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 Oggetto del messaggio: «Air France-Alitalia? Merci Silvio»
MessaggioInviato: mer 14 gen 2009, 16:55 
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L'ironia della stampa francese:

«Air France-Alitalia? Merci Silvio»

Alitalia è più forte, senza debiti. E l'operazione è costata 300 milioni invece di 1,2 miliardi di euro

PARIGI - «Merci Silvio». Grazie Silvio, l'ironia è tagliente sin dal titolo. Per la stampa francese la soluzione del lungo inseguimento ad Alitalia si è trasformata quasi in una marcia trionfale per Air France-Klm e per il suo «caparbio» timoniere, Jean-Cyrill Spinetta. Grazie soprattutto all'intervento di Silvio Berlusconi.

ITALIANITA' - Il premier italiano, si legge in un editoriale del quotidiano economico transalpino, firmato da François Vidal, sarebbe il principale protagonista della trasformazione di un avventura pericolosa in un buon affare per la compagnia francese. Come? Grazie all'affossamento della precedente offerta, apprezzata e avallata dal governo di Romano Prodi, e ben più dispendiosa per i transalpini. «Ci si può domandare - scrive il quotidiano - se Silvio Berlusconi non abbia reso un ottimo servizio nell'aprile del 2008 contribuendo ad affossare la precedente proposta di acquisto di Alitalia da parte di Air France, per 1,5 miliardi di euro, in nome dell'italianità».

COMPAGNIA RISANATA - E non è solo una questione di prezzo, anche se spendere 300 milioni per il 25% della compagnia italiana invece di 1,5 miliardi di euro non è certo un risultato di poco conto. Il fatto più importante, per il giornale francese, è che Alitalia non è più la compagnia colabrodo di pochi mesi fa: «Alitalia - si legge - ha già operato una parte importante della propria ristrutturazione. Non perde più un miliardo di euro al giorno, si è liberata dai propri debiti (accollandoli allo Stato, ndr) e si è rafforzata sul mercato nazionale grazie alla fusione con AirOne».

Insomma, niente male, visto che con l'alleanza Air France ottiene anche altri risultati: completa la propria rete continentale di grandi snodi («hub»), sommando a Parigi e Amsterdam anche Roma (Malpensa non è neanche citata) e entra da protagonista in un mercato di 24 milioni di passeggeri, di cui almeno 11 di viaggiatori internazionali. «Certo - conclude Vidal - restano da gestire le difficili relazioni con i sindacati». Ma lamentarsi sarebbe davvero troppo.


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Una partecipazione del 25% non è uguale ad un'acquisizione totale.

La nuova Alitalia è un soggetto giuridico autonomo che ha scelto di allearsi con Air France, ma avrebbe potuto scegliere anche altre compagnie aeree.


Inoltre Spinetta aveva subordinato l’offerta per comprare Alitalia al preventivo raggiungimento di un accordo con le organizzazioni rappresentative della maggioranza del personale di terra e personale di volo.
I sindacati avevano respinto le varie proposte presentando una controfferta che per Spinetta non era accettabile.

Tutto questo però nessuno sembra ricordarselo benchè negli ultimi mesi le varie organizzazioni sindacali stiano creando non pochi problemi nei vari aereoporti italiani.


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A me pare che il tavolo delle trattative si fosse interrotto quando qualcuno aveva parlato dell'esistenza di una cordata di imprenditori italiani pronti a rilevare Alitalia....
Alla fine i licenziamenti ci sono stati lo stesso e numerosi, le litigate coi sindacati pure, Malpensa viene ridimensionato, ma in compenso i debiti li paghiamo noi, e comunque Air France "mette il becco" alla faccia delle dichiarazioni di qualcuno su dove avrebbero portato i turisti se entrava nella partnership.....

Quindi secondo te la situazione attuale e' molto diversa dal quadro che si prospettava prima dell'intervento elettorale di qualcuno? È migliore?


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cioè ma paragonano il prezzo d'acquisto del 25% ad un acquisto totale di un'azienda :?: o leggo male?


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Beh, anche se moltiplichiamo 250 per 4 viene un milione rispetto a un milione e mezzo, mica poco. Ad ogni modo sono sempre stato contrario alla difesa dell'italianità di Alitalia, così come all'accollamento dei debiti della compagnia sui consumatori. Sei un'azienda, stai fallendo, fallisci. E se ci sono disoccupati #@*§, prendetevela con il management, all'estero funziona così, in America dove stava collassando una nazione ci sono state aspre discussioni prima di approvare gli aiuti, da noi Alitalia fa una scorreggia e tutti sull'attenti. Ma siamo in Italia, dimenticavo...


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capitano ha scritto:
A me pare che il tavolo delle trattative si fosse interrotto quando qualcuno aveva parlato dell'esistenza di una cordata di imprenditori italiani pronti a rilevare Alitalia....
Alla fine i licenziamenti ci sono stati lo stesso e numerosi, le litigate coi sindacati pure, Malpensa viene ridimensionato, ma in compenso i debiti li paghiamo noi, e comunque Air France "mette il becco" alla faccia delle dichiarazioni di qualcuno su dove avrebbero portato i turisti se entrava nella partnership.....

Quindi secondo te la situazione attuale e' molto diversa dal quadro che si prospettava prima dell'intervento elettorale di qualcuno? È migliore?


ma l'italiano è coglionee vero...e i coglionii vanno coglionatii e Berlusconi ci riesce bene...questo mette in luce un difetto degli italiani e un pregio del premier....la differenza tra la sinistra e la destra la fa Silvio...la sinistra fa schifezze riconosciute come tali, la destra fa schifezze ben presentate, vendute alla grande da uno che è un imprenditore non un politico....Berlusconi te la incarta e visto che l'intelligenza media è molto bassa, l'ignoranza assai difusa, gli riesce tutto facile... :grin


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MessaggioInviato: gio 15 gen 2009, 12:14 
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capitano ha scritto:
A me pare che il tavolo delle trattative si fosse interrotto quando qualcuno aveva parlato dell'esistenza di una cordata di imprenditori italiani pronti a rilevare Alitalia....
Alla fine i licenziamenti ci sono stati lo stesso e numerosi, le litigate coi sindacati pure, Malpensa viene ridimensionato, ma in compenso i debiti li paghiamo noi, e comunque Air France "mette il becco" alla faccia delle dichiarazioni di qualcuno su dove avrebbero portato i turisti se entrava nella partnership.....

Quindi secondo te la situazione attuale e' molto diversa dal quadro che si prospettava prima dell'intervento elettorale di qualcuno? È migliore?





Pietro Ichino, attuale senatore del Partito Democratico:


Cita:
CHE COSA SIGNIFICA LA ROTTURA CON AIR FRANCE PER IL FUTURO DEL SISTEMA ITALIANO DI RELAZIONI INDUSTRIALI
pubblicato dal quotidiano Europa il 5 aprile 2008

La rottura della trattativa tra sindacati ed Air France non porterà forse al fallimento di Alitalia, ma segna certo il fallimento del nostro sistema di relazioni industriali: una Caporetto, tanto più grave in quanto non si vede una linea del Piave.

Forse Jean-Cyril Spinetta non sapeva, quando ha aperto quella trattativa, che scelte del tipo di quelle previste nel suo piano non avrebbero potuto, di fatto, essere adottate senza il consenso almeno tacito di tutti e nove i sindacati che gli si sarebbero seduti di fronte; perché anche un sindacato rappresentativo del 4% del personale, se dissenziente, avrebbe potuto paralizzare la compagnia. Non sapeva che il nostro sistema di relazioni industriali sembra concepito apposta per premiare il sindacalismo irresponsabile, penalizzando quello pensante.

Probabilmente lo stesso Spinetta non sapeva neppure, quando si è dichiarato deluso per l’esito di quella “lunga trattativa”, che i nostri sindacati invece – tutti – la considerano una trattativa cortissima, anzi una “non-trattativa”. Anche quando negoziano questioni assai meno spinose del difficilissimo piano di salvataggio di Alitalia, essi sono affezionati al rito di negoziati defatiganti, che possono durare mesi; negoziati durante i quali essi sono capaci di stare in surplace per giorni o persino settimane, l’uno in attesa che l’altro faccia la prima mossa, mostri la prima apertura.

Fatto sta che il capo di Air France, pur arrivato con le migliori intenzioni, ha finito presto col gettare la spugna, come aveva già fatto quello di KLM nel 1999. Il danno maggiore che ne deriva per il nostro Paese non sta forse tanto nel possibile collasso della nostra compagnia di bandiera, quanto nel messaggio di chiusura agli operatori stranieri che in questo modo il nostro sistema dà clamorosamente di sé: monito per qualsiasi possibille futuro interlocutore. Certo, la stessa immagine il sistema-Italia la aveva data quando aveva fatto le barricate contro Abn Amro nel tentativo di impedirle di acquisire la Banca Antonveneta, o contro Abertis quando era stato in gioco il controllo di Autostrade, o contro AT&T quando si era trattato di Telecom; ma questa volta la vicenda è più clamorosa. Innanzitutto, una compagnia aerea del peso di Alitalia è più conosciuta nel mondo: le sue vicende destano quindi maggiore attenzione, anche fuori del giro degli addetti ai lavori. Inoltre, in questo caso il fallimento dell’operazione desta maggiore sorpresa perché tutti sanno, ormai, che non c’è alcuna alternativa seria a Air France. È questo che impressiona: Cgil, Cisl e Uil appaiono incapaci di cogliere anche l’ultima occasione che si offre loro, prima del fallimento dell’impresa.

Ciò che le blocca è che – in questo settore e in questa azienda in particolare – ormai da anni ogni loro scelta responsabile di negoziazione delle misure di ristrutturazione necessarie viene vanificata dall’ostruzionismo dei sindacati autonomi e del Sult (oggi Sdl) in prima fila. Perché il nostro sistema consente di proclamare e attuare con successo uno sciopero del trasporto aereo anche al sindacato meno rappresentativo, che non ha firmato alcun contratto applicabile in azienda. E consente a qualsiasi lavoratore di godere i benefici del contratto firmato da un sindacato e nel contempo di aderire allo sciopero proclamato contro quello stesso contratto da un altro sindacato.
Ma Cgil Cisl e Uil non sono soltanto le prime vittime di questo sistema: hanno anche la grave colpa di averlo difeso per anni senza accorgersi che in questo modo, almeno nel settore dei servizi pubblici, si scavavano la fossa con le loro stesse mani.

Ora la speranza è che il dramma di Alitalia apra gli occhi a tutti, sindacati confederali per primi. E li induca a riattivare con urgenza – oltre che la trattativa con Air France – anche il negoziato con le associazioni imprenditoriali per un accordo interconfederale che non soltanto stabilisca criteri adeguati di misurazione della rappresentatività sindacale nei settori e nelle aziende, ma stabilisca anche con chiarezza, sulla base di quei criteri, quale sindacato o coalizione, in caso di dissenso insanabile, può contrattare con efficacia generale, spendendo credibilmente la “moneta” della tregua sindacale. Questo significa, almeno nel settore cruciale dei trasporti, dettare una disciplina dello sciopero coerente con la disciplina della contrattazione collettiva.
Solo in questo modo il sindacato può recuperare il proprio ruolo fondamentale di intelligenza collettiva dei lavoratori, capace di valutare un piano industriale alla luce fredda delle circostanze; e, se la valutazione è positiva, guidare i propri rappresentati nella scommessa su quel piano, negoziandone con realismo i contenuti a 360 gradi. Il sistema oggi operante in Italia rende questo mestiere difficilissimo, quando non impossibile.



http://www.pietroichino.it/?p=107



Emma Bonino, ministro per il Commercio Internazionale e per le Politiche Europee nel governo Prodi:


Cita:
19:01 Bonino: "Irresponsabile il massimalismo dei sindacati"

Il ministro del Commercio internazionale Emma Bonino ha puntato il dito contro "l'irresponsabilità del massimalismo sindacale" nella gestione della crisi dell'Alitalia, analizzando la situazione nel corso della registrazione della puntata di Porta a porta di questa sera


http://www.repubblica.it/2008/04/dirett ... index.html



Che dici, pure loro sono di parte?



Non so se la situazione sia migliore o peggiore rispetto a quella che si sarebbe potuta prospettare con l'adesione all'offerta di Air France, anche perchè non so in quanti, compreso il sottoscritto, abbiano realmente letto ed analizzato attentamente i vari piani industriali.



Traxxer^ ha scritto:
Beh, anche se moltiplichiamo 250 per 4 viene un milione rispetto a un milione e mezzo, mica poco. Ad ogni modo sono sempre stato contrario alla difesa dell'italianità di Alitalia, così come all'accollamento dei debiti della compagnia sui consumatori. Sei un'azienda, stai fallendo, fallisci. E se ci sono disoccupati #@*§, prendetevela con il management, all'estero funziona così, in America dove stava collassando una nazione ci sono state aspre discussioni prima di approvare gli aiuti, da noi Alitalia fa una scorreggia e tutti sull'attenti. Ma siamo in Italia, dimenticavo...



Non so a che cifre tu ti riferisca, ma se non ho letto male la partecipazione del 25% verrà pagata 323 milioni.

Sono più di 15 anni che Alitalia è in perdita costante, i contribuenti italiani hanno già pagato decine di miliardi di euro per mantenere in vita la compagnia aerea di bandiera ed è un po' strano che se ne accorgano tutti ora quando ce ne sono da sborsare "solamente" un paio per non dovercene rimettere ancora di più.

Lo stato dovrebbe limitarsi a regolamentare e a vigilare, intervenendo solo in alcuni settori e per casi e situazioni particolari.
All'aumentare della spesa pubblica, nel medio-lungo termine, il PIL decresce, è stato empiricamente dimostrato e l'Italia ne è un esempio.


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MessaggioInviato: gio 15 gen 2009, 12:50 
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wop82 ha scritto:
Non so a che cifre tu ti riferisca, ma se non ho letto male la partecipazione del 25% verrà pagata 323 milioni.

Sono più di 15 anni che Alitalia è in perdita costante, i contribuenti italiani hanno già pagato decine di miliardi di euro per mantenere in vita la compagnia aerea di bandiera ed è un po' strano che se ne accorgano tutti ora quando ce ne sono da sborsare "solamente" un paio per non dovercene rimettere ancora di più.

Lo stato dovrebbe limitarsi a regolamentare e a vigilare, intervenendo solo in alcuni settori e per casi e situazioni particolari.
All'aumentare della spesa pubblica, nel medio-lungo termine, il PIL decresce, è stato empiricamente dimostrato e l'Italia ne è un esempio.


Non ci siamo capiti: per me erano ingiuste le spese precedenti e se, nonostante quelle spese, Alitalia sta andando in fallimento, intervenire significa fare una porcata ancora più grossa. E' un fatto concettuale, non quantitativo, sono contrario ai salvataggi di stato.

Alitalia è in crisi? Lallero. Fallisca, punto. I privati non falliscono forse? E' questo l'orientamento liberal del Berlusca? Prima mi critica certi regimi, poi se ne esce con lo statalismo più bieco.

E poi quella puttanata dell'italianità di Alitalia, ancora peggio: liberalismo economico? L'alfiere della libertà di concorrenza (quando era imprenditore) che mi pone paletti basati sulla nazionalità. E finiamola...


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MessaggioInviato: gio 15 gen 2009, 14:35 
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Otto domande di Severgnini sul corriere. Se qualcuno sa rispondere che risponda, anche per togliermi la sensazione che per scopi elettorali si sia scelta l'opzione peggiore per alitalia, a danno dei lavoratori e dei cittadini italiani.

Cita:
Beppe Severgnini,

Non abbiamo capito niente: non è una nuova compagnia aerea, è un nuovo reality! Alitalia 2, la Grande Sorella. Italiani e stranieri, ricchi e poveri (noi), esuberi e sindaci esuberanti, piloti televisivi e scioperanti col foulard, conti che non tornano e facce che tornano sempre. Chi non sa, parla; chi sa, tace (Passera, Colaninno, Toto: il pubblico vi reclama!). Molti gridano, cercando la telecamera; qualcuno piange, e ha ragione; alcuni meritano la chiamata, e restano fregati. Forse Daniela Martani, hostess pasionaria passata al “Grande Fratello”, è la più coerente: se spettacolo dev’essere, esageriamo!
Per apprezzare la “Grande Sorella”, il programma che fa litigare Bossi e Palazzo Chigi, occorre essere informati. E non è facile. Ecco otto cose che noi, viaggiatori-spettatori, non abbiamo capito.

1. Non si capisce perché Air France prima non andava bene, e adesso sì. Oltretutto prima acquistava pure i debiti, e adesso no.

2. Non si capisce perché i sindacati dovrebbero smettere di far casino (nonostante una cassa integrazione che milioni di giovani precari si sognano).

3. Non si capisce come Malpensa possa diventare il grande aeroporto internazionale di cui il Norditalia ha bisogno (oh yes). Tre o tredici destinazioni intercontinentali? Robetta. Fatevi un giro a Francoforte o Amsterdam. Nato vecchio, scomodo, lontano, mal collegato a Milano (che si fa, una volta a Cadorna?), il luogo ha pure un nome andreottiano (“A malpensare si fa peccato, ma spesso s’indovina”). Più hubris che hub, come dicono quelli che sanno il greco e l’inglese.

4. Non si capisce perché le città senza un “city airport” ne vogliano uno; e noi che ce l’abbiamo - Milano Linate - vogliamo rinunciarci, cancellando tre quarti dei voli (tutti, meno la navetta per Roma).

5. Non si capisce perché dovremmo pagare € 690,00 per un volo Milano-Roma (A/R, aperto). Nessuna nuova impresa ama la concorrenza, ma almeno fate finta.

6. Non si capisce perché i neo-proprietari abbiano acquistato la ciccia, lasciando a noi ossa e frattaglie (costose: una bella fetta di € 1,2 miliardi). Non è che fra tre o quattro anni vendono ad Air France, e chi s’è visto s’è visto? La sigla CAI vuol dire Compra Aspetta Incassa? Non ci vogliamo credere!

7. Non si capisce quanto abbia pesato la volontà delle banche di salvare Air One, indebitata assai.

8. Non si capisce perché tanti piangono per Alitalia, e nessuno per gli Alitalians. che devono/vogliono volare a Mosca, Tokio, Washington, Los Angeles, Nairobi, Rio de Janeiro, Pechino, Shanghai. Preferirebbero farlo con la compagnia di bandiera, certo. Ma se non è possibile, avanti un altro. Milano-San Francisco operato da Singapore Airlines? No problem, quando si parte?

Insomma, non si capisce. Se il nostro fatalismo non fosse più forte della nostra ansia, saremmo preoccupati. Ma forse è solo uno spettacolo. La Grande Sorella! A proposito: quando ci fate rivedere la scena della doccia (di soldi, i nostri)?
(Dal Corriere della Sera del 15 Gennaio 2009) ------------


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