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 Oggetto del messaggio: Agguato al regista Calvagna
MessaggioInviato: gio 19 feb 2009, 2:35 
ROMA — «Erano in due, in sella a uno scooter: mi hanno chiamato per nome e poi hanno sparato sette colpi di pistola...». Stefano Calvagna, 39 anni, regista de «Il Lupo», sulla storia del bandito Luciano Liboni, e de «Il peso dell'aria», racconto-choc sull'usura, parla a fatica sul lettino al pronto soccorso dell'ospedale San Giovanni.

Alle 22.45 di ieri Calvagna è stato «gambizzato» all'uscita del teatro «Anfitrione», in via di San Saba, nel cuore di uno dei quartieri-chic della Capitale. Le sue condizioni non sono gravi: solo uno dei proiettili è andato a segno, trapassandogli una coscia. Il regista-attore è stato trattenuto in ospedale, ma è fuori pericolo. Calvagna, che il 22 dicembre '92 fu ferito sempre a una gamba da un rapinatore entrato nella gioielleria del padre Benito a Colleverde di Guidonia, è stato colpito nei pressi di una pizzeria accanto al teatro dove oggi pomeriggio avrebbe dovuto recitare in una commedia brillante, «Incastrati nella rete», da lui scritta sul mondo di internet e di «Facebook». Sul ferimento indaga la polizia. Gli investigatori avrebbero recuperato alcuni bossoli esplosi dai due sullo scooter, un'Honda Sh, fuggiti subito dopo. Già ieri sera, comunque, gli agenti hanno ascoltato Calvagna al pronto soccorso per ricostruire la dinamica dei fatti e risalire al movente. Nel settembre di due anni fa il regista aveva denunciato al Festival di Venezia un attentato sempre nel negozio paterno. Allora riferì ai carabinieri di non aver mai subìto minacce.

Nel luglio dell'anno scorso, però, fece un'altra denuncia proprio nei giorni dell'uscita de «Il pes dell'aria»: tre proiettili in una busta da lettera. Definito dai critici il «Quentin Tarantino italiano», come recita il suo sito, Calvagna ha esordito nel '99 con «Senza paura», lungometraggio-pulp su una banda di rapinatori col taglierino. L'anno successivo ha prodotto e diretto «Arresti domiciliari», con la star del secondo Grande Fratello, Mascia Ferri, prima de «L'uomo spezzato» dove lo stesso regista recita la parte di un maestro di scuola accusato di pedofilia. Dopo real movie come «Viaggio all'inferno», sulla prostituzione minorile in Thailandia, e «A pugni chiusi A cuore aperto», film documentario sul pugile Vincenzo Cantatore, Calvagna ha affrontato la storia del «lupo» Liboni, il rapinatore che nel 2004 assassinò un appuntato dei carabinieri. Dopo una latitanza di qualche giorno, il «lupo» morì in uno scontro a fuoco con i militari dell'Arma al Circo Massimo dove aveva preso in ostaggio una famiglia di turisti francesi. «Fu un'esecuzione», commentò il regista scatenando l'immediata reazione dei carabinieri e della vedova del sottufficiale: «È un film indegno». La proiezione in anteprima a Regina Coeli fu sospesa dal direttore del carcere.

Rinaldo Frignani
18 febbraio 2009

Corriere della SERA


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