Visto che il genere piace tanto .... 
Riforme, Pd diviso anche sul Mattarellum
La mozione Giachetti spacca il partito. Sotto la regia di Renzi, che agita il governo Letta.
Sotto i colpi di Mattarellum, arnese elettorale finito nelle mani dei renziani, il Pd si è sgretolato come un impasto poco solido. E il governo Letta ha traballato pericolosamente.
'Colpa' del deputato Roberto Giachetti, che ha scosso la maggioranza sul tema delicato della riforma del sistema di voto, che lo portò anche a battaglie estreme come - da buon ex Radicale - lo sciopero della fame, durato tre mesi e scaduto a novembre 2012.
LA MOZIONE DIVISIVA. La sua mozione presentata alla Camera proponeva l'abolizione del Porcellum e il ritorno alla precedente legge maggioritaria con recupero proporzionale, che prende il nome dall'ex parlamentare ed ex ministro Sergio Mattarella.
Anna Finocchiaro, che non più tardi del 20 maggio presentò un ddl proprio per il ritorno al Mattarellum, ha attaccato l'iniziativa del deputato renziano come «atto intempestivo e prepotente».
IL DEPUTATO: «NON LA RITIRO». Il vicepresidente della Camera però non ci ha voluto sentire, nonostante gli inviti del capogruppo Roberto Speranza e dello stesso premier Enrico Letta: «Non la ritiro, mi stanno attaccando da destra e da sinistra, ma se io sono intempestivo qua rischiamo di stare altri 10 anni a votare con il Porcellum».
OK DI PRODIANI E CIVATI. All'assemblea del gruppo, convocato per tentare di rimetterlo in riga, in 34 tra renziani e prodiani e Pippo Civati - oltre a cinque veltroniani astenuti - hanno chiesto di tenere in piedi la mozione nonostante il governo annunci il voto contrario.
Anche il ministro dei Rapporti con il parlamenti Dario Franceschini ha spiegato che «è meglio non mettere mine sul percorso delle riforme».
IL GOVERNO CONTRARIO. Sbagliato entrare nel merito delle proposte, hanno chiarito fonti nell'esecutivo, visto che la mozione di maggioranza indica solo il percorso istituzionale e i tempi: il governo è impegnato a presentare un ddl che riformi la Costituzione entro giugno, e stop, almeno per ora.
BOCCIATURA IN AULA. In Aula, alla fine, i deputati 'ribelli' si sono allineati alla decisione del gruppo Pd, evitando che la tensione deflagrasse. Solo Giachetti ha votato la sua proposta, assieme a tutti i deputati del M5s e a quelli di Sel. E così la mozione è stata bocciata.
Ma di fatto, al netto di mediazioni e naturale dialettica interna, Matteo Renzi ha messo in difficoltà Enrico Letta che, nel giorno dell'avvio del percorso sulle riforme, ha visto un Pd diviso, con tanto di lettera firmata da 43 parlamentari (tra cui Rosy Bindi) che non hanno condiviso l'iter scelto.
RENZI: «BASTA MELINE». Il sindaco di Firenze ha incalzato il governo: «Non faccia melina o giochini di rimessa. Non vorrei che le larghe intese diventassero le lunghe attese. Deciano perché con il Porcellum non si va da nessuna parte».
LE GRANE MULTIPLE DI LETTA. Frecciatine al presidente del Consiglio, che aveva legato «la vita di questa legislatura al percorso di riforme».
Letta sa di dover fare i conti, oltre che sulle divergenze politiche, anche con le ambizioni personali dei vari attori politici in campo, tra i quali proprio Renzi che non ha fatto mistero di essere in corsa per il prossimo giro di Palazzo Chigi. Oppure sulle esigenze di visibilità delle varie aree del Pd già in agitazione pre-congressuale.
http://www.lettera43.it/politica/riform ... 597051.htmIn pratica il Pd ha sventolato in più occasioni la "ferrea" (
) volontà di cambiare questa legge elettorale, ed appena se ne presenta l'occasione, anche per spuntare le armi al berlusca, se la fa sotto e si rimangia tutto...
...no, no, bell'esempio di coerenza... ma sono convinto che sappiano fare di meglio, e tralasciando il Governo delle larghe intese (!?!?), non mancherà occasione per farcelo vedere prossimamente....