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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
MessaggioInviato: mer 5 mar 2025, 15:36 
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Certo, se partiamo dal presupposto che domani la Russia ci può attaccare, allora alzo le mani.


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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
MessaggioInviato: mer 5 mar 2025, 16:21 
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Reg. il: mer 25 lug 2012
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Capito perchè non ho alcuna tolleranza e nessun rispetto per i filorussi?

https://www.facebook.com/share/v/1B1CfTPQWi/


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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
MessaggioInviato: mer 5 mar 2025, 22:40 
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Reg. il: mer 25 lug 2012
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Località: Isola di Diego Garcia.
Cita:
La prima batosta. Ed è clamorosa.
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha spazzato via l’ordine esecutivo con cui Donald Trump aveva cancellato 2 miliardi di dollari destinati al programma USAID.
Un programma che salva vite umane in tutto il mondo con progetti per il clima, la sicurezza alimentare, i rifugiati, la lotta alle malattie infettive e la tutela delle persone LGBTQI+ in quei Paesi dove rischiano il carcere, la tortura o morte.
Un taglio brutale, per distruggere ogni traccia di cooperazione internazionale e piegare l’America all’isolazionismo più estremo.
Ma oggi la Corte Suprema ha detto no.
E sapete chi ha dato il voto decisivo per bocciare Trump? Amy Coney Barrett. La giudice ultraconservatrice che proprio lui aveva scelto per avere il controllo della Corte.
Persino una Corte a maggioranza conservatrice ha capito che la politica di Trump non è solo folle, ma pericolosa per il mondo intero.
Una cosa è certa: il “miliardario forte e infallibile” ha appena ricevuto la sua prima, sonora umiliazione. E non sarà l’ultima.


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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
MessaggioInviato: gio 6 mar 2025, 2:02 
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Reg. il: dom 12 mar 2017
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Uno showroom di Tesla dato alle fiamme in Francia intanto.
E Macron l'unico in Europa che parla da leader vero.


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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
MessaggioInviato: gio 6 mar 2025, 15:03 
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Reg. il: mar 20 mag 2014
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https://www.google.com/amp/s/amp.today. ... video.html

Rubio: In Ucraina una guerra per procura

Ecco un altro caduto vittima della propaganda Russaid :sisi

Fuzz dovrebbe esistere un dipartimento di recupero per gli indottrinati come te, mi dispiace tanto, dal bluff 5 stelle non ti sei più ripreso e versi in condizioni irrecuperabili, ogni tuo post è un manifesto di bipensiero e dissociazione dalla realtà passando elegantemente dal moralismo arcobaleno antisovranista al militarismo belligerante come niente fosse.

La cosa buona è che ormai siete in minoranza - ma non che nella maggioranza ci sia la ragione - ma voi siete la totale irraggionevezza boccalona che dall'alto del loro piedistallo di fuffa propagandistica si crede dalla parte della ragione e si rivela prevedibilmente gelosa dei propri aguzzini: più tutto quello in cui avete creduto in questi anni si dimostra platealmente sbagliato più il mondo si riallinea fottendosene delle #@*§ che vi hanno fatto ingurgitare (pandemenza, ecologia, menate lgbtq, la povera piccola ucraina vittima del tiranno, gli inesistenti valori europei, le assolutamente inesistenti ingerenze da oltreoceano) più voi vi aggrappate a una visione del mondo assolutamente illusoria, erronea, fallace spudoratamente menzognera perché avete investito tutto in quella menzogna, perché avete avuto soprattutto il coraggio di ergervi superiori alla massa di "pacifinti" "novax" "sovranisti" "rossobruni" "fasci" "complottisti" a ragione delle balle che avete creduto e non è facile svegliarsi un bel giorno e scoprire che voi - quelli senza etichetta guarda caso - che vi beavate della vostra virtù e non cadevate vittima dell'immanente tentacolare propaganda russa eravate i più rincoglioniti di tutti.
Ripeto non risolverò nulla perché per voi ci vorrebbe un percorso di riabilitazione terapeutico non certo un post provocatorio sul forum metabolizzato - anche giustamente - nella solita logica polarizzante con cui cadete con una stoltezza e un'ingenuità che fa tenerezza come un povero banco di pesci vittima delle dinamiche della pesca industriale a strascico di cui sono tragicamente inconsapevoli.
Solo che dire, quelli poverini sarebbero pesci, poveri noi...


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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
MessaggioInviato: gio 6 mar 2025, 16:04 
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Reg. il: mer 25 lug 2012
Alle ore: 16:51
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Località: Isola di Diego Garcia.
Se vabbè, mo pure quest'altro #@*§.

Ignore e via.


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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
MessaggioInviato: gio 6 mar 2025, 16:18 
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Reg. il: mar 20 mag 2014
Alle ore: 20:50
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"Chiudere gli occhi davanti a realtà scomode è uno dei meccanismi di difesa della mente umana più comuni: si tratta del processo psicologico della negazione. È come se, avvolti nella tela di questo stratagemma psicologico, sperassimo che ciò che ci spaventa svanisca nel buio dell'ignoranza. Tuttavia, mentre questa tattica potrebbe offrire momentaneo sollievo, può anche celare rischi nascosti e conseguenze inaspettate come ad esempio indossare un elmetto e andare a combattere per una pace giusta nell'Europa dell'est (ma magari! Ndr)". 

https://www.serenis.it/articoli/negazione/


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 Oggetto del messaggio: Re: Politica estera (topic generico)
MessaggioInviato: gio 6 mar 2025, 20:06 
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Reg. il: mer 25 lug 2012
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Località: Isola di Diego Garcia.
Posizione che condivido in toto

Cita:
“Se in tre anni la Russia non è riuscita a conquistare l’Ucraina, come può Mosca rappresentare una minaccia per l’Europa?” Una risposta.
Questa è la domanda che ritorna, martellante, fra i critici del programma di riarmo europeo oggi sul tavolo. Se la Russia non è una minaccia, allora il riarmo è un’iniziativa aggressiva dell’Unione Europea. E qui parte la solita tirata di maniera, da parte dei soliti noti, sull’imperialismo di Londra, Parigi e Berlino: sono loro a volere la guerra, non Putin. In Italia, paese in cui si può dire ogni cosa e il suo contrario, facendo leva sulla scarsa informazione del pubblico, un propagandista si è spinto sino ad affermare che la Russia sarebbe un paese “naturalmente” pacifico: una periferia imperiale che si stende da Minsk, passando per Grozny, fino ad arrivare alle distese dell’Asia centrale e della Siberia sembrerebbe testimoniare il contrario.
Certo, la Russia in questo momento è debole. Chi dice che Mosca non ha le forze per invadere l’Europa dice il vero; ma non fatevi fuorviare. Questa è una verità e al contempo un argomento fantoccio: una verità convenientemente deformata per poter essere facilmente confutata. Mosca, infatti, non ha mai avuto l’intenzione di invadere *tutta* l’Europa: il prossimo colpo del Cremlino si abbatterà solo su di una piccola parte di essa, e presumibilmente su quegli stati baltici che già facevano parte dell’Impero zarista e poi dell’Unione Sovietica. Ma procediamo con ordine, su questo punto ritorneremo. Frattanto giova osservare che se la Russia è debole, ne deriva che il momento migliore per fermarla sia ora, non fra due o cinque anni: nel Donbass, lungo il fronte del Dnepr e non nel Baltico. Servirebbe subentrare a Washington e continuare a sostenere Kyiv, sino a giungere a una pace basata su solide garanzie per la sua integrità territoriale e la sua sicurezza futura. E l’unica garanzia non può che derivare dal non lasciare impunita la deliberata aggressione russa.
Se ai russi, però, venisse oggi concesso di districarsi dall’Ucraina con guadagni territoriali, e senza alcuna solida garanzia concessa a Kyiv, essi senza dubbio tornerebbero. E torneranno. E la pace non sarà che una tregua di due o cinque anni. Il disegno di Putin, questo statista descritto dai propagandisti filorussi come amante della pace, e sotto la cui pace pur si è consumata la seconda invasione della Cecenia, e quella della Georgia, e l’intervento in Siria al fianco di Assad, e l’avventura africana della Wagner, e l’invasione di Donbass e Crimea, e infine di tutta l’Ucraina, ha sempre portato avanti il disegno assai conseguente di ricondurre la Russia al rango di grande potenza. Attraverso gli unici strumenti di cui dispone: non certo quelli della crescita economica o del progresso scientifico e tecnologico, bensì attraverso una deliberata politica di espansione territoriale volta a proiettare, direttamente o indirettamente, l’ombra di Mosca sulle posizioni perdute dopo il 1991.
Non solo Putin non intende fermarsi. Il fallimento in Ucraina, in cui un colpo di mano di una settimana è divenuto una guerra di logoramento di tre anni, lo costringe a seguitare ad attaccare; anzi, a rilanciare. La Russia è un paese che sarebbe già tecnicamente in stagflazione, non fosse avvenuta la conversione dell’economia di mercato in una di guerra: il tracollo del GDP russo, che solo nel 2022 ha perso due punti percentuali, è stato fittiziamente compensato dalle commesse belliche. La svalutazione del rublo viene tenuta a freno da tassi di interesse al 21%, con un ulteriore aumento proiettato al 23%. Il governo fa il resto comprimendo i consumi privati. Lo scoppio della pace e il tentato ritorno a una economia di mercato provocherebbero dislocazioni economiche di un’entità cui nemmeno l’apparato repressivo dei servizi russi potrebbe probabilmente far fronte. Questo Putin lo sa. Le autocrazie, per cui un modicum di consenso è ineludibile per reggersi in sella, sono assai meno attrezzate a metabolizzare il dissenso in tempo di pace che non di guerra; quest’ultima giunge a proposito, col giustificare un’ulteriore compressione di quanto resta degli spazi di libertà economica e personale. A Putin, come già ad altri dittatori prima di lui, non resta che alzare la posta e con essa il livello dello scontro: qualsiasi pace raggiunta in Ucraina che sia favorevole ai russi, invece di mettere in crisi il sistema putiniano, sarà una tregua armata concessa alla Russia per riorganizzarsi e tornare ad avanzare.
Si è già visto in questi giorni il cambio di passo – vero e proprio salto di qualità – della propaganda russa rivolta ai russi; quella rivolta agli “austriacanti” europei è altro paio di maniche, ma agli austriacanti farebbe bene, di tanto in tanto, un bagno nella propaganda russa per i russi. E questa propaganda, per mezzo dei soliti corifei – siano essi Dugin, i “geopolitici” prezzolati di Rossiya 1, o qualche altro animale da circo – ha additato l’Unione Europea a nuovo nemico capitale dopo aver ripetuto per tre anni la frottola del conflitto in Ucraina come guerra per procura dell’imperialismo americano. Washington è di colpo sfumata all’orizzonte. La vecchia parola d’ordine è scaduta; la nuova, trasmessa da Rossiya 1, è che l’Europa deve essere frantumata come unione politica, di modo che Mosca possa avere comodamente a che fare coi singoli membri componenti, assai più deboli e pertanto accomodanti. Manipolabili, cedevoli. E questa, per i russi, è una grande verità. Così come corrisponde a verità che, disarticolata l’UE e venuto meno il suo appoggio a Kyiv, Putin potrebbe finalmente regolare i conti con l’Ucraina; e far passare uno dei messaggi fondamentali dell’imperialismo russo sin dall’epoca dello zarismo. Che gli ucraini non esistono: essi sono soltanto russi, parte integrante della grande nazione russa.
Come disarticolare l’Unione Europea? Con un fait accompli. Cosa è un fait accompli? Semplificando molto, esso è un colpo di mano col quale ci si impossessa di un territorio conteso, o di rilevanza strategica, prima che l’avversario possa reagire e ponendolo di fronte a un dilemma: accettare che quel territorio è ormai perduto, che il suo possesso da parte del nemico è – appunto – un fatto compiuto cui non v’è rimedio, e subire il danno derivante da questa capitolazione alla propria credibilità e alla propria postura strategica? Oppure accettare il fardello politico e le pesanti incognite del reagire escalando in nuove forme e direzioni, col rischio di provocare un allargamento del conflitto e senza alcuna garanzia che gli sforzi profusi portino al recupero del territorio perduto? La scommessa di chi opta per un fait accompli è sempre che l’avversario ripieghi sulla prima soluzione: soprattutto se, come nel caso di Putin, crede le democrazie europee intrinsecamente deboli e irresolute. Ricorda qualcosa?
Lo stesso fait accompli tentato senza successo in Ucraina potrebbe, per contro, riuscire negli stati baltici. Questo è uno scenario ben noto e ampiamente studiato da almeno un decennio, praticamente sin dalla comparsa dei little green men nel Donbass e in Crimea nel 2014. Per un sunto sullo stato della questione posso rimandarvi, fra tanta letteratura, all’articolo di Michael Kofman pubblicato su War on the Rocks il 3 Novembre 2020: tempi non sospetti. Nel 2022 si opponeva al successo di un fait accompli in Ucraina la dilatazione del tempo e dello spazio, l’attrito cui queste dimensioni sottoponevano l’attaccante durante un’offensiva che si sviluppava lungo un fronte di 1.000 km (grosso modo la distanza fra Parigi e Berlino). I russi erano troppo ottimisti, a Putin era stata presentata dai suoi oligarchi la conveniente fola di un paese disunito e pronto a capitolare. Gli ucraini, per contro, erano risoluti e nella condizione di poter sfruttare la profondità strategica di cui disponevano: cedere spazio in cambio di tempo, mentre la logistica russa progressivamente si esauriva. La spinta russa su Kyiv sarebbe infine fallita, sì, ma dopo una penetrazione di 244 km da parte dell’invasore. Una simile opzione non è a disposizione dei baltici per meri limiti geografici: soltanto 30 km separano ad esempio Vilnius dal confine bielorusso. Occupare rapidamente gli stati baltici, porre l'Unione Europea di fronte al fait accompli e scommettere sull'implosione politica di un'entità ritenuta debole e divisa sembra azzardo ragionevole.
Ancora, diffidate di chi vi dice che se i russi non sono riusciti a piegare in tre anni il modesto esercito ucraino, men che meno essi costituirebbero un problema per le forze armate europee. Nel 2022 l’esercito di Kyiv, per contro, era nelle migliori condizioni possibili per arginare l’offensiva russa, e questo aveva poco a che fare con la geografia. Non solo gli ucraini andavano adottando standard NATO e potevano giovarsi di consiglieri NATO; potevano soprattutto coadiuvare questo aiuto con qualcosa di cui nessun esercito europeo dispone: otto anni di esperienza di combattimento in Donbass, contro lo stesso nemico. Ribadisco: nessuno, in Europa, oggi può vantare alcunché di simile. Le esperienze di contro-insurrezione maturate dall’esercito britannico in Afghanistan e Iraq, da quello francese nel Sahel, e in varia misura dagli eserciti italiano e tedesco nel peacekeeping in giro per il mondo non hanno nulla a che vedere con le operazioni convenzionali ad alta intensità del teatro ucraino. Per trovare qualcosa di simile occorre risalire nel tempo fino alla guerra di Corea. Gli ucraini hanno esperienza della guerra convenzionale; ora, loro malgrado, anche i russi. Gli europei no.
Senza garanzie statunitensi, la NATO esiste solo di nome. Di fronte a questa minaccia l’Europa, sola, deve dotarsi di un più potente strumento militare. Non credete a chi vi atterrisce col solito non sequitur per cui chi si prepara alla guerra finisce per farla: se anche errassero in buona fede, finirebbero comunque per rendervi deboli e ricattabili da nemici spregiudicati. Vladimir Putin è il vecchio imperialismo calato in forme politiche nuove, conosce soltanto la logica della forza e della sovversione: l’unico modo per fermarlo è dissuaderlo disponendo di una forza maggiore della sua. Occorre deterrenza, non tintinnar di sciabole alla vecchia maniera che tanti paventano. La forza economica dell’Europa, di parecchie grandezze superiore a quella russa, deve infine tradursi in peso diplomatico e militare: non in nome di astratte politiche di prestigio, ma per la salvaguardia stessa dell’Unione e delle sue libertà.


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Usa, Trump pronto a firmare un ordine esecutivo che abolisce il dipartimento per l’Istruzione

La bozza chiede alla segretaria Linda McMahon di "adottare tutte le misure necessarie" per facilitare la chiusura "nella misura massima appropriata e consentita dalla legge"

Donald Trump vuole chiudere il dipartimento per l’Istruzione: il presidente degli Stati Uniti è pronto a firmare oggi un ordine esecutivo chiedendo alla sua neo-confermata segretaria Linda McMahon di lavorare per chiudere il dipartimento che ora dirige. Lo riferiscono i media Usa. Una bozza dell’ordine esecutivo circolata mercoledì riconosce che il presidente non ha il potere di chiudere il dipartimento dell’Istruzione, come promesso in campagna elettorale. Ci vorrebbe un atto del Congresso e 60 “sì” al Senato, il che è improbabile dato che i repubblicani detengono solo 53 seggi.

La bozza chiede a McMahon di “adottare tutte le misure necessarie” per facilitare la chiusura del dipartimento “nella misura massima appropriata e consentita dalla legge”. Vari dirigenti, tra cui la stessa McMahon, hanno suggerito che ciò potrebbe includere il tentativo di spostare alcune delle funzioni dell’agenzia ad altre parti del governo, non senza ostacoli legali visto che i principali programmi dell’agenzia sono assegnati per legge al dipartimento dell’Istruzione. È più probabile una continuazione di ciò che è già iniziato al dicastero: tagli profondi al personale, ai programmi e alle sovvenzioni.

Il ministero amministra programmi di sovvenzioni federali, tra cui il programma Title I da 18,4 miliardi di dollari che fornisce finanziamenti supplementari alle scuole K-12 (primarie e secondarie) ad alto tasso di povertà, così come il programma da 15,5 miliardi di dollari che aiuta a coprire i costi dell’istruzione per gli studenti con disabilità. Il dipartimento supervisiona anche il programma federale di prestiti agli studenti e stabilisce le regole su cosa devono fare i college per partecipare. L’ordine esecutivo è presentato come una “restituzione” del potere sull’istruzione agli stati e alle comunità locali, cosa che Trump ha ripetutamente promesso di fare. Ma ignora che l’istruzione K-12, così come le università e i college pubblici, sono già controllati quasi interamente dagli Stati e dalle comunità locali. Il governo federale, per legge, non può controllare il curriculum scolastico.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/0 ... e/7902976/

un popolo ignorante è piu facile da governare...


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