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SARROCH (CAGLIARI) - Tre operai morti nello spazio di pochi minuti, l'uno per salvare l'altro, come spesso accade in questi drammatici eventi. L'Italia piange una nuova tragedia sul lavoro: tre vittime negli impianti della Saras di Sarroch, la raffineria di proprietà della famiglia Moratti, a 25 chilometri da Cagliari. Morti per asfissia - secondo i primi accertamenti - ma non si esclude l'intossicazione da anidride solforosa.
Le vittime erano tutte di Villa San Pietro, piccolo paese vicino a Sarroch, dipendenti della ditta esterna Comesa, specializzata in manutenzione di impianti industriali, e da più di 30 anni alla Saras. Il più anziano, Bruno Muntoni, aveva 56 anni, sposato e padre di tre figli. Gli altri, Daniele Melis, di 29 anni, e Luigi Solinas, di 27. Scampati alla morte Gianluca Fazio e Renato Porcu, ricoverati per accertamenti all'ospedale civile di Cagliari ma non in pericolo.
In questi giorni la raffineria è in fermata programmata per lavori di pulizia e manutenzione degli impianti. L'incidente è avvenuto alle 13:50. Secondo quanto riferito dai carabinieri e da testimoni, Solinas è entrato per primo nell'accumulatore di gasolio - lungo 6 metri e alto 2, per una capienza di 100 mila litri - tenuto all'esterno con una corda da Fazio, il quale, accortosi che il collega si era sentito male, ha tentato di tirarlo fuori dalla cisterna, mentre Porcu, che si trovava nelle vicinanze, ha chiesto l'aiuto degli altri due manutentori, in attesa all'esterno dell'impianto come previsto dalle procedure di sicurezza. Muntoni e Melis si sono precipitati all'interno per tentare di soccorrere i colleghi: il primo è morto all'istante, il secondo, nonostante indossasse una maschera di protezione dai vapori organici, è deceduto poco dopo. Sul posto sono subito intervenuti i medici della Saras e il 118, ma per i tre operai non c'era più niente da fare. Sulle cause della morte restano molti dubbi, che verranno chiariti dall'inchiesta della magistratura. Secondo il medico della Saras sarebbero morti per asfissia, cioé per mancanza di ossigeno. L'azienda assicura che la cisterna era stata bonificata con azoto ieri sera, ma non è escluso che i tre abbiano respirato anidride solforosa. Subito dopo l'incidente, i dipendenti sono stati invitati a mettere in sicurezza gli impianti e ad abbandonare lo stabilimento, e la Saras, esprimendo cordoglio ai familiari, ha sottolineato di attendere la ricostruzione dei fatti da parte delle autorità. Nel frattempo all'esterno cresceva la rabbia degli operai, passati dallo sgomento alla disperazione.
Tante le accuse lanciate all'azienda sulla sicurezza, soprattutto quella di far svolgere le mansioni più pericolose alle ditte esterne e non ai dipendenti. "Rischiamo la vita tutti i giorni per 900 euro al mese - ha detto un operaio di una ditta appaltatrice - con turni massacranti e senza riposi". Dolore anche da parte dei parenti delle vittime: uno di loro, all'arrivo nello stabilimento del governatore sardo Ugo Cappellacci, ha urlato: "Falla chiudere, falli arrestare tutti". Nella tarda serata sono arrivati a Sarroch Gianmarco e Massimo Moratti, presidente e amministratore delegato della Saras, "per stare vicino alle famiglie dei tre lavoratori e alle maestranze della società".
I sindacati parlano di morti annunciate e chiedono di accelerare l'entrata in vigore del testo unico sulla sicurezza. Per domani è stato proclamato uno sciopero di otto ore di tutto il petrolchimico in Sardegna. Cordoglio e richiami all'esigenza di fare di più contro le morti bianche sono venuti dal mondo politico, a cominciare dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Appena si è appresa la notizia, alla Camera e in Senato è stato osservato un minuto di silenzio, così come in Comune a Cagliari. Cordoglio anche dal segretario del Pd, Dario Franceschini, mentre il Governatore della Sardenga, Ugo Cappellacci ha parlato di "tragedia immane". Concetti reiterati anche dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi ("ora sono doverosi i più attenti e scrupolosi accertamenti sulle responsabilita") e dalla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia.
ansa.it
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