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 Oggetto del messaggio: Re: Ucraina - vogliamo parlarne?
MessaggioInviato: mer 16 mar 2022, 17:57 
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Ma cosa fai, la ricerca archeologica dei miei commenti?

Che poi si capisce che quella era una battuta.


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 Oggetto del messaggio: Re: Ucraina - vogliamo parlarne?
MessaggioInviato: mer 16 mar 2022, 23:40 
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I soldati russi in azione contro i civili disarmati.
https://twitter.com/nexta_tv/status/150 ... r_ZKA&s=19

sotto trovate un commento con la traduzione del tedesco in inglese

"The pictures from March 7 show Russian soldiers dragging the body of the man away from his car and into a ditch. A woman and a child were also traveling with him. They are later led by soldiers into the nearby forest. What happens to them then, the pictures do not show."

Io non mi stupisco neanche più di tanto di queste cose. Anzi se non fosse che esiste una sorta di "fratellanza"(chiamiamola così), la guerra sarebbe ancora più brutale.
E forse lo è, infondo non possiamo saperlo.
Le guerre in cecenia sono state estremamente brutali, come del resto anche le guerre Jugoslave.
A qualcuno potrà suonare razzista.
Ma a vari livelli gli slavi sono tutti più o meno razzisti e estremamente nazionalisti. Queste cose trasportate nel teatro violento della guerra, fanno diventare le persone ancora più brutali.


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 Oggetto del messaggio: Re: Ucraina - vogliamo parlarne?
MessaggioInviato: gio 17 mar 2022, 0:41 
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Reg. il: dom 12 mar 2017
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Accoglienza vergognosa, da parte di alcuni tarantini alla marina militare.
https://twitter.com/sebmes/status/15041 ... WHLEQ&s=19

Questi vanno a rischiare il #@*§ per salvare questi disadattati del #@*§.

E poi dite, perché critico gli italiani? La realtà è che io sono più italiano di molti italiani, altroché.


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 Oggetto del messaggio: Re: Ucraina - vogliamo parlarne?
MessaggioInviato: gio 17 mar 2022, 1:15 
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Reg. il: mer 25 lug 2012
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Video un po' forte, ma che rende l'idea di cosa siano i combattimenti cittadini con i carri.

https://www.facebook.com/worldmilitaryp ... 8193056059

Un T-64 dei separatisti del Donbass viene colpito più volte, il primo colpo sembra non avere effetto, il secondo danneggia il cingolo tenendo il carro bloccato sul posto.

Dopodiché inizia una vera e propria carneficina, con l'equipaggio che tenta di fuggire ma finisce con il rendere tutto più crudo.

Alla fine si salva solo il pilota, forse.


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 Oggetto del messaggio: Re: Ucraina - vogliamo parlarne?
MessaggioInviato: gio 17 mar 2022, 2:12 
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Reg. il: dom 28 lug 2013
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Guerra Ucraina-Russia, Ft pubblica la bozza dell’accordo di pace in 15 punti: Usa-Gb-Turchia garanti della sicurezza. Tutti i dettagli

Il piano includerebbe il cessate il fuoco e la neutralità del Paese di Zelensky

L'Ucraina e la Russia hanno fatto «significativi progressi» su un’ipotesi di piano di pace in 15 punti, che includerebbe anche un cessate il fuoco e il ritiro delle truppe russe nel caso in cui Kiev dichiarasse la neutralità e accettasse limitazioni imposte alle proprie forze armate. Lo riferisce il “Financial Times”, che fa riferimento a fonti coinvolte nelle trattative. La proposta, che sarebbe stata discussa per la prima volta lunedì dai negoziatori russi e ucraini, secondo le fonti del quotidiano finanziario prevede che Kiev rinunci all'ambizione di entrare nella Nato e si impegni a non avere basi militari o armamenti stranieri sul proprio territorio in cambio di protezione da alleati come Stati Uniti, Regno Unito e Turchia.

Proprio la natura delle garanzie occidentali sulla sicurezza dell'Ucraina e il fatto che queste possano essere accettabili per Mosca sembra il principale ostacolo a un accordo, cosìcome lo status dei territori ucraini sequestrati dalla Russia nel 2014. Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ha detto al Financial Times che qualsiasi accordo deve prevedere che «le truppe della Federazione Russa in ogni caso lascino il territorio dell'Ucraina», attaccato con l'invasione iniziata il 24 febbraio scorso, in particolare le regioni meridionali lungo il Mar d'Azov e il Mar Nero, così come il territorio a est e a nord di Kiev. L’Ucraina manterrebbe comunque il suo esercito. Podolyak ha spiegato al quotidiano che «le questioni umanitarie, comprese le questioni linguistiche, vengono discusse solo attraverso il prisma degli interessi esclusivi dell'Ucraina».

Resta tuttavia un punto critico: il riconoscimento da parte di Kiev dell'annessione della Crimea nel 2014 e l'indipendenza di due stati separatisti nella regione di confine orientale del Donbass. Una richiesta che finora il Paese guidato da Zelensky non ha mai accettato.


https://www.lastampa.it/esteri/2022/03/16/news/guerra_ucrainarossa_il_financial_times_pubblica_la_bozza_dell_accordo_per_la_pace_in_15_punti_usagbturchia_garanti_dell-2875210/


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 Oggetto del messaggio: Re: Ucraina - vogliamo parlarne?
MessaggioInviato: gio 17 mar 2022, 2:16 
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Reg. il: dom 12 mar 2017
Alle ore: 12:24
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Quel video postato da Fuzz mi fa venire in menta l'altro video che ho postato qui e ho trovato in rete.

Avevo trovato anche la traduzione su Reddit.
La posto per rendere l'idea dell'inferno della guerra, ma in particolare l'inferno dei soldati russi, spesso lasciati a se stessi.
In particolare il dialogo è abbastanza toccante, perché sembra che i due della prima parte si conoscessero.

0:00 to 1:05 dialog

Chechen: Alik, maybe while it's not too late, tell your guys to retreat. Don't do this, don't do this. In any case, Alik, you and I will die. What's the point of all this? Who will win this? You and I will not win this, understand? If we or I see you in the action, I won't show you mercy, just like you won't, understand? It's better if you come to me as a guest. Retreat your guys. Have pity for their mothers, have pity for your guys, retreat them. Give the order.

Russian: I'm not that big of a boss to give such an order.

Chechen: Alik, from my heart, I wish that you survive this, but you better leave.

Russian: I don't have this choice. I have orders and I will obey them in any case.

1:30 to 2:25

Nothing really interesting here. A bunch of guys screaming their call signs, asking for help and one guy says that his BMP is down. It's really hard to hear what they say due to loud music, but it doesn't sound like a dialog, just random recordings.

2:25 to 3:00

Russian 1: smoke shell, one shell - fire. I can not determine whose shells are going off.

Russian 2: Whose valley was it? Something getting shelled, but I don't understand by whom.

Russian 3: At this point, everything Ok?

Russian 1: At this point, I did not hear anything, I don't know.

Russian 3: What about those 2 guys that I sent. Both cars were burned down. Do you know their condition?

Russian 1: I don't know, I don't know anything. They do not reply back.

Russian 3: They won't reply back, they were incinerated.

3:00 to 4:20

Russian 1: That's it, we can't anymore. Our camp is destroyed. We need urgent help, urgent help.

Russian 2: OK, OK, we will send you boxes (BMP-2). Right now we are going to decide about sending you whirlers (helicopters).

Russian 1: Where are those boxes? How much longer for them to get here.

Russian 2: They are on the road, they are on the road. We are going to provide mortar support, understood?

Russian 1: NO MORTARS, NO MORTARS. We already got 3 badly wounded from artillery fire.

Russian 3 to Russian 2 (I assume): We will use tracers to show where to hit. We got nothing else left.

Russian 3: Are you dead there? Where is the support? You are leaving people to die here.

Russian 1: Mobilize the troops, mobilize the troops. There must be a unit that can help us.

Russian 3: Regarding Lenin's district, lenin's district. When are we going to get help?

Russian 1: 300th(not sure what he means) is in really bad condition. Everyone is bleeding. How much longer we have to wait for help?

Russian 2: Calm down, calm down. Two boxes are going your way. Wait for two boxes.

Russian 1: Wounded are in really bad condition. Do something! How are we going to evacuate them?

Russian 2: Convoy is coming to you as well.

Russian 1: 8 people are dead already. Do you want all of us to die here?

Russian 2: We are coming, we are coming.

https://www.reddit.com/r/translator/com ... slate_the/


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 Oggetto del messaggio: Re: Ucraina - vogliamo parlarne?
MessaggioInviato: gio 17 mar 2022, 2:23 
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Reg. il: dom 28 lug 2013
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Un po' lunghetto come post ma (secondo me) molto interessante per contestualizzare alcune cose (non da prendere come oro colato ovviamente eh, ma qualche spunto utile c'è):

Due cose che so:
1) Putin non è il popolo russo.
Il popolo russo è un popolo pacifico e ospitale legato all’Ucraina: molti russi hanno genitori, mogli, parenti, amici ucraini che parlano la loro stessa lingua. Putin è un oligarca violento e antidemocratico amante del lusso sfrenato, con un patrimonio valutato decine di miliardi (impossibili stime ufficiali), un omofobo guerrafondaio, un ex agente del kgb che perseguita e uccide gli oppositori politici e i giornalisti e ha tessuto rapporti con tutta l’estrema destra europea. È l’idolo di Le Pen e di Salvini: Salvini che non festeggia il 25 Aprile e che ha candidato, eletto e portato al potere con la Lega decine di esponenti del Movimento Sociale Italiano. Che l’obiettivo dell’idolo delle destre sia quello di «denazificare» l’Ucraina è ridicolo.
Migliaia di russi senza patrimoni miliardari scendono in piazza contro Putin per fermare la guerra rischiando l’arresto, come ha fatto ieri la giornalista Marina Ovsyannikova irrompendo in diretta sul primo canale della tv russa con un cartello che denuncia le menzogne della propaganda e venendo immediatamente arrestata.
Pensare di boiocottare Putin boicottando Dostoevskij e l’insalata russa (che comunque non è russa) e la vodka (che comunque non è prodotta in Russia ma in Svezia, seguita da Francia, Polonia, Paesi Bassi, Stati Uniti, Lettonia e - toh! - Italia) è ripugnante e #@*§. Boicottare il caviale - IL CAVIALE - è una roba che può venire in mente solo a chi trova normale riunirsi nella reggia di Versailles mentre i popoli patiscono la guerra e la fame, un po’ come scendere in piazza il 25 Aprile con le foto di “Coco Chanel, patriota europea” (a forza di governare con Berlusconi e Salvini agli antifascisti si confondono le idee).
2) Zelensky non è il popolo ucraino.
Il popolo ucraino è un popolo pacifico e ospitale legato alla Russia: molti ucraini hanno parenti e amici russi che parlano la loro stessa lingua. Molti sono fuggiti in Russia prima e dopo lo scoppio della guerra. Tra le braccia dei loro amici e parenti, non tra le braccia di Putin.
La vice premier ucraina Iryna Vereshchuk ha detto ieri sera a Otto e Mezzo che il 90 per cento degli ucraini sono con Zelensky: non è vero.
Zelensky ha vinto le elezioni nel 2019 con la promessa di sconfiggere la corruzione sistemica degli oligarchi, portare il benessere economico, porre fine alla guerra in Donbass. Ha disatteso tutte e tre le promesse. Ha perseguitato come il suo predecessore gli ucraini russofoni, ai quali viene impedito di studiare nella propria lingua. Stipendia i neonazisti degli ex corpi paramilitari come il battaglione Azov, legato a Casapound (vedi foto), diventati esercito regolare ucraino - dunque pagati con le tasse versate dagli ucraini - e accusati dall’Ocse e dall’Onu di atroci crimini contro l’umanità. Crimini commessi per lo più in Donbass, durante una guerra che si combatte da 8 anni e ha fatto - stando solo ai morti certificati dall’Ocse - 14 mila vittime. Una guerra che Zelensky prometteva di fermare e che invece continua a combattere sparando razzi contro quello che dice di essere il suo popolo.
Nemmeno prima di deludere le aspettative del “suo” popolo Zelensky rappresentava il 90 per cento degli ucraini.
Celebre comico televisivo, protagonista della serie “Servitore del popolo”, dove vestiva i panni di un professore di storia che si candidava alle lezioni con l’ambizione di sconfiggere la corruzione e il sistema degli oligarchi, porre fine alla guerra e portare l’Ucraina nell’Unione Europea e nella Nato, cambia carriera fondando un partito che si chiama “Servitore del popolo” e si candida alle elezioni del 2019 con l’ambizione di sconfiggere la corruzione e il sistema degli oligarchi, porre fine alla guerra, portare l’Ucraina nell’Unione Europea e nella Nato.
Zelensky deve però la sua popolarità al più ricco degli oligarchi che dice di voler combattere.
Si tratta dello stesso oligarca che ha finanziato il famigerato battaglione Azov (nel caso qualcuno vi avesse già spiegato che quelli di Azov non sono nazisti ma nazionalisti, lascio la parola al portavoce di Azov, Andriy Diachenko, che nel 2015 ha spiegato che “solo” il 20 per cento dei componenti del battaglione si dichiara apertamente fan di Hitler, benché tutti loro adottino le svastiche, la simbologia e i saluti nazisti perché pervasi “dall’ideale di difendere l’Ucraina come Hitler difese la Germania”). L’oligarca in questione è il proprietario della tv 1+1, che produce e trasmette lo show-partito politico di Zelensky: il magnate e politico Ihor Kolomoisky, uno degli uomini più ricchi al mondo secondo Forbes, governatore della regione di Dnipropetrovsk fino al 2015, fondatore della più grande banca d’affari ucraina, la Privatbank, fallita dopo aver riempito le tasche di Kolomoisky e rifinanziata a spese del popolo ucraino, come prassi anche da noi.
Nel 2019, Zelensky ottiene il 30 per cento dei voti al primo turno di elezioni non democratiche. Non democratiche perché i partiti comunisti, che avevano il 15 per cento dei voti, sono stati banditi nel 2015 e mai riabilitati e i loro militanti perseguitati come qualunque partito, rivista, sindacato, giornale manifesti idee comuniste (non solo riferite all’Unione Sovietica ma anche critiche nei confronti di Stalin e legate al pensiero di Karl Marx e Rosa Luxemburg, ai quali in Ucraina erano dedicate vie e piazze che oggi hanno cambiato nome).
Ancora qualche giorno fa, a Kiev, Mikhail Kononovich, leader dell’ala giovanile del fuorilegge Partito Comunista ucraino (CPU), e suo fratello, Aleksandr Kononovich, sono stati arrestati dalle autorità ucraine e ora rischiano l’esecuzione.
Alle elezioni non prende parte la popolazione delle autoproclamate repubbliche di Lugansk e Donetsk, che ha già votato per oltre il 90 per cento a favore dell’indipendenza da Kiev ma che ieri sera la vice premier ucraina ancora annoverava, insieme alla popolazione della Crimea, nel 90 per cento di ucraini con Zelensky, considerando la Crimea e i territori delle autoproclamate repubbliche popolari “territori occupati” (come del resto ha fatto tutto l’occidente, che riconosce il diritto all’autodeterminazione dei popoli solo quando conviene alla Nato). In aggiunta, nella parte delle regioni di Lugansk e Donetsk ancora sotto il controllo di Kiev, e dove quindi nel 2019 si svolgono le elezioni, Zelensky viene sconfitto sia al primo che al secondo turno. Il primo partito è quello di Yuri Boiko, fautore della ripresa delle relazioni con la russia, votato perché garante del diritto degli ucraini russofoni di tornare a parlare, insegnare, pubblicare giornali nella propria lingua.
Al secondo turno, il servitore del popolo Zelensky sfida il presidente uscente Poroshenko, oligarca proprietario di catene commerciali (sua la cioccolata “Roschen”), altro miliardario censito da Forbes e responsabile del conflitto in Donbass, persecutore degli ucraini russofoni e legato anche lui al magnate Kolomoisky, l’editore di Zelensky, con il quale Poroshenko arriva alla rottura nel 2015, quando preme per le sue dimissioni da governatore.
Con la promessa di porre fine al conflitto, Zelensky ottiene al ballottaggio il 73 per cento dei voti. Una volta eletto, invece di attuare come promesso gli accordi di Minsk sull’autonomia del Donbass firmati dal suo predecessore, chiede di rinegoziarli. Spinge l’acceleratore sulla guerra mai cessata. Nel paese del servitore del popolo la corruzione è ancora sistemica: come mi ha detto una volta un’avvocata: «In Ucraina serve pagare per ottenere qualunque cosa e qualunque cosa si ottiene pagando». Quest’estate, a Marrakech, ero colpita dai molti annunci delle università ucraine di medicina: «Vieni a laurearti in Ucraina!». In Ucraina? Perché? «Perché basta pagare e diventi medico. Poi vengono a operare qui, ma se stanno male vanno a curarsi in Francia». «Ah». Gli stipendi pubblici sono miserrimi: gli impiegati faticano ad arrivare alla fine del mese. Le famiglie sono tornate a vivere tutte sotto uno stesso tetto, tre e anche quattro generazioni. Nonostante le difficoltà, non ho mai incontrato persone così ospitali e generose come in Ucraina.
Ci sentiamo ogni giorno. Sperano che la guerra finisca presto.
Non conosco nessuno che la stia combattendo. “Combattono i professionisti”, mi dicono. Quelli pagati, quelli obbligati. Gli altri sono scappati in tempo per non dover combattere o si nascondono. Chi ha i soldi si è rifugiato negli alberghi o nelle case al confine, chi non ha i soldi per scappare o non vuole lasciare la propria casa, il lavoro, i genitori anziani, i figli piccoli, si nasconde in cantina, aiutando come può, costruendo una rete di solidarietà, di soccorso, di aiuto, portando l’acqua e le medicine alla popolazione.
Non vogliono armi per combattere, vogliono tornare presto a vivere in pace. Per questo Zelensky è stato costretto a arruolare legionari stranieri, a distribuire armi a chiunque le accetti e a varare una legge aberrante che consente a chiunque di sparare, facendo saltare la distinzione tra civili e militari e autorizzando l’aggressore a colpire i civili di un popolo che sta ripudiando la guerra meglio di noi, che dovremmo farlo per Costituzione.
Il popolo ucraino non è Zelensky, con la sua villa da 4 milioni a Forte dei Marmi, è Alina con la sua mamma badante a Roma, che ieri ho accompagnato in lacrime dall’altra parte della città con sua figlia di sei anni, rifugiate in attesa di poter tornare a casa, presto: “Appena finisce la guerra”.
Abbiamo raccolto vestiti per loro. C’era un cappotto. Alina non lo ha voluto perché qui fa caldo e quando tornerà in Ucraina troverà i suoi cappotti che la aspettano a casa insieme a suo marito, che aveva aperto una falegnameria e l’aveva inaugurata il giorno prima dello scoppio della guerra.
Il popolo ucraino non è Zelensky in mimetica che, al sicuro da qualche località segreta, augura la morte a chi scappa (“Смерть бігунам!!”, “morte a chi scappa”, ha dichiarato in video riferendosi agli uomini tra i 18 e i 60 anni che non possono lasciare il paese), il popolo ucraino sono le decine di ragazzi maschi con i quali siamo in contatto e che sono scappati in tempo per non combattere perché non hanno nessuna intenzione di morire per Putin né per Zelensky o che si sono nascosti in cantina aiutando la popolazione come possono.
Mi è chiaro che delle ragioni che spingono questi nostri fratelli e sorelle a non imbracciare le armi non freghi niente a Zelensky, a Biden, a Draghi, a Putin, ai molti giornalisti, politici e analisti ospiti dei talk show che preferiscono eccitarsi per la bambina ucraina che imbraccia un fucile e farne un simbolo della resistenza, un’immagine che fino a qualche mese fa avremmo utilizzato per denunciare la violazione dei diritti dell’infanzia in remoti paesi africani non democratici.
Frega però parecchio a me, per questo ci tengo a dare loro voce. A dare voce a chi, in Ucraina, chiede la pace. Sogno in collegamento a Otto e Mezzo una madre, un ragazzo che spera di non morire e che la guerra finisca presto, cioè l’opposto della terza guerra mondiale evocata da Zelensky e dalla sua vice premier che insiste a chiedere la No Fly Zone da parte della Nato anche quando le viene spiegato che questo comporterebbe lo scoppio di un conflitto globale tra potenze nucleari, cioè l’inasprimento della guerra e la fine di quasi tutto per quasi tutti.
Io non so e non voglio sapere se Putin, Zelensky e gli altri oligarchi hanno pronta l’isola, il bunker, l’astronave per Marte o se sono semplicemente meno empatici, meno svegli, meno liberi o più malati di come ce li raccontiamo.
So che la guerra i popoli non la vincono mai, nemmeno quando la vincono i loro governi. I soldati muoiono o tornano a casa feriti nel corpo e nell’anima, spesso inadatti alla vita che avevano. Gli ospedali, i ponti, le fabbriche le stazioni, le scuole vengono distrutte, le famiglie terrorizzate e divise, le terre bruciate e chi vive di questo - andando a scuola, coltivando la terra, guidando un treno, lavorando in fabbrica o in un ospedale - si ritrova senza la vita che aveva da vivere, con tutto da rifare.
In molti stiamo ricostruendo gli obiettivi economici e strategici di Putin e di Zelensky, le cause del conflitto, le possibili conseguenze in termini di confini, equilibri commerciali, forniture di materie prime, alleanze militari. È giusto farlo. È giusto comprendere i ruoli e le responsabilità storiche di tutti gli attori coinvolti compresa la Nato, Stalin, Lenin e Pietro il Grande (magari ecco, ricordando chi è ancora sulla scena e chi no, chi oggi potrebbe fare la differenza e chi no).
Vorrei però che con lo stesso sforzo con cui ponderiamo le richieste dei contendenti, dell’aggressore che però se ne sta al caldo senza combattere e dell’aggredito che pure non sta al fronte, ponderassimo quelle attuali del popolo ucraino.
Le motivazioni che spingono Putin a insistere e Zelensky a resistere non sono infatti quelle dei loro popoli. Non sono quelle di donne, uomini, bambine, bambini, vecchi, soldati, profughi.
Cosa pensate direbbero se potessero essere loro - Marina, Yura, Olga, tutti nomi di fantasia che uso per non scrivere i nomi di chi mi scrive - a sedersi al tavolo delle trattative? Chiederebbero le nostre armi? L’intervento della Nato? La terza guerra mondiale? L’integrità territoriale del paese? Ci avete pensato? Li conoscete?
Cosa stabilirebbero se potessero sedersi loro al tavolo delle trattative, un russo e un ucraino, come i genitori di Marina Ovsyannikova, la giornalista arrestata per aver fatto irruzione sulla tv russa?
Cosa desidera in cuor suo oggi il 90 per cento del popolo ucraino? Di porre fine alla guerra a qualunque condizione. Questo mi dicono i miei amici in Ucraina: “Speriamo che finisca presto”. Non discutono i confini orientali, l'ingresso nella Nato o l’annessione della Crimea alla Russia, le responsabilità storiche.
“È facile chiedere la pace!”, mi viene detto da chi evidentemente considera Marina, Yura, Olga, mio figlio e me ingenui o vigliacchi o entrambi.
No. È più facile fare la guerra, perché chi la dichiara non deve combatterla.
Chi dichiara guerra non resta senza cibo e riscaldamento, ha messo per tempo al sicuro i propri cari in qualche confortevole residenza di una qualche località segreta, non rischia di perdere la casa perché ne possiede parecchie e parecchie altre può comprarne.
La pace, invece, si fa una fatica porca a farla e a chiederla, ma è l’unica soluzione praticabile per chi di casa ne ha una e di stipendio pure e ha i figli sotto le armi e rischia ogni giorno in più di guerra di perdere tutto quello che ha.
La guerra è praticabile solo per chi produce e vende armi e non le imbraccia, solo per chi le guerre le sta a guardare in tv come si guardano le partite di calcio, facendo il tifo per una squadra e per l’altra senza capire quali sono realmente le squadre in campo: gli oligarchi contro i poveri cristi, in ogni guerra.
La pace, per i poveri cristi, non è un’utopia: è un’utopia la guerra, la pace e il disarmo sono l’unica via.
Poi magari quello che scrivo non serve a niente, serve solo a voi sorelle e fratelli che mi leggete con il traduttore di google per sapere che non siete soli. Siamo in tante, in tanti, anche qui, anche in Russia, a chiedere la pace. Siamo in tanti qui in Italia a gridare, e non da oggi, che i popoli non si proteggono aumentando la spesa militare di 37 miliardi e diminuendo quella sanitaria di 25 miliardi, come abbiamo fatto qui in Italia. Si proteggono con la giustizia sociale, la cooperazione, l’internazionalismo. Siamo in tanti a chiedere di non armare la guerra. Quella in Ucraina e le altre 33 guerre in corso nel resto del mondo, delle quali non amiamo pubblicare le foto dei civili morti perché le bombe, quasi sempre, le abbiamo prodotte, vendute e sganciate noi o qualche dittatore utile nostro amico.
Vi penso ogni istante. Teniamoci stretti.



https://www.facebook.com/francesca.fornario

Diciamo che personalmente (da profano quale sono ) la narrazione pro-Zelensky mi ha sempre convinto poco (eppure a livello mediatico viene incensato come un eroe o quasi).


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 Oggetto del messaggio: Re: Ucraina - vogliamo parlarne?
MessaggioInviato: gio 17 mar 2022, 12:41 
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Reg. il: mer 25 lug 2012
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Dati relativi alle perdite di mezzi russi al 15 marzo.

202 carri MBT (T-72 nelle varie versioni, T-80 e T-90, compresi 3 T64 dei separatisti del Donbass)

168 carri leggeri (classe BMP e BMD)

Per cui siamo a 370 carri armati distrutti, abbandonati o catturati.

Numeri impressionanti, e non sono ancora entrati a Kiev.

Se poi ci mettiamo anche le perdite di altri mezzi, che per mancanza di voglia non mi metto ad elencare, si dovrebbero superare le 600 unità.


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 Oggetto del messaggio: Re: Ucraina - vogliamo parlarne?
MessaggioInviato: gio 17 mar 2022, 14:11 
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Reg. il: dom 12 mar 2017
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La narrazione pro-Zelensky è normale. Non è che bisogna costruire chissà che narrazione per vedere un invasione russa e una resistenza Ucraina. Putin ha invaso, Putin è il principale responsabile, il resto è più o meno aria frutta.

Vi piace tanto l'aria fritta, ma rimane aria fritta.


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 Oggetto del messaggio: Re: Ucraina - vogliamo parlarne?
MessaggioInviato: gio 17 mar 2022, 14:13 
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Reg. il: dom 28 lug 2013
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Romeo ha scritto:
La narrazione pro-Zelensky è normale. Non è che bisogna costruire chissà che narrazione per vedere un invasione russa e una resistenza Ucraina. Putin ha invaso, Putin è il principale responsabile, il resto è più o meno aria frutta.

Vi piace tanto l'aria fritta, ma rimane aria fritta.


Che ti devo dire, beato te che hai tutte queste certezze.

ps: Aria fritta semmai...


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