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Forse lo ha già fatto qualcuno in altri post, ma vorrei lodare qui il Barcellona di Guardiola, una squadra unica, destinata a lasciare tracce indelebili nella storia del calcio sul piano dell'innovazione, non meno di quanto abbiano fatto l'Arsenal di Herbert Chapman o il River Plate della Maquina, la Honved di Puskas o l'Ajax di Cruyff.

Guardiola ha saputo raccogliere l'eredità dei grandi tecnici e maestri che hanno lavorato a Barcellona, un club che dall'avvento di Rinus Michels negli Anni '70 possiede un'identità tattica e didattica storicizzata. Da Michels in poi tutti i giovani della cantera blaugrana sono stati instradati a giocare nella stessa maniera e con gli stessi movimenti sincroni della prima squadra, in modo che fossero già pronti una volta terminato il percorso delle giovanili. Miscelando la sinuosità e l'arte degli spagnoli con le geometrie e l'occupazione degli spazi tipiche del calcio totale olandese (ma prima ancora a dire il vero danubiano), è nato il Barcellona.

Da Michels al Dream Team di Cruyff, da Van Gaal a Rijkaard, ogni ciclo vincente nella storia blaugrana è sempre stato imperniato su questo duplice aspetto. Guardiola però ha saputo andare oltre. Una cultura e una preparazione più vasta dei meri orizzonti blaugrana gli hanno permesso di recuperare concetti tattici di un calcio in disuso e proiettarli per i tempi moderni.

Il suo Barcellona parte da un 4-3-3 di base, ma - e qui sta la grandezza tattica di Pep - in fase di possesso palla si schiera esattamente come le squadre metodiste degli Anni '30: davanti al portiere Victor Valdes, i due centrali di difesa fissi sono Puyol e Pique'; davanti a loro, Busquets agisce da centromediano metodista, primo costruttore di gioco, come era Luisito Monti nell'Italia di Pozzo; ai suoi lati spingono i terzini Daniel Alves e Maxwell (o Abidal). In attacco, i fili del gioco sono affidati alle immense mezzali Xavi e Iniesta. In attacco, Pedro e Villa partono larghi e favoriscono gli inserimenti centrali della stella Messi, che agisce da centravanti o da ultimo suggeritore.

I meccanismi sono perfetti, la palla tenuta costantemente a terra e lanciata negli spazi vuoti come capitava nella Grande Ungheria di Sebes in modo da trovare il compagno libero che si è smarcato in velocità. Il filo conduttore della manovra è il triangolo che intercorre tra il centromediano Busquets e le mezzali Xavi-Iniesta, due interpreti totali del ruolo, Xavi alla Schiaffino, regista classico dalla immensa visione di gioco; Iniesta alla Neeskens, un'arma totale capace di inserirsi e risultare decisivo in ogni zona del campo. E' qui che negli ultimi 3 anni si sono concentrati gli studi degli allenatori avversari per limitare o ingabbiare il gioco perfetto dei blaugrana, ma in pochi ci sono riusciti, perché il Barcellona è una formazione camaleontica, capace di affidarsi anche alle prodezze dei solisti quando il gioco collettivo è un attimo più incriccato.


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Reg. il: mar 1 apr 2008,
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Marco Bode ha scritto:
Il suo Barcellona parte da un 4-3-3 di base, ma - e qui sta la grandezza tattica di Pep - in fase di possesso palla si schiera esattamente come le squadre metodiste degli Anni '30: davanti al portiere Victor Valdes, i due centrali di difesa fissi sono Puyol e Pique'; davanti a loro, Busquets agisce da centromediano metodista, primo costruttore di gioco, come era Luisito Monti nell'Italia di Pozzo; ai suoi lati spingono i terzini Daniel Alves e Maxwell (o Abidal). In attacco, i fili del gioco sono affidati alle immense mezzali Xavi e Iniesta. In attacco, Pedro e Villa partono larghi e favoriscono gli inserimenti centrali della stella Messi, che agisce da centravanti o da ultimo suggeritore.

Delizioso spunto di discussione, in quanto il modulo adottato dal Barcellona in fase di costruzione della manovra era stato spesso assimilato al 3-4-3, mai al WW tanto caro a Pozzo. In realtà, il tecnico blaugrana si è ispirato al Messico di Ricardo La Volpe, da lui più volte apprezzato in veste di commentatore dei Mondiali 2006.
Complimenti quindi a Guardiola perché, come disse Stravinskij: «I grandi artisti non copiano, rubano».

Poi, Marco Bode, mi tolga una curiosità: da cosa deriva questa sua conoscenza del calcio che fu?


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Come organizzazione,talento e risultati negli ultimi anni il manchester utd è alla pari degli spagnoli


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Reg. il: lun 9 gen 2006,
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Marco Bode ha scritto:
Forse lo ha già fatto qualcuno in altri post, ma vorrei lodare qui il Barcellona di Guardiola, una squadra unica, destinata a lasciare tracce indelebili nella storia del calcio sul piano dell'innovazione, non meno di quanto abbiano fatto l'Arsenal di Herbert Chapman o il River Plate della Maquina, la Honved di Puskas o l'Ajax di Cruyff.

Guardiola ha saputo raccogliere l'eredità dei grandi tecnici e maestri che hanno lavorato a Barcellona, un club che dall'avvento di Rinus Michels negli Anni '70 possiede un'identità tattica e didattica storicizzata. Da Michels in poi tutti i giovani della cantera blaugrana sono stati instradati a giocare nella stessa maniera e con gli stessi movimenti sincroni della prima squadra, in modo che fossero già pronti una volta terminato il percorso delle giovanili. Miscelando la sinuosità e l'arte degli spagnoli con le geometrie e l'occupazione degli spazi tipiche del calcio totale olandese (ma prima ancora a dire il vero danubiano), è nato il Barcellona.

Da Michels al Dream Team di Cruyff, da Van Gaal a Rijkaard, ogni ciclo vincente nella storia blaugrana è sempre stato imperniato su questo duplice aspetto. Guardiola però ha saputo andare oltre. Una cultura e una preparazione più vasta dei meri orizzonti blaugrana gli hanno permesso di recuperare concetti tattici di un calcio in disuso e proiettarli per i tempi moderni.

Il suo Barcellona parte da un 4-3-3 di base, ma - e qui sta la grandezza tattica di Pep - in fase di possesso palla si schiera esattamente come le squadre metodiste degli Anni '30: davanti al portiere Victor Valdes, i due centrali di difesa fissi sono Puyol e Pique'; davanti a loro, Busquets agisce da centromediano metodista, primo costruttore di gioco, come era Luisito Monti nell'Italia di Pozzo; ai suoi lati spingono i terzini Daniel Alves e Maxwell (o Abidal). In attacco, i fili del gioco sono affidati alle immense mezzali Xavi e Iniesta. In attacco, Pedro e Villa partono larghi e favoriscono gli inserimenti centrali della stella Messi, che agisce da centravanti o da ultimo suggeritore.

I meccanismi sono perfetti, la palla tenuta costantemente a terra e lanciata negli spazi vuoti come capitava nella Grande Ungheria di Sebes in modo da trovare il compagno libero che si è smarcato in velocità. Il filo conduttore della manovra è il triangolo che intercorre tra il centromediano Busquets e le mezzali Xavi-Iniesta, due interpreti totali del ruolo, Xavi alla Schiaffino, regista classico dalla immensa visione di gioco; Iniesta alla Neeskens, un'arma totale capace di inserirsi e risultare decisivo in ogni zona del campo. E' qui che negli ultimi 3 anni si sono concentrati gli studi degli allenatori avversari per limitare o ingabbiare il gioco perfetto dei blaugrana, ma in pochi ci sono riusciti, perché il Barcellona è una formazione camaleontica, capace di affidarsi anche alle prodezze dei solisti quando il gioco collettivo è un attimo più incriccato.



Prima di tutto un bentornato al GRANDISSIMO Marco Bode, al quale chiedo (senza alcun obbligo di rispondere ovviamente....) dove diavolo era finito tutto questo tempo.

Ovviamente condividendo tutto quello che ha scritto, da grande conoscitore del calcio qual'è, mi permetto di aggiungere che il triangolo di cui parla è molto simile, nel ruolo tattico e nelle "movenze" (non negli interpreti, che sono completamente diversi...) al Rijkaard-Davids-Seedorf dell'Ajax di Van Gaal che vinse la coppa dei campioni contro il Milan nel 95... e GUARDACASO, Rijkaard e Van Gaal sono i predecessori di Guardiola sulla panchina del Barcellona pur non avendo ottenuto gli stessi esaltanti risultati....


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Chrisantus9 ha scritto:
In realtà, il tecnico blaugrana si è ispirato al Messico di Ricardo La Volpe, da lui più volte apprezzato in veste di commentatore dei Mondiali 2006.


Verissimo, la partita Argentina-Messico (Ottavi di Finale dei Mondiali del '06) fondamentale per la "formazione professionale" del Pep.
In particolare, elogiò tantissimo Osorio, che definì <<il miglior difensore del torneo>>. Si dice che abbia fatto impazzire Piqué mostrandogli in continuazione dei video con il difensore messicano ex Stoccarda.


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Poi, Marco Bode, mi tolga una curiosità: da cosa deriva questa sua conoscenza del calcio che fu?


Passione e lavoro. Lavoro e passione.

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Prima di tutto un bentornato al GRANDISSIMO Marco Bode, al quale chiedo (senza alcun obbligo di rispondere ovviamente....) dove diavolo era finito tutto questo tempo.

Ovviamente condividendo tutto quello che ha scritto, da grande conoscitore del calcio qual'è, mi permetto di aggiungere che il triangolo di cui parla è molto simile, nel ruolo tattico e nelle "movenze" (non negli interpreti, che sono completamente diversi...) al Rijkaard-Davids-Seedorf dell'Ajax di Van Gaal che vinse la coppa dei campioni contro il Milan nel 95... e GUARDACASO, Rijkaard e Van Gaal sono i predecessori di Guardiola sulla panchina del Barcellona pur non avendo ottenuto gli stessi esaltanti risultati....


Ho avuto dei casini personali, un periodo non facile.
Sì, ci puo' stare Pp ultrà. In realtà van Gaal usava uno schema che prevedeva triangoli sistematici, dal libero staccato al centravanti. Davanti a Van der Sar, il libero Blind vertice alto del primo triagnolo; davanti a lui, larghi a chiudere il primo triangolo, Reiziger e F. de Boer; vertice alto del secondo triangolo in posizione di play basso Rijkaard; Davids e Seedorf larghi a chiudere il secondo triangolo; poi Litmanen come vertice del triangolo offensivo; Finidi e Overmars ali a chiudere il terzo triangolo; R. de Boer punta. Con i numeri parleremmo di 1-2-1-2-1-2-1.


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Marco Bode ha scritto:
Cita:
Poi, Marco Bode, mi tolga una curiosità: da cosa deriva questa sua conoscenza del calcio che fu?


Passione e lavoro. Lavoro e passione.

Che tipo di lavoro? Se non sono indiscreto, ovviamente.


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Ho sempre lavorato come giornalista free-lance in giro per l'Europa e in modo particolare ho curato servizi di carattere storico, sul calcio di un tempo, lavorando per diverse agenzie, radio, tv, riviste specializzate.


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Marco Bode ha scritto:
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Poi, Marco Bode, mi tolga una curiosità: da cosa deriva questa sua conoscenza del calcio che fu?


Passione e lavoro. Lavoro e passione.

Cita:
Prima di tutto un bentornato al GRANDISSIMO Marco Bode, al quale chiedo (senza alcun obbligo di rispondere ovviamente....) dove diavolo era finito tutto questo tempo.

Ovviamente condividendo tutto quello che ha scritto, da grande conoscitore del calcio qual'è, mi permetto di aggiungere che il triangolo di cui parla è molto simile, nel ruolo tattico e nelle "movenze" (non negli interpreti, che sono completamente diversi...) al Rijkaard-Davids-Seedorf dell'Ajax di Van Gaal che vinse la coppa dei campioni contro il Milan nel 95... e GUARDACASO, Rijkaard e Van Gaal sono i predecessori di Guardiola sulla panchina del Barcellona pur non avendo ottenuto gli stessi esaltanti risultati....


Ho avuto dei casini personali, un periodo non facile.
Sì, ci puo' stare Pp ultrà. In realtà van Gaal usava uno schema che prevedeva triangoli sistematici, dal libero staccato al centravanti. Davanti a Van der Sar, il libero Blind vertice alto del primo triagnolo; davanti a lui, larghi a chiudere il primo triangolo, Reiziger e F. de Boer; vertice alto del secondo triangolo in posizione di play basso Rijkaard; Davids e Seedorf larghi a chiudere il secondo triangolo; poi Litmanen come vertice del triangolo offensivo; Finidi e Overmars ali a chiudere il terzo triangolo; R. de Boer punta. Con i numeri parleremmo di 1-2-1-2-1-2-1.




Normalmente Kluyvert punta. Ronald de Boer era un formidabile centrocampista "totale" che Van Gaal utilizzava come jolly alla bisogna in qualsiasi zona del campo, e nella finale contro il Milan lo mise proprio centravanti a sfiancare per un'ora la coppia Baresi-Costacurta che infatti capitolò quando entrò Kluyvert.


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Marco Bode ha scritto:
Ho sempre lavorato come giornalista free-lance in giro per l'Europa e in modo particolare ho curato servizi di carattere storico, sul calcio di un tempo, lavorando per diverse agenzie, radio, tv, riviste specializzate.

La strada che sogno di percorrere anch'io, insomma.


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