Non avendo niente di meglio da fare e avendo un sacco di tempo da sprecare

Oggi pomeriggio ho tradotto quasi integralmente dall'inglese un articolo sui presunti legami tra il Real Madrid e il franchismo, visto che ultimamente il discorso era uscito fuori più volte. Il link originale è questo
http://hala-madrid.livejournal.com/301276.htmlMi scuso per la mancanza di alcune immagini fondamentali che sono state prutroppo rimosse.
Real Madrid: taking down mythsIl ministro della Propaganda del Terzo Reich, che la sapeva lunga riguardo al distorcere la verità, ci lasciò in eredità questa scioccante frase che sopravvivrà in eterno a causa della sua crudezza e veracità: "Una bugia ripetuta un migliaio di volte diventerà la verità".
Qualcuno attribuisce al nostro ex allenatore Jose Mourinho la seguente risposta: "Una bugia ripetuta un migliaio di volte non diventerà la verità per le persone intelligenti".
E ovviamente, non diventerà la nostra verità.
Qual è l'accusa ufficiale? Che il Real Madrid abbia rubato 5 delle sue 9 coppe. Anche nel numero partono dicendo un'inesattezza: le coppe che il Real Madrid vinse durante il franchismo non furono 5 ma 6. Non riesco a credere che abbiamo vinto la sesta in modo onesto, in contrasto con le prime cinque, che avremmo sottratto con malizia di notte dal quartier generale della UEFA. Le vie dell'antimadridismo sono indecifrabili.
Secondo queste brillanti argomentazioni, il prestigio (?) di cui Francisco Franco godeva in Europa gli permise di influenzare la nuova competizione continentale in favore della sua squadra del cuore!
Questa è la premessa, la leggenda e il mito. Ma cosa succede se analizziamo la realtà?
La Coppa dei Campioni fu creata nel 1955. Furono proprio i blancos a conquistare la Coppa in forma consecutiva per le sue prime cinque edizioni, guadagnando il diritto di indossare il "multiple winner badge" sulle loro divise (un simbolo che adesso anche altre squadre come il Liverpool e il Milan indossano con orgoglio). Negli anni tra il 1955 e il 1960, il Real Madrid dominò l'Europa.
Non possiamo dire lo stesso di Franco. Il timido supporto che Franco aveva dato ai suoi colleghi Mussolini e Hitler durante la seconda guerra mondiale (la Spagna non entrò in guerra ma inviò delle truppe di volontari per combattere in Russia) non gli fece esattamente guadagnare il favore del "lato vincente" dell'Europa. Nei due decenni seguenti, la Spagna si vide esclusa non solo dal Piano Marshall ma anche da qualsiasi organizzazione internazionale a carattere democratico (la NATO ad esempio).
Naturalmente, i leader del tempo non erano mossi puramente da ideali. Verso la fine degli anni '50, Franco pose fine alla chiusura del paese rispetto al resto del mondo. Le nuove misure economiche erano promosse da una pulizia dell'immagine del regime, meno armi imbracciate e più singorinelle per allietare i turisti. Tutto questo successe durante il climax della Guerra Fredda e niente interessava agli Stati Uniti più del regime occidentale di quella che fu appropriatamente definita "polizia anticomunista", l'ultimo bastione in un' Europa minacciata dal "diavolo rosso". Nel 1959 fu scattata una fotografia rimasta nella storia: il generale Eisenhower e il Generale Franco, il nemico dei fascisti e lo pseudo-fascista, insieme in felice fratellanza. La Guerra Fredda (il gioco degli interessi) aveva reso possibile ciò. La Spagna, sostenuta dagli Stati Uniti, entrò in quelle organizzazioni che prima le avevano negato l'accesso per il piccolissimo dettaglio di essere governata da un dittatore. Non è un segreto che la difesa della democrazia diventa irrilevante quando ci sono in gioco gli interessi dei potenti.

Ma stiamo parlando dell'Europa, e se vogliamo provare una presunta influenza di Franco nella nuova competizione appena creata, temo che una simile argomentazione sia destinata al fallimento. Stiamo parlando di un'Europa divisa dopo la Seconda Guerra Mondiale. Per vincere le sue prime cinque Coppe, il Madrid dovette affrontare squadre austriache, italiane, inglesi, ungheresi, turche e sovietiche. Trovo difficile credere che la Francia occupata, l'Inghilterra che aveva perso così tanto o (ancora meglio) l'Unione Sovietica avrebbero permesso che le loro squadre fossero dominate dal Real Madrid a causa di un'influenza di Franco che nessuno può provare. A dispetto di coloro che si erano pomposamente autodefiniti "i Guardiani dell'Occidente", Franco non era nessuno fuori dalla Spagna. Il paese fu aggiunto alla NATO solo perchè conveniva agli americani, e nessuno voleva concedere altri favori al regime dittatoriale spagnolo.
Comunque, una cosa davvero bizzarra è che guardando i report dei match che il Real Madrid disputò in quegli anni non troverete un singolo riferimento a scandali arbitrali. Semplicemente la chiara superiorità di una squadra che aveva nella sua formazione, grazie all'intelligenza di Bernabeu, alcuni dei più forti giocatori al mondo.
Nel 1956, il Real Madrid sollverò la sua prima Coppa dei Campioni, a Parigi contro lo Stade de Reims. L'arbitro era Artur Ellis, un inglese. Il secondo gol del Reims fu segnato in fuorigioco. L'arbitro annullò un gol per parte.
Una finale giocata in Francia contro una squadra francese. E il quotidiano sportivo "l'Equipe" affermò al termine del match: "Di Stéfano è il giocatore più completo che abbiamo mai visto. Ha completamente eclissato Kopa."
Il giornalista voleva forse dire che il match fosse stato vinto in modo poco pulito? Dubito.
Non vi annoierò ulteriormente con i risultati di ogni singola partita. Ma possiedo immagini e fatti per la maggior parte di esse. Sono stato capace di trovare un solo fatto controverso: durante la seconda edizione, nella finale contro la Fiorentina, gli italiani si lamentarono che il rigore che sbloccò la situazione fosse stato commesso fuori dall'area. A parte questo, non trovo niente che mi faccia pensare che il Real Madrid abbia ricevuto degli aiuti nella sua strada verso le cinque Coppe dei Campioni. Non solo io non trovo delle ragioni valide, ma coloro che difendono la teoria non provvedono prove solide.
Infatti, la principale argomentazione della loro "causa" (il video che sventolano sempre prontamente in loro difesa) è un deplorevole documentario dove si afferma che Beckham fu rubato al Barcellona.
Un'altra argomentazione a favore del fatto che il Real Madrid vinse onestamente le sue prime cinque Coppe è che generalmente l'antimadridista medio sceglie se parlare di furti o più semplicemente liquidare la competizione, nei suoi primi anni, come "facile". E' vero che la maggior parte dei rivali che il Real Madrid affrontò non sono squadre che possiamo riscontrare tra le attuali potenze del calcio, eccetto per qualche sporadica apparizione del Milan o del Manchester United. Comunque, erano le più forti dell'epoca: l'Eintracht Francoforte, una squadra che il Real Madrid sconfisse realizzando 7 gol per vincere la Coppa nel 1960, aveva massacrato (12 gol) i Glasgow Rangers nel turno precedente. Agli antimadridistas che ancora insistono sul liquidare la competizione, nei suoi primi anni, come "facile", ricordiamo che il Real Madrid raggiunse una finale dopo aver eliminato il Barcellona. Non dico altro.
Gli animaletti domestici di Franco: tra leggenda e strumentalizzazioneSarebbe utile tornare al 1939. La guerra era finita, il paese era devastato e Franco divenne il Generalissimo di persone moribonde e affamate. Il vecchio Chamartin era stato distrutto e solo la fedeltà dei suoi fans salvo il Real Madrid dallo scomparire per sempre. Dopo la Guerra Civile, Franco non aveva ridato al club la sua corona e il titolo di "Real". Non gliene fregava niente. Preferì favorire l'altra grande squadra della città, quella squadra che aveva molto fraternamente negato al Real Madrid il permesso di giocare al Metropolitano (permesso che aveva concesso ad altre squadre della capitale), la squadra che era nata dalla fusione tra il vecchio Athletic de Madrid e l'aeronautica militare: l'Atlético Aviación.

Franco non era un tifoso del Madrid, o dell'Atleti, e nemmeno del Barcellona; ma Franco era, in contrasto con quello che dice l'attuale propaganda, un uomo intelligente, anzi più che intelligente, scaltro. Abbastanza da comprendere il potere di attrazione, unione e distrazione che uno spettacolo così passionale come il calcio significava. Panem et circenses.
Franco favorì l'Atlético, Franco favorì il Real Madrid e Franco favorì, scandalosamente, il Barcellona (con il riazzonamento dei vecchi terreni del Les Corts e la rapida naturalizzazione di Kubala). Come una sorta di re medievale sclerato, il dittatore era interessato ad avere un campione che lo personificasse; ma era impossibile che questo campione potesse essere considerato un vincente se non aveva un rivale peggiore di lui contro cui combattere. Il Barcellona (simbolo del catalanismo) era la nemesi perfetta che l'Atlético o il Madrid potevano sconfiggere ancora, ancora e ancora. Franco non poteva permettere che il club blaugrana scomparisse.
I primi anni del regime non furono affatto positivi per il Real Madrid. Il club non vinse una Liga fino al 1954, e nemmeno una Coppa del Generalissimo (ora Coppa del Re) fino al 1946. Furono l'Atlético Aviación, il Barcellona e l'Athletic de Bilbao le squadre che si spartirono campionati e coppe durante questi anni bui per il club di Chamartin.
Dobbiamo prenderne nota. Se il Real Madrid era la squadra del regime, "gli animaletti domestici di Franco" (un nome che abbiamo spesso sentito dalla bocca di gente completamente ignorante), come ha potuto il dittatore merengue permettere che la "sua" squadra perdesse ogni singolo trofeo disponibile dalla fine della guerra fino al 1946? Come ha potuto permettere alla squadra della "classe operaia" di acquisire supremazia su tutte le altre squadre durante i primi anni del regime, e al Barcellona nella seconda metà degli anni '40? Come mai l'Ahtletic di Bilbao, una squadra dove potevano giocare solo persone basche o di Navarra, conquistò la Coppa del Generalissimo sette volte durante la prima metà del franchismo, la fase più dura e repressiva?
Nel 1943, l'Atlético Aviación entrò in una fase discendente (nel 1947 adottarono il nome Atlético de Madrid). Uno di quei naturali cicli di supremazia e cadute verso il basso che noi tifosi del calcio conosciamo bene, a cui siamo abituati. Non appena successe ciò ai nostri dirimpettai, Francisco Franco ridiede al nostro club, con incredibile tempismo, il titolo di Real e la corona, un onore concesso da Alfonso XIII (solo il Real Madrid e il Real Betis possiedono legittimamente questo titolo in Spagna). La relazione tra Franco, la Repubblica e la Monarchia (la famiglia reale stava ancora in esilio) è complessa e difficile da spiegare. Sarà sufficiente dire che non si può negare il fatto che si trattava di un gesto carino, soprattutto se teniamo conto che il Real Madrid si sarebbe mosso per essere, sotto la guida di Bernabeu, un club completamente monarchico.
Con il Real Madrid rivitalizzato dall'energica presidenza di Bernabeu e dall'arrivo di Di Stéfano, Franco ebbe i suoi nuovi campioni, i sostituti dell'Atlético Aviación, ora divenuto debole. La squadra che, in cerca della Coppa dei Campioni, avrebbe viaggiato per l'intero continente mostrando un'altra faccia del regime franchista. Non vi confondete, tuttavia Franco fece un pochino di più per Madrid.
La propaganda spesso afferma che Di Stéfano sia stato rubato dal Real Madrid, con l'aiuto di Franco ovviamente, quando la sua trattativa con il Barcellona non era del tutto conclusa. E' infatti vero che Don Alfredo aveva raggiunto un accordo con il club catalano ed è anche vero che indossò la loro divisa in due amichevoli e si allenò con loro.

[Ladislao Kubala e Alfredo Di Stéfano]
Il caso di Di Stéfano è un tema confuso e complesso che cercherò di condensare in poche righe: i diritti per il giocatore erano divisi tra due squadre, il River Plate e i Millionarios. Il Barcellona raggiunse un accordo con uno di essi, ma dimenticò di pagare l'altro club. Il Real Madrid fece la stessa cosa con l'altra squadra. Alla fine fu presa una misura salomonica, che consisteva nel far giocare Alfredo Di Stéfano un anno con ciascun club ma il Barcellona rifiutò la decisione. Il Real Madrid, allora, aveva la strada spianata per acquisire i diritti restanti sul cartellino del giocatore. Così, Di Stéfano divenne probabilmente il più importante giocatore che abbia mai vestito la divisa del nostro club, senza dubbio uno dei tre grandi nomi di sempre iniseme a Maradona e Pelè. Vedete Franco da qualche parte voi? Nemmeno io.
Un ambito in cui le autorità franchiste si sono mosse fu nel caso di Ladislao Kubala, mitico giocatore del Barcellona la cui veloce nazionalizzazione da parte del regime gli permise di firmare per il Barcellona. Per essere nazionalizzato aveva prima bisogno di essere battezzato. Chi era il suo padrino? L'allora presidente della federazione di calcio spagnola. Kubala acquisendo la cittadinanza non portò benefici solo al Barcellona perchè dopo avrebbe difeso i colori della nazionale di calcio spagnola.
[immagine rimossa da tinypic]
Non andrò oltre riguardo ai vari scandali e furti che (per una parte degli altri) macchiarono gli infiniti anni del franchismo. Trovo davvero bizzarro che, in quegli anni, qualsiasi vittoria con un grosso margine del Barcellona o dell'Athletic nei confronti del Real Madrid sia stata spesso contrassegnata come giusta, ma se succedeva il contrario, immediatamente comparivano fotografie con i nomi di arbitri e poliziotti che entravano negli spogliatoi azulgrana armati di pistola. Riguardo alle terribili cronache dello "scandalo di Chamartin" (un match che il Barcellona perse 11-1 al Bernabeu, nel quale presumibilmente un ispettore della Direzione Generale della Sicurezza minacciò di morte i giocatori) esistono versioni contro e a favore; e siccome non ho trovato nessuna prova che punti in una direzione o nell'altra rimango neutrale in materia. (*nota del traduttore: vi ricordo quanto detto qualche giorno fa, che il Barcellona di quel periodo era scarso e nel 1942 dovevano retrocedere ma fu allargato il numero di squadre partecipanti alla prima divisione e il Barça fu quindi ripescato) I madridisti devono accettare che tali abominazioni fossero plausibili, ma ciò che non possiamo permettere è che si smetta di ricordare che anche il Real Madrid può affermare di essere stato soggetto ad arbitraggi scandalosi negli anni di Franco. Nel 1960, il Barcellona eliminò il Real Madrid dalla Coppa dei Campioni, con nientemeno che quattro gol annullati, tutti regolari, dall'arbitro Leafe. No, non parleremo di furto. Ma è strano che al Real Madrid vengano annullati quattro gol regolari, nello stadio del suo più grande rivale, in una competizione che ha "comprato".
Le medaglie di FrancoTravolti da informazioni fuorvianti (e da alcuni fatti opinabili) i madridisti hanno sempre accettato che la nostra squadra fosse usata da Franco per motivi meramente propagandistici. Il club, nei suoi viaggi nel resto dell'ostile Europa, era il miglior ambasciatore per un regime che desiderava dimostrare di non essere così cattivo come si pensava. Accettiamo che il Real Madrid divenne il club principale del paese e ancor di più della capitale, e che a causa di questo divenne un fervente difensore della Spagna. Non dovreste commettere un errore: se l'Atlético non fosse entrato in decadenza, avrebbero scelto loro. E non ho assolutamente alcun dubbio che il Generalissimo Franco avrebbe preferito un club con forti radici militaristiche per estendere il suo potere attraverso tutta l'Europa per una sorta di metaforica conquista.
Ma quel club fu il Real Madrid e non ha senso negarlo. Non lo facciamo. Ovviamente, il franchismo ha relazione solo lontanamente con il tifoso che va al Bernabeu oggi, o che segue la sua squadra via satellite a duemila chilometri di distanza. Ma è parte della storia del nostro club, e proprio come rigettiamo ciò che è scorretto, accettiamo ciò che è effettivamente vero.
Non tutte le squadre fanno la stessa cosa. Il Real Madrid e l'Atlético preferiscono non parlarne, il che in una certa misura è comprensibile. Quello che è parecchio difficile da capire è avere un club che non solo copre deliberatamente la propria storia, ma cerca esso stesso di attaccare altre squadre rivali con una spada che ha conficcata nella sua stessa schiena.
E' normale che i tifosi argomentino. E' normale (disgustante, ma normale) che i colori di due squadre siano difesi dai giornali che fanno a gara a vedere chi riesce a raggiungere i livelli più alti di sensazionalismo e soggettività. Ciò che non è normale è che gli alti dirigenti di un club debbano scivolare nel fango con le accuse più adatte per l'ultimo articolo di sport.
I madridisti possono lamentarsi delle bugie di Calderon, o delle folli spese di Florentino. Possiamo lamentarci dell'inutilità di Valdano o dell'invisibilità di Pardeza. Ma da quando l'attualmente deceduto presidente Mendoza ballò al ritmo di "polaco el que no bote" (*nota del traduttore: non chiedetemi cosa sia

) per l'ultima volta, non c'è mai stato un dirigente del Real Madrid che abbia apertamente offeso il Barcellona.
Almeno, non con offese come le seguenti:
"E' un modello di imperialismo e si dà anche tante arie che ad essere onesti, traggono le loro origini dalla mera fortuna" - Joan Laporta
"Ho una relazione molto buona con Mourinho e lo stimo, ma non mi piace da quando è andato a Madrid, per questo spero che non ottenga alcun successo, anzi spero che li porti in seconda divisione" - Joan Gaspart
"Ma d'altra parte gli spagnoli sono talmente maiali che non avresti alcuna voglia di essere unionista" - Xavier Sala i Martin, in riferimento a questa citazione:
"Gli spagnoli sono salami per il semplice fatto di essre spagnoli" - Joan Olivier
Gli insulti sono la cosa meno importante. Quello che è davvero irritante è questa disarmante sicurezza di essere moralmente superiori. Io penso che molti madridisti vogliano ammettere che il Barcellona è una grande squadra di calcio, con uno stile (che ci piaccia o no) apprezzabile per il modo in cui è praticato sin dai primi anni. Quello che non vogliamo è subire altre lezioni di moralità.
Molto probabilmente conoscete il significato della frase "més que un club". Il motto del Barcellona ci ricorda che loro non sono solo una squadra di calcio, ma che nelle loro radici siano implicati valori politici, la difesa di un modo di vivere, di tutti i valori tradizionali della Catalogna e tutto il resto (considerando questo è particolarmente divertente che molti culés affermino di detestare il fatto mischiare il calcio con la politica quando ciò che hanno in copertina è una dichiarazione politica a tutti gli effetti). E' vero, a questo punto tutto è rispettabile. Ciò che è triste è cercare di andare oltre, e il fatto che abbiano dovuto modificare qualcosa della loro storia. Il loro sito ufficiale dice questo:
"FC Barcelona is més que un club in Catalunya, because it's the most representative sporting institution of the country and one of its best ambassadors. Also, for different reasons, FC Barcelona is more than a club for many people in the rest of the Spanish state that saw in Barcelona a firm defender of the rights and democratic liberties."
Un fermo difensore dei diritti e dei valori democratici.

In effetti, in questa foto possiamo apprezzare il presidente del Barça, Agustín Montal, mentre difende i diritti e i valori democratici consegnando da parte del club una medaglia d'oro al dittatore Francisco Franco.
No. Franco non ha mai ricevuto una medaglia d'oro dal Futbol Club Barcelona. Ne ha ricevute due.
Nel 1971 e nel 1974 i dirigenti del Barcellona offrirono la medaglia d'oro al dittatore. La prima come ringraziamento per il finanziamento che la Delegazione Nazionale degli Sport aveva concesso al Barcellona per costruire il Palau Blaugrana e il Plau de Gel. La seconda (l'unica riconosciuta da alcuni media culé) apparentemente a causa di una suggstione fatta da Joan Gich, a quel tempo delegato del Physical Education and Sports. Nel 2002, qualche fonte del Barcellona tentò di far revocare ufficialmente la medaglia al club: la risposta della società fu che, essendo stata concessa per obbligo, essa non era registrata nel Libro de Actas. Quello che il Barcellona dimentica di giustificare è che Joan Gich non era un anti-blaugrana posto con lo scopo di screditare il club o di piazzarlo sotto il giogo del dittatore. Joan Gich, un avido franchista, fu dal 1958 al 1969 general manager e segretario del Futbol Club Barcelona. Dimeticano anche che a dispetto della nostra presunta alleanza con Franco, Santiago Bernabeu ebbe il coraggio di fare ciò che loro, nella loro vocazione democratica, non fecerò: negò a Franco la medaglia del Real Madrid.
E non era l'unico onore che Francisco Franco ricevette dal Barcellona. Nella seguente foto possiamo vederlo mentre riceve un modellino del Camp Nou, un modo per ringraziarlo della generosa concessione che lui diede per i terreni del Les Corts (il vecchio campo del Barcellona). L'uomo che la sta consegnando è Felipe Acedo Colunga, capo del Movimento a Barcellona e fervente culé.
[immagine rimossa da tinypic]
Le persone che insistono ad avere il coraggio di definirci "animaletti domestici di Franco" non dovrebbero dimenticare una cosa: anche loro hanno cercato di ottenere quel guinzaglio.