I giudici Usa hanno annullato la storica sentenza «Roe vs. Wade» che ha garantito il diritto all’interruzione di gravidanza nei vari Stati
https://www.corriere.it/esteri/22_giugn ... 0865.shtmlLa Corte Suprema degli Stati Uniti ha ribaltato venerdì pomeriggio, ora italiana, la storica sentenza «Roe vs. Wade» (in italiano «Roe contro Wade») del 1973 in cui si legalizza il diritto all’aborto. Ora quindi i singoli Stati saranno liberi di applicare le loro leggi in materia.
«Tristemente», molte donne «hanno perso oggi una tutela costituzionale fondamentale. Noi dissentiamo». Lo affermano i giudici liberal della Corte Suprema Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Stephen Breyer. I tre giudici hanno votato contro la decisione. Gli altri tre giudici, nominati dall'ex presidente Donald Trump, hanno votato per l'abolizione.
Pochi minuti dopo la decisione, fuori dalla Corte Suprema, a Washington, è scoppiata la protesta.
Le reazioni
«La Corte Suprema non solo ha annullato quasi 50 anni di precedenti, ma ha relegato la decisione più intensamente personale che qualcuno può prendere ai capricci di politici e ideologi: (sono state) attaccate le libertà fondamentali di milioni di americani»: ha twittato l'ex presidente Usa, Barack Obama.
Cosa succede adesso
Come ha spiegato Giuseppe Sarcina sul Corriere , sia i conservatori sia i progressisti si sono già preparati al «mondo post-Roe». Circa 20 Stati guidati da Governatori repubblicani sono pronti ad azzerare totalmente il diritto di scelta delle donne, in nome della salvaguardia della «vita futura». Ma gli Stati governati dai democratici hanno dichiarato di voler comunque mantenere le legislazioni attuali che consentono l’interruzione di gravidanza.
Secondo il Guttmacher Institute, come ha spiegato qui Elena Tebano, sono 26 gli Stati in cui il diritto all'aborto potrebbe essere limitato o vietato completamente. In questi Stati vive oltre la metà delle donne degli Usa in età fertile. Alcuni Stati, come il Texas, hanno già introdotto leggi molto restrittive, cercando di aggirare l’ostacolo al divieto posto da «Roe vs. Wade», che così sarebbero applicabili immediatamente. Senza un obbligo federale di garantire il diritto di interrompere una gravidanza non voluta in tutti gli Stati americani, il numero di aborti legali diminuirebbe di almeno il 14%, secondo una ricerca di studiosi del Middlebury College, dell’Università della California di San Francisco e del Guttmacher Institute, basata sugli effetti della chiusura delle cliniche in Texas tra il 2013 e il 2016. Mentre aumenterebbe quello degli aborti illegali, spesso pericolosi per la salute delle donne.
La storia della sentenza «Roe vs. Wade»
Come si arrivò alla sentenza che — con 7 voti a favore e 2 contrari — il 22 gennaio 1973 portò la Corte Suprema a legalizzare l’aborto negli Usa, fino a quel momento disciplinato in modo autonomo dai singoli Stati?
È necessario tornare indietro di qualche anno, al 1970. Come ricorda in questo ritratto Massimo Gaggi, la giovane Norma McCorvey — conosciuta come «Jane Roe» (lo pseudonimo utilizzato per proteggere la sua privacy, ndr) — fece causa per poter interrompere la sua terza gravidanza. Con il supporto tra le altre delle avvocatesse Sarah Weddington, Linda Coffee e Gloria Allred decise di avviare un processo davanti alla Corte Distrettuale contro le leggi anti-aborto del Texas. La sua richiesta venne accolta sulla base di un’interpretazione dell’Emendamento IX della Costituzione americana che recita: «L’interpretazione di alcuni diritti previsti dalla Costituzione non potrà avvenire in modo tale da negare o disconoscere altri diritti goduti dai cittadini».
Il rappresentante legale dello Stato del Texas, l’avvocato Henry Menasco Wade, decise di appellarsi alla Corte Suprema. Il suo nome, assieme allo pseudonimo della querelante, ha dato — poi — il nome al processo. Il verdetto della Corte Distrettuale risultò alla fine favorevole a McCorvey e i giudici dichiararono incostituzionale la legge texana. Nonostante la sentenza che le diede ragione (e prima di passare — anni dopo — al fronte opposto, quello anti-abortista), McCorney non riuscì a interrompere la gravidanza: a svelare il nome della bimba — Shelley Lynn Thornton — è stato nel 2021 uno scoop di Joshua Prager sull’Atlantic, raccontato in questo articolo da Elena Tebano
https://www.corriere.it/esteri/21_sette ... 2e20.shtml.