
MADRID - Sale a 78 morti e oltre 140 feriti di cui 15 gravi il bilancio del deragliamento del treno dei pellegrini alle porte della città di Santiago di Compostela.
Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha inviato al primo ministro spagnolo, Mariano Rajoy, una lettera di condoglianze.
Si teme ci fossero italiani a bordo. Tra i passeggeri del treno 8217ci sarebbe almeno un italiano, secondo quanto riferiscono fonti spagnole. Sono in corso verifiche sulla sua identità e su quanto potrebbe essergli accaduto. Secondo El Mundo on line sul treno vi sarebbe stato un gruppo di giovani italiani, ma la circostanza non trova ancora alcuna conferma ufficiale. «Il nostro ambasciatore Pietro Sebastiani è sul posto con il console onorario per verificare di persona l'eventuale presenza di italiani». Hanno riferito all'Adnkronos fonti della Farnesina. «Al momento non ci risulta - precisano dal ministero degli Esteri - come invece riportato da fonti stampa, la presenza di un gruppo di italiani. Le autorità locali non hanno ancora stilato la lista delle vittime».
La dinamica. Intanto dalle prime testimonianze e dai primi rilievi dei tecnici sembra che la velocità del treno al momento dell'incidente fosse di 190 chilometri orari, in un tratto dove il limite sembra sia di 80. Il treno deragliato era un convoglio dell'Alta Velocità, ma la linea ferroviaria e il resto dell'infrastruttura, in quel tratto, non erano idonei per l'alta velocità. Errore umano dunque dovuto all'alta velocità: è questa l'ipotesi che prende corpo con il passare delle ore sulla causa del deragliamento del treno dell'alta velocità vicino a Santiago de Compostela. Il conducente del convoglio - secondo El Pais - avrebbe ammesso di aver preso la curva a velocità elevata. L'uomo, che è rimasto illeso, non avrebbe spiegato i motivi.
Il lieve ritardo. Il treno aveva un ritardo di cinque minuti. Lo hanno reso noto ai media alcuni tecnici i quali, però, hanno escluso che possa essere questo il motivo dell'alta velocità. «Non si violano le norme per recuperare una manciata di secondi - ha affermato un tecnico intervistato dalla tv Antenna 3 -. Nessun macchinista commetterebbe un errore così madornale. Esistono dei protocolli precisi anche per queste evenienze». Secondo le informazioni dell'intervistato, il treno «Avila 151» aveva superato proprio ieri mattina una serie di collaudi e revisioni ed era tornato in servizio per il viaggio Madrid-Ferrel, partendo alle 15 dalla stazione Chamartin della capitale.
Il macchinista sotto choc. «Andavo a 190 all'ora. Spero che non ci siano morti perchè me li porterei sulla coscienza. Sono umano, sono umano...»: è questo il contenuto di una comunicazione via radio dalla cabina del treno tra uno dei due macchinisti e la stazione pochi istanti dopo il deragliamento. Il limite previsto in quel tratto è di 80 km/h. Il conducente, un macchinista di 52 anni con molta esperienza, non ha spiegato il motivo di una velocità così elevata, oltre il doppio di quella prevista in quel tratto, 80 km/h. Il limite è previsto perchè la curva è «chiusa» e si trova subito dopo l'uscita di un tunnel, alla fine di diversi chilometri di rettilineo. Una persona che partecipò nel 2011 al viaggio inaugurale della tratta ha riferito ai media che in corrispondenza della curva il treno ebbe come un sussulto, mentre per gli 80 chilometri precedenti era rimasto stabile. I tecnici della procura, delle ferrovie e del ministero sono al lavoro per accertare le cause che hanno determinato la tragedia: se si tratti di un errore umano, di un guasto tecnico oppure di una coincidenza di entrambe le cose. Il conducente è stato messo sotto inchiesta formale. Lo ha reso noto un tribunale spagnolo.
Le testimonianze. Il treno «andava molto veloce e alla curva ha cominciato a girarsi, mentre i vagoni sono finiti una sopra l'altro». A parlare ai media locali è Ricardo Montesco, uno dei superstiti del convoglio ad alta velocità deragliato ieri sera a poca distanza dalla stazione di Santiago de Compostela, in Spagna. Il racconto è quello di uno scenario da «girone dantesco», come lo ha descritto il presidente della giunta regionale della Galizia, Alberto Nunez Fijoo. Ma fra i testimoni, anche se c'è chi dice di aver sentito un'esplosione (probabilmente il boato dell'urto), nessuno sembra ipotizzare un attentato.
«In nessun momento ho pensato che si trattasse di un attentato. Quando il treno ha imboccato la curva ho avuto la netta sensazione che stesse andando troppo veloce e poi c'è stato il deragliamento», insiste Sergio, un altro passeggero reduce dall'incubo, mentre da Madrid anche il governo Rajoy fa sapere di propendere per la pista dell'incidente.
«Un sacco di gente è finita schiacciata sul fondo», riprende Ricardo Montesco, raccontando il terrore vissuto quando ha capito, cercando di districarsi con altri fra le lamiere, che il suo vagone «stava bruciando». «Ho visto molti cadaveri», è la conclusione ad occhi sbarrati. Per la Spagna si tratta dell'incidente più grave della storia ferroviaria moderna: il solo precedente paragonabile risale al 1980, quando un treno in viaggio fra Madrid e Valencia fu protagonista di un incidente in cui morirono 27 persone. Ma per qualche minuto qualcuno ha rivissuto addirittura la memoria degli attentati della strage di Madrid dell'11 marzo 2004, quando - allora sì per mano del terrorismo - i morti furono 191 e i feriti centinaia. Un contesto diverso a quello di Santiago e tuttavia con immagini di morte non così lontane. «Ho dinanzi agli occhi la scena di una catastrofe», ha riferito al Pais online un altro viaggiatore, mentre un suo compagno di sventura ha descritto la sensazione di «una serie di giri della morte» vissuti a bordo di un vagone dopo il deragliamento. Altri stentano a ricordare le fasi dell'incidente, ma raccontano di essersi ritrovati, dopo quella curva fatale e l'uscita dai binari, «circondati di fumo e di cadaveri».
Udita un'esplosione prima del deragliamento. Mari, una donna che abita vicino al luogo del disastro e che è corsa fra i primi a prestare soccorso, ha detto a sua volta alla radio Cadena Ser d'aver assistito alla scena mentre stendeva i panni. E stata lei a raccontare di aver sentito «un'esplosione» e visto poi un ammasso «di polvere e rovine». «Mio Dio - ha esclamato con voce rotta - quanti morti».
Il Governo della Galizia ha proclamato sette giorni di lutto per le vittime, il cui numero è salito a 78. Lo ha comunicato il presidente, Alberto Nunez Feijo. Intanto oggi alle 12 per un minuto si bloccheranno tutte le attività pubbliche. «Nessuna parola è sufficiente per esprimere il nostro dolore», ha detto Feijo in una breve conferenza stampa.
Re Juan Carlos di Spagna e il principe ereditario Felipe sospendono le loro attività ufficiali «per lutto», dopo l'incidente ferroviario in Galizia, costato la vita a 78 persone. Lo riferisce un portavoce della famiglia reale.
Il premier spagnolo, Mariano Rajoy, nato proprio a Santiago di Compostela, si è recato sul luogo della tragedia. Rajoy è arrivato sul posto insieme al capo del governo regionale della Galizia, Alberto Nunez-Feijoo, ed il ministro dello Sviluppo, Ana Pastor, oltre ad altre autorità. Il presidente del governo spagnolo ha detto che sono in corso due inchieste sull'incidente ferroviario: una giudiziaria a e una della commissione sugli incidenti ferroviari del ministro delle infrastrutture. «Adesso la cosa più importante è identificare le vittime - ha detto il premier spagnolo - Non è facile, sarà un lavoro lungo, ma le famiglie non possono vivere in una situazione di incertezza. Alcune delle vittime sono state già identificate e le famiglie avvertite».
L'Unione Europea ha espresso «profonda tristezza per il terribile incidente» di Santiago de Compostela. «La gravità dell'incidente, la morte di così tante persone ed il numero dei feriti sono una tragedia per la Spagna e per la Galizia e mi suscitano una profonda emozione», ha scritto in un messaggio al premier spagnolo Mariano Rajoy il presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso, che ha trasmesso le proprie condoglianze e la propria «vicinanza e solidarietà» alle famiglie delle vittime. «Sono profondamente rattristato dalla notizia dell'incidente a Santiago de Compostela», ha detto il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, che ha fatto le condoglianze ai famigliari ed amici delle vittime e ha espresso «gratitudine ai tanti soccorritori e volontari che hanno lavorato instancabilmente per aiutare a salvare così tante vite».
Il cordoglio di Papa Francesco. Anche il Pontefice si unisce al dolore delle famiglie delle vittime dell'incidente ferroviario avvenuto in Spagna. «Il Papa - ha riferito il portavoce del Vaticano, Federico Lombardi, da Rio de Janeiro, dove si trova con il pontefice per la Giornata Mondiale della Gioventù - è stato informato dell'incidente e naturalmente si unisce al dolore delle famiglie delle vittime». Papa Francesco, ha aggiunto Lombardi, «invita a vivere con fede questo momento di dolore». Il portavoce del Vaticano, dopo avere chiesto un minuto di silenzio prima di una conferenza stampa, ha ricordato che l'incidente è avvenuto alla vigilia della festa religiosa in cui a Santiago di Compostela si celebra il santo patrono e ha detto che questo rende l'incidente «particolarmente doloroso», dato che molti dei feriti, sicuramente, erano pellegrini che si recavano nella città.
L'esperto: in Italia non potrebbe succedere. «Credo sia stato un errore umano», un'incidente dovuto «all'eccessiva velocità» e «nell'alta velocità nostra non sarebbe successo». Così Giorgio Diana (il docente emerito del Politecnico di Milano, direttore del Centro di ricerche della galleria del vento, che fu consulente tecnico d'ufficio nel caso del deragliamento del Pendolino a Piacenza nel 1997) ha parlato dell'incidente ferroviario come quello accaduto ieri a Santiago De Compostela, dove un treno dell'alta velocità è deragliato causando la morte di oltre 70 persone. «Ci sono tutti dei segnali che vengono trasmessi a bordo treno che controllano la velocità del treno - ha detto all'ANSA - e se si supera quella velocità interviene la frenatura automatica». «I passeggeri italiani - ha aggiunto - possono stare tranquilli».