Battisti: «Io innocente, gli assassini
sono i miei 4 ex compagni condannati»
L'ex terrorista: figlio Torregiani colpito dalla pistola del padre
Un ministro brasiliano attacca: siete fermi agli anni di piombo
■ Battisti, Mirabelli: «Ha ucciso per rapina dove sono i motivi politici?»
ROMA (30 gennaio) - I responsabili degli omicidi per i quali sono stato condannato sono quattro miei ex compagni dei Proletari armati per il comunismo (Pac). Il colpo che ferì e rese invalido il figlio del gioielliere Torregiani è partito invece dall'arma del padre del ragazzo. E' quanto sostiene Cesare Battisti in una lettera scritta dal carcere di Papuda e resa nota dai suoi avvocati in cui si dichiara di nuovo innocente.
«Riaffermo la mia condizione di perseguitato politico», scrive ancora Battisti nella lettera scritta a mano, in un portoghese contenente vari errori ortografici. L'ex terrorista ringrazia la stampa per l'attenzione che gli sta dedicando e si scusa per non poter concedere interviste a tutti. «Sono certo - dice rivolto agli "amici giornalisti" - che tutti voi vogliate pubblicare la verità dei fatti. Ma adesso - aggiunge - non mi sento bene per ricevere tutti quelli che mi stanno cercando».
«Non sono responsabile per nessuna delle morti di cui sono accusato e so che il dolore che esse hanno causato è immenso ancora oggi», scrive Battisti in un altro passaggio della lettera. Dopo aver ribadito i principali punti della linea difensiva adottata dai suoi legali, Battisti afferma che «è provata la responsabilità degli omicidi, specialmente quello del gioielliere Pier Luigi Torregiani», del quale, sostiene, «sappiamo dalle autorità italiane che gli autori sono le seguenti persone: Memeo, Fatone, Masala e Grimaldi, tutti collaboratori di giustizia, "pentiti", e che la pallottola che colpì il figlio del gioielliere Torregiani proveniva dalla pistola di suo padre».
I quattro chiamati in causa da Battisti sono Gabriele Grimaldi, Sebastiano Masala, Giuseppe Memeo e Sante Fatone, processati con lui per omicidi e banda armata. I quattro ex terroristi Gabriele Grimaldi, Giuseppe Memeo, Sante Fatone e Sebastiano Masala, citati oggi da Cesare Battisti quali responsabili di omicidi a lui «ingiustamente attribuiti», sono stati tutti giudicati da diverse autorità giudiziarie, e condannati con sentenze definitive. Grimaldi è morto nel 2006 dopo essere stato scarcerato già da diversi anni; Memeo, Fatone e Masala sono liberi ormai da tempo. Memeo è ritenuto dagli investigatori il giovane con cappuccio, ritratto in una storica foto degli anni di piombo mentre in via De Amicis a Milano impugna a due mani una pistola nell'atto di sparare ad altezza d'uomo.
«La persona che mi ha accusato è stata torturata», scrive ancora Battisti, senza farne il nome. Nella lettera - firmata e con la data di oggi - l'ex membro dei Pac ringrazia «lo sforzo del senatore (Eduardo) Suplicy, della mia amica Fred Vargas e dei miei avvocati per avermi messo in contatto con la stampa». Poi Battisti si dice in ansia a causa della «difficile situazione che sto vivendo dal momento che ho saputo della concessione dell'asilo politico in Brasile e resto agli arresti». «Spero che la mia situazione venga compresa - conclude la sua lettera Battisti - e che io possa vivere in libertà con la mia famiglia gli ultimi anni della mia vita».
Lula. Sul caso Battisti «il premier Berlusconi ha detto giusto nella nota diffusa oggi: c'è una decisione sovrana del ministro della Giustizia brasiliano e allo stesso tempo l'Italia ha tutto il diritto di fare ricorso alla giustizia». Lo ha detto all'agenzia Ansa il presidente brasiliano,Luiz Inacio Lula da Silva. Silvio Berlusconi stamani aveva infatti invitato a non alterare i rapporti tra Italia e Brasile, avvelenati dal no all'estradizione dell'ex terrorista.
«La nostra fratellanza in ogni caso - ha sottolineato Lula - non sarà danneggiata da una decisione del Brasile che alcuni in Italia non hanno apprezzato, o da una decisione dell'Italia sulla quale alcuni in Brasile non sono d'accordo: le relazioni fra Stati sono più importanti». «Il rapporto tra Italia e Brasile non si può rompere: abbiamo in Brasile trenta milioni di discendenti di italiani, non è un problema qualunque che può mettere a repentaglio i fortissimi rapporti storici, politici e culturali» tra i due paesi, ha concluso il presidente.
«Siete fermi agli anni di piombo». Il ministro brasiliano della Giustizia Tarso Genro in precedenza aveva invece attaccato l'Italia: «E' chiusa ancora negli anni di piombo: la differenza è che qui in Brasile siamo più avanzati su questo argomento, tanto che stiamo discutendo sulla nostra legge di amnistia», ha detto il ministro al quotidiano brasiliano O Globo. «È molto rispettabile la posizione italiana - ha premesso Genro - ma per capire questa reazione dobbiamo ricordarci che quel Paese è ancora chiuso negli anni di piombo. In Brasile siamo a livello di una pacificazione politica, mentre in Italia la ferita non è ancora cicatrizzata. Rispettiamo le ragioni dell'Italia, ma applichiamo la nostra sovranità».
Il ministro ha dichiarato che considera Battisti come «un militante della lotta armata, come centinaia che abbiamo qui in Brasile». «Per esempio Fernando Gabeira - ha concluso Genro - ha partecipato anche al sequestro dell'ambasciatore degli Stati Uniti, Charles Elbrick, durante la dittatura militare. Eppure oggi Gabeira è un rispettato deputato federale».
«Non mi faccio innervosire e non commento espressioni che appartengono alla demagogia e alla retorica del comizio. Sappiamo noi che cosa sono stati gli anni di piombo e saremo noi a decidere come chiudere quella stagione che ancora non conosce il pentimento, al contrario l'arroganza e la sfida di assassini che trovano ancora complici compiacenti». Risponde così il ministro degli Esteri Franco Frattini a Genro.
Berlusconi: non danneggiare rapporti. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in precedenza aveva precisato in una nota che l'Italia sul fronte giuridico non lascerà nulla di intentato per risolvere il caso Battisti. Un caso che però «non deve danneggiare gli eccellenti ed amichevoli rapporti bilaterali tra Italia e Brasile, in tutti i settori di reciproco interesse». «È invece necessario che la questione continui a svilupparsi nel suo alveo naturale, quello giuridico, dove l'Italia non lascerà nulla di intentato per ottenere l'estradizione di Battisti nel nostro Paese. È infatti ben noto che in questi giorni il Governo ha effettuato tutti i passi possibili e necessari a tale finalità, anche attraverso, da ultimo, la presentazione di un ricorso alla Corte Suprema brasiliana, di cui si attende con fiducia l'esito».
Visita annullata. La stampa brasiliana annuncia che Berlusconi «ha cancellato la sua visita in Brasile prevista per fine febbraio, per il disfacimento delle relazioni bilaterali provocato dal caso Cesare Battisti». Lo scrive il quotidiano brasiliano Estado de S.Paulo citando una fonte diplomatica italiana. «Il gabinetto di Berlusconi ha considerato impossibile in questo momento ricambiare così presto la visita del presidente Luiz Inacio Lula da Silva a Roma, avvenuta nel novembre scorso, e compiere un passo a favore dell'approfondimento della partnership strategica fra i due paesi, come era programmato». Un' eventuale decisione del Supremo Tribunale Federale favorevole all'estradizione di Battisti «non sarebbe sufficiente al governo Berlusconi per riconsiderare la visita nel Paese», scrive ancora l'Estado. La visita ufficiale non era stata comunque ancora ufficializzata dall'ambasciata d'Italia al ministero degli Esteri brasiliano.
Parigi: non l'abbiamo aiutato a fuggire. Fabien Raynaud, consigliere per gli Affari europei del presidente francese Nicolas Sarkozy, definisce intanto «prive di qualsiasi fondamento» le dichiarazioni rilasciate da Battisti a un settimanale brasiliano su un presunto ruolo dei servizi segreti di Parigi nella sua fuga in Brasile.
Non andate in vacanza in Brasile. «Non si può lasciare un terrorista assassino libero per le strade di Rio. Non è un fatto che possa incoraggiare gli italiani ad andare in vacanza in quel Paese». Lo ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che è tornato a proporre l'annullamento dell'amichevole Italia-Brasile in programma il 10 febbraio prossimo a Londra per protestare contro la mancata estradizione in Italia dell'ex terrorista. «Il popolo italiano è amico di quello brasiliano e i brasiliani devono sapere che noi siamo inquieti - ha concluso La Russa - per la posizione assolutamente inaccettabile del loro governo».
il messagero
la russa
questo accanimento é una cosa pietosa.
Per di più basato su dei pentiti
