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 Oggetto del messaggio: Data del referendum elettorale
MessaggioInviato: gio 16 apr 2009, 22:30 
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In attesa della prossima tornata elettorale, ferve il dibattito sulla data in cui mettere il referendum sulla legge elettorale.

Cita:
Referendum, non escluso
il rinvio di un anno

L'ufficio di Presidenza del Pdl ha dato mandato a Silvio Berlusconi di verificare se la data per il voto del referendum sulla legge elettorale possa tenersi il 21 giugno oppure se sia il caso di rinviare il referendum di un anno. Lo ha riferito, al termine della riunione a Palazzo Grazioli, il coordinatore di An, Ignazio La Russa. La Russa ha spiegato che l'ufficio di Presidenza del Pdl «ha tenuto conto delle parole di esponenti dell'opposizione come D'Alema e altri esponenti della sinistra» secondo cui potrebbe essere possibile rinviare la data del referendum. Il coordinatore del Pdl ha quindi ribadito che «è escluso che si voti il 7 giugno» e ha sottolineato che sia nel caso in cui si deciderà di svolgere il referendum il 21 di giugno, sia nel caso in cui si decida per un rinvio «sarà necessario comunque fare una leggina». «Il mandato ora è affidato a Berlusconi - ha concluso - che farà le sue verifiche: io continuo a preferire l'ipotesi di un rinvio del referendum».

In giornata il Presidente del Consiglio era tornato sui retroscena della decisione. «Da Fini sul referendum arrivano polemiche fuori luogo. La Lega avrebbe fatto cadere il Governo se fosse passato l'election day», ha rivelato Berlusconi. La decisione infatti aveva sollevato critiche dure da parte dell'opposizione e polemiche nella maggioranza (fra questi l'intervento di Fini e la dichiarazione di Giuseppe Pisanu del Pdl, presidente della commissione antimafia, che voterà a favore del referendum). Polemiche sollevate sugli sprechi conseguenti alla scelta di non tenere il referendum insieme alle elezioni europee, quantificati dal comitato per il referendum in 400 milioni di euro se la scelta cadrà sulla data del 21 giugno, in 330 milioni di euro se la data scelta sarà il 14 giugno.

Berlusconi ha detto che «la prima cosa che deve fare lo Stato in questi momenti è stare vicino ai cittadini che hanno bisogno e questo sarà il principale impegno per il governo insieme alla crisi economica». Sostenere il referendum in questa fase, per il premier «non ci sarebbe sembrato responsabile, mentre c'è una crisi economica generale e mondiale e mentre siamo responsabili del G8, del G14 e del G20, quindi mentre le aspettative delle politiche di tutto il mondo convergono sull'Italia e sul suo Governo».

Sulla decisione di non fissare l'election day è intervenuta anche la presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, che l'ha definita «uno spreco inaccettabile».

www.ilsole24ore.com


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MessaggioInviato: gio 16 apr 2009, 22:31 
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460 milioni di buoni motivi per accorparlo alle elezioni europee.

Byez


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MessaggioInviato: gio 16 apr 2009, 22:33 
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ma referendum su cos'è?


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MessaggioInviato: gio 16 apr 2009, 22:35 
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Dragone67 ha scritto:
460 milioni di buoni motivi per accorparlo alle elezioni europee.

Byez


Non che cambi molto, ma non sono 460milioni.


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MessaggioInviato: gio 16 apr 2009, 22:47 
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Comunque oltre al problema politico (la Lega che giustamente fa i suoi interessi e Berlusconi che non può rischiare di far cadere il governo per una #@*§) ci sono dietro questioni costituzionali non di poco conto... riassumendo:

- l'affluenza al referendum viene favorita
- la volontà di non votare per il referendum non è più segreta

Infatti nella nostra storia non si è mai visto un accorpamento referendum-elezioni... non è un caso.


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MessaggioInviato: gio 16 apr 2009, 22:56 
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Quello che mi fa specie è il fatto che, in pratica, i cittadini italiani pagano 330 milioni di euro (secondo la stima, nel caso in cui il referendum venga fatto il 21 giugno) perchè non cada il governo. In totale fa circa 6 euro a testa. In pratica pago sei euro perchè non cada un governo che spero vada a casa il prima possibile!

Ok, a parte i sogni e le battute, qualche considerazione:
- il discorso che è uno sperpero di denaro pubblico è comunque vero. Tanto più è in contrasto con quanto proclamato da un governo che vuole tagliare gli sprechi statali, le province, gli sperperi di Roma ladrona etc.
- è innegabile che l'affluenza al referendum venga favorita. Però non dovrebbe essere un danno questo. Se venisse superato il quorum, finalmente il partito dell'astensione non verrebbe arruolato a forza nel partito dei "no".
- è vero, ma fino ad un certo punto. Alla fine se uno va a votare o no per il referendum è un dato pubblico, che ci siano le elezioni o meno. Poi d'accordo, è più facile rimanere a casa (e fa meno effetto) che rifiutare la scheda al seggio. Però nel caso in cui si voti il 21 giugno per gli elettori che votano per i ballottaggi il problema ci sarebbe lo stesso.


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MessaggioInviato: gio 16 apr 2009, 23:10 
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arres82 ha scritto:
- è innegabile che l'affluenza al referendum venga favorita. Però non dovrebbe essere un danno questo. Se venisse superato il quorum, finalmente il partito dell'astensione non verrebbe arruolato a forza nel partito dei "no".


Guarda che è un problema costituzionale, non di quello che piace a te: non puoi dire "finalmente il partito dell'astensione non verrebbe arruolato nel partito dei no" perchè è la Costituzione che ha previsto questo meccanismo.
Il tuo auspicio (che poi è anche il mio) in questo caso non conta niente... è un problema costituzionale.

Tra l'altro la Costituzione stessa fissa un quorum che ha un significato molto preciso: chi è realmente interessato vota.
Invece la situazione prospettata dall'accorpamento è questa: chi va per le elezioni, già che c'è può votare anche per il referendum... questo è un aiuto, una spinta, che la Costituzione già solo per il fatto di aver messo un quorum non prevede, anzi secondo alcuni non tollera proprio.


Cita:
- è vero, ma fino ad un certo punto. Alla fine se uno va a votare o no per il referendum è un dato pubblico, che ci siano le elezioni o meno. Poi d'accordo, è più facile rimanere a casa (e fa meno effetto) che rifiutare la scheda al seggio. Però nel caso in cui si voti il 21 giugno per gli elettori che votano per i ballottaggi il problema ci sarebbe lo stesso.


Non ho capito, ti riferisci al mio secondo punto? Se sì provo a spiegarmi meglio:
io vado a votare per le elezioni (-> dato pubblico, ok) e dopo mettiamo 7 giorni c'è il referendum ma io non ci vado perchè voglio che non raggiunga il quorum.
E fin qua tutto ok.

Mettiamo che ci sia l'accorpamento: la mia intenzione è sempre la stessa... il problema è che quando vado mi danno anche la scheda del referendum... che cosa faccio? non posso più tutelare il mio anonimato (come nel caso precedente)... quindi se voglio come prima sabotare il referendum devo o rifiutare la scheda oppure renderla nulla (mi pare che se è nulla non viene conteggiata ai fini del quorum) ma così facendo rivelo la mia volontà politica.

Capito cosa intendo?


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MessaggioInviato: gio 16 apr 2009, 23:21 
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Junger II ha scritto:

Guarda che è un problema costituzionale, non di quello che piace a te: non puoi dire "finalmente il partito dell'astensione non verrebbe arruolato nel partito dei no" perchè è la Costituzione che ha previsto questo meccanismo.
Il tuo auspicio (che poi è anche il mio) in questo caso non conta niente... è un problema costituzionale.

Tra l'altro la Costituzione stessa fissa un quorum che ha un significato molto preciso: chi è realmente interessato vota.
Invece la situazione prospettata dall'accorpamento è questa: chi va per le elezioni, già che c'è può votare anche per il referendum... questo è un aiuto, una spinta, che la Costituzione già solo per il fatto di aver messo un quorum non prevede, anzi secondo alcuni non tollera proprio.

Un conto è non prevedere, un conto è proibire. Non ho presente il punto in cui viene fissato il quorum al 50%, ma non so se c'è scritto esplicitamente che è vietato accorpare elezioni e referendum. Dubito che lo sia, visto che se no non dovrebbe essere stato nemmeno proposto (in teoria...).

Cita:
Non ho capito, ti riferisci al mio secondo punto? Se sì provo a spiegarmi meglio:
io vado a votare per le elezioni (-> dato pubblico, ok) e dopo mettiamo 7 giorni c'è il referendum ma io non ci vado perchè voglio che non raggiunga il quorum.
E fin qua tutto ok.

Mettiamo che ci sia l'accorpamento: la mia intenzione è sempre la stessa... il problema è che quando vado mi danno anche la scheda del referendum... che cosa faccio? non posso più tutelare il mio anonimato (come nel caso precedente)... quindi se voglio come prima sabotare il referendum devo o rifiutare la scheda oppure renderla nulla (mi pare che se è nulla non viene conteggiata ai fini del quorum) ma così facendo rivelo la mia volontà politica.

Capito cosa intendo?

Sì, ho capito, provo a spiegarmi megli anch'io.
Innanzitutto credo, ma non sono sicuro, che andando a votare puoi rifiutare di ricevere una scheda. So per certo che quando si va a votare per più referendum in contemporanea è possibile prendere soltanto alcune schede e rifiutarne altre, per cui dovrebbe essere possibile farlo anche in questo caso.
Poi uno può anche scegliere di non votare ad un referendum perchè non gli interessa esprimersi su quella materia (o non si ritiene in grado di decidere). Non credo che la differenza di votanti tra elezioni e referendum vada ascritta al partito del "No", c'è anche una buona quota di partito del "non me ne frega niente". Che, tra l'altro, proprio in un referendum come questo, che è un referendum "politichese" (se capisci cosa intendo) rischia di essere particolarmente alta.

Poi rimane il dato di fatto: se si votasse il 7 giugno molto probabilmente il referendum passerebbe il quorum, in altre date lo passerebbe molto difficilmente.


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MessaggioInviato: ven 17 apr 2009, 10:59 
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arres82 ha scritto:
Junger II ha scritto:

Guarda che è un problema costituzionale, non di quello che piace a te: non puoi dire "finalmente il partito dell'astensione non verrebbe arruolato nel partito dei no" perchè è la Costituzione che ha previsto questo meccanismo.
Il tuo auspicio (che poi è anche il mio) in questo caso non conta niente... è un problema costituzionale.

Tra l'altro la Costituzione stessa fissa un quorum che ha un significato molto preciso: chi è realmente interessato vota.
Invece la situazione prospettata dall'accorpamento è questa: chi va per le elezioni, già che c'è può votare anche per il referendum... questo è un aiuto, una spinta, che la Costituzione già solo per il fatto di aver messo un quorum non prevede, anzi secondo alcuni non tollera proprio.

Un conto è non prevedere, un conto è proibire. Non ho presente il punto in cui viene fissato il quorum al 50%, ma non so se c'è scritto esplicitamente che è vietato accorpare elezioni e referendum. Dubito che lo sia, visto che se no non dovrebbe essere stato nemmeno proposto (in teoria...).


La Costituzione non regola certo tutti i casi per filo e per segno eh. Enuncia dei principi che poi il parere degli esperti devono interpretare.
Mica potevano prevedere TUTTI i casi possibili e scrivere per esempio cosa fare in caso di accorpamento.


Cita:
Cita:
Non ho capito, ti riferisci al mio secondo punto? Se sì provo a spiegarmi meglio:
io vado a votare per le elezioni (-> dato pubblico, ok) e dopo mettiamo 7 giorni c'è il referendum ma io non ci vado perchè voglio che non raggiunga il quorum.
E fin qua tutto ok.

Mettiamo che ci sia l'accorpamento: la mia intenzione è sempre la stessa... il problema è che quando vado mi danno anche la scheda del referendum... che cosa faccio? non posso più tutelare il mio anonimato (come nel caso precedente)... quindi se voglio come prima sabotare il referendum devo o rifiutare la scheda oppure renderla nulla (mi pare che se è nulla non viene conteggiata ai fini del quorum) ma così facendo rivelo la mia volontà politica.

Capito cosa intendo?

Sì, ho capito, provo a spiegarmi megli anch'io.
Innanzitutto credo, ma non sono sicuro, che andando a votare puoi rifiutare di ricevere una scheda. So per certo che quando si va a votare per più referendum in contemporanea è possibile prendere soltanto alcune schede e rifiutarne altre, per cui dovrebbe essere possibile farlo anche in questo caso.


Certo che è possibile, chi ha detto il contrario? Ma in ogni caso se rifiuti la scheda la tua volontà politica (far cadere il referendum non facendogli raggiungere il quorum) viene rivelata.


Cita:
Poi uno può anche scegliere di non votare ad un referendum perchè non gli interessa esprimersi su quella materia (o non si ritiene in grado di decidere). Non credo che la differenza di votanti tra elezioni e referendum vada ascritta al partito del "No", c'è anche una buona quota di partito del "non me ne frega niente". Che, tra l'altro, proprio in un referendum come questo, che è un referendum "politichese" (se capisci cosa intendo) rischia di essere particolarmente alta.

Poi rimane il dato di fatto: se si votasse il 7 giugno molto probabilmente il referendum passerebbe il quorum, in altre date lo passerebbe molto difficilmente.


Esatto, quindi il referendum viene favorito.
E secondo molti questo non può essere accettato, perchè se la Costituzione ha messo quel quorum c'è un motivo, cioè: chiunque è interessato va a votare. Non ci devono essere altri motivi per cui una persona si reca in cabina (in questo caso la contemporanea presenza delle elezioni)


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MessaggioInviato: ven 17 apr 2009, 11:14 
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Reg. il: mer 28 lug 2004
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Il premier spiega le intenzioni del Carroccio sulla possibilità di Election Day
e alle critiche di Fini e dell'opposizione: "In fase di crisi necessaria stabilità"
Referendum elettorale, spunta il rinvio
Berlusconi: "Lega ci avrebbe fatto cadere"

Il Cavaliere prima parla del 21 giugno, poi l'ufficio politico Pdl gli affida "ulteriori approfondimenti"
Franceschini: "Il Paese pagherà la Bossi-tax". E D'Alema apre sul rinvio



<b>Referendum elettorale, spunta il rinvio<br/>Berlusconi: "Lega ci avrebbe fatto cadere"</b>
ROMA - "La Lega avrebbe fatto cadere il governo". Il presidente del Consiglio, in visita sui luoghi del terremoto, rivela il retroscena della decisione presa ieri di non accorpare referendum sulla legge elettorale e elezioni europee. Decisione che ha sollevato dure critiche da parte del presidente della Camera Gianfranco Fini e dell'opposizione. Tanto che il segretario del Pd Dario Franceschini ha definito la maggiore eventuale spesa per il doppio appuntamento elettorale "la Bossi-tax".

Per quanto riguarda la data, invece, le ipotesi si sono ridotte a due: il 21 giugno, come detto dallo stesso Berlusconi in mattinata; o il rinvio al 2010, come ipotizzato da Ignazio La Russa dopo l'ufficio politico del Pdl che in serata ha affidato al premier "ulteriori approfondimenti".

Berlusconi e il Carroccio. "Mi spiace che altri interpretano come una debolezza del presidente del Consiglio e del Pdl quella di avere ceduto a una precisa richiesta di un partito della maggioranza che, ove non fosse stata accolta, avrebbe fatto cadere il governo in un momento come questo: bisogna sapere scegliere, o una cosa o l'altra", ha detto Berlusconi.

Berlusconi contesta le stime sui risparmi derivanti dall'Election day: "Siamo lontanissimi dalle cifre di cui si era parlato, che comprendevano anche i costi dell'andare e tornare dal voto, quelli dell'eventuale assenza dal lavoro per chi avesse deciso di andare a votare il lunedì".

Un modesto risparmio si avrà comunque, conclude il premier, perché comunque "probabilmente decideremo nella prossima riunione di governo che il referendum sia abbinato ai ballottaggi". E sull'election day, ha infine ricordato, "dal punto di vista costituzionale c'erano diverse perplessità". Una seconda perplessità, secondo Berlusconi, sarebbe dovuta anche al fatto che gli elettori in certe grandi città avrebbero avuto davanti "sette schede, tutti sistemi di voto diversi uno dall'altro. Qualcuno che avesse la mia età si sarebbe trovato in difficoltà".

Franceschini: "E' Bossi-tax". Ma l'opposizione non arretra sulla questione: "La Lega ha ottenuto ancora una volta un cedimento da parte di Berlusconi, cedimento che noi chiameremo 'Bossi-Tax', perché è una tassa che dovranno pagare tutti gli italiani", accusa il segretario del Pd, Dario Franceschini. "Quello che ha detto oggi Berlusconi conferma quello che noi andiamo dicendo da settimane. La Lega sul referendum ha ricattato il governo", ha detto Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato.

L'ipotesi rinvio. Nel tardo pomeriggio si riunisce l'ufficio politico del Pdl, che di fatto rimanda al premier la decisione, affidandogli "ulteriori approfondimenti" sulla base di una alternativa: fissare la data del voto il 21 giugno, con i ballottaggio, o rinviare il tutto al 2010". Posizione, quest'ultima, che sull'altro fronte sembra essere condivisa anche da Massimo D'Alema.

(16 aprile 2009)

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