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Penso che questo clasico arriva in un momento abbastanza difficile x il Barsa. Da giovedì si svegliano con un problema in più. Eppure sembrava tutto così semplice. Bastava fare un paio di goals agli inglesi che da 150 anni giocano sempre allo stesso modo o almeno non perdere. E poi dare la solita spazzolata a Felix Maria. E invece… Adesso se la devono vedere coi blancos che cominciano a crederci. Liga & champions. Anche la statistica comincia a prender corpo. Dai e dai, verrà la volta che le merengues vinceranno. Domani sera poi basterebbe un pari. Anche una sconfitta (non devastante) potrebbe non essere decisiva. Ieri sera il Bilbao ha dimostrato di essere + che capace nel beccare goals
Xavi non è in buona condizione, Piquet potrebbe essere estromesso ancora. Fabregas in particolare e Alexis sembrano rincòglioniti. Il tuffatore Busquets non si tuffa più. Pedro, Tello, Cuenca, Thiago non sono il massimo dell’affidabilità. D Alves fa + l’ala che il difensore, ma i cross di solito sono rasoterra, perché al centro non c’è nessuna testina d’oro. Iniesta cerca di non intasare l’intasabile e gioca defilato. Rimane giusto Lionel, il messiah o qualcosa del genere. Anche quando apparentemente gioca male gioca bene. Questa posizione che si è ritagliato, dopo la cacciata di Eto e di Ibra, lo tiene nel vivo del gioco. Spesso va bene anche se riceve falli in quantità industriale ma da tempo, quando punta la porta, si trova dentro una nuvola piena di avversari poco condiscendenti. Suppongo poi che aver propiziato il goal del Chelsea gli stia creando un certo malessere. Proprio Lui che quando perde palla si affanna x recuperarla subito onde rimediare all’errore commesso.
Guardiola invece si sveglia col solito problema. Vado, non vado (via). E’ più facile che vada, ma da vincente. Però è ancora tutto in essere. Intanto adesso deve rimotivare parte dei suoi, e in fretta. Parte , come Xavi Iniesta Pujol non ne han bisogno e forse neanche Lionel. E’ tempo x Pep di essere concreto e smettere di costruire palazzi architettonicamente uno diverso dall’altro ma tutti poi con la stessa serratura e la stessa chiave. Anche Serse Cosmi (cito a caso) con quei giocatori avrebbe ottenuto grande consenso. Pep (come tutti i coachs) ha un gran potere, quello di fare la formazione, inserire o escludere; quelli bravi in realtà da quando esiste il calcio la posizione sul campo se la trovano da soli a prescindere dalle indicazioni del trainer.
Felix è ora + tranquillo. E’ sicuro di andare in finale di champions. Rimane da sistemare la questione Liga. Attaccare a viso aperto? Difendersi in attesa del momento propizio ? Metterla sulla rissa al momento giusto ? Bah!. Spera anche che la sua ex squadra gli faccia un regalo. Anche qui è ancora tutto in essere.
Tra una manciata di gg sarà tutto + chiaro
Opinione di Damascelli sul passato e anche sul presente
Fermati dal catenaccio
20 aprile 2012, 11:20
È bello, curioso e ridicolo leggere di catenaccio e tattica di mucchio difensivo da gente, dicesi colleghi, che non conosce la storia del football e non sa decifrare e illustrare lo sviluppo di una partita di pallone.
Il Chelsea, secondo i suddetti docenti, avrebbe superato il Barcellona grazie al catenaccio. In verità i catalani hanno colpito un palo, una traversa, per due volte le loro conclusioni sono state deviate sulla linea bianca, il portiere Cech è stato il migliore dei suoi. La semplice lettura del risultato è considerazione infantile.
Va da sé che il catenaccio è un'altra cosa e per capirlo e scriverne bisogna aver studiato Rappan e Rocco, tanto per citare a caso e a memoria, il riegel adottato nei favolosi anni Trenta, con il Servette prima e con la nazionale svizzera dopo, dal tecnico viennese che inventò Severino Minelli, cugino del granata Maroso, come difensore davanti al portiere Ballabio prima della terza linea (da cui terzini). Un disegno del genere appartenne nella Triestina e nel Padova al grandissimo paron Nereo che di necessità fece virtù.
Ma contro quelle scelte tattiche, con i tre difensori supportati alle spalle da un mediano diventato battitore libero fino all'epoca di Franz Beckenbauer ed eredi che trasformarono il ruolo in modo raffinato e dinamico, contro quelle difese davvero arcigne degli Scagnellato e degli Azzini c'era poco da scherzare mentre il Barcellona, di fronte a Cole, Cahill, Terry, comunque eccellenti, ha fatto e disfatto sbagliando per colpe e presunzioni proprie e non per strameriti altrui.
Se poi è catenacciaro Di Matteo che sostituisce Mata con Kalou, una mezzapunta con una punta, allora da ridicoli si è anche ignoranti. Piuttosto è stato Mourinho, la sera prima, con il suo Madrid a essere poco Real e molto realistico, ha gestito, e male come ha detto Casillas a fine partita, l'1 a 1 contro il Bayern e ha pagato questa scelta tattica che già aveva frequentato con l'Inter in alcune occasioni. Ma non è catenaccio, è altra cosa, è prudenza, è paura, è timore di non farcela. Del resto il football è l'unica disciplina nella quale il più forte non vince sempre, anzi può anche buscarle, a differenza di tutti gli altri sport, laddove, ad esempio, l'ultima scuderia di Formula 1, l'ultimo della pole del motomondiale, l'ultimo della corsia di nuoto, l'ultimo della classifica del tennis non può combinare guai seri al primo della classe e della classifica.
A ribadire il concetto il turno di andata delle semifinali di Champions ha messo in circuito una specie di sindrome Zlatan che avrebbe colpito Cristiano Ronaldo prima e Leonel Messi dopo. I due fenomeni sono sembrati bloccati, il portoghese ha sbagliato un gol facilissimo e si è innervosito, l'argentino non è riuscito a sfatare la tradizione negativa, per la settima volta ha incontrato il Chelsea e per la settima volta non è andato in gol, sbagliando, come il suo sodale ultramilionario del Real, un'occasione d'oro.
I due, comunque, a differenza di Ibrahimovic, avranno tempo e occasione per rifarsi domani sera nel «clasico» al Camp Nou e poi nel ritorno di martedì e mercoledì di Champions in terra spagnola. Come ci ha detto un illustre collega di Madrid, la tattica ideale non sarà il cerrojo (il catenaccio, in spagnolo) ma "evitar el cagarse". Superflua la traduzione.
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