite i giocatori camminano (e non si tratta di un'iperbole), non puoi pretendere che si adeguino ad un calcio fisico e dai ritmi altissimi come quello inglese.


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Chrisantus9 ha scritto:
i compassati ritmi dell'emisfero australe tendono a risultare sgraditi a chi, come te, è esaltato dalla foga agonistica della Premier League e dei campionati affini.

Il problema, a mio modo di vedere, riguarda proprio il modo di giocare.


anche io penso che il principale motivo sia questo.
Il calcio sudamericano e spagnolo ha dei ritmi piu bassi e in queste condizioni la tecnica è messa in risalto. In inghilterra la prestanza fisica ed altletica la fa da padrona, infatti è difficile trovare nelle squadre inglesi un vero numero dieci. Il primo esempio che mi viene in mente, oltre e rubinho è deco. Entrambi hanno fallito, cosi come il calcio samba di scolari. Per le stesse ragioni "attecchiscono" meglio gli africani, i cui esempi in premiership sono innumerevoli.

Il calcio italiano io penso sia una via di mezzo.
I sudamericani si adattano bene al nostro calcio xche tecnico e non troppo veloce.
Gli anglosassoni trovano difficoltà in italia xche poco preparati tatticamente.
Poi dipende tanto da altri fattori di ambientamento e di qualità stesse del giocatore.
Recentemente Tiago, che ora sta facendo bene in liga dove è titolare fisso, ha dichiarato che in italia ha trovato molti problemi xche a centrocampo in italia, secondo il suo parere, si tende a giocare troppo velocemente.


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